Come coltivare il Platano

Come coltivare il Platano

I Platani (Platanus L., 1753) sono alberi monumentali particolarmente adatti come piante ornamentali per viali, parchi e giardini di notevoli dimensioni, nonché per l’arredo urbano grazie alla notevole resistenza allo smog delle metropoli. Al genere appartengono alcune specie le cui più conosciute ed utilizzate sono il platano occidentale o platano americano (Platanus occidentalis L.) ed il platano orientale (Platanus orientalis L.).
In questa scheda vedremo come coltivare il Platano, seguendo le tecniche agronomiche più idonee e gli accorgimenti più opportuni.
Si tratta comunque di piante molto diffuse in Italia in particolare nei luoghi pianeggianti fino alle prime zone di collina. Si tratta di piante molto longeve, potendo arrivare fino a 250 anni di età e ad altezze di 30 metri, con chioma tondeggiante a portamento colonnare.
La sua corteccia è assai decorativa: è friabile e si espande in chiazze. Ha colore verde o grigio e ha placche di grandi dimensioni che tendono a distaccarsi col tempo. Le sue parti brune quando cadono lasciano scoperte una superficie con colore giallognolo o verde pallido.
La propagazione del platano può avvenire anche per seme. In questo caso questa va fatta nel periodo primaverile, introno ad aprile. Si possono preparare dei piccoli semenzai o piccoli vasi con un substrato formato da una parte di sabbia e due parti di terriccio per piante da giardino.
Per via della bassa germinabilità bisogna utilizzare un numero notevole di semi per poter ottenere un numero di piantine poi da far crescere e coltivare. In seguito si effettua il trapianto e si procede alla cultura. Due o tre anni dopo è il momento della sua definitiva messa a dimora.
Chiaramente con la semina la velocità di formazione delle piantine sarà più lento, cosa che può essere velocizzata partendo da talee che, tra l’altro, assicurano una perfetta omogeneità genetica della pianta madre.

Le talee vanno prelevate nel mese di ottobre, devono avere una lunghezza di almeno trenta centimetri da alcuni rami d’annata. Le talee vanno poi messe all’interno di un cassone freddo e trasferite a distanza di un anno in vivaio dove vengono coltivate per il tempo di due o tre anni prima di impiantarle definitivamente.
Per quanto riguarda il terreno dove impiantare un platano è bene che questo sia profondo, calcareo o argilloso, e ben dotato di sostanza organica.
Prima dell’impianto è bene scavare una buca di dimensione di 40 cm in cubo all’interno della quale apportare un buon quantitativo di sostanza organica.
Ricordiamo che il platano predilige le posizioni a lungo soleggiate, ma sopporta senza eccessive difficoltà sbalzi di temperatura anche forti, dunque sia rigidi freddi invernali sia importanti caldi estivi. È inoltre una pianta molto tollerante nei confronti di smog o altri elementi negativi che si trovano in città.
Per quanto riguarda gli interventi di potatura, il platano presenta grande tolleranza nei confronti anche di trattamenti drastici, che hanno obiettivo di ridurre la sua altezza e la sua espansione e non richiede potature regolari.

Comunque i trattamenti drastici sono sempre da evitare perché possono generare squilibri vegetativi e strutturali alle piante, soprattutto quando questo sono già adulte e formate.
Diventa comunque importante collocare la pianta in un’area alquanto ampia in quanto bisogna programmare il suo sviluppo in modo che a maturità ci sia un equilibrio tra la sua chioma e l’ambiente circostante.
Per quanto riguarda le avversità ricordiamo che tra i nemici più comuni per il platano troviamo lepidotteri come il bombice, che danneggia il lembo fogliare, la bucefala, anch’essa dannosa per le foglie, e il rodilegno che si incunea nei rami e nei tronchi scavando fastidiose gallerie, che possono anche indebolire la struttura dell’albero.
Altri attacchi possono verificarsi a carico delle foglie a causa di acari come il ragno rosso ed il ragno giallo. Tra i funghi il più pericoloso è certamente il Ceratocytis fimbriata che causa il cosiddetto “cancro colorato del platano,” provocando letali disseccamenti delle foglie degli alberi e dell’intera chioma. Se, sfortunatamente si dovesse verificare questa condizione l’unica soluzione è l’abbattimento dell’albero e la distruzione d i tutto il materiale di risulta dell’albero, per evitare la diffusione dell’infestazione.

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