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Saccharum officinarum

La Canna da zucchero o cannamele (Saccharum officinarum L., 1753) è una specie tropicale della famiglia delle Poaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Famiglia Poaceae, Sottofamiglia Panicoideae, Tribù Andropogoneae e quindi al Genere Saccharum ed alla Specie S. officinarum.

Etimologia –
Il termine Saccharum proviene dal greco σάκχἄρ, -αρος sácchar, -aros zucchero (dal sanscrito sarkara, originariamente granelli di sabbia. L’epiteto specifico officina rum deriva dal genitivo plurale di officina laboratorio medioevale: dei laboratori, per l’uso in farmaceutica, erboristeria, liquoristica, profumeria e simili.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Canna da zucchero è una pianta originaria dell’Asia ed in particolar modo della Nuova Guinea e delle regioni indomalesi.
Attualmente viene coltivata in quasi tutti i paesi dell’Asia, dell’America del Nord, Centrale e del Sud, in Africa e Australia. In Europa la coltivazione è limitata alla Spagna, nella zona tra Malaga e Motril in Andalusia e in Portogallo nell’isola di Madeira. In Italia non è presente, anche se la sua coltivazione, per via delle condizioni climatiche, sarebbe possibile in alcune zone della Sicilia e della Calabria.

Descrizione –
Saccharum officinarum è una pianta con portamento cespuglioso, tipico delle graminacee, con getti che nascono dal colletto della pianta principale. Presenta un lungo fusto che a maturità può superare anche i tre metri di altezza, al cui interno è contenuto un tessuto succoso zuccherino. Questo ha un diametro variabile dai 3 ai 5 centimetri, in grado di superare anche i 10 chili di peso. Il colore è variabile a seconda della specie e della varietà e può assumere tonalità gialle, violacee, verde o rossicce.
Ha foglie lanceolate ed inserite sui nodi con una guaina che abbraccia il fusto per tutta la lunghezza di un internodo.
Ha una infiorescenza che è una spiga apicale e procombente che può raggiungere anche dimensioni piuttosto consistenti (90 cm).
La pianta è perennante, con un ciclo che va dai 7 agli 8 anni, che se tagliata, rigetta dal colletto.
Possiede radici cilindriche ma non rizomatose.

Coltivazione –
La Canna da zucchero è una pianta delle zone a clima equatoriale e tropicale, per cui può essere coltivata in ambienti pedoclimatici simili.
Si riproduce di solito per talea ed il trapianto delle talee radicate, che si esegue a fine primavera, deve essere seguito da abbondante irrigazione.
Successivamente, nei mesi che seguono, nei fusti principali e nei ricacci secondari si ha il progressivo accumulo di zucchero nella linfa. Il contenuto di zucchero raggiunge il suo massimo nel periodo primaverile estivo e si mantiene durante tutto il periodo della raccolta delle canne. Ogni pianta dopo essere stata tagliata ricaccia ed i fusti che si sviluppano saranno raccolti l’estate successiva.
La durata economica di un canneto oscilla tra i 6 e gli 8 anni.
Per la raccolta si procede alla recisione delle canne alla loro base; queste vengono private della sommità e trasportate poi alle industrie per la lavorazione.
L’estrazione del succo avviene per mezzo di molini a cilindri orizzontali che hanno la funzione di sfibrare e schiacciare la canna, fungendo anche da spremitori. Il succo spremuto viene raccolto in una vasca sottostante, per poi essere sottoposto a depurazione, per liberarlo dalle sostanze non zuccherine che impediscono la cristallizzazione dello zucchero, ed a successiva concentrazione.
Lo zucchero greggio che si ottiene, ha una colorazione che va da giallognola a bruna e viene consumato tal quale o sottoposto a raffinazione. La resa delle canne in zucchero greggio è in media del 12-14%; il rendimento medio di un canneto si aggira sui 500-600 quintali ad ettaro di canne.

Usi e Tradizioni –
La canna da zucchero è una pianta originaria della Nuova Guinea e delle regioni indo malesi che venne introdotta in Europa dagli Arabi, prima in Spagna, intorno al 700 d.C. e poi in Sicilia, nel 900 d.C.. successivamente i Conquistadores spagnoli la diffusero in tutte le Indie occidentali dopo la scoperta delle Americhe.
La coltivazione di canna da zucchero era molto redditizia prima dell’inizio del XIX secolo in cui si è cominciato ad estrarre lo zucchero industrialmente anche dalle barbabietole da zucchero.
La storia della Canna da zucchero è ovviamente collegata a quella della barbabietola da zucchero e, insieme, all’utilizzo dello zucchero.
Infatti Greci e Romani conoscevano lo zucchero, importato dall’Oriente in piccole quantità, ed impiegato esclusivamente a scopi terapeutici. Furono gli Arabi che lo introdussero in Spagna e Sicilia e la sua parziale diffusione nella nostra penisola avvenne grazie alle Repubbliche Marinare. Raro e costoso, perché ricavato dalla canna da zucchero tipica dei climi tropicali, non entrò nell’uso quotidiano come dolcificante, ma fu trattato alla stregua di una spezia medicamentosa da vendersi nelle botteghe degli speziali.
Con l’accrescere della sua importazione, a Venezia molte famiglie si arricchirono a tal punto da essere chiamate “re dello zucchero”.
Si esigevano pedaggi per permetterne il passaggio attraverso i vari Paesi, tanto che un pane di zucchero poteva valere quanto un pane d’argento dello stesso peso.
Il “sale bianco” o “sale dolce” fu identificato a lungo come un elemento di potere e distinzione delle classi nobili, sia spolverato sulle pietanze per impreziosirle, sia modellato nei “trionfi” che adornavano le tavole dei banchetti. Lentamente, come risulta da ricettari del ‘300, lo zucchero entrò nella preparazione di molte vivande, accrescendo la composizione di dolci complessi, e contribuendo ad esaltare il sapore agro-dolce che tanto attirava l’uomo del tempo.
La scoperta dell’America, con i suoi ampi territori tropicali, suggerì agli Europei la possibilità di ottenere grandi profitti coltivando la canna da zucchero in Brasile e nelle isole delle Antille.
Cristoforo Colombo così scriveva nel 1494: “Di canne da zucchero non ne ho portate quante avrei voluto. Ho grande desiderio che ci sia abbondanza di esse. Qui c’è terreno per farne piantagioni…”.
Con la diffusione delle coltivazioni di “canna” anche nelle isole Atlantiche (Canarie e Azzorre), grazie a Spagnoli e Portoghesi, il costo del “sale dolce” divenne più accessibile, e la materia vide incrementare il suo impiego nella cucina delle classi elevate, facendo nascere sopratutto in Italia dolci ricchi e fantasiosi.
Dobbiamo aspettare il settecento perché il “sale dolce” cominci ad essere un prodotto consumato diffusamente, utilizzato anche in bevande alla “moda” come caffé e cioccolata.
Nell’Europa napoleonica questa “dolcezza” venne a mancare a causa del blocco continentale, e si provvide a sostituire lo zucchero di canna con lo zucchero di barbabietola, riscoprendo l’intuizione di Olivier De Serres che nel 1575 aveva ricavato il “sale bianco” dalle rosse barbabietole.
Per forti interessi protezionistici, lo zucchero di canna tornò a circolare liberamente nel nostro continente soltanto dopo il 1915.
Oggi, nei Paesi dove viene coltivata, è utilizzata principalmente per la produzione industriale di zucchero ma anche per l’utilizzo del sugo di pressione fresco (guarapo) e per la produzione di fermentati alcolici e distillati (rhum e altri liquori) e per la produzione di alcool per autotrazione.
Un sottoprodotto della lavorazione è costituito dalla bagassa un residuo di estrazione proveniente dalla lavorazione per frantumazione e spremitura della canna da zucchero, costituito dalla parte fibrosa e dalla scorza della canna. La bagassa si produce già nel primo ciclo di spremitura e frantumazione della canna, quello nel quale, a pressioni crescenti, si riesce a ottenere l’estrazione del 90% del saccarosio presente nella canna. Il residuo così prodotto viene sottoposto a un successivo ciclo di riutilizzo, dopo essere stato impregnato d’acqua, che completa l’estrazione del saccarosio, dando luogo a un residuo finale che costituisce circa il 25%-30% della canna lavorata.
Come sottoprodotto conosce vari usi: in passato, veniva anche utilizzato fresco, in zootecnia, come alimento per animali, secondo un uso non più in voga.
Un uso immediato, previa essiccazione, è quello che lo vede impiegato come combustibile, anche nelle stesse raffinerie dello zucchero di canna, che, in questo modo, possono diventare energeticamente autosufficienti.
Altri usi industriali lo vedono entrare come materia seconda in cicli produttivi per la produzione della carta, al pari di materiali di riciclo. La fibra viene anche usata nella produzione di pannelli truciolati destinati all’industria del mobile.
Insieme ad altri scarti agricoli, può essere utilizzato nella produzione del furfurale, un composto organico usato come solvente e come esaltatore organolettico nell’industria alimentare.
I dieci Paesi maggiori produttori di Canna da zucchero sono nell’ordine: Brasile, India, Cina, Thailandia, Pakistan, Messico, Colombia, Filippine, Australia e Argentina.

Modalità di Preparazione –
L’utilizzo della canna da zucchero, come visto spazia dagli impieghi alimentari a quelli industriali fino alla produzione di biocombustibili.
Anche il settore farmaceutico è ovviamente notevolmente coinvolto nell’utilizzo dello zucchero.
Nell’industria alimentare è molto usato nell’ambito della pasticceria, col nome di zucchero da cucina, può essere utilizzato a fine decorativo, nella forma di zucchero a velo (ottenuto se macinato ed eventualmente profumato). Lo zucchero trova altre applicazioni pratiche poco conosciute, ad esempio può fungere anche da buon smacchiatore, oltre che da cosmetico, se impiegato per uno scrub labiale. Inoltre, se inseriti nell’acqua in un vaso da fiori, due o tre cucchiaini di zucchero aiuteranno a mantenere i fiori più freschi. In caso di piccole lesioni o scottature, lo zucchero ha la capacità di prevenire le infezioni e combattere i batteri. Infine, se strofinato su mani macchiate dal grasso, lo zucchero unito a del sapone lo farà rapidamente sparire.
In definitiva, diciamo che sullo zucchero, sono tanti i tali i suoi impieghi che va scritto un trattato a parte.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





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Saccharum officinarum

Sugar cane (Saccharum officinarum L., 1753) is a tropical species of the Poaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, United Plantae, Magnoliophyta Division, Liliopsida Class, Poaceae Family, Panicoideae Subfamily, Andropogoneae Tribe and therefore to the Genus Saccharum and to the S. officinarum Species.

Etymology –
The term Saccharum comes from the Greek σάκχἄρ, -αρος sácchar, -aros sugar (from the Sanskrit sarkara, originally grains of sand. The specific epithet workshop rum derives from the genitive plural of medieval laboratory workshop: laboratories, for use in pharmaceutical, herbal medicine, liquor, perfumery and the like.

Geographical Distribution and Habitat –
The sugar cane is a plant native to Asia and especially to New Guinea and the Indomalese regions.
Currently it is cultivated in almost all the countries of Asia, of North, Central and South America, in Africa and Australia. In Europe, cultivation is limited to Spain, in the area between Malaga and Motril in Andalusia and in Portugal on the island of Madeira. In Italy it is not present, although its cultivation, due to the climatic conditions, would be possible in some areas of Sicily and Calabria.

Description –
Saccharum officinarum is a plant with bushy habit, typical of graminaceous plants, with jets that arise from the collar of the main plant. It has a long stem that at maturity can exceed even three meters in height, inside which is contained a sugary juicy tissue. This has a variable diameter from 3 to 5 centimeters, able to exceed even 10 kilos in weight. The color varies depending on the species and the variety and can take on yellow, violet, green or reddish shades.
It has lance-shaped leaves and inserted on the nodes with a sheath that embraces the stem for the entire length of an internode.
It has an inflorescence that is an apical and procombant spike that can reach quite large dimensions (90 cm).
The plant is perennial, with a cycle that goes from 7 to 8 years, which if cut, rejects from the collar.
It has cylindrical but not rhizomatous roots.

Cultivation –
The sugar cane is a plant of the areas with equatorial and tropical climate, so it can be cultivated in similar soil and climate environments.
It usually reproduces by cuttings and the transplantation of rooted cuttings, which is performed at the end of spring, must be followed by abundant irrigation.
Subsequently, in the months that follow, in the main stems and in the secondary sprouts there is the progressive accumulation of sugar in the sap. The sugar content reaches its maximum in the spring-summer period and is maintained throughout the harvesting period. Each plant, after having been cut, recoils and the stems that develop will be harvested the following summer.
The economic duration of a reed bed varies between 6 and 8 years.
For the harvest we proceed to the cutting of the canes at their base; these are deprived of the summit and then transported to the industries for processing.
The juice is extracted by means of horizontal cylinder mills which have the function of crushing and crushing the barrel, also acting as squeezers. The squeezed juice is collected in an underlying tank, to then be subjected to purification, to free it from non-sugary substances that prevent the crystallization of sugar, and subsequent concentration.
The raw sugar that is obtained has a color that goes from yellowish to brown and is consumed as it is or subjected to refining. The yield of the cane in raw sugar is on average 12-14%; the average yield of a reed bed is around 500-600 quintals per hectare of reeds.

Uses and Traditions –
Sugar cane is a plant native to New Guinea and the Indo-Malay regions that was introduced into Europe by the Arabs, first in Spain, around 700 AD. and then in Sicily, in 900 AD, afterwards the Spanish Conquistadores spread it throughout the West Indies after the discovery of the Americas.
Sugar cane cultivation was very profitable before the beginning of the nineteenth century when sugar was also industrially extracted from sugar beets.
The history of sugar cane is obviously related to that of sugar beet and, together with the use of sugar.
In fact Greeks and Romans knew sugar, imported from the East in small quantities, and used exclusively for therapeutic purposes. It was the Arabs who introduced it to Spain and Sicily and its partial diffusion in our peninsula came about thanks to the Maritime Republics. Rare and expensive, because it is made from sugar cane typical of tropical climates, it did not enter into everyday use as a sweetener, but was treated as a medicinal spice to be sold in apothecary shops.
With the increase of its importation, in Venice many families got rich to the point of being called “sugar king”.
Tolls were required to allow them to pass through various countries, so much so that a sugar bread could be worth as much as a silver bread of the same weight.
The “white salt” or “sweet salt” was long identified as an element of power and distinction of the noble classes, both dusted on dishes to embellish them, and modeled in the “triumphs” that adorned the banquet tables. Slowly, as shown in the recipe books of the ‘300, sugar entered the preparation of many foods, increasing the composition of complex sweets, and contributing to enhancing the sweet-sour taste that attracted the man of the time.
The discovery of America, with its vast tropical territories, suggested to Europeans the possibility of obtaining great profits by growing sugar cane in Brazil and the islands of the Antilles.
Christopher Columbus wrote in 1494: “I didn’t bring as many sugar cane as I wanted. I have a great desire that there be plenty of them. Here there is land to make plantations … “.
With the spread of “cane” crops also in the Atlantic islands (Canary and Azores), thanks to Spaniards and Portuguese, the cost of “sweet salt” became more accessible, and the matter saw its use increase in the kitchen of the upper classes, giving rise to rich and imaginative desserts especially in Italy.
We have to wait until the eighteenth century because the “sweet salt” began to be a widely consumed product, also used in “fashion” drinks such as coffee and chocolate.
In Napoleonic Europe this “sweetness” was lacking due to the continental block, and the cane sugar was replaced with beet sugar, rediscovering the intuition of Olivier De Serres who in 1575 had obtained the “white salt” from the red beets.
Due to strong protectionist interests, cane sugar circulated freely on our continent only after 1915.
Today, in the countries where it is grown, it is mainly used for the industrial production of sugar but also for the use of fresh pressure sauce (guarapo) and for the production of alcoholic and distilled fermented wines (rum and other liqueurs) and for the production of automotive alcohol.
A by-product of the processing consists of bagasse, an extraction residue from the crushing and pressing of the sugar cane, consisting of the fibrous part and the bark of the cane. The bagasse is already produced in the first cycle of squeezing and crushing the barrel, the one in which, at increasing pressures, it is possible to obtain the extraction of 90% of the sucrose present in the barrel. The residue thus produced is subjected to a subsequent re-use cycle, after having been impregnated with water, which completes the extraction of the sucrose, giving rise to a final residue which constitutes about 25% -30% of the processed cane.
As a by-product, it has various uses: in the past, it was also used fresh, in animal husbandry, as a food for animals, according to a use no longer in vogue.
An immediate use, after drying, is that which sees it used as a fuel, even in the same refiners of cane sugar, which, in this way, can become energy self-sufficient.
Other industrial uses see it enter as a second material in production cycles for the production of paper, like recycled materials. The fiber is also used in the production of chipboard for the furniture industry.
Together with other agricultural waste, it can be used in the production of furfural, an organic compound used as a solvent and as an organoleptic enhancer in the food industry.
The ten largest producing countries of sugar cane are in the order: Brazil, India, China, Thailand, Pakistan, Mexico, Colombia, Philippines, Australia and Argentina.

Preparation Mode –
The use of sugar cane, as seen, ranges from food to industrial uses up to the production of biofuels.
The pharmaceutical sector is also obviously heavily involved in the use of sugar.
In the food industry it is widely used in the field of pastry, with the name of cooking sugar, it can be used for decorative purposes, in the form of icing sugar (obtained if ground and possibly scented). Sugar finds other little-known practical applications, for example it can also act as a good stain remover, as well as a cosmetic, if used for a lip scrub. Also, if placed in water in a flower pot, two or three teaspoons of sugar will help keep the flowers fresher. In the case of small lesions or burns, sugar has the ability to prevent infections and fight bacteria. Finally, if rubbed on hands stained with grease, sugar combined with soap will quickly disappear.
Ultimately, we say that on sugar, there are so many of its uses that a separate treatise must be written.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attention: Pharmaceutical applications and food uses are indicated for informational purposes only, do not in any way represent a medical prescription; therefore no responsibility is assumed for their use for curative, aesthetic or food purposes.





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Saccharum officinarum

La caña de azúcar (Saccharum officinarum L., 1753) es una especie tropical de la familia Poaceae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, United Plantae, Magnoliophyta Division, Liliopsida Class, Poaceae Family, Panicoideae Subfamily, Andropogoneae Tribe y, por tanto, al género Saccharum y al S. officinarum Species.

Etimología –
El término Saccharum proviene del griego σάκχἄρ, -αρος sácchar, -aros sugar (del sánscrito sarkara, originalmente granos de arena. El epíteto específico taller ron se deriva del genitivo plural del laboratorio medieval taller: laboratorios, para uso en productos farmacéuticos, Hierbas medicinales, licores, perfumería y similares.

Distribución geográfica y hábitat –
La caña de azúcar es una planta originaria de Asia y especialmente de Nueva Guinea y las regiones indomalesas.
Actualmente se cultiva en casi todos los países de Asia, de América del Norte, Central y del Sur, en África y Australia. En Europa, el cultivo se limita a España, en el área entre Málaga y Motril en Andalucía y en Portugal en la isla de Madeira. En Italia no está presente, aunque su cultivo, debido a las condiciones climáticas, sería posible en algunas zonas de Sicilia y Calabria.

Descripción –
Saccharum officinarum es una planta con hábito espeso, típica de las plantas gramíneas, con chorros que surgen del collar de la planta principal. Tiene un tallo largo que en la madurez puede superar incluso los tres metros de altura, dentro del cual se encuentra un tejido azucarado y jugoso. Esto tiene un diámetro variable de 3 a 5 centímetros, capaz de superar incluso 10 kilos de peso. El color varía según la especie y la variedad, y puede adoptar tonos amarillos, violetas, verdes o rojizos.
Tiene hojas en forma de lanza y se inserta en los nodos con una vaina que abraza el tallo en toda la longitud de un entrenudo.
Tiene una inflorescencia que es una espiga apical y procombante que puede alcanzar dimensiones bastante grandes (90 cm).
La planta es perenne, con un ciclo que va de 7 a 8 años, que si se corta, rechaza el collar.
Tiene raíces cilíndricas pero no rizomatosas.

Cultivo –
La caña de azúcar es una planta de las áreas con clima ecuatorial y tropical, por lo que puede cultivarse en ambientes de suelo y clima similares.
Por lo general, se reproduce mediante esquejes y el trasplante de esquejes con raíces, que se realiza a fines de la primavera, debe ir seguido de abundante riego.
Posteriormente, en los meses siguientes, en los tallos principales y en los brotes secundarios, se produce la progresiva acumulación de azúcar en la savia. El contenido de azúcar alcanza su máximo en el período primavera-verano y se mantiene durante todo el período de cosecha. Cada planta, después de haber sido cortada, retrocede y los tallos que se desarrollan serán cosechados el siguiente verano.
La duración económica de un lecho de caña varía entre 6 y 8 años.
Para la cosecha se procede al corte de las cañas en su base; estos son privados de la parte superior y luego transportados a las industrias para su procesamiento.
El jugo se extrae por medio de molinos de cilindros horizontales que tienen la función de triturar y triturar el barril, actuando también como exprimidores. El jugo exprimido se recolecta en un tanque subyacente, para luego ser sometido a purificación, para liberarlo de sustancias no azucaradas que evitan la cristalización del azúcar y su posterior concentración.
El azúcar en bruto que se obtiene tiene un color que va del amarillento al marrón y se consume tal cual o se somete a refinación. El rendimiento de la caña en azúcar cruda es en promedio 12-14%; el rendimiento promedio de un lecho de caña es de alrededor de 500-600 quintales por hectárea de cañas.

Usos y Tradiciones –
La caña de azúcar es una planta originaria de Nueva Guinea y de las regiones indo-malayas que los árabes introdujeron en Europa, primero en España, alrededor del 700 dC. y luego en Sicilia, en el año 900 dC, luego los conquistadores españoles lo extendieron por las Indias Occidentales después del descubrimiento de las Américas.
El cultivo de la caña de azúcar era muy rentable antes de principios del siglo XIX, cuando el azúcar también se extraía industrialmente de la remolacha azucarera.
La historia de la caña de azúcar está obviamente relacionada con la de la remolacha azucarera y, junto con el uso del azúcar.
De hecho, los griegos y los romanos sabían el azúcar, importada del este en pequeñas cantidades y utilizada exclusivamente para fines terapéuticos. Fueron los árabes quienes lo introdujeron en España y Sicilia, y su difusión parcial en nuestra península se produjo gracias a las Repúblicas Marítimas. Raro y costoso, debido a que está hecho de caña de azúcar típica de los climas tropicales, no entró en uso cotidiano como edulcorante, sino que se trató como una especia medicinal para ser vendida en tiendas de boticario.
Con el aumento de su importación, en Venecia muchas familias se enriquecieron hasta el punto de ser llamadas “rey del azúcar”.
Los peajes debían permitirles pasar a través de varios países, tanto que un pan de azúcar podía valer tanto como un pan de plata del mismo peso.
La “sal blanca” o “sal dulce” fue identificada durante mucho tiempo como un elemento de poder y distinción de las clases nobles, ambas espolvoreadas en platos para adornarlos, y modeladas en los “triunfos” que adornaban las mesas de banquetes. Poco a poco, como se muestra en los libros de recetas del ‘300, el azúcar entró en la preparación de muchos alimentos, aumentando la composición de los dulces complejos y contribuyendo a mejorar el sabor agridulce que atrajo al hombre de la época.
El descubrimiento de América, con sus vastos territorios tropicales, sugirió a los europeos la posibilidad de obtener grandes beneficios cultivando caña de azúcar en Brasil y en las islas de las Antillas.
Cristóbal Colón escribió en 1494: “No traje toda la caña de azúcar que quería. Tengo un gran deseo de que haya muchos de ellos. Aquí hay tierra para hacer plantaciones … “.
Con la propagación de cultivos de “caña” también en las islas del Atlántico (Canarias y Azores), gracias a los españoles y portugueses, el costo de la “sal dulce” se hizo más accesible, y la cuestión vio su uso en la cocina de las clases superiores, dando lugar a postres ricos e imaginativos especialmente en Italia.
Tenemos que esperar hasta el siglo dieciocho porque la “sal dulce” comenzó a ser un producto ampliamente consumido, también utilizado en bebidas “de moda” como el café y el chocolate.
En la Europa napoleónica faltaba esta “dulzura” debido al bloque continental, y el azúcar de caña fue reemplazado por azúcar de remolacha, redescubriendo la intuición de Olivier De Serres, quien en 1575 obtuvo la “sal blanca”. De las remolachas rojas.
Debido a los fuertes intereses proteccionistas, el azúcar de caña circuló libremente en nuestro continente solo después de 1915.
Hoy en día, en los países donde se cultiva, se utiliza principalmente para la producción industrial de azúcar, pero también para el uso de salsa de presión fresca (guarapo) y para la producción de vinos fermentados alcohólicos y destilados (ron y otros licores) y para la producción. de alcohol automotriz.
Un subproducto del procesamiento consiste en bagazo, un residuo de extracción del aplastamiento y prensado de la caña de azúcar, que consiste en la parte fibrosa y la corteza de la caña. El bagazo ya se produce en el primer ciclo de compresión y trituración del barril, en el que, a presiones crecientes, es posible obtener la extracción del 90% de la sacarosa presente en el barril. El residuo producido de este modo se somete a un ciclo de reutilización posterior, después de haber sido impregnado con agua, que completa la extracción de la sacarosa, dando lugar a un residuo final que constituye aproximadamente el 25% -30% de la caña procesada.
Como subproducto, tiene varios usos: en el pasado, también se usaba fresco, en la cría de animales, como alimento para animales, de acuerdo con un uso que ya no está en boga.
Un uso inmediato, después del secado, es aquel que lo utiliza como combustible, incluso en los mismos refinadores de azúcar de caña, que de esta manera pueden convertirse en energía autosuficiente.
Otros usos industriales lo ven como un segundo material en los ciclos de producción para la producción de papel, como los materiales reciclados. La fibra también se utiliza en la producción de aglomerado para la industria del mueble.
Junto con otros residuos agrícolas, se puede utilizar en la producción de furfural, un compuesto orgánico utilizado como disolvente y como potenciador organoléptico en la industria alimentaria.
Los diez mayores países productores de caña de azúcar están en el orden: Brasil, India, China, Tailandia, Pakistán, México, Colombia, Filipinas, Australia y Argentina.

Modo de preparación –
El uso de la caña de azúcar, como se ve, va desde los alimentos hasta los usos industriales hasta la producción de biocombustibles.
El sector farmacéutico también está obviamente muy involucrado en el uso del azúcar.
En la industria alimentaria, se utiliza ampliamente en el campo de la pastelería, con el nombre de azúcar para cocinar, se puede usar con fines decorativos, en forma de azúcar en polvo (obtenido si se muele y posiblemente con aroma). El azúcar encuentra otras aplicaciones prácticas poco conocidas, por ejemplo, también puede actuar como un buen quitamanchas, así como un cosmético, si se usa para un exfoliante de labios. Además, si se coloca en agua en una maceta, dos o tres cucharaditas de azúcar ayudarán a mantener las flores más frescas. En el caso de pequeñas lesiones o quemaduras, el azúcar tiene la capacidad de prevenir infecciones y combatir las bacterias. Finalmente, si se frota en las manos manchadas con grasa, el azúcar combinado con el jabón desaparecerá rápidamente.
En última instancia, decimos que sobre el azúcar, hay tantos de sus usos que se debe escribir un tratado separado.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Atención: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimentarios están indicados solo con fines informativos, no representan en modo alguno una receta médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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