Pinus wallichiana

Pinus wallichiana

Il Pino di Wallich o pino himalayano o, ancora, pino dell’Himalaya (Pinus wallichiana A.B.Jacks.) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Pinaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Pinophyta, Classe Pinopsida, Ordine Pinales, Famiglia Pinaceae e quindi al Genere Pinus, al Sottogenere Strobus ed alla Specie P. wallichiana.
Sono sinonimi i termini: Pinus griffithii e Pinus excelsa.

Etimologia –
Il termine Pinus proviene dal nome latino del pino, connesso con il sanscrito pítu resinoso, citato da Plinio, Virgilio e altri. L’epiteto specifico wallichiana è in onore del botanico danese Nathaniel Wallich (1786-1854) che operò per molti anni in India, nella zona di Calcutta dove fu sovrintendente del Giardino Botanico, in Nepal, Birmania e Malesia; il suo nome originale era Nathan ben Wulff figlio di Wulff ben Wallich.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il pino dell’Himalaya è originario dell’Himalaya ed il suo habitat è tipico delle alte quote, fino a 4500 m/slm, dell’ Himalaya, del Karakorum, dell’Afghanistan e, attraverso il nord del Pakistan e dell’India, fino allo Yunnan. È stato introdotto in Europa nel 1823, proveniente dal Nepal.

Descrizione –
Il Pinus wallichiana è un albero che può svilupparsi fino a 50 metri di altezza, con chioma triangolare, non molto densa, di colore verde-grigio argentato. Il tronco è diritto con scorza grigio lucente da giovane, quindi opaca e fessurata. Le foglie sono degli aghi, lunghi 15-25 cm e penduli, raccolti in fascetti di 5 guainati alla base, di colore verde con sfumature bianco-grigiastre e glauche. I giovani rami sono lisci e di colore grigio-verde o glauco. I coni maschili sono ovoidali, di colore giallastro, riuniti in spighe che liberano il polline nel periodo di giugno; i coni femminili sono verde-glauco, cilindrici, sorretti da un lungo peduncolo, lunghi a maturazione fino a 30 cm bruno chiaro, penduli e ricurvi, molto resinosi; le pigne hanno squame con grande apofisi solcata e terminante in umbone ottuso.

Coltivazione –
Il Pinus wallichiana è una pianta che predilige terreni freschi, umidi, profondi, in posizioni soleggiate e si adatta bene ai climi miti ed è abbastanza diffuso in tutta Italia come albero ornamentale in parchi e giardini, inclusi quelli di molte ville storiche romane. Per la sua coltivazione si ricorda di piantarla nel periodo tra ottobre e marzo avendo cura di irrigare regolarmente la pianta soprattutto nei primi anni di vita, lasciando asciugare il terreno tra una irrigazione e l’altra. È una pianta, che per le sue origini, ha un buon grado di resistenza al freddo. Inoltre questa pianta non deve essere potata, perché altrimenti risentirebbe di danni permanenti. La presenza di funghi e le radici marce sono segnali che indicano il ristagno d’acqua; per evitare ciò, si consiglia di provvedere ad un buon drenaggio.

Usi e Tradizioni –
Il Pinus wallichiana , nei luoghi di origine, rappresenta una delle specie forestali più importanti per l’economia locale, in quanto il suo legno, che è duro e resistente, viene utilizzato nell’edilizia e nella produzione di casse per il trasporto del tè. Dalle radici di questo pino veniva estratto un olio, utilizzato in Oriente come repellente contro gli insetti nocivi viventi nelle risaie.
Attualmente è diffuso in Europa a scopo ornamentale e paesaggistico poiché è un albero adatto a vivere anche come individui isolati. Viene apprezzata come pianta ornamentale per il suo portamento elegante favorito dai lunghi aghi ricadenti ed è stata impiegata anche in rimboschimenti.

Modalità di Preparazione –
Il pino dell’Himalaya non altri particolari utilizzi di natura alimentare o terapeutici.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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