I cibi che non dovremmo mangiare

I cibi che non dovremmo mangiare

La presenza di anidride carbonica nell’ atmosfera si deve a cause sia naturali (tra cui: vulcani, geyser, fumarole e dissoluzione di rocce carbonatiche) sia antropogeniche (tra cui le centrali a carbone, l’inquinamento veicolare, la deforestazione, l’agricoltura ecc.).
Tutte queste attività hanno provocato un aumento, tra gli altri gas ad effetto serra, dell’anidride carbonica che oggi ha raggiunto le 387 parti per milione (ppm) che, come dimostrano le più avanzate ricerche scientifiche, è di sicuro la più alta degli ultimi 800mila anni e, con ogni probabilità, degli ultimi 20 milioni di anni.
Possiamo modificare con le nostre scelte questa tendenza?
La risposta è si, e l’incidenza delle nostre scelte sarà tanto maggiore quanto le nostre coscienze saranno sveglie.
Abbiamo parlato infatti di come le nostre abitudini alimentari possano provocare un cambio della legge della domanda ed offerta dei prodotti agricoli e come questa vada a modificare gli orientamenti produttivi e le organizzazioni agricole di interi Paesi.
Infatti la produzione di un Kg di qualunque prodotto agricolo o zootecnico, al di la delle modalità con cui le produciamo che sarà oggetto di un prossimo contributo, incide diversamente sul bilancio ossigeno/anidride carbonica, con differenti conseguenze sui cambiamenti climatici.
Dobbiamo sapere che, per es. la produzione in serra di 1 kg di pomodori rilascia 3,5 kg di CO2eq, rispetto a meno di 0,05 kg della stessa quantità di pomodori prodotta in un campo, una differenza di ben 70 volte. Cosa significa all’atto pratico? Che quando mangiamo pomodori fuori stagione, quindi quasi sicuramente prodotti in serra, oltre a questioni di ordine alimentare, di cui non entro in merito, siamo noi gli artefici, con la nostra scelta, di una emissione sproporzionata di CO2 nell’atmosfera.
È fondamentale, inoltre, da un punto di vista ecologico imparare a mangiare meno carne. Il settore della produzione zootecnica è causa del 18% delle emissioni totali di gas serra dovute alle attività umane.
A questo dobbiamo aggiungere poi l’emissione di CO2 legata al sistema ed alla distanza di trasporto.

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Soprattutto il trasporto aereo di prodotti alimentari di pregio (come fragole, mele, pomodori, asparagi, zucchine, eccetera) da un capo all’altro del pianeta può generare circa 1.700 volte più emissioni di CO2 che un trasporto in camion per 50 km.
Tra i prodotti agricoli che inquinano di più abbiamo poi, al primo posto, le ciliegie del Cile: un chilo di questa frutta percorre quasi 12mila chilometri per arrivare in Italia, con un consumo di 6,9 kg di petrolio e con l’emissione di 21,6 kg di CO2.
Al secondo posto troviamo i mirtilli provenienti dall’Argentina, infatti un chilo di questo prodotto percorrendo più di 11.178 chilometri consuma di 6,4 kg di petrolio e produce 20,1 kg di CO2.
Via, via abbiamo altri prodotti, che nel dettaglio potete trovare nel link seguente, ma la questione essenziale e di sintesi dell’intero problema può essere sintetizzata in pochi punti:
• Per prima cosa dovremmo orientarci all’acquisto di prodotti che siano stati prodotti a poca distanza da noi; ecco perché è importante leggere l’etichetta con i dati relativi alla tracciabilità;
• Quando dobbiamo acquistare della carne, dovremmo verificare che questi allevamenti siano stati condotti in maniera estensiva, quindi con un benessere degli animali allevati e non provenienti da allevamenti intesivi, dove anche dal punto di vista organolettico ci nutriamo …. di cose che con la sana alimentazione non c’entrano nulla;
• Dovremmo acquistare prodotti provenienti da agricoltura biologica o comunque ottenuti con tecniche a basso impatto ambientale e qui, a parte la certificazione sul biologico, tutto il resto è alquanto complicato, soprattutto per chi non è addentro a tali questioni; l’uso infatti di insetticidi e pesticidi vari, oggi è una delle cause, ancora poco valutate, delle modifiche dell’ecosistema, con conseguente bilancio O/CO2 a favore di quest’ultima e quindi conseguente cambiamento climatico.

Guido Bissanti

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