Aframomum melegueta

Aframomum melegueta

I grani del paradiso (Aframomum melegueta K. Schum.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Zingiberales, Famiglia Zingiberaceae e quindi al Genere Aframomum ed alla Specie A. melegueta
È sinonimo il termine Amomum melegueta.

Etimologia –
Il termine Aframomum proviene da afer, afra, afrum africano e dal genere Amomun (nome di una pianta aromatica orientale citata da Virgilio dalla quale si estraeva un prezioso balsamo (dal greco ἄμωμος ámomos irreprensibile, perfetto, derivato dal prefisso privativo α- a- senza e da μῶμος mómos biasimo, critica)) pianta aromatica dell’Asia meridionale.
L’epiteto specifico melegueta trae origine dai nomi vernacolari: Malagueta Malaguetta, melegueta, Mellegetta o Meligetta, dell’epoca in cui questa specie era precedentemente commercializzata. La melegueta infatti veniva trasportata attraverso il deserto della costa occidentale dell’Africa fino ai porti costieri di Tripoli, dove risiedeva l’antico Impero del Mali o Impero del Manden, che fu un impero dell’Africa Occidentale (fra il 1235 e il 1645) fondato dal popolo di etnia mandinka che viveva nella regione fra la Guinea settentrionale, la Costa d’Avorio e il Mali meridionale.
Secondo altre fonti riportano che questo è un termine derivato da persone cattive, la designazione applicata dai portoghesi alle persone che hanno dato i semi.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
I grani del paradiso è una pianta originaria dell’Africa occidentale, nativa dei paesi della costa occidentale dell’Africa: Ghana, Liberia, Costa d’Avorio, Togo e Nigeria.
L’area della sua coltivazione viene chiamata Pepper Coast (o Grain Coast) a causa di questa merce. Questa pianta costituisce importanti coltivazioni nel distretto di Basketo dell’Etiopia meridionale.
Il suo habitat originario è quello degli ambienti paludosi presenti lungo la costa dell’Africa occidentale.

Descrizione –
L’Aframomum melegueta è una pianta erbacea perenne che si sviluppa da un rizoma, con un fusto a forma di canna, che raggiunge un’altezza di 1-2 metri.
Le foglie sono strette e simili a quelle del bamboo, lunghe 25 cm e larghe 2, 5 cm.
I fiori, che sono singoli, hanno un colore viola a forma di tromba.
Da questi si sviluppano dei baccelli lunghi 5-7 cm, di colore marrone – rossiccio, contenenti numerosi piccoli semi di colore simile. I semi, che hanno un diametro di circa 3 mm, sono inseriti in una polpa bianca gelatinosa.
Sia il fiore che il rizoma profumano di zenzero.

Coltivazione –
L’Aframomum melegueta, è una pianta coltivata in alcuni Paesi dell’Africa tropicale e, generalmente, viene coltivata in radure temporanee nella foresta, consociata con altre colture. La coltivazione di questa pianta, che avviene da molto tempo, è diminuita dalla sua precedente importanza, in primo luogo a causa della concorrenza del cacao, e in secondo luogo a causa delle restrizioni all’’esportazione che si ebbe durante la prima guerra mondiale.

Usi e Tradizioni –
I grani del paradiso, conosciuto meglio come pepe di Melegueta, è comunemente usato nelle cucine dell’Africa occidentale e settentrionale, dove è stato tradizionalmente importato dalle rotte di carovane di cammelli attraverso il deserto del Sahara e da dove sono state distribuite in Sicilia e nel resto d’Italia.
Questa pianta è citata da Plinio come “pepe africano”. Successivamente il suo fu quasi dimenticato in Europa, dove fu ribattezzato “grani del paradiso” e divenne un popolare sostituto del pepe nero in Europa nel XIV e XV secolo.
La pianta fu sconosciuta infatti in occidente fino al Medioevo, epoca in cui i grani del paradiso insieme alle altre spezie (cannella, chiodi di garofano, e zenzero) arrivavano in Europa attraverso il Sahara, con le carovane e venivano poi distribuite in tutta Europa. In Italia nel Medioevo questa spezia viene citata in un documento del 1214, nel quale si descrive un torneo a Treviso, dove gentili Dame, che difendevano una fortezza, furono attaccate da Cavalieri con lancio di fiori e spezie, tra le quali appunto l’aframomo.
Il Ménagier de Paris lo raccomanda per migliorare il vino che “ha un odore stantio”. Durante il Medioevo e nel primo periodo moderno, la teoria dei quattro umorismi governava le teorie sull’alimentazione da parte di medici, erboristi e droghieri. In questo contesto, John Russell ha definito i grani del paradiso in The Boke of Nurture come “caldi e umidi”.
Nel 1469, il re Afonso V del Portogallo concesse il monopolio del commercio nel Golfo di Guinea al commerciante di Lisbona Fernão Gomes. Tra questi c’era l’esclusività nel commercio di Aframomum melegueta, che aveva un elevato valore, ed allora chiamato pepe di Malagueta.
Dopo che Cristoforo Colombo raggiunse il Nuovo Mondo nel 1492 e riportò con sé in Europa i primi campioni di peperoncino (Capsicum frutescens), il nome malagueta e l’ortografia spagnola e portoghese furono poi applicati al nuovo “peperoncino” perché la piccantezza ricordava i granelli del paradiso.
L’importanza della spezia derivata dall’ Aframomum melegueta è dimostrata dalla designazione dell’area dal fiume St. John (vicino all’attuale Buchanan) ad Harper in Liberia come la Grain Coast o Pepper Coast in onore della disponibilità di granelli del paradiso.
Più tardi, l’interesse per la spezia diminuì e i suoi usi furono ridotti a un aroma per salsicce e birra. Nel 18 ° secolo, la sua importazione in Gran Bretagna crollò dopo che un atto parlamentare di Giorgio III ne proibì l’uso in bevande alcoliche.
Nel 1880, la nona edizione dell’Enciclopedia Britannica riportò: “I granelli del paradiso sono in una certa misura utilizzati nella pratica veterinaria, ma per la maggior parte illegalmente per dare una forza fittizia a liquori di malto, gin e cordialini”.
Così nei secoli successivi, l’uso declinò in tutta Europa tranne che in Scandinavia, che aveva solidi commerci con l’Africa e continuava a importarla.
Oggi il maggiore paese produttore è soprattutto il Ghana, mentre i Paesi utilizzatori sono allocati soprattutto nelle zone di produzione e nel Nord Africa.
Le parti utilizzate di questa pianta sono i semi che contengono oli essenziali (la maggior parte sono sesquiterpeni e carofilleni), gingeroli che danno l’aroma pungente e sono ricchi di chetoni aromatici (come nel cardamomo).
Hanno un odore aromatico, speziato resinoso all’inizio, poi emerge la piccantezza che ricorda il pepe e successivamente emerge l’aroma del cardamomo.
Il sapore è piccante, pungente, caldo, leggermente amaro con un sentore di zenzero e cardamomo ma senza il gusto canforato di quest’ultimo.
Viene venduto sia in semi essiccati interi o macinati. La polvere ha un colore grigio chiaro.
Per l’acquisto si consiglia di effettuarlo poco per volta, poiché perde facilmente il suo aroma.
I grani del paradiso erano già nominati in una famacopea del 1597, nella quale si riconoscevano le sue virtù. Attualmente sono in corso numerosi studi clinici per valutare eventuali proprietà farmacologiche come antiinfiammatori e come attivatori del metabolismo. A conferma delle proprietà dell’ Aframomum melegueta, alcuni zoologi hanno recentemente osservato che i gorilla dell’Africa occidentale cercano le piante di grani di paradiso per cibarsene e quando sono in cattività negli zoo e non mangiano questa spezia, sviluppano delle patologie cardiovascolari.
In Africa Occidentale è in vigore una tradizione per cui, quando arriva un ospite, la prima cosa che si offre sono i grani del paradiso da masticare e tutti sanno che questi sono indispensabili per restare in buona salute. Oggigiorno continuano ad essere usati quale rimedio nella medicina naturale.
In Congo i semi sono usati per riti magici sotto forma di braccialetti in cui sono raccolti in numero di sette o suoi multipli.
Nella medicina popolare dell’Africa occidentale, i grani del paradiso sono apprezzati per le loro proprietà riscaldanti e digestive, e tra gli efik in Nigeria sono stati usati per divinazione e prove che determinano la colpa. Questa pianta è stata introdotta nei Caraibi e in America Latina, dove è usata nei riti religiosi (voodoo).

Modalità di Preparazione –
Come detto, per ottenere i migliori risultati, i grani del paradiso devono essere macinati e aggiunti a fine cottura o appena prima di servire il piatto affinché non perdano il loro aroma.
Inoltre si consiglia di tenerli in un ambiente fresco, areato, poco illuminato e in assenza di umidità.
I grani del Paradiso si usavano in passato in Europa per aromatizzare la birra e il vino, e quali sostituti del pepe nero quando quest’ultimo raggiungeva prezzi troppo alti. Oggi trova utilizzo soprattutto nella cucina etnica dell’Africa occidentale per insaporire verdure e pollo. In Marocco si trovano qualche volta nella miscela ras el Hanout. In Tunisia li usano in una miscela di spezie chiamata Gâalat dagga che li contiene insieme a pepe nero, chiodi di garofano, cannella e noce moscata.
Oggi nella cucina occidentale sono poco usati. La loro leggera piccantezza e il loro aroma complesso si abbina comunque bene a verdure come le melanzane, la zucca e le patate. Si possono usare per aromatizzare la maionese o la vinaigrette o per pesci a carne bianca crostacei o agnello arrosto. Si può miscelare con del pepe nero per una versione più aromatica della bistecca al pepe. Contrariamente al sapore forte che hanno quando vengono masticati da soli, possono essere aggiunti ai piatti con buoni risultati. Vengono usati per aromatizzare alcune birre come la Samuel Adams, alcuni gin e l’acquavite in Norvegia.
Comunque oggi i granelli del paradiso stanno iniziando a godere di una leggera ripresa della popolarità in Nord America a causa del loro uso da parte di noti chef. Questi semi vengono utilizzati anche dalle persone che seguono determinate diete, come una dieta a base di cibi crudi, perché sono considerati meno irritanti per la digestione rispetto al pepe nero.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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