Corchorus capsularis

Corchorus capsularis

La Juta bianca (Corchorus capsularis L.) è una specie arbustiva appartenente alla famiglia delle Malvaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Dilleniidae, Ordine Malvales, Famiglia Malvaceae e quindi al Genere Corchorus ed alla Specie C. capsularis.
Sono sinonimi i termini:
– Corchorus cordifolius Salisb.;
– Corchorus marua Buch.-Ham. nom. inval..

Etimologia –
Il termine Corchorus proviene dal greco κoρέω koréo scopare, spazzare, nettare e, per estensione, purgare.
L’epiteto specifico, capsularis deriva dal latino, che significa capsula o scatola piccola, cioè capsula portante, che produce capsule o frutti capsulari.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La iuta bianca è una pianta originaria dei tropici umidi dove probabilmente è nata in Cina ma che si trova in maniera diffusa nel Bangladesh e in India e si è diffusa in gran parte dell’Africa tropicale. È anche coltivato nella regione amazzonica del Brasile. Questa pianta può essere coltivata anche nelle aree subtropicali e temperate più calde.
Ai tropici si trova ad altitudini fino a 2.000 metri. Il suo habitat è quello delle zone con temperature diurne annuali comprese tra 20 e 37 °C, ma è una pianta che può tollerare tra 13 e 45 °C.

Descrizione –
Il corchorus capsularis è una pianta arbustiva con portamento eretto, steli diritti e sottili, annuale, non ramificata o con pochi rami laterali, che cresce fino a due o più metri di altezza ma può raggiungere i 3-4 metri nella coltivazione.
Le foglie sono opposte, lanceolate, acuminate, margine finemente dentellato, con nervatura evidente e di colore da verde a verde intenso, più chiaro nella pagina inferiore e lunghe circa 5-15 cm.
I fiori sono piccoli di circa 2-3 cm di diametro e gialli, con cinque petali.
I frutti hanno forma globulare e sono delle capsule che portano molti semi.

Coltivazione –
Per la coltivazione del Corchorus capsularis si tenga conto che il suo habitat di origine è quello delle zone tropicali umide dove predilige una piovosità media annua tra 1.500 e 3.000 mm, ma che tollera 900 – 3.600 mm.
La pianta preferisce una posizione soleggiata, con terreno molto fertile e un clima caldo umido. Le giovani piante sono sensibili al ristagno idrico, ma le piante più mature possono tollerare condizioni molto umide, persino l’inondazione del suolo.
Il pH ottimale del suolo deve essere compreso tra 6,5 e 7, tollerando oscillazioni tra 5 e 8,6.
La coltivazione prevede cicli annuali con una raccolta della fibra 80-150 giorni dopo la semina, a seconda della varietà.
Le rese possono essere di circa 34 tonnellate / Ha di piante verdi che forniscono 2 tonnellate / Ha di fibra secca rettificata.
La pianta viene spesso coltivata in aree inondate ogni anno e arricchite da sostanza organica. Si tratte di piante brevi diurne ma in condizione di giorni più lunghi prolungano la fase vegetativa ed è quindi normalmente seminata quando la lunghezza del giorno supera le 12,5 ore.
La produzione mondiale è concentrata in India e Bangladesh, dove il raccolto cresce bene nelle pianure alluvionali del Gange e Brahmaputra e nella regione del delta.

Usi e Tradizioni –
La iuta bianca come altre specie del genere Corchorus viene utilizzata da tempi remoti come un sostituto eccellente degli spinaci, soprattutto nelle zone con estati calde.
È una delle fonti di fibra di juta, considerata di qualità più fine rispetto alla fibra di Corchorus olitorius, la principale fonte di juta.
È una pianta ricca di proteine e le foglie secche possono essere usate come addensante nelle zuppe.
Da queste si ricava, inoltre, un tè dalle foglie secche.
I frutti acerbi vengono aggiunti alle insalate o usati come potherb.
Dagli steli di questa pianta si ricava una fibra pregiata che rappresenta la fonte principale della juta ed è più bianca e di qualità superiore rispetto a quella prodotta da C. olitorius.
Questa fibra ha caratteristiche di notevole resistenza, è po’ ruvida e viene utilizzata principalmente come tela per la produzione di sacchi o altre manifatture.
In generale viene utilizzata per realizzare sacchi di juta, corde, tappeti, tappeti, tessuti ruvidi e molti altri articoli simili di uso quotidiano.
Gli steli vengono raccolti quando la pianta è in fiore e quindi vengono sottoposti ad un processo, cosidetto di rettifica, in modo che la fibra possa essere estratta.
Se utilizzate nella fabbricazione della carta, le fibre vengono cotte per 2 ore con liscivia e quindi macinate per 4 ore e mezza. La carta che si ottiene è di colore grigio / patinata.
Il midollo, lasciato dopo l’estrazione della fibra, viene utilizzato nell’industria cartaria e nella preparazione di alcool.
Il legno che se ne ricava è molto leggero e tenero viene utilizzato per realizzare fiammiferi.
Questa pianta è anche usata nella fitoterapia. Le foglie sono state utilizzate per aumentare l’appetito, come aiuto alla digestione, come lassativo e come stimolante. Un’infusione di foglie viene preparata per ridurre la febbre e le radici e le foglie sono state usate contro la dissenteria. I semi contengono una sostanza simile alla digossina e sono velenosi sia per gli animali che per gli insetti.
In generale le foglie sono: carminative, demulcenti, lassative, stimolanti e gastriche stimolanti.

Modalità di Preparazione –
La pianta della Juta bianca viene utilizzata in campo alimentare sia per le foglie, crude o cotte ed anche per i frutti acerbi.
Le foglie giovani vengono aggiunte alle insalate mentre le foglie più vecchie vengono cotte come verdura. Infatti le foglie e i germogli di questa pianta sono ampiamente consumati nelle insalate quando sono giovani e sono usati come verdura a foglia cotta quando sono più grandi. Le foglie vengono essiccate e ridotte in polvere utilizzate come addensante nelle zuppe o come tisana. I frutti acerbi vengono aggiunti alle insalate o usati come verdura.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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