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Ziziphus jujuba

Il giuggiolo (Ziziphus jujuba Mill.) è una specie arborea da frutto appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Rhamnales, Famiglia Rhamnaceae e quindi al Genere Ziziphus ed alla Specie Z. jujuba.

Etimologia –
Il termine zíziphus lo troviamo come ziziphum in Plinio, Clumella & al., proveniente dal greco ζιζυφον zízyphon: probabilmente riferito a Ziziphus lotus, pianta menzionata in numerosi testi antichi e alla base del celebre mito dei lotofagi ricordato nell’Odissea. L’epiteto specifico jujuba è invece la forma latinizzata del nome arabo del giuggiolo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Ziziphus jujuba è una specie presente allo stato spontaneo in Asia centrale e nella regione del Caucaso. Fuori da questo areale il giuggiolo, anche se naturalizzato, proviene da piante coltivate anche come presenza residua. La sua origine sembrerebbe invece da allocare tra l’Africa settentrionale e della Siria, e che sia stato successivamente esportato in Cina e in India, dove la sua coltivazione è in atto da oltre 4000 anni.

Descrizione –
Il Ziziphus jujuba è una specie arborea latifoglia caducifoglia che, in condizioni naturali può assumere il portamento di albero ed a volte quello di arbusto; la pianta può arrivare allo stato naturale ad 8-12 metri. Le foglie sono arrotondate, di colore verde chiaro e brillante. Ha un apparato radicale molto profondo ed ha tronco e rami molto articolati e contorti, con corteccia che si sfalda; i rami sono ricoperti di spine. I fiori sono numerosi, di piccole dimensioni e con colorazione bianco verdastra; la fioritura è tra giugno ed agosto mentre i frutti maturano tra settembre e ottobre e sono delle drupe con un unico seme della grandezza di un’oliva, con esocarpo di colore dal rosso porpora al bruno ed endocarpo giallastro.

Coltivazione –
Il giuggiolo è un albero è in grado di sopravvivere ad inverni freddi, con temperature fino a −15 °C e non ha particolari esigenze di terreno. Si tratta di una specie con crescita molto lenta ma anche molto longeva. In Giappone e Cina, dove il giuggiolo è più coltivato, sono presenti numerose varietà che differiscono per forma e dimensione del frutto. Per la tecnica di coltivazione puoi consultare la presente scheda.

Usi e Tradizioni –
Il giuggiolo fu importato dai romani che lo chiamarono ziziphum (dal greco ζίζυφον, zízyphon) ma fu poi diffuso soprattutto dai veneziani, che lo importarono direttamente dall’oriente e lo diffusero dapprima in Dalmazia e poi sulle isole della laguna sulla terraferma e sui Colli Euganei.
In passato era usato, in alcune regioni italiane, per fare siepi difensive nei confini degli appezzamenti, soprattutto per la presenza della fitta rete di rami minuti di spine. Sovente viene utilizzato come pianta ornamentale. Nel Veneto, sui Colli Euganei, esiste una coltivazione più intensiva che si è affermata negli ultimi anni. Il Ziziphus jujuba è una pianta mellifera molto visitata dalle api; ma è difficile produrre il miele monofloreale per la presenza sporadica della pianta.
È probabile che il loto di cui parla Omero sia proprio lo Zizyphus lotus, un giuggiolo selvatico, e che l’incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo. Per gli antichi Romani invece il giuggiolo doveva essere il simbolo del silenzio e, per questo motivo, adornava i templi della dea Prudenza.
Nei tempi antichi veniva piantato in alcune regioni adiacente alla casa, perché siriteneva che fosse una pianta portafortuna.
Erodoto riporta che, le giuggiole potevano essere usate, dopo fermentazione, per produrre un vino, le cui più antiche preparazioni risalgono a Egizi e Fenici.
Nel giuggiolo è presente la zizifina che è un glucoside triterpenico che sopprime nell’uomo la percezione del sapore dolce.
Le giuggiole non ancora mature hanno un sapore simile a quello delle mele, sono ricche di vitamina C e con la maturazione il sapore diviene più simile a quello di un dattero. Il nocciolo del frutto, simile a quello di un’oliva, nella cucina persiana viene chiamato annab.
Collegato al frutto del giuggiolo esiste una famosa espressione: “andare in brodo di giuggiole”. Questo modo di dire ha un’origine molto antica, citata già nel ‘600 nel primo dizionario di lingua italiana, ma pochi sanno che cos’è il “brodo di giuggiole” e la maggior parte delle persone non hanno mai avuto occasione di assaggiare il frutto della giuggiola.
L’antico detto, di origine incerta, è tuttora diffusamente utilizzato per indicare uno stato d’animo di grande soddisfazione e godimento. “Andare in brodo di giuggiole” è un’espressione figurata che significa “andare in solluchero, uscire quasi di sé dalla contentezza” e la sua origine è un’alterazione dell’espressione di provenienza toscana “andare in brodo (o broda) di succiole”. L’uso di questa espressione originaria compare nella prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), dove viene menzionata due volte: alla voce ‘succiare’, con un esempio tratto dal “Morgante” di Luigi Pulci, e alla voce castagna, dove per ‘succiola’ si intende la castagna cotta nell’acqua con la sua scorza.
La trasformazione da “brodo di succiole” a “brodo di giuggiole”, cioè i frutti della pianta del giuggiolo, si ipotizza sia avvenuto a causa della diffusione che questi ebbero sia in medicina, dove trovarono un utile applicazione sotto forma di decotti contro la tosse e altre malattie delle vie respiratorie, sia in cucina, per la preparazione di prelibate marmellate e confetture, prendendo quindi il posto delle “succiole”, ovvero delle castagne lessate.
Dunque, lo stato di contentezza a cui fanno riferimento i due proverbiali detti “andare in brodo di giuggiole” e “andare in broda di succiole” si collegano entrambi alla bontà dei frutti menzionati.

Modalità di Preparazione –
Le giuggiole possono essere consumate come la normale frutta, sia nella forma ancora non matura che come frutta matura molto dolce. Noto è il “Brodo di Giuggiole” un infuso di giuggiole e frutti autunnali, come uva Moscato, le cotogne, scorze di limone, uva e melograni. Pare che questa ricetta derivi da una preparazione in voga presso i Gonzaga nel Rinascimento, i quali erano soliti deliziare gli ospiti con un liquore a base di questi frutti.
Le giuggiole comunque possono essere utilizzate per la preparazione di marmellate, confetture, per aromatizzare grappe e liquori o conservate sotto spirito.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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Ziziphus jujuba

The jujube (Ziziphus jujuba Mill.) Is a fruit tree species belonging to the Rhamnaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Kingdom Plantae, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Order Rhamnales, Family Rhamnaceae and therefore to the Genus Ziziphus and to the Species Z. jujuba.

Etymology –
The term zíziphus we find it as ziziphum in Pliny, Clumella & al., From the Greek ζιζυφον zízyphon: probably referring to Ziziphus lotus, a plant mentioned in numerous ancient texts and at the base of the famous myth of the lotophagus mentioned in the Odyssey. The specific epithet jujuba is instead the Latinized form of the Arabic name of the jujube.

Geographic Distribution and Habitat –
Ziziphus jujuba is a naturally occurring species in central Asia and the Caucasus region. Outside this area the jujube, even if natural, comes from plants grown also as a residual presence. Its origin would seem to be allocated between North Africa and Syria, and that it was subsequently exported to China and India, where its cultivation has been going on for over 4000 years.

Description –
The Ziziphus jujuba is a deciduous deciduous tree species that, under natural conditions, can take the shape of a tree and sometimes that of a shrub; the plant can reach the natural state at 8-12 meters. The leaves are rounded, light green and bright. It has a very deep root system and has a very articulated and twisted trunk and branches, with a flaking bark; the branches are covered with thorns. The flowers are numerous, small in size and with a greenish white color; the flowering is between June and August while the fruits ripen between September and October and are drupes with a single seed of the size of an olive, with red to brown colored exocarp and yellowish endocarp.

Cultivation –
The jujube is a tree is able to survive cold winters, with temperatures up to -15 ° C and does not have particular needs of soil. It is a species with very slow but also very long-growing growth. In Japan and China, where the jujube is more cultivated, there are many varieties that differ in shape and size of the fruit. For the cultivation technique you can consult the present sheet.

Uses and Traditions –
The jujube was imported by the Romans who called it ziziphum (from the Greek ζίζυφον, zízyphon). but it was then spread mainly by the Venetians, who imported it directly from the east and spread it first in Dalmatia and then on the islands of the lagoon on the mainland and on the Euganean Hills.
In the past it was used, in some Italian regions, to make defensive hedges in the borders of the plots, especially for the presence of the dense network of minute branches of thorns. It is often used as an ornamental plant. In Veneto, on the Euganean Hills, there is a more intensive cultivation that has been established in recent years. Ziziphus jujuba is a mellifera plant much visited by bees; but it is difficult to produce monofloral honey due to the sporadic presence of the plant.
It is probable that the lotus of which Homer speaks is precisely the Zizyphus lotus, a wild jujube, and that the enchantment of the Lotophages was not caused by narcotics but only by the alcoholic drink that can be prepared with the fruits of the jujube. For the ancient Romans instead the jujube was to be the symbol of silence and, for this reason, adorned the temples of the goddess Prudenza.
In ancient times it was planted in some regions adjacent to the house, because it claimed it was a lucky plant.
Herodotus reports that the jujube could be used, after fermentation, to produce a wine, whose oldest preparations date back to Egyptians and Phoenicians.
In jujube is zizifin which is a triterpenic glucoside that suppresses the perception of sweet taste in humans.
Jujubes not yet ripe have a taste similar to that of apples, are rich in vitamin C and with maturation the flavor becomes more similar to that of a date. The core of the fruit, similar to that of an olive, in Persian cuisine is called annab.
Connected to the fruit of the jujube there is a famous expression: “go to the broth of jujube”. This way of saying has a very ancient origin, already mentioned in the seventeenth century in the first Italian language dictionary, but few know what “jujube broth” is and most people have never had the opportunity to taste the fruit of the jujube.
The ancient saying, of uncertain origin, is still widely used to indicate a mood of great satisfaction and enjoyment. “Going into the jujube soup” is a figurative expression that means “going to solluchero, coming out of oneself almost from contentment” and its origin is an alteration of the expression of Tuscan origin “go to broth (or broth) of suckles “. The use of this original expression appears in the first edition of the Vocabulary of the Academics of the Crusca (1612), where it is mentioned twice: under the heading ‘succiare’, with an example taken from the “Morgante” by Luigi Pulci, and in the voice chestnut, where ‘succeola’ means the chestnut cooked in water with its peel.
The transformation from “broth of suckers” to “broth of jujube”, that is the fruits of the jujube plant, is hypothesized to have occurred due to the spread that these had both in medicine, where they found a useful application in the form of cough decoctions and other diseases of the respiratory tract, both in the kitchen, for the preparation of delicious jams and jams, thus taking the place of the “succiole”, or boiled chestnuts.
Therefore, the state of contentment to which the two proverbial words “go in jujube broth” and “go in suction broda” refer both to the goodness of the fruits mentioned.

Preparation Mode –
Jujube can be consumed like normal fruit, both in its still unripe form and as a very sweet ripe fruit. Noto is the “Brodo di Giuggiole” an infusion of jujubes and autumn fruits, such as Moscato grapes, quinces, lemon peel, grapes and pomegranates. It seems that this recipe derives from a preparation in vogue at the Gonzaga in the Renaissance, which used to delight guests with a liqueur based on these fruits.
Jujube, however, can be used for the preparation of jams, jams, to flavor grappa and liqueurs or preserved in spirit.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experience with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only and do not in any way represent a medical prescription; there is therefore no liability for their use for curative, aesthetic or food purposes.




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Ziziphus jujuba

El Jujube (Ziziphus jujuba Mill.) Es una especie de árbol frutal perteneciente a la familia Rhamnaceae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Reino Plantae, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Orden Rhamnales, Familia Rhamnaceae y por lo tanto al Género Ziziphus y a la Especie Z. jujuba.

Etimología –
El término zíziphus lo encontramos como ziziphum en Plinio, Clumella & al., Del griego ζιζυφον zízyphon: probablemente se refiera a Ziziphus lotus, una planta mencionada en numerosos textos antiguos y en la base del famoso mito del lotophagus mencionado en la Odisea. El epíteto específico jujuba es, en cambio, la forma latinizada del nombre árabe del jujube.

Distribución geográfica y hábitat –
Ziziphus jujuba es una especie natural en Asia central y la región del Cáucaso. Fuera de esta área, el azufaifo, aunque sea natural, proviene de plantas cultivadas también como presencia residual. Parecería que su origen se distribuye entre el norte de África y Siria, y que posteriormente se exportó a China e India, donde su cultivo se lleva a cabo durante más de 4000 años.

Descripción –
El ziziphus jujuba es una especie de árbol de hoja caduca que, en condiciones naturales, puede tomar la forma de un árbol y, a veces, la de un arbusto; La planta puede alcanzar el estado natural a 8-12 metros. Las hojas son redondeadas, de color verde claro y brillantes. Tiene un sistema radicular muy profundo y un tronco y ramas muy articulados y retorcidos, con una corteza que se descama. Las ramas están cubiertas de espinas. Las flores son numerosas, pequeñas y de color blanco verdoso; La floración es entre junio y agosto, mientras que los frutos maduran entre septiembre y octubre y son drupas con una sola semilla del tamaño de una aceituna, con exocarpio de color rojo a marrón y endocarpio amarillento.

Cultivo –
El Jujube es un árbol capaz de sobrevivir los inviernos fríos, con temperaturas de hasta -15 ° C y no tiene necesidades particulares de suelo. Es una especie con un crecimiento muy lento pero también muy largo. En Japón y China, donde el jujube es más cultivado, hay muchas variedades que difieren en la forma y el tamaño de la fruta. Para la técnica de cultivo puede consultar la presente hoja.

Usos y tradiciones –
El jujube fue importado por los romanos que lo llamaron ziziphum (del griego ζίζυφον, zízyphon). pero luego se propagó principalmente por los venecianos, que lo importaron directamente desde el este y lo difundieron primero en Dalmacia y luego en las islas de la laguna en el continente y en las colinas Euganeas.
En el pasado se usaba, en algunas regiones italianas, para hacer setos defensivos en las fronteras de las parcelas, especialmente por la presencia de la densa red de ramas diminutas de espinas. A menudo se utiliza como planta ornamental. En el Véneto, en las colinas Euganeas, hay un cultivo más intensivo que se ha establecido en los últimos años. Ziziphus jujuba es una planta mellifera muy visitada por las abejas; pero es difícil producir miel monofloral debido a la presencia esporádica de la planta.
Es probable que el loto del que habla Homero sea precisamente el Zizyphus lotus, un azufaifo salvaje, y que el encantamiento de los Lotófagos no fuera causado por narcóticos, sino solo por la bebida alcohólica que se puede preparar con los frutos del azufaifo. Para los antiguos romanos, en cambio, el azufaifo debía ser el símbolo del silencio y, por este motivo, adornaban los templos de la diosa Prudenza.
En la antigüedad, se plantaba en algunas regiones adyacentes a la casa, porque afirmaba que era una planta afortunada.
Heródoto informa que el azufaifo podría usarse, después de la fermentación, para producir un vino, cuyas preparaciones más antiguas se remontan a egipcios y fenicios.
En jujube es zizifin que es un glucósido triterpénico que suprime la percepción del sabor dulce en los seres humanos.
Los jujubas aún no maduros tienen un sabor similar al de las manzanas, son ricos en vitamina C y con la maduración el sabor se vuelve más similar al de una fecha. El núcleo de la fruta, similar al de una aceituna, en la cocina persa se llama annab.
Vinculado al fruto de la azufaifa hay una expresión famosa: “ir al caldo de la azufaifa”. Esta forma de decir tiene un origen muy antiguo, ya mencionado en el siglo XVII en el primer diccionario de lengua italiana, pero pocos saben qué es el “caldo de azufaifo” y la mayoría de las personas nunca han tenido la oportunidad de probar el Fruto de la azufaifa.
El antiguo dicho, de origen incierto, todavía se usa ampliamente para indicar un estado de gran satisfacción y disfrute. “Entrar en la sopa de azufaifa” es una expresión figurativa que significa “ir al solluchero, salir de uno mismo casi de la satisfacción” y su origen es una alteración de la expresión de origen toscano “ir al caldo (o caldo) de las succiones “. El uso de esta expresión original aparece en la primera edición del Vocabulary of the Academics of the Crusca (1612), donde se menciona dos veces: bajo el título ‘succiare’, con un ejemplo tomado del “Morgante” por Luigi Pulci, y en la voz castaña, donde ‘succeola’ significa la castaña cocida en agua con su cáscara.
Se supone que la transformación de “caldo de retoños” a “caldo de azufaifa”, que son los frutos de la planta de azufaifa, se produjo debido a la propagación que ambos tenían en la medicina, donde encontraron una aplicación útil en forma de decocciones para la tos. y otras enfermedades del tracto respiratorio, tanto en la cocina, para la preparación de deliciosas mermeladas y mermeladas, tomando así el lugar de la “succiole”, o castañas hervidas.
Por lo tanto, el estado de satisfacción al que las dos palabras proverbiales “van en caldo de azufaifa” y “van en succión broda” se refieren a la bondad de los frutos mencionados.

Modo de preparación –
El Jujube se puede consumir como una fruta normal, tanto en su forma inmadura como en una fruta madura muy dulce. Noto es el “Brodo di Giuggiole”, una infusión de jujubes y frutas de otoño, como uvas Moscato, membrillos, cáscara de limón, uvas y granadas. Parece que esta receta se deriva de una preparación en boga en el Gonzaga en el Renacimiento, que solía deleitar a los huéspedes con un licor a base de estas frutas.
Sin embargo, el azufaifo se puede usar para la preparación de mermeladas, mermeladas, para condimentar grappa y licores o conservarse en el espíritu.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejo y experiencia con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y usos alimurgici se indican a título indicativo, no representan en modo alguno una prescripción médica; Por lo tanto, no hay responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.




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