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Le piante hanno un’anima?

Le dottrine su cui si è fondata gran parte della cultura moderna, con le sue visioni settoriali, e la conseguente epistemologia scientifica nascono e si rafforzano, in gran parte, col modello Galileiano e Newtoniano.
Tali modelli hanno sviluppato buone approssimazioni dell’universo fino a quando si soffermano all’esperienza ed alla misura del singolo oggetto o fenomeno.
L’avvento della meccanica quantistica, partendo da Max Planck, attraverso la teoria della relatività di Albert Einstein, le dimostrazioni matematiche di Erwin Schrödinger, per arrivare, tra gli altri, a Werner Karl Heisenberg, con il principio di indeterminazione, ha cambiato sostanzialmente la percezione dell’universo sensibile di cui siamo parte integrante ma le ricadute filosofiche e culturali devono ancora vedere gran parte dei suoi frutti.
La scienza moderna e, di conseguenza, anche la tecnica sono ancora, in massima parte imperniate su ragionamenti ed applicazioni meccanicistiche, tant’è che diventa complesso e difficile anche il confronto delle esperienze, dei metodi, dei dati e, quindi delle conclusioni, tra modelli teorici meccanicistici e modelli teorici quantistici.
A partire dall’Ottocento, in particolare dal 1840, anno di pubblicazione de La chimica nella sua applicazione in agricoltura e fisiologia del barone Justus von Liebig (successivamente pentitosi), Tompkins e Bird ravvisano che l’uomo, anziché collaborare con la natura, ha preferito iniziare a sfruttarla con additivi e fertilizzanti artificiali per ottenere il massimo della produttività, col risultato di un impoverimento progressivo dei terreni, se non di un vero e proprio inquinamento come nel caso dell’azoto usato per i campi di mais a Decatur.
Eppure la natura, se rispettata, sarebbe in grado di rigenerarsi con le sue forze. Secondo gli scritti di fine Ottocento di Albrecht von Herzeele, le piante sanno trasmutare l’azoto in potassio, il fosforo in zolfo, il calcio in fosforo, il magnesio in calcio, l’acido carbonico in magnesio, questo perché le piante sono in grado di effettuare trasmutazioni degli elementi, ad esempio dal manganese in ferro, per le quali la scienza nucleare impiegherebbe energie gigantesche.
Per esempio Louis Kervran, osservando che i polli erano capaci di trasformare del silicio contenuto in briciole di mica nel calcare delle loro uova, dedusse che la materia ha proprietà sconosciute, e che le trasformazioni operate dagli organismi viventi al loro interno non possono essere soltanto di natura chimica.
Per questo motivo la percezione della realtà osservata risente di quel vecchio vestito galileiano, che ha il grande merito di avere inventato il metodo scientifico ma che adesso deve trovare nuove forme di rappresentazione e verifica scientifica.
Così nel campo dell’ecologia la “disfunzione” del modello meccanicistico ha prodotto il concetto dei pesticidi o di determinati modelli di fertilizzazione dei suoli, senza comprendere il “tutto uno” che è l’ecosistema dove, come in una funzione d’onda, se cambiamo un fattore varia totalmente l’intera equazione e gli equilibri conseguenti.
Ance l’approccio con gli esseri viventi, con le loro funzioni, ruoli, caratteristiche, essenza, e così via, è stato affrontato, soprattutto in passato, per singoli; all’interno di questa rappresentazione si sono poi trascurati numerosi fattori che avrebbero potuto dire di più sulla profonda natura di ogni essere vivente.
È il caso, tra gli altri esseri viventi, delle piante, che sono state osservate fondamentalmente sotto l’aspetto esteriore e di dati ed informazioni dirette ma, spesso, non correlati ed approfonditi.
In questo senso ci vengono incontro, negli ultimi tempi, molti lavori e molti approcci differenti che hanno cercato, o iniziato a sondare, aspetti fino ad oggi ritenuti quasi tabù o frutto di una sottocultura.
È il caso delle api che sfruttano i loro sottilissimi peli che coprono tutto il corpo, in grado di vibrare a frequenze diverse a seconda del campo elettrico che avvertono. È questo il segreto che permette ad api e calabroni di “comunicare” con i fiori, interpretando i segnali elettrici emessi da questi ultimi per capire quando è il momento migliore per posarvisi.
In questo senso la pubblicazione di Peter Tompkins e Christopher Bird, in merito alle loro ricerche nel mondo dei vegetali, si rivolge proprio alla possibilità che le piante non siano soltanto organismi passivi simili ad automi, sottomessi alle forze ambientali, bensì che abbiano la capacità di comunicare, di percepire gli eventi, di memorizzarli, e persino di provare emozioni.
L’idea del libro nacque a seguito degli esperimenti di un operatore americano di polizia sulle reazioni elettromagnetiche di una pianta registrate da una macchina della verità.
Nell’introduzione Tompkins e Bird spiegano che già il biologo austriaco Raoul Heinrich Francé aveva teorizzato che «lo stato cosciente delle piante potesse avere origine in un mondo soprannaturale di esseri cosmici cui i saggi indù, molto prima della nascita di Cristo, diedero il nome di deva e che, al pari di fate, elfi, gnomi, silfidi e una schiera di altre creature, facevano parte della diretta visione e esperienza di chiaroveggenza tra i Celti e altri sensitivi».
Nello studio di Tompkins e Bird ci si sofferma preliminarmente alla figura di Cleve Backster, con i suoi esperimenti con il galvanometro volti a registrare le variazioni del campo elettrico emesso dalle piante rispetto alle intenzioni e agli stati d’animo degli uomini, tramite elettrodi applicati alle foglie.
La conclusione di Backster fu che i vegetali sono capaci di captare le intenzioni umane, e di distinguere se sono vere o simulate. Il dottore giapponese Ken Hashimoto tradusse anche la loro attività vitale registrata dalla macchina in una sorta di musica o di canto.
Gli autori approfondiscono l’analisi arrivando al ricercatore Jagadish Chandra Bose, il quale dimostrò che le piante utilizzano segnali elettrici per la comunicazione al proprio interno, teorizzando una forma di intelligenza che consente loro di imparare dall’esperienza e di adattare in base all’ambiente la propria crescita e atteggiamento.

Inoltre Tompkins e Bird illustrano anche le possibilità di una relazione tra armonie musicali e forme delle piante, citando tra gli altri i lavori di Hans Kayser, e di due ricercatrici canadesi, Mary Measures e Pearl Weinberger e di altre ricerche che abbiamo riportato nel contributo “la musica preferita dalle piante”.
Mary Measures e Pearl Weinberger rilevarono che la crescita dei vegetali è sensibile al tipo di musica a cui vengono esposti: quella classica melodica produce effetti positivi, consentendo di incrementare i raccolti, quella aspra a percussione del rock risulta invece cacofonica.
L’antroposofo Rudolf Hauschka aggiunse che le piante non solo generano la materia, ma la spiritualizzano nuovamente, secondo un ritmo dettato anche dalle fasi lunari.
Non solo quando noi ci nutriamo o viviamo tra le piante assimiliamo in varie forme (alimentari, elettromagnetiche, ecc.) le informazioni che queste ci trasmettono, informazioni che sono tanto più complete e corroboranti se siamo in presenza di una elevata biodiversità e tanto più povere se siamo in presenza di bassa variabilità genetica e biodiversità.
In questo senso le piante ci aiutano a vivere, non solo alimenti, decotti o tisane, ma in quanto elementi naturali capaci di mediare tra il cielo e la terra, tra l’aria e l’acqua, e per gli impulsi di certezze e di informazioni che riescono a dare all’animo umano e forse anche agli altri esseri viventi.
Nel lavoro viene menzionato anche il biochimico Ehrenfried Pfeiffer, praticante dell’agricoltura biodinamica, che scoprì il modo di rivelare quelle che Rudolf Steiner chiamava forze eteriche formative delle forme viventi, ricorrendo alla cromatografia.
Il libro di Tompkins e Bird si conclude con una visione che deve cambiare completamente il nostro paradigma della vita e quindi anche la percezione della natura e le future applicazioni dell’agricoltura.
«L’attrazione del mondo ipersensibile del veggente, o dei mondi dentro mondi, è troppo forte per rinunziarvi, e le poste in gioco sono troppo alte in quanto potrebbero includere la sopravvivenza del nostro pianeta. Laddove lo scienziato si disorienta di fronte ai segreti della vita delle piante, il veggente offre soluzioni che, ancorché incredibili, risultano più logiche delle fruste declamazioni degli accademici; essi, inoltre, danno un significato filosofico alla totalità della vita. Questo mondo ipersensibile di piante e uomini, appena sfiorato nel presente volume, sarà esplorato nel prossimo, The cosmic life of plants.»
Una conclusione molto più in linea con la meccanica quantistica la quale è probabile che non sia l’ultima frontiera della scienza.
Nella mia pubblicazione “Piano delle Esperienze e livelli di benessere” viene fortemente sottolineata questa nuova impostazione di percezione della realtà, condotta ad un livello superiore di comprensione della Realtà.
Interessante è il lavoro del 1848 quando Gustav Theodor Fechner, fisico e filosofo, contesta audacemente la rigida gerarchia che colloca gli esseri viventi – uomini animali e piante – su una scala discendente, dai superiori agli inferiori, ponendo questi ultimi al servizio dei primi: “Perché non ci dovrebbero essere, oltre le anime che camminano, gridano, mangiano, anche anime che silenziosamente fioriscono e spandono odori?”. Muovendo dalla concezione panpsichista dell’universale animazione della natura, Fechner procede attraverso osservazioni scientifiche, confutazioni logiche e, all’occasione, provocazioni: in fondo anche “le piante si nutrono degli uomini e degli animali”, ovvero dell’anidride carbonica prodotta dai polmoni e degli effetti della decomposizione. Ma il suo intento non è sovvertire, bensì ricondurre a unità. Acquistano allora sommo valore l’analogia, la poesia come strumento di conoscenza, come “natura che si fa strada attraverso le idee di cui l’istruzione ci ha artificialmente imbevuti”.
Così comincia a delinearsi ed a comprendersi meglio le antiche culture, come quella dei Celti, popolo che viveva in forte simbiosi con la foresta. I celti avevano un oroscopo in cui entravano ben 21 alberi, che imprimono le loro caratteristiche ai nati in corrispondenza di determinati periodi.
In definitiva è oggi forse impossibile affermare se le piante o altri esseri viventi abbiano un’anima in quanto, perché preliminarmente la scienza non ha definito (e non potrebbe definire) il concetto di anima, ed anche perché anche la definizione di anima risente di un vecchio vestito antropologico che non è in contrasto con le religioni ma risente di una cultura materialistica dura a morire.
La materia è solo l’espressione percepibile dal nostro radar dei sensi ma molto ben oltre ad essi.
In questo senso la materia è solo l’espressione più superficiale di un universo dove tutto è uno e, per tale motivo, ogni componente è fatta di aspetti tangibili ed aspetti non “visibili”.
Per questo motivo tutto, anche le piante, sono la manifestazione percepibile di un piano superiore di cui forse la scienza non potrà sondare tutti livelli; oggi però essa deve necessariamente iniziare ad approcciarsi ad essi in maniera totalmente differente.

Guido Bissanti





[:en]

Do plants have souls?

The doctrines on which much of modern culture was founded, with its sectoral visions, and the consequent scientific epistemology are born and are strengthened, in large part, by the Galileian and Newtonian model.
Such models have developed good approximations of the universe until they dwell on the experience and the measure of the single object or phenomenon.
The advent of quantum mechanics, starting from Max Planck, through the theory of relativity of Albert Einstein, the mathematical proofs of Erwin Schrödinger, to get, among others, to Werner Karl Heisenberg, with the uncertainty principle, has substantially changed the perception of the sensitive universe of which we are an integral part but the philosophical and cultural consequences must still see most of its fruits.
Modern science and, consequently, even technique are still, for the most part hinged on mechanistic reasoning and applications, so that even the comparison of experiences, methods, data and, therefore, of conclusions, between mechanistic theoretical models and quantum theoretical models.
Beginning in the nineteenth century, in particular from 1840, the year of publication of The chemistry in its application in agriculture and physiology of Baron Justus von Liebig (subsequently repenting), Tompkins and Bird recognize that man, instead of collaborating with nature, has preferred to start using it with additives and artificial fertilizers to get the maximum productivity, with the result of a progressive impoverishment of the land, if not of a real pollution as in the case of the nitrogen used for the corn fields in Decatur.
Yet nature, if respected, would be able to regenerate itself with its own strength. According to the writings of the late nineteenth century by Albrecht von Herzeele, plants can transmute nitrogen into potassium, phosphorus into sulfur, calcium into phosphorus, magnesium into calcium, carbonic acid to magnesium, this is because plants are able to make transmutations of the elements, for example from iron manganese, for which nuclear science would employ gigantic energies.
For example, Louis Kervran, observing that chickens were capable of transforming the silicon contained in mica crumbs into the limestone of their eggs, deduced that matter has unknown properties, and that the transformations operated by living organisms within them cannot be just chemical nature.
For this reason the perception of the observed reality is affected by that old Galilean dress, which has the great merit of having invented the scientific method but which now has to find new forms of scientific representation and verification.
Thus in the field of ecology the “dysfunction” of the mechanistic model has produced the concept of pesticides or of certain soil fertilization models, without understanding the “whole one” which is the ecosystem where, as in a wave function, if we change a factor it totally varies the whole equation and the consequent equilibria.
Also the approach with living beings, with their functions, roles, characteristics, essence, and so on, has been addressed, above all in the past, for individuals; within this representation, numerous factors were then neglected that could have said more about the profound nature of every living being.
This is the case, among other living beings, of plants, which have been observed fundamentally in their external appearance and of direct but often unrelated and in-depth data and information.
In this sense, many jobs and many different approaches that have sought, or begun to probe, aspects that until today were considered almost taboo or the result of a subculture, come to meet us in this sense.
This is the case of bees that exploit their very thin hairs that cover the whole body, capable of vibrating at different frequencies depending on the electric field they are sensing. This is the secret that allows bees and hornets to “communicate” with flowers, interpreting the electrical signals emitted by them to understand when it is the best time to pose.
In this sense, the publication by Peter Tompkins and Christopher Bird, concerning their research in the world of plants, is aimed precisely at the possibility that plants are not only passive organisms similar to automata, subjected to environmental forces, but that they have the capacity to to communicate, to perceive events, to memorize them, and even to feel emotions.
The idea of ​​the book was born following the experiments of an American police operator on the electromagnetic reactions of a plant recorded by a truth machine.
In the introduction Tompkins and Bird explain that already the Austrian biologist Raoul Heinrich France had theorized that “the conscious state of plants could have originated in a supernatural world of cosmic beings which the Hindu sages, long before the birth of Christ, gave the name of devas and that, like fairies, elves, gnomes, sylphs and a host of other creatures, were part of the direct vision and experience of clairvoyance between the Celts and other psychics “.
In the study by Tompkins and Bird, we first examine the figure of Cleve Backster, with his experiments with the galvanometer aimed at recording the variations of the electric field emitted by the plants with respect to the intentions and moods of men, through electrodes applied to the leaves.
Backster’s conclusion was that vegetables are capable of capturing human intentions, and of distinguishing whether they are true or simulated. Japanese doctor Ken Hashimoto also translated their life activity recorded by the machine into a kind of music or song.
The authors deepen the analysis coming to the researcher Jagadish Chandra Bose, who showed that plants use electrical signals for internal communication, theorizing a form of intelligence that allows them to learn from experience and adapt to the environment your own growth and attitude.

In addition, Tompkins and Bird also illustrate the possibilities of a relationship between musical harmonies and plant shapes, citing among others the works of Hans Kayser, and two Canadian researchers, Mary Measures and Pearl Weinberger and other research that we reported in the contribution “plants’ favorite music”.
Mary Measures and Pearl Weinberger found that plant growth is sensitive to the type of music to which they are exposed: the classical melodic one produces positive effects, allowing to increase the harvests, the harsh to percussive rock is instead cacophonous.
The anthroposophist Rudolf Hauschka added that plants not only generate matter, but spiritualize it again, according to a rhythm dictated also by the phases of the moon.
Not only when we feed or live among the plants we assimilate in various forms (food, electromagnetic, etc.) the information that they transmit to us, information that is all the more complete and corroborating if we are in the presence of a high biodiversity and all the poorer if we are in the presence of low genetic variability and biodiversity.
In this sense, plants help us to live, not only food, decoctions or herbal teas, but as natural elements able to mediate between heaven and earth, between air and water, and for the impulses of certainties and information that they can give to the human soul and perhaps also to other living beings.
The work also mentions the biochemist Ehrenfried Pfeiffer, a biodynamic agriculture practitioner, who discovered ways to reveal what Rudolf Steiner called the etheric formative forces of living forms, using chromatography.
Tompkins and Bird’s book ends with a vision that must completely change our paradigm of life and therefore also the perception of nature and the future applications of agriculture.
“The attraction of the hypersensitive world of the seer, or worlds within worlds, is too strong to give up, and the stakes are too high as they could include the survival of our planet. Where the scientist is disoriented in front of the secrets of plant life, the seer offers solutions that, although incredible, are more logical than the whispers of the academics; they also give a philosophical meaning to the totality of life. This hypersensitive world of plants and men, barely touched in the present volume, will be explored in the next, The cosmic life of plants. ”
A conclusion much more in line with quantum mechanics which is probably not the last frontier of science.
In my publication “Plan of Experiences and levels of well-being” this new approach to perception of reality is strongly underlined, conducted at a higher level of understanding of Reality.
Interesting is the work of 1848 when Gustav Theodor Fechner, physicist and philosopher, boldly contests the rigid hierarchy that places living beings – animal men and plants – on a descending scale, from the superiors to the inferiors, placing them at the service of the former: ” Why should there not be, besides the souls that walk, they cry, eat, even souls that silently bloom and spread smells?”.
Starting from the panpsychist conception of the universal animation of nature, Fechner proceeds through scientific observations, logical refutations and, on occasion, provocations: after all even “plants feed on men and animals”, or carbon dioxide produced by the lungs and the effects of decomposition. But his intent is not to subvert, but to lead back to unity. The analogy, poetry as an instrument of knowledge, then acquires supreme value, as “nature that makes its way through the ideas of which education has artificially imbued us”.
Thus began to take shape and better understand the ancient cultures, such as the Celts, a people who lived in strong symbiosis with the forest. The Celts had a horoscope in which they entered as many as 21 trees, which give their characteristics to those born at certain times.
Ultimately it is perhaps impossible today to say whether plants or other living beings have souls because, as a matter of fact, science has not defined (and could not define) the concept of soul, and also because the definition of soul is also affected by a old anthropological dress that is not in contrast with religions but suffers from a materialistic culture that is dying to die.
The matter is only the expression perceivable by our radar of the senses but very well beyond them.
In this sense, matter is only the most superficial expression of a universe where everything is one and, for this reason, each component is made up of tangible aspects and aspects that are not “visible”.
For this reason everything, even the plants, are the perceptible manifestation of an upper floor of which perhaps science cannot probe all levels; today, however, it must necessarily begin to approach them in a totally different way.

Guido Bissanti





[:es]

¿Las plantas tienen almas?

Las doctrinas sobre las que se fundó gran parte de la cultura moderna, con sus visiones sectoriales, y la consecuente epistemología científica nacen y se fortalecen, en gran parte, por el modelo galileano y newtoniano.
Dichos modelos han desarrollado buenas aproximaciones del universo hasta que se detienen en la experiencia y la medida del objeto único o fenómeno.
El advenimiento de la mecánica cuántica, a partir de Max Planck, a través de la teoría de la relatividad de Albert Einstein, las pruebas matemáticas de Erwin Schrödinger, para llegar, entre otros, a Werner Karl Heisenberg, con el principio de incertidumbre, ha cambiado sustancialmente el percepción del universo sensible del cual somos parte integral pero las consecuencias filosóficas y culturales aún deben ver la mayoría de sus frutos.
La ciencia moderna y, en consecuencia, incluso la técnica todavía están, en su mayor parte, basadas en el razonamiento y las aplicaciones mecanicistas, de modo que incluso la comparación de experiencias, métodos, datos y, por lo tanto, de conclusiones, entre modelos teóricos mecanicistas y modelos teóricos cuánticos.
A partir del siglo XIX, en particular a partir de 1840, año de publicación de La química en su aplicación en agricultura y fisiología del barón Justus von Liebig (arrepintiéndose posteriormente), Tompkins y Bird reconocen que el hombre, en lugar de colaborar con la naturaleza, tiene prefirió comenzar a usarlo con aditivos y fertilizantes artificiales para obtener la máxima productividad, con el resultado de un empobrecimiento progresivo de la tierra, si no de una contaminación real como en el caso del nitrógeno utilizado para los campos de maíz en Decatur.
Sin embargo, si se respeta la naturaleza, podría regenerarse con su propia fuerza. Según los escritos de finales del siglo XIX de Albrecht von Herzeele, las plantas pueden transmutar nitrógeno en potasio, fósforo en azufre, calcio en fósforo, magnesio en calcio, ácido carbónico en magnesio, esto se debe a que las plantas pueden para hacer transmutaciones de los elementos, por ejemplo, de manganeso de hierro, para lo cual la ciencia nuclear emplearía energías gigantescas.
Por ejemplo, Louis Kervran, al observar que los pollos eran capaces de transformar el silicio contenido en las migas de mica en la piedra caliza de sus huevos, dedujo que la materia tiene propiedades desconocidas, y que las transformaciones operadas por los organismos vivos dentro de ellas no pueden ser solo naturaleza química
Por esta razón, la percepción de la realidad observada se ve afectada por ese viejo vestido galileo, que tiene el gran mérito de haber inventado el método científico, pero que ahora tiene que encontrar nuevas formas de representación y verificación científica.
Así, en el campo de la ecología, la “disfunción” del modelo mecanicista ha producido el concepto de pesticidas o de ciertos modelos de fertilización del suelo, sin comprender el “todo”, que es el ecosistema donde, como en una función de onda, Si cambiamos un factor, varía totalmente la ecuación completa y los equilibrios consecuentes.
También el enfoque con los seres vivos, con sus funciones, roles, características, esencia, etc., se ha abordado, sobre todo en el pasado, para individuos; dentro de esta representación, se descuidaron numerosos factores que podrían haber dicho más sobre la naturaleza profunda de cada ser vivo.
Este es el caso, entre otros seres vivos, de las plantas, que se han observado fundamentalmente en su apariencia externa y de datos e información directos pero a menudo no relacionados y en profundidad.
En este sentido, muchos trabajos y muchos enfoques diferentes que han buscado, o comenzado a investigar, aspectos que hasta hoy se consideraban casi tabú o el resultado de una subcultura, vienen a nuestro encuentro en este sentido.
Este es el caso de las abejas que explotan sus pelos muy delgados que cubren todo el cuerpo, capaces de vibrar a diferentes frecuencias dependiendo del campo eléctrico que están sintiendo. Este es el secreto que permite que las abejas y los avispones se “comuniquen” con las flores, interpretando las señales eléctricas emitidas por ellas para comprender cuándo es el mejor momento para posar.
En este sentido, la publicación de Peter Tompkins y Christopher Bird, sobre su investigación en el mundo de las plantas, apunta precisamente a la posibilidad de que las plantas no solo sean organismos pasivos similares a los autómatas, sometidos a fuerzas ambientales, sino que tengan la capacidad de para comunicar, percibir eventos, memorizarlos e incluso sentir emociones.
La idea del libro nació después de los experimentos de un operador de la policía estadounidense sobre las reacciones electromagnéticas de una planta registrada por una máquina de la verdad.
En la introducción, Tompkins y Bird explican que el biólogo austriaco Raoul Heinrich France había teorizado que “el estado consciente de las plantas podría haberse originado en un mundo sobrenatural de seres cósmicos que los sabios hindúes, mucho antes del nacimiento de Cristo, dieron el nombre de Devas y eso, como hadas, elfos, gnomos, sílfides y una gran cantidad de otras criaturas, eran parte de la visión directa y la experiencia de la clarividencia entre los celtas y otros psíquicos “.
En el estudio de Tompkins y Bird, primero examinamos la figura de Cleve Backster, con sus experimentos con el galvanómetro destinados a registrar las variaciones del campo eléctrico emitido por las plantas con respecto a las intenciones y estados de ánimo de los hombres, a través de electrodos aplicados al las hojas.
La conclusión de Backster fue que las verduras son capaces de capturar las intenciones humanas y de distinguir si son verdaderas o simuladas. El doctor japonés Ken Hashimoto también tradujo su actividad vital grabada por la máquina en una especie de música o canción.
Los autores profundizan el análisis llegando al investigador Jagadish Chandra Bose, quien demostró que las plantas usan señales eléctricas para la comunicación interna, teorizando una forma de inteligencia que les permite aprender de la experiencia y adaptarse al entorno. tu propio crecimiento y actitud.

Además, Tompkins y Bird también ilustran las posibilidades de una relación entre las armonías musicales y las formas de las plantas, citando entre otros los trabajos de Hans Kayser, y dos investigadores canadienses, Mary Measures y Pearl Weinberger, y otras investigaciones que informamos en la contribución “musica favorita de las plantas”.
Mary Measures y Pearl Weinberger descubrieron que el crecimiento de las plantas es sensible al tipo de música a la que están expuestas: la melódica clásica produce efectos positivos, lo que permite aumentar las cosechas, la roca dura a la percusiva es cacofónica.
El antroposofista Rudolf Hauschka agregó que las plantas no solo generan materia, sino que la espiritualizan nuevamente, de acuerdo con un ritmo dictado también por las fases de la luna.
No solo cuando alimentamos o vivimos entre las plantas, asimilamos en diversas formas (alimentos, electromagnética, etc.) la información que nos transmiten, información que es aún más completa y corrobora si estamos en presencia de una alta biodiversidad y de los más pobres. si estamos en presencia de baja variabilidad genética y biodiversidad.
En este sentido, las plantas nos ayudan a vivir, no solo alimentos, decocciones o infusiones, sino también como elementos naturales capaces de mediar entre el cielo y la tierra, entre el aire y el agua, y por los impulsos de certezas y información que pueden dar al alma humana y quizás también a otros seres vivos.
El trabajo también menciona al bioquímico Ehrenfried Pfeiffer, un practicante de agricultura biodinámica, que descubrió formas de revelar lo que Rudolf Steiner llamó las fuerzas formativas etéricas de las formas vivas, usando la cromatografía.
El libro de Tompkins y Bird termina con una visión que debe cambiar por completo nuestro paradigma de la vida y, por lo tanto, también la percepción de la naturaleza y las futuras aplicaciones de la agricultura.
“La atracción del mundo hipersensible del vidente, o los mundos dentro de los mundos, es demasiado fuerte para rendirse, y las apuestas son demasiado altas ya que podrían incluir la supervivencia de nuestro planeta”. Cuando el científico está desorientado frente a los secretos de la vida vegetal, el vidente ofrece soluciones que, aunque increíbles, son más lógicas que los susurros de los académicos; También dan un significado filosófico a la totalidad de la vida. Este mundo hipersensible de plantas y hombres, apenas tocado en el presente volumen, será explorado en la próxima, La vida cósmica de las plantas “.
Una conclusión mucho más en línea con la mecánica cuántica, que probablemente no sea la última frontera de la ciencia.
En mi publicación “Plan de experiencias y niveles de bienestar”, este nuevo enfoque de la percepción de la realidad está fuertemente subrayado, llevado a cabo en un nivel superior de comprensión de la realidad.
Interesante es el trabajo de 1848 cuando Gustav Theodor Fechner, físico y filósofo, desafía audazmente la rígida jerarquía que coloca a los seres vivos, animales y plantas, en una escala descendente, de los superiores a los inferiores, colocándolos al servicio de los primeros: ” ¿Por qué no debería haber, además de las almas que caminan, lloran, comen, incluso almas que florecen silenciosamente y esparcen olores?
A partir de la concepción panpsiquista de la animación universal de la naturaleza, Fechner procede a través de observaciones científicas, refutaciones lógicas y, en ocasiones, provocaciones: después de todo, incluso “las plantas se alimentan de hombres y animales”, o dióxido de carbono producido por los pulmones. y los efectos de la descomposición. Pero su intención no es subvertir, sino volver a la unidad. La analogía, la poesía como instrumento de conocimiento, adquiere entonces un valor supremo, como “la naturaleza que se abre paso a través de las ideas que la educación nos ha imbuido artificialmente”.
Así comenzó a tomar forma y comprender mejor las culturas antiguas, como los celtas, un pueblo que vivía en una fuerte simbiosis con el bosque. Los celtas tenían un horóscopo en el que ingresaron hasta 21 árboles, que dan sus características a los nacidos en ciertos momentos.
En última instancia, tal vez sea imposible hoy decir si las plantas u otros seres vivos tienen alma porque, de hecho, la ciencia no ha definido (y no pudo definir) el concepto de alma, y ​​también porque la definición del alma también se ve afectada por un viejo atuendo antropológico que no contrasta con las religiones pero que sufre de una cultura materialista que muere por morir.
El asunto es solo la expresión perceptible por nuestro radar de los sentidos, pero muy por encima de ellos.
En este sentido, la materia es solo la expresión más superficial de un universo donde todo es uno y, por esta razón, cada componente está compuesto de aspectos tangibles y aspectos que no son “visibles”.
Por esta razón, todo, incluso las plantas, son la manifestación perceptible de un piso superior del cual quizás la ciencia no puede explorar todos los niveles; hoy, sin embargo, necesariamente debe comenzar a abordarlos de una manera totalmente diferente.

Guido Bissanti





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