[:it] Allium sativum [:en] Allium sativum [:es] Allium sativum [:]

[:it]

Allium sativum

L’aglio (Allium sativum L.) è una specie erbacea bulbosa appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Liliales, Famiglia Amaryllidaceae, Sottofamiglia Allioideae e quindi al Genere Allium ed alla Specie A. sativum.

Etimologia –
Il termine Allium proviene da allium/alium aglio, citato da Plauto, Plinio e da altri; sitratta di un termine di origine incerta, probabilmente dal greco ἄγλῑς áglis capo d’aglio; lo Webster Dictionary, basandosi sull’origine asiatica, propone un possibile collegamento con il sanscrito āluka radice edule di Amorphophallus campanulatus; per A. Gentil deriverebbe dal celtico all caldo, bruciante, per il caratteristico sapore.
L’epiteto specifico sativum deriva da satum (participio passato di sero seminare, piantare) seminato, piantato: che si semina o pianta, coltivato, domestico.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Le regioni d’origine di questa specie sono da individuare nelle zone temperate dell’emisfero settentrionale ed, anche se coltivato su larga scala, in particolar modo nella Siberia sud-occidentale. Si è comunque diffuso rapidamente nel bacino del mediterraneo tant’è che era una pianta conosciuta fin dai tempi antichi, tanto che era già utilizzata dagli Egizi nel III millennio a.C. e, successivamente, dai Greci, dai Romani, dai Cinesi e dagli Indiani. Oggi viene coltivata in tutti i continenti, in Italia viene coltivata soprattutto in Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia.

Descrizione –
Allium sativum è una specie erbacea bulbosa perenne alta fino a un metro; da adulta presenta 40-60 radici cordiformi e superficiali, che interessano i primi 30 centimetri di terreno.
Le foglie sono basali, amplessicauli che a differenza di quelle della cipolla, non fungono, in seguito, da organi di riserva. Quella più esterna avvolge la precedente per circa 10 centimetri, valore che aumenta andando verso l’interno.
Ha scapo fiorale cilindrico, pieno,con lunghezza di 40-80 cm, con alla sommità un’infiorescenza a ombrella avvolta da una spata appuntita.
I fiori sono in numero variabile, vengono portati da un lungo e sottile peduncolo; questi possono avere colori variabili dal bianco, al roseo, porporino e spesso frammisti a bulbilli derivati dalla metamorfosi di gemme fiorali.
I fiori hanno 6 tepali, persistenti nel frutto, 6 stami e un ovario triloculare, uno stilo diritto e filiforme e uno stigma intero. In seguito alla fecondazione si ha una capsula, che raramente contiene semi.
Nell’aglio gli organi riproduttivi sono rappresentati dai bulbilli (gli spicchi), che presentano la faccia dorsale convessa; questi, a gruppi di 5-20, sono inseriti direttamente sul fusto, ridotto a un dischetto e detto cormo, e formano il bulbo o capo o testa. Questo è avvolto da una serie di foglie metamorfosate, dette tuniche sterili, con funzione protettiva.
A seconda anche delle varietà il peso medio di un bulbo di aglio può oscillare tra un minimo di 20 grammi ad un massimo di oltre 150 g.

Coltivazione –
Per la coltivazione dell’aglio bisogna scegliere terreni sciolti, dotati di buona fertilità, tessitura e struttura, in grado di garantire un rapido smaltimento delle acque piovane, anche in considerazione del periodo in cui viene spesso coltivata (dall’autunno all’inizio dell’estate).
Riguardo al materiale coltivato, più che di varietà si tratta di ecotipi, più o meno omogenei, ad esclusione del “Rosso di Sulmona”, che sembra essere l’unica varietà italiana in grado di produrre, ogni anno, gli scapi fiorali che vanno, però, eliminati per tempo onde permettere la formazione dei bulbilli.
Il materiale coltivato viene normalmente distinto in “agli bianchi” e “agli rossi”; a questi ultimi appartengono, tra l’altro, il citato “Rosso di Sulmona” e il “Rosso francese”, mentre ai primi il “Bianco piacentino”, quello più diffuso in Italia. Gli agli rossi, oltre che dalla differente colorazione, sono caratterizzati da un ciclo più breve di circa tre settimane e da bulbi più grossi.
Per i dettagli della tecnica di coltivazione si rimanda alla seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
Oggi l’aglio viene utilizzato come condimento ma anche a scopo terapeutico per le proprietà congiuntamente attribuitegli dalla scienza e dalle tradizioni popolari; sono inoltre interessanti gli usi dei suoi macerati come insetticida.
Le proprietà dell’aglio pare che siano state riconosciute già dall’egiziano Ermete Trismegisto, considerato il padre di tutte le scienze e autore della Tavola Smeraldina. I Faraoni facevano somministrare l’aglio abbondantemente agli operai addetti alla costruzione delle Piramidi per preservarli da malattie e infezioni intestinali, ma anche per dare loro maggiore resistenza fisica.
L’aglio era un alimento base per gli Ebrei, ai quali era proibito il consumo prima di mezzogiorno, i testi biblici riferiscono che rappresentò una delle privazioni più sentite dal popolo eletto durante la traversata del deserto.
La coltivazione dell’aglio, dalla sua area di origine, si diffuse, come detto molto rapidamente nel bacino del Mediterraneo. I Greci lo utilizzavano sia a fini terapeutici che alimentari, arrivando ad aromatizzarci il pane. Era puntualmente mangiato dai soldati poco prima che infuriasse la battaglia e questo strano utilizzo può essere spiegato dalla diffusa credenza che vedeva nell’aglio un “concentrato” di potenza ed energia che aveva l’effetto di riscaldare gli animi eccitandone i sensi.
Alessandro Magno dedicò la pianta agli dei della guerra. Aristofane (IV sec. a.C.) scrive: “Ora ingoiate questi spicchi d’aglio. Imbottiti d’aglio troverete maggiore ardore nel combattere”.
“Preferirei puzzassi d’aglio! “ esclamò l’imperatore romano Vespasiano quando passando in rassegna le sue truppe odorò nell’aria il dolce profumo che un soldato emanava, infatti, ad un rude soldato si addiceva molto più l’odore dell’aglio piuttosto che quello di una essenza profumata!
Ma l’aglio era una pianta particolarmente importante anche per i Romani che consideravano questa pianta sacra a Cerere (dea della fertilità); ne mangiavano così grandi quantità durante i banchetti, e Plinio lo raccomandava come stimolante sessuale “… pestato insieme a coriandolo fresco e preso nel vino puro”.
Non vanno inoltre trascurate le credenze che esistevano attorno a questa pianta. Nel mondo antico era infatti apprezzato anche per le sue facoltà magiche e protettive. Dall’antico Egitto, ad esempio, sono giunte sino a noi numerose prescrizioni terapeutiche e magiche che lo utilizzano come ingrediente principale. Leggendone alcune ci si rende conto di come l’aglio fosse ritenuto efficacissimo contro il veleno del serpente: una volta morsi, per fermare la febbre e il veleno, era sufficiente applicare sulla ferita una pasta composta di aglio e pane. In altre ricette invece leggiamo che bastava cospargersi il corpo con aglio per non essere morsi, o per evitare addirittura che il serpente uscisse dalla tana bisognava porne all’esterno uno spicchio.
Tra le credenze si evidenzia quella dell’antico Egitto dove si riteneva che l’aglio servisse a tenere lontano le ombre dei morti: gli egiziani credevano che questi potessero introdursi nella case durante la notte per portarsi via i bambini appena nati. Per proteggerli da questa terribile eventualità la madre preparava una sorta di “pozione magica” repellente per i morti che aveva come ingrediente principale l’aglio, recitava l’antica formula: “Io ho fatto la sua protezione magica contro di te … con aglio che ti fa danno, con miele dolce agli uomini, ma amaro a quelli che sono nell’aldilà”.
Anche i Romani avevano dei rituali, infatti lasciavano dei piatti di aglio davanti ai tempietti della dea-strega Ecate, signora dei fantasmi e degli incantesimi.
Questa comune credenza delle doti magiche e protettive dell’aglio, molto probabilmente è da ricercare nell’odore sgradevole che questo emette: riuscendo a tenere a debita distanza le persone e così anche gli spiriti dell’aldilà e i serpenti velenosi.
Anche perché il suo sapore acre e mordace ricordava da vicino quello del veleno dei serpenti e visto che omeopaticamente rappresentava qualcosa di simile ed affine poteva anche avere il potere di sconfiggerli.
Inoltre le credenze della civiltà agreste giudicavano l’aglio la “spezieria dei contadini” o la “farmacia dei poveri”.
Così, sin dai tempi antichi, trovava largo utilizzo sia per uso esterno che interno. Nel primo caso si impiegava ridotto in poltiglia per ammorbidire i calli, se arrostito sulla brace per strofinare i geloni, se a spicchi freschi per lenire i bruciori delle punture d’insetti. Per uso interno era consumato fresco al fine di abbassare la pressione sanguigna, cotto nel latte come antidoto contro la tosse. Questo ortaggio era collegato anche al culto di San Giovanni, e si pensava che comprarlo nel giorno a lui dedicato avrebbe tenuto lontana la miseria.
Scientificamente le principali proprietà terapeutiche dell’aglio sono state definite da Pasteur nel 1858: antibiotico, antisettico, balsamico, antipertensivo. Questa vera panacea presenta comunque uno svantaggio: l’odore antisociale che lascia a chi lo assume.
Infatti Orazio segnalava di non essere i soli a mangiarlo, affinché la persona amata “non respinga i baci e fugga lontano …”.
Il buonsenso popolare consiglia invece più prosaicamente di masticare a preferenza: foglioline di prezzemolo, grani di caffé, semi di anice, cumino o cardamomo.
L’odore caratteristico dell’aglio è dovuto a numerosi composti organici di zolfo tra cui l’alliina ed i suoi derivati, come l’allicina ed il disolfuro di diallile.
L’olio essenziale di aglio contiene infatti: bisolfuro di allile e allipropile allicina (sostanza ad azione antibiotica), garlicina (ad azione antibiotica), allina (glucoside), vitamine A, B, C, zuccheri, fitosteroli, lipidi, mucillagini. L’olio essenziale viene principalmente eliminato attraverso l’apparato respiratorio, svolgendo attività antisettica e balsamica.
Uno studio condotto dall’Università di Liverpool ha rivelato che un supplemento quotidiano di estratto d’aglio può ridurre il rischio di attacchi cardiaci e sebbene sia di origine popolare che l’aglio abbassi la pressione arteriosa di chi soffre d’ipertensione, uno studio del 2012 della University of British Columbia ha rivelato che assumere aglio in dosi massicce (200 grammi per 3 volte al giorno) può abbassare lievemente la pressione.
Per quanto riguarda le proprietà curative dell’aglio è:
– Antiipertensivo;
– Antielmintico (gli elminti sono una classe di vermi che possono parassitare l’intestino);
– Antiossidante ad opera di molti composti, come i vari solfuri, il selenio e le vitamine dei gruppi B e C;
– Contro raffreddore e influenza;
– Antitumorale (in vitro) ad opera di ajoene e disolfuri;
– Antitrombotico anche qui ad opera dell’ajoene ad azione antiaggregante piastrinica.
In generale il consumo di aglio dà un generale senso di benessere all’organismo per la sua azione anti batterica quindi antinfettiva.

Modalità di Preparazione –
Dell’ Allium sativum si usano i bulbilli sin dall’antichità come condimento di cibi. Questi possono essere utilizzati, crudi, in insalate o aggiunti a sughi, stufati, piatti di pesce o verdure. Molto impiegati anche nella preparazione di insaccati (salame all’aglio) e nell’industria conserviera per antipasti sott’olio e sott’aceto.
Per ovviare almeno in parte al disagio del conseguente “alito pesante” si deve privare l’aglio del piccolo germoglio verde interno facilmente estraibile.
Dall’aglio si può estrarre anche un olio (60 g da 100 kg di bulbi), di color giallo-bruno, contenente composti solforati tra cui il più importante è il bisolfuro di allile da cui si ottiene un battericida che è, come detto, l’allicina.
Inoltre, essendo anche un ottimo stimolante digestivo e diuretico, può essere utilizzato in forma di infuso (dai 5 ai 10 g in un litro di acqua) mentre per un’azione antisettica dai 10-15 g in decotto.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





[:en]

Allium sativum

Garlic (Allium sativum L.) is a bulbous herbaceous species belonging to the Amaryllidaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, United Plantae, Magnoliophyta Division, Liliopsida Class, Liliales Order, Amaryllidaceae Family, Allioideae Subfamily and therefore to the Genus Allium and to the A. sativum Species.

Etymology –
The term Allium comes from allium / alium garlic, mentioned by Plautus, Pliny and others; sitratta of a term of uncertain origin, probably from the Greek ἄγλῑς áglis garlic head; the Webster Dictionary, based on the Asian origin, proposes a possible connection with the Sanskrit āluka root edule of Amorphophallus campanulatus; for A. Gentil it would derive from the Celtic to hot, burning, for the characteristic taste.
The specific epithet sativum derives from satum (past participle of sero sow, plant) sown, planted: that is sown or planted, cultivated, domesticated.

Geographical Distribution and Habitat –
The regions of origin of this species are to be found in the temperate zones of the northern hemisphere and, even if cultivated on a large scale, especially in south-western Siberia. However, it has quickly spread to the Mediterranean basin, so much so that it was a plant known since ancient times, so much so that it was already used by the Egyptians in the III millennium BC. and, subsequently, from the Greeks, the Romans, the Chinese and the Indians. Today it is grown on all continents, in Italy it is cultivated especially in Campania, Emilia-Romagna, Veneto and Sicily.

Description –
Allium sativum is a perennial bulbous herbaceous species up to one meter high; as an adult it has 40-60 cordiform and superficial roots, which cover the first 30 centimeters of soil.
The leaves are basal, amplessicauli that unlike those of the onion, do not serve, subsequently, from reserve organs. The outer one wraps around the previous one for about 10 centimeters, a value that increases going inwards.
It has a cylindrical, full flower scape, with a length of 40-80 cm, with at its top an umbrella-shaped inflorescence wrapped in a pointed spade.
The flowers are in variable numbers, they are carried by a long and thin peduncle; these may vary in color from white to rosy, purplish and often mixed with bulbils derived from the metamorphosis of flower buds.
The flowers have 6 tepals, persistent in the fruit, 6 stamens and a trilocular ovary, a straight and filiform stylus and an entire stigma. Following fertilization there is a capsule, which rarely contains seeds.
In garlic the reproductive organs are represented by the cloves (the cloves), which present the convex dorsal face; these, in groups of 5-20, are inserted directly on the stem, reduced to a disk and called corm, and form the bulb or head or head. This is wrapped in a series of metamorphosed leaves, called sterile tunics, with a protective function.
Depending on the variety, the average weight of a garlic bulb can range from a minimum of 20 grams to a maximum of over 150 g.

Cultivation –
For the cultivation of garlic it is necessary to choose loose soils, with good fertility, texture and structure, able to guarantee a rapid disposal of rainwater, also in consideration of the period in which it is often cultivated (from autumn to the beginning of summer).
Regarding the cultivated material, rather than variety it is a question of ecotypes, more or less homogeneous, with the exception of the “Rosso di Sulmona”, which seems to be the only Italian variety capable of producing, every year, the floral scapes that go, however, they are eliminated in time to allow the formation of cloves.
The cultivated material is normally divided into “the whites” and “the reds”; to the latter belong, among other things, the aforementioned “Rosso di Sulmona” and the “Rosso francese”, while to the former the “Bianco piacentino”, the most widespread in Italy. The reds, in addition to the different colors, are characterized by a shorter cycle of about three weeks and larger bulbs.
For details of the cultivation technique, see the following sheet.

Uses and Traditions –
Today garlic is used as a condiment but also for therapeutic purposes due to the properties jointly attributed to it by science and popular traditions; the uses of its macerated as an insecticide are also interesting.
The properties of garlic appear to have already been recognized by the Egyptian Hermes Trismegistus, considered the father of all sciences and author of the Tavola Smeraldina. The Pharaohs administered garlic abundantly to the workers assigned to the construction of the Pyramids to preserve them from intestinal diseases and infections, but also to give them greater physical resistance.
Garlic was a staple food for Jews, who were forbidden to consume before noon, biblical texts report that it was one of the most deeply felt deprivations of the chosen people during the crossing of the desert.
The cultivation of garlic, from its area of ​​origin, spread, as mentioned very quickly in the Mediterranean basin. The Greeks used it both for therapeutic and food purposes, reaching the point of flavoring the bread. He was punctually eaten by the soldiers shortly before the battle raged and this strange use can be explained by the widespread belief that he saw garlic as a “concentrate” of power and energy that had the effect of warming souls, arousing the senses.
Alexander the Great dedicated the plant to the gods of war. Aristophanes (4th century BC) writes: “Now swallow these cloves of garlic. Stuffed with garlic you will find greater ardor in fighting ”.
“I’d rather have smelled like garlic! “Exclaimed the Roman emperor Vespasian when, in reviewing his troops, he smelled in the air the sweet perfume that a soldier emanated, in fact, to a rough soldier suited the smell of garlic rather than that of a perfumed essence!
But garlic was a particularly important plant also for the Romans who considered this plant sacred to Ceres (goddess of fertility); they ate so much at banquets, and Pliny recommended it as a sexual stimulant “… pounded together with fresh coriander and taken in pure wine”.
The beliefs that existed around this plant should also not be overlooked. In the ancient world it was in fact also appreciated for its magical and protective faculties. From ancient Egypt, for example, we have received numerous therapeutic and magical prescriptions that use it as the main ingredient. Reading some of them, we realize how garlic was considered very effective against snake venom: once bitten, to stop fever and poison, it was enough to apply a paste of garlic and bread to the wound. In other recipes instead we read that it was enough to sprinkle the body with garlic to avoid being bitten, or to avoid even that the snake came out of the den it was necessary to put a clove outside.
Among the beliefs is that of ancient Egypt where garlic was thought to serve to keep away the shadows of the dead: the Egyptians believed that they could break into homes during the night to take away newborn babies. To protect them from this terrible eventuality the mother prepared a sort of “magic potion” repellent for the dead that had garlic as its main ingredient, she recited the ancient formula: “I made her magical protection against you … with garlic that it hurts you, with honey sweet to men, but bitter to those who are in the beyond ”.
Even the Romans had rituals, in fact they left garlic dishes in front of the temples of the witch goddess Hecate, lady of ghosts and spells.
This common belief in the magical and protective qualities of garlic is most likely to be found in the unpleasant odor it emits: managing to keep people at a safe distance and so also the spirits of the afterlife and poisonous snakes.
Also because its acrid and biting taste closely resembled that of snake venom and since it was homeopathically similar and similar it could also have the power to defeat them.
Moreover the beliefs of the rural civilization judged garlic to be the “spezieria of the peasants” or the “pharmacy of the poor”.
Thus, since ancient times, it was widely used both for external and internal use. In the first case it was reduced to pulp to soften the calluses, if roasted on the embers to rub the chilblains, if in fresh wedges to soothe the sting of insect bites. For internal use it was consumed fresh in order to lower blood pressure, cooked in milk as an antidote against cough. This vegetable was also linked to the cult of San Giovanni, and it was thought that buying it on the day dedicated to him would have kept poverty at bay.
Scientifically the main therapeutic properties of garlic were defined by Pasteur in 1858: antibiotic, antiseptic, balsamic, antihypertensive. However, this true panacea has a disadvantage: the antisocial smell that it leaves to those who take it.
In fact, Horace indicated that he was not alone in eating it, so that the loved one “does not reject kisses and flees far away …”.
Common sense, on the other hand, recommends more prosaically chewing preferably: parsley leaves, coffee beans, anise seeds, cumin or cardamom.
The characteristic smell of garlic is due to numerous organic sulfur compounds including alliin and its derivatives, such as allicin and diallyl disulfide.
The essential oil of garlic contains in fact: allyl bisulphide and allipropyl allicin (substance with antibiotic action), garlicine (with antibiotic action), allin (glucoside), vitamins A, B, C, sugars, phytosterols, lipids, mucilages. The essential oil is mainly eliminated through the respiratory system, performing antiseptic and balsamic activity.
A study conducted by the University of Liverpool revealed that a daily supplement of garlic extract can reduce the risk of heart attacks and although it is of popular origin that garlic lowers the blood pressure of those suffering from hypertension, a study by 2012 of the University of British Columbia revealed that taking large doses of garlic (200 grams 3 times a day) can slightly lower blood pressure.
Regarding the healing properties of garlic is:
– Antihypertensive;
– Anthelmintic (helminths are a class of worms that can parasitize the intestine);
– Antioxidant by many compounds, such as the various sulphides, selenium and vitamins of groups B and C;
– Against cold and flu;
– Anticancer (in vitro) by ajoene and disulfide;
– Anti-thrombotic also here due to the ajoene with an anti-platelet aggregation action.
In general, the consumption of garlic gives a general sense of well-being to the body due to its anti-bacterial and anti-infective action.

Preparation Mode –
Allium sativum bulbils are used since ancient times as a condiment for food. These can be used, raw, in salads or added to sauces, stews, fish dishes or vegetables. Very used also in the preparation of sausages (garlic salami) and in the canning industry for starters in oil and vinegar.
To remedy at least in part the discomfort of the consequent “heavy breath” one must deprive the garlic of the small internal green shoot that is easily removable.
From the garlic it is also possible to extract an oil (60 g of 100 kg of bulbs), of yellow-brown color, containing sulphurated compounds among which the most important is the allyl bisulphide from which a bactericide is obtained which is, as mentioned, allicin.
Moreover, being also an excellent digestive and diuretic stimulant, it can be used as an infusion (from 5 to 10 g in a liter of water) while for an antiseptic action from 10-15 g in decoction.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attention: Pharmaceutical applications and food uses are indicated for informational purposes only, do not in any way represent a medical prescription; therefore no responsibility is assumed for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Allium sativum

El ajo (Allium sativum L.) es una especie herbácea bulbosa que pertenece a la familia Amaryllidaceae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, United Plantae, Magnoliophyta Division, Liliopsida Class, Liliales Order, Amaryllidaceae Family, Allioideae Subfamily y, por lo tanto, al género Allium y a las especies de A. sativum.

Etimología –
El término Allium proviene del ajo allium / alium, mencionado por Plauto, Plinio y otros; sitratta de un término de origen incierto, probablemente del griego ἄγλῑς áglis cabeza de ajo; El diccionario Webster, basado en el origen asiático, propone una posible conexión con la edule de la raíz āluka sánscrita de Amorphophallus campanulatus; para A. Gentil derivaría del celta a ardiente, ardiente, por el sabor característico.
El epíteto específico sativum deriva de satum (participio pasado de sero sembrador, planta) sembrado, plantado: que se siembra o se siembra, se cultiva, se domesticó.

Distribución geográfica y hábitat –
Las regiones de origen de esta especie se encuentran en las zonas templadas del hemisferio norte y, incluso si se cultivan a gran escala, especialmente en el suroeste de Siberia. Sin embargo, se ha extendido rápidamente a la cuenca del Mediterráneo, tanto que era una planta conocida desde la antigüedad, tanto que ya era utilizada por los egipcios en el III milenio antes de Cristo. y, posteriormente, de los griegos, los romanos, los chinos y los indios. Hoy en día se cultiva en todos los continentes, en Italia se cultiva especialmente en Campania, Emilia-Romagna, Veneto y Sicilia.

Descripción –
Allium sativum es una especie herbácea bulbosa perenne de hasta un metro de altura; como adulto tiene 40-60 raíces cordiformes y superficiales, que cubren los primeros 30 centímetros de suelo.
Las hojas son basales, amplessicauli que a diferencia de las de la cebolla, no sirven, posteriormente, de los órganos de reserva. El exterior se envuelve alrededor del anterior por unos 10 centímetros, un valor que aumenta hacia adentro.
Tiene una forma cilíndrica, llena de flores, con una longitud de 40-80 cm, con en su parte superior una inflorescencia en forma de paraguas envuelta en una pala puntiaguda.
Las flores son en números variables, son llevadas por un pedúnculo largo y delgado; estos pueden variar en color de blanco a rosado, violáceo y, a menudo, mezclados con bulbillos derivados de la metamorfosis de las yemas florales.
Las flores tienen 6 tépalos, persistentes en la fruta, 6 estambres y un ovario trilocular, un estilo recto y filiforme y un estigma completo. Después de la fertilización hay una cápsula, que rara vez contiene semillas.
En el ajo, los órganos reproductivos están representados por los dientes (dientes), que presentan la cara dorsal convexa; Estos, en grupos de 5-20, se insertan directamente en el vástago, se reducen a un disco y se llaman cormo, y forman el bulbo o cabeza o cabeza. Esto está envuelto en una serie de hojas metamorfoseadas, llamadas túnicas estériles, con una función protectora.
Dependiendo de la variedad, el peso promedio de un bulbo de ajo puede variar desde un mínimo de 20 gramos hasta un máximo de más de 150 g.

Cultivo –
Para el cultivo del ajo es necesario elegir suelos sueltos, con buena fertilidad, textura y estructura, capaces de garantizar una rápida eliminación del agua de lluvia, también teniendo en cuenta el período en el que se cultiva a menudo (desde el otoño hasta el comienzo del verano). verano).
Con respecto al material cultivado, más que a la variedad, son ecotipos, más o menos homogéneos, con la excepción del “Rosso di Sulmona”, que parece ser la única variedad italiana capaz de producir, cada año, los paisajes florales que van, sin embargo, se eliminan a tiempo para permitir la formación de clavos.
El material cultivado se divide normalmente en “los blancos” y “los rojos”; a este último pertenecen, entre otras cosas, el mencionado “Rosso di Sulmona” y el “Rosso francese”, mientras que al anterior el “Bianco piacentino”, el más extendido en Italia. Los rojos, además de los diferentes colores, se caracterizan por un ciclo más corto de aproximadamente tres semanas y bombillas más grandes.
Para detalles de la técnica de cultivo, vea la siguiente hoja.

Usos y Tradiciones –
Hoy en día, el ajo se usa como condimento, pero también con fines terapéuticos debido a las propiedades que la ciencia y las tradiciones populares le atribuyen conjuntamente. Los usos de su macerado como insecticida también son interesantes.
Las propiedades del ajo parecen haber sido ya reconocidas por el egipcio Hermes Trismegisto, considerado el padre de todas las ciencias y autor de la Tavola Smeraldina. Los faraones administraron ajo abundantemente a los trabajadores asignados a la construcción de las pirámides para preservarlos de enfermedades e infecciones intestinales, pero también para darles una mayor resistencia física.
El ajo era un alimento básico para los judíos, a quienes se les prohibió consumir antes del mediodía, los textos bíblicos informan que fue una de las privaciones más sentidas del pueblo elegido durante el cruce del desierto.
El cultivo del ajo, desde su área de origen, se extendió, como se mencionó muy rápidamente en la cuenca mediterránea. Los griegos lo utilizaban tanto con fines terapéuticos como alimenticios, llegando al punto de dar sabor al pan. Fue consumido puntualmente por los soldados poco antes de que la batalla se desatara y este extraño uso puede explicarse por la creencia generalizada de que veía el ajo como un “concentrado” de poder y energía que tenía el efecto de calentar las almas, despertando los sentidos.
Alejandro Magno dedicó la planta a los dioses de la guerra. Aristófanes (siglo IV aC) escribe: “Ahora traga estos dientes de ajo. Rellenas de ajo encontrarás mayor ardor en la lucha ”.
“¡Preferiría haber olido a ajo! “¡Exclamó el emperador romano Vespasiano cuando, al revisar a sus tropas, olía en el aire el dulce perfume que emanaba un soldado, de hecho, a un soldado rudo que se ajustaba al olor del ajo en lugar del perfume perfumado!
Pero el ajo fue una planta particularmente importante también para los romanos que consideraban esta planta sagrada para Ceres (diosa de la fertilidad); comieron tanto en los banquetes, y Plinio lo recomendó como un estimulante sexual “… se mezcló con cilantro fresco y se tomó en vino puro”.
Las creencias que existían alrededor de esta planta tampoco deberían ser pasadas por alto. En el mundo antiguo, de hecho, también era apreciado por sus facultades mágicas y protectoras. Desde el antiguo Egipto, por ejemplo, hemos recibido numerosas recetas terapéuticas y mágicas que lo utilizan como ingrediente principal. Leyendo algunos de ellos, nos damos cuenta de que el ajo se consideraba muy efectivo contra el veneno de serpiente: una vez que lo mordían, para detener la fiebre y el veneno, era suficiente aplicar una pasta de ajo y pan a la herida. En otras recetas, en lugar de eso, leemos que fue suficiente rociar el cuerpo con ajo para evitar que lo mordieran, o para evitar que la serpiente saliera de la guarida, era necesario poner un diente afuera.
Entre las creencias está la del antiguo Egipto, donde se pensaba que el ajo servía para alejar las sombras de los muertos: los egipcios creían que podían irrumpir en hogares durante la noche para llevarse a los bebés recién nacidos. Para protegerlos de esta terrible eventualidad, la madre preparó una especie de repelente de “poción mágica” para los muertos que tenían el ajo como su ingrediente principal, recitó la antigua fórmula: “Hice su protección mágica contra ti … con ajo que te duele, con miel dulce para los hombres, pero amarga para los que están en el más allá ”.
Incluso los romanos tenían rituales, de hecho dejaron platos de ajo frente a los templos de la diosa bruja Hécate, dama de fantasmas y hechizos.
Esta creencia común en las cualidades mágicas y protectoras del ajo es más probable que se encuentre en el olor desagradable que emite: lograr mantener a las personas a una distancia segura y también a los espíritus de la vida futura y las serpientes venenosas.
También porque su sabor acre y mordaz se parecía mucho al del veneno de la serpiente y como era homeopáticamente similar y similar, también podía tener el poder para derrotarlos.
Además, las creencias de la civilización rural juzgaban que el ajo era la “spezieria de los campesinos” o la “farmacia de los pobres”.
Así, desde la antigüedad, fue ampliamente utilizado tanto para uso externo como interno. En el primer caso, se redujo a la pulpa para suavizar los callos, si se asaban sobre las brasas para frotar los sabañones, si en cuñas frescas para calmar la picadura de las picaduras de insectos. Para uso interno, se consumió fresco para disminuir la presión arterial, cocinado en leche como antídoto contra la tos. Este vegetal también estaba vinculado al culto de San Giovanni, y se pensaba que comprarlo en el día dedicado a él habría mantenido a raya a la pobreza.
Científicamente, las principales propiedades terapéuticas del ajo fueron definidas por Pasteur en 1858: antibiótico, antiséptico, balsámico, antihipertensivo. Sin embargo, esta verdadera panacea tiene una desventaja: el olor antisocial que deja a quienes la toman.
De hecho, Horace indicó que no estaba solo al comerlo, por lo que el ser querido “no rechaza los besos y huye lejos …”.
El sentido común, por otro lado, recomienda masticar de forma más prosaica preferiblemente: hojas de perejil, granos de café, semillas de anís, comino o cardamomo.
El olor característico del ajo se debe a numerosos compuestos orgánicos de azufre que incluyen la aliina y sus derivados, como la alicina y el disulfuro de dialilo.
El aceite esencial de ajo contiene de hecho: alil bisulfuro y alipropil alicina (sustancia con acción antibiótica), ajosina (con acción antibiótica), alina (glucósido), vitaminas A, B, C, azúcares, fitoesteroles, lípidos, mucilas. El aceite esencial se elimina principalmente a través del sistema respiratorio, realizando actividad antiséptica y balsámica.
Un estudio realizado por la Universidad de Liverpool reveló que un suplemento diario de extracto de ajo puede reducir el riesgo de ataques cardíacos y, aunque es de origen popular, el ajo disminuye la presión arterial de quienes padecen hipertensión, según un estudio realizado por El 2012 de la Universidad de British Columbia reveló que tomar grandes dosis de ajo (200 gramos 3 veces al día) puede disminuir ligeramente la presión arterial.
Respecto a las propiedades curativas del ajo es:
– Antihipertensivo;
– Antelmínticos (los helmintos son una clase de gusanos que pueden parasitar el intestino);
– Antioxidante por muchos compuestos, como los diversos sulfuros, selenio y vitaminas de los grupos B y C;
– Contra el frío y la gripe;
– Anticancer (in vitro) por ajoeno y disulfuro;
– Antitrombótico también aquí debido al ajoeno con una acción de agregación antiplaquetaria.
En general, el consumo de ajo proporciona una sensación general de bienestar al cuerpo debido a su acción antibacteriana y antiinfecciosa.

Modo de preparación –
Los bulbos de Allium sativum se utilizan desde la antigüedad como condimento para alimentos. Se pueden usar crudos, en ensaladas o se pueden agregar a salsas, guisos, platos de pescado o vegetales. Muy utilizado también en la preparación de salchichas (salami de ajo) y en la industria de conservas para principiantes en aceite y vinagre.
Para remediar, al menos en parte, la incomodidad de la consiguiente “respiración fuerte”, se debe privar al ajo del pequeño brote verde interno que es fácilmente removible.
Del ajo también es posible extraer un aceite (60 g de 100 kg de bulbos), de color amarillo-marrón, que contiene compuestos sulfurados, entre los cuales el más importante es el bisulfuro de alilo del cual se obtiene un bactericida que es, como se mencionó, alicina.
Además, al ser también un excelente estimulante diurético y digestivo, se puede usar como una infusión (de 5 a 10 g en un litro de agua) mientras que para una acción antiséptica de 10-15 g en decocción.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Atención: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimentarios están indicados solo con fines informativos, no representan en modo alguno una receta médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *