Ecologia e Paesaggio

Ecologia e Paesaggio

Il concetto e la definizione di “paesaggio” sono argomenti complessi da descrivere e circoscrivere, anche perché si tratta di una visione che ha subìto una profonda evoluzione nel tempo, per cui è necessario fornire alcune coordinate fondamentali che ci aiutino a darne un senso comune e compiuto.
Una delle interpretazioni più frequenti di paesaggio, ripresa, tra l’altro, da dizionari ed enciclopedie, è quella che lo identifica con “l’immagine che noi possiamo percepire di un tratto della superficie terrestre”. Ma è facile comprendere come tale assunto non possa più soddisfarci.
Questo perché, in questa fase storica, stiamo transitando dalla visione antropocentrica del mondo, in cui l’uomo era centro di osservazione e dominio, a quella ecologica e quindi ecocentrica, in cui l’uomo è parte di un insieme. In questa nuova visione il Paesaggio non è più esterno all’uomo ma è l’uomo che si trova al suo interno ed, ovviamente, tutto questo trasforma l’intera prospettiva e le possibili interazioni.
Questo cambio di paradigma è dettato, come vedremo più avanti, dai riflessi che tutte le scoperte, in gran parte già del secolo scorso, stanno imprimendo alle dinamiche della stessa percezione della Realtà. D’altronde il passaggio dalla fisica newtoniana a quella quantistica sta producendo gli stessi effetti che la scoperta di un pianeta sferico, al posto di quello piatto, ebbe nei secoli passati.
Possiamo affermare allora che, come in tutte le cose della conoscenza, l’unica legge che ha valore è quella del continuo cambiamento; per dirla come il re filosofo Marco Aurelio: l’universo è cambiamento, la nostra vita è conseguenza dei nostri Pensieri. Così, anche alcune certezze su cui abbiamo costruito i nostri teoremi, le nostre procedure, possono essere messe in discussione da nuove scoperte o, addirittura, da nuovi procedimenti epistemologici. Possiamo dire che l’unica costante dell’Universo è il cambiamento.
In questo cambiamento dobbiamo quindi scendere dall’olimpo degli dei per assumere una Visione nuova. La mancanza di questa visione ci ha condotti, infatti, ad una interazione col Paesaggio e dei suoi ecosistemi, che ha prodotto insiemi urbanistici sempre più concentrati in grandi città e, purtroppo, allo spopolamento e al degrado delle aree interne e dei piccoli centri abitati e alla perdita, spesso, di identità di interi Paesaggi. La responsabilità è da addebitare ad un’errata lettura della funzionalità degli ecosistemi, sia su vasta scala che di dettaglio.
Ogni cellula del territorio risponde a determinati equilibri, senza la conoscenza dei quali la stessa tende a degradarsi, a generare aliquote di entropia crescente, che si manifestano con forme energetiche sempre più povere, sia dal punto di vista ecologico che umano. Si generano così perdita della biodiversità, erosione ecologica, degrado culturale, sociale ed infine: povertà. Se dovessimo definire cosa è la povertà, secondo questa prospettiva: potremmo definirla come la diminuita capacità umana di interagire e convivere con le leggi della Natura e, quindi, di integrarsi col Paesaggio.
Orbene, applicando i bilanci energetici alla gestione degli ecosistemi, di cui l’agricoltura è una parte predominante con l’80 % della superficie, si scopre che le pratiche agricole intensive, per fare un esempio, hanno un rendimento pari ad un decimo di quelle tradizionali; per intenderci quelle antecedenti al Trattato di Roma ed alla Rivoluzione verde. Questo modello può essere poi traslato a tutte le attività umane. Secondo Jeremy Rifkin questa tendenza è in rapido aumento proprio perché i modelli di produzione: l’agricoltura, l’industria, i servizi, e così via sono fuoriusciti dai canoni dell’efficienza energetica, per rispettare solo necessità di mercato e non ecologiche.
Per capire questa affermazione, ritorniamo per un momento, alla efficienza dei modelli produttivi del settore che più incide sul Paesaggio e cioè quello del Sistema Agro-Silvo-Pastorale. Questo Sistema, come per tutte le attività umane, è un sistema dissipativo. Quando gestiamo un’azienda agricola, un bosco o un ecosistema, non facciamo altro che attingere, soprattutto alle energie solari ed a quelle del sottosuolo, per trasformarle in energia alimentare o per altri fini, per cui quando produciamo un pomodoro o una spiga di fatto accumuliamo queste energie al fine di renderle fruibili per un processo energetico secondario, che è l’alimentazione umana.
Questo Processo può avvenire in due modi: o secondo Sistemi Termodinamici Chiusi o attraverso Sistemi Termodinamici Aperti. Nel primo caso le energie del processo sono libere di fluire ed essere scambiate, mentre le masse devono muoversi il meno possibile e comunque con brevi spostamenti. Ricordiamo qui che ogni massa (che siano i prodotti agricoli, le persone, le macchine e così via) per poter essere spostata ha bisogno di tanta più energia quanto più grande è la percorrenza. Nel secondo caso, cioè nei Sistemi Termodinamici Aperti, che vediamo cerchiati di rosso, sia le masse che le energie sono libere di muoversi senza regole. È evidente che quanto più il nostro sistema sociale e produttivo sia del tipo aperto tanto più il rendimento globale del processo sia basso. Oggi gran parte dei sistemi produttivi, che siano agricoli o meno, soprattutto quelli specializzati dell’occidente, sono del tipo Aperto e quindi a bassissimo rendimento.

Bioregionalismo e Paesaggio

Ma c’è un secondo aspetto: il Sistema, per poter rendere al meglio, deve necessariamente aumentare la complessità della propria struttura (secondo un ordine di reciprocità energetica) diminuendo la propria entropia. Il Sistema, in poche parole, deve biodiversificarsi. In Natura si possono pertanto riscontrare modelli di entropia negativa (la cosiddetta neghentropia) che permette ai Sistemi termodinamici chiusi e biodiversificati di avere il più alto rendimento energetico. Questa teoria, che è, tra l’altro, la base dell’Agroecologia, valse al fisico Russo Ilya Prigogine (che è il padre dell’epistemologia della complessità) il premio nobel per la chimica del 1977.
Dall’applicazione di questi concetti si posso ricavare una serie di speculazioni che ci permettono di comprendere una successione di dinamiche altrimenti di complessa osservazione e che, gioco forza, incidono sul concetto e sulla evoluzione di Paesaggio.
La prima speculazione è di ordine territoriale. Tutti i Sistemi: che sia una azienda agricola, un bosco o una città, rispondono a queste leggi; sono tutte strutture dissipative. Ogni qualvolta il nostro sistema dissipativo riconverte poco e male le energie che riceve (che in gran parte sono solari) la maggiore energia ricevuta, evidenziata dalle frecce in rosso, rispetto a quella trasformata (rappresentata dalle frecce in verde) da seguito ad una produzione di entropia che è una forma di energia degradata, non più trasformabile e che provoca il cosiddetto riscaldamento globale.
La seconda speculazione, che è conseguente, è invece di ordine umano: parliamo dell’entropia sociale. La comunità, per poter gestire questi modelli energetici poco efficienti, deve creare strutture, flussi, sistemi, mercati, burocrazie, e così via, sempre più complessi che assorbono ulteriori aliquote di energia. Nel libro Entropia, di Jeremy Rifkin, questo processo viene visto, se non si pongono i dovuti rimedi, come una funzione di non ritorno. Proprio come in equilibrio chimico, quando il rapporto tra reagenti è prodotto viene eccessivamente squilibrato si rischia di non poter più bilanciare l’equazione.
Così, per porre rimedio a tali incongruenze ed operare in presenza di discipline convergenti, nella accezione più ortodossa di Paesaggio, inscindibile dalla Pianificazione territoriale, si deve andare verso l’individuazione di macroaree geografiche che prendono il nome di Bioregioni. Queste aree, ipotizzate per la prima volta negli anni ‘60 da Peter Berg e Raymond Dasmann, sono la sintesi di quei principi etici, politici ed ideologici, connessi all’ecosistema che li caratterizza. Il bioregionalismo è secondo Thomas Rebb, quella “forma di organizzazione umana decentrata che, proponendosi di mantenere l’integrità dei processi biologici, delle formazioni di vita e delle formazioni geografiche specifiche della bioregione, che aiuta lo sviluppo materiale e spirituale delle comunità umane che la abitano”.
Si comprende bene come si tratti di un approccio al concetto di Paesaggio, alla pianificazione, alla gestione del territorio, dei flussi turistici, e così via, che si muove su un piano totalmente innovativo. Applicando i principi suddetti e le speculazioni del bioregionalismo, procedendo nella direzione dei Sistemi Termodinamici Chiusi, assisteremo ad un cambio totale dei paradigmi organizzativi della società, dei modelli di Economia Circolare, e dei futuri Paesaggi dei nostri territori.
Si accorceranno i rapporti tra produzione e fruizione a vantaggio di sistemi urbanistici più diffusi, meno concentrati ed energivori e con sistemi sociali, ecologici ed energetici di lunga stabilità, dove l’uomo sarà una parte del Paesaggio e questo causa ed effetto degli ambiti culturali. Se invece continueremo ad applicare logiche nel verso dei Sistemi Termodinamici Aperti, assisteremo al trend inarrestabile di crescita delle megalopoli, del progressivo impoverimento e degrado delle periferie, con sistemi sociali, ecologici ed energetici molto instabili e di breve durata storica.
Siamo giunti in quel momento della Storia dove, per poter affrontare il complesso tema dei rapporti tra umanità, ambiente e Paesaggio, è necessario non solo un diverso approccio etico, culturale e tecnico, tra le varie realtà professionali ed associative, ma soprattutto una nuova visione prospettica.
Ci viene incontro la famosa Regola di Einstein, che recita: “Non potete risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che avete usato per crearlo”. Sarebbe un comportamento miope, egoistico ed il più grande errore che si possa compiere. Del nostro atteggiamento futuro la storia ci chiederà conto e ragione!
Proprio quella Storia che, con l’emanazione della Costituzione Italiana del 1º gennaio 1948, ci ha lasciato, con l’articolo 9, una grande eredità quando afferma che: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Il che equivale ad una nuova Visone del ruolo della Politica che si muova con modelli che vedano nella tutela e promozione della diversità, nella complessità e nella reciprocità i principi cardini di un nuovo modello di civiltà.

Guido Bissanti

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