Lycoperdon pyriforme

Lycoperdon pyriforme

Il Lycoperdon pyriforme (Lycoperdon pyriforme Schaeff., 1774) è una vescia appartenente alla famiglia delle Agaricaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Fungi, Divisione Basidiomycota, Sottodivisione Agaricomycotina, Classe Agaricomycetes, Sottoclasse Agaricomycetes, Ordine Agaricales, Famiglia Agaricaceae e quindi al Genere Lycoperdon ed alla Specie L. pyriforme.
Sono sinonimi i termini: Utraria pyriformis (Schaeff.) e Morganella pyriformis (Schaeff. : Pers.) Kreisel & D. Krüger 2003.

Etimologia –
Il termine Lycoperdon proviene dal greco λύκος lýcos lupo e da πέρδον perdon peto, loffa: loffa di lupo, per la particolarità del fungo di emettere a maturità, se colpito o schiacciato, silenziosi sbuffi di spore. L’epiteto sepcifico pyriforme (forma ortograficamente scorretta, ma valida) deriva da pirum, pera e da forma aspetto: piriforme, con riferimento alle ascospore.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Questa vescia è un fungo saprotrofo che cresce sui tronchi in decomposizione, o nei pressi di tronchi, sia di latifoglia che di conifera, nel periodo tra l’estate e l’autunno, in gruppi o file. È una specie che può crescere in vicinanza di esemplari del congenere Lycoperdon perlatum.

Riconoscimento –
Il Lycoperdon pyriforme si riconosce per il carpoforo con la caratteristica forma a pera rovesciata, l’habitat lignicolo, l’esoperidio farinoso-granuloso, la presenza alla base del micelio rizomorfo biancastro, la crescita cespitosa. La superficie esterna (esoperidio) è ricoperta da minute verruche farinose o aculei, di colore beige chiaro, poi brunoscuro; la superficie interna (endoperidio), è di colore crema, liscia, a maturità sulla sommità si apre un foro dal quale si disperderanno le spore. All’interno del carpoforo vi è la gleba, dapprima bianca compatta, poi bruno-olivastra ed infine brunastra, la subgleba, invece, anche a maturità rimane sempre biancastra. La parte inferiore è costituita da un breve stipite munito alla base di cordoni miceliari biancastri.
Al microscopio si notano delle spore 2,6-3,8(4,2) × 2,7-3,8(4,0) µm, Qm 1,0, globose, lisce, a parete spessa; da esemplari immaturi. I basidi sono clavati con lunghi sterigmi, tetrasporici. Il capillizio di 3-5 µm di diametro, di colore marrone, tabacco, ramificato, con parete spessa, senza setti, con qualche tubercolo.

Coltivazione –
Il Lycoperdon pyriforme non è un fingo coltivato.

Usi e Tradizioni –
Questa vescia è di discreta commestibilità da giovane quando la gleba è bianca e soda. A maturità la carne emana un odore sgradevole di gas metano.
Nel suo riconoscimento può essere confuso con Lycoperdon perlatum (commestibile se la gleba è bianca), per lo più quando si tratta di esemplari vetusti. Possibile confuzione anche con Scleroderma citrinum (velenoso).
Si ricorda che la parte polverulenta della gleba può dar luogo a disturbi di tipo allergico. Infatti una inalazione di spore del genere Lycoperdon può condurre ad una bronchioalveolite acuta detta “lycoperdonosi”.

Modalità di Preparazione –
Vescia di discreta commestibilità che può essere consumata e preparata come altre vesce edibili.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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