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Diospyros kaki

Il cachi o kaki, conosciuto anche come diòspiro o diòspero (Diospyros kaki L.f., 1782) è una specie arborea da frutto della famiglia delle Ebenacee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Dilleniidae, Ordine Ebenales, Famiglia Ebenacee e quindi al Genere Diospyros ed alla Specie D. kaki.

Etimologia –
Il termine Diospyros proviene dal greco Διός diós, genitivo di Ζεύς Zeus (Giove) e πυρός pyrós, frumento, cibo: cibo di Giove (questo nome per i greci si riferiva al loto). L’epiteto specifico kaki è l’abbreviazione del nome originale giapponese kaki no ki, col quale la pianta veniva chiamata localmente.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Diospyros kaki è una pianta originaria della Cina, poi diffusa in Corea, Giappone ed altri Paesi. Fu introdotto in Italia alla fine del secolo scorso e qui ampiamente diffusa fino a che non è arrivata la mosca che ha abbattuto la produzione da 3 milioni alla 50 mila tonnellate di oggi; le regioni interessate sono la Campania, l’Emilia Romagna, e in minor quantità Sicilia, Veneto e Marche. In Europa è particolarmente presente anche in Spagna.

Descrizione –
Il kaki è un albero che può raggiungere notevoli dimensioni e longevo; si distinguono rami a legno, rami misti e brindilli, con gemme miste inserite all’apice del ramo. In questa specie esistono soggetti monoici, dioicismi ed intermedi; quindi possiamo trovare fiori ermafroditi, pistilliferi, staminiferi; fiori solitari femminili, mentre gli ermafroditi possono essere anche in infiorescenze trifore (dove i due laterali sono maschili), infine i maschili sono in infiorescenze trifore. La fioritura si ha sui rami dell’anno. Il frutto è una bacca che può essere con un numero massino di 8 semi o anche apirena. I frutti possono aversi anche per via partenocarpica.

Coltivazione –
Il Diospyros kaki è una specie tipica degli ambienti temperato-caldi anche se, grazie alle sue numerose varietà può adattarsi a differenti climi. Non è comunque una pianta molto resistente al freddo, arriva a sopportare i -15°C, e non sopporta le gelate tardive. Sono da evitare zone ventose perché in loro presenza i rami scoscendono col carico dei frutti. Per la tecnica di coltivazione puoi consultare la presente scheda.

Usi e Tradizioni –
Il cachi, definito anche mela d’Oriente o Loto del Giappone è un frutto simbolo dell’inverno ma dalle caratteristiche dei frutti estivi: zuccherinità, succosità e colore. La sua morbida polpa gli ha fatto meritare il nome scientifico di “diospiro” cioè “cibo di Giove o pane degli dei”. La pianta originaria delle regioni calde della Cina, dove era già conosciuta intorno al Mille.
Il Diospyros kaki è considerato l’albero dalle sette virtù: vive a lungo, da una grande ombra, fra i suoi rami non ci sono nidi, non è attaccabile dai parassiti (ma questa cosa è meno vera), le sue foglie giallo rosse sono decorative dall’autunno fino ai geli, il legno da un bel fuoco, è ricco di sostanze concimanti per il terreno grazie all’abbondante caduta di fogliame.
I primi popoli a coltivarlo in maniera intensiva furono i Giapponesi; per arrivare in Europa bisogna aspettare la fine del ‘700, ma all’inizio viene coltivato come pianta ornamentale. La scoperta del suo valore, come pianta da frutto si ha prima in Francia e successivamente in Italia e risale a dopo la metà dell’800.
Il primo esemplare di cachi impiantato nel nostro paese, risale all’anno 1870/71 ed avvene nel giardino fiorentino di Boboli. Pare che Giuseppe Verdi , conquistato dalla dolcezza dei suoi frutti, ne fosse uno degli ammiratori più ghiotti.
Il cachi prende il nome nella lingua napoletana di “legnasanta”. L’origine del nome risiede nel fatto che, una volta aperto il frutto, si scorge al suo interno una caratteristica immagine del Cristo in croce; in Sicilia, invece, il seme viene considerato sacro, in quanto, una volta aperto a metà, mostra il germoglio della nuova piantina, che assomiglia ad una mano bianco-diafana, ritenuta la “manuzza” di Maria o dâ Virgini.
I frutti del cachi, di colore intenso arancio, hanno una polpa gelatinosa dolcissima, morbida e cremosa; questi commercialmente vengono raccolti leggermente acerbi e fatti maturare in seguito; infatti bisogna far eliminare il tipico sapore astringente provocato dall’elevato contenuto di tannini dei frutti acerbi. Dal punto di vista nutrizionale il Diospyros kaki contiene circa 272 kJ (65 kcal) per 100 g. È composto da circa 18% di zuccheri, 78,20% di acqua, 0,80% di proteine, 0,40% di grassi, oltre ad una discreta quantità di vitamina C e vitamine del gruppo B. È inoltre ricco di beta-carotene e di potassio; possiede proprietà lassative e diuretiche.
Le varietà si distinguono oltre che per le caratteristiche vegetative soprattutto per il loro comportamento a seguito della impollinazione. Le cultivar possono essere suddivise in due gruppi principali: costanti alla fecondazione (CF): frutti che mantengono la stessa colorazione della polpa (costantemente chiara) sia nei frutti fecondati sia in quelli partenocarpici; variabili alla fecondazione (VF): frutti che modificano le caratteristiche della polpa che risulta chiara e astringente nei frutti partenocarpici, mentre diviene più o meno scura e non astringente in quelli fecondati.

Modalità di Preparazione –
I frutti dei kaki si consumano freschi ed al giusto grado di maturità, non appena scompare il sapore astringente dei tannini. Sono anche ottimi per marmellate, gelatine di frutta e crostate; sono inoltre ideali come dessert, e se non volete servirli al naturale (ricordate si mangiano scavando la polpa con un cucchiaino), li potete anche degustare arricchiti con zucchero e champagne oppure liquore maraschino con o senza zucchero (dipende dai gusti) o con aggiunta di succo di limone. Le variabili ed i gusti sono comunque molteplici.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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Diospyros kaki

The kaki, also known as diòspiro or diòspero (Diospyros kaki L.f., 1782) is a fruit tree species of the family of the Ebenaceae.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to the Domain Eukaryota, Kingdom Plantae, Subarranean Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Subclass Dilleniidae, Ebenales Order, Ebenaceae Family and therefore to the Diospyros Genus and to the D. kaki Species.

Etymology –
The term Diospyros comes from the Greek Διός diós, genitive of Ζεύς Zeus (Jupiter) and πυρός pyrós, wheat, food: food of Jupiter (this name for the Greeks referred to the lotus). The specific khaki epithet is the abbreviation of the original Japanese name kaki no ki, with which the plant was locally called.

Geographic Distribution and Habitat –
The Diospyros kaki is a plant native to China, then spread to Korea, Japan and other countries. It was introduced in Italy at the end of the last century and here it was widely diffused until the fly arrived that brought down production from 3 million to 50 thousand tons today; the regions concerned are Campania, Emilia Romagna, and in smaller quantities Sicily, Veneto and Marche. In Europe it is particularly present also in Spain.

Description –
Khaki is a tree that can reach considerable size and long-lived; we can distinguish wood-like branches, mixed branches and brindilli, with mixed gems inserted at the apex of the branch. In this species there are monoic, godic and intermediate subjects; therefore we can find hermaphroditic flowers, pistilliferi, staminiferi; solitary female flowers, while the hermaphrodites can also be in three-headed inflorescences (where the two lateral ones are masculine), finally the masculine ones are in three-headed inflorescences. Flowering occurs on the branches of the year. The fruit is a berry that can be with a maximum number of 8 seeds or even apirena. Fruits can also be obtained via the parthenocarpic route.

Cultivation –
The Diospyros kaki is a typical species of temperate-warm environments even though, thanks to its many varieties it can adapt to different climates. However, it is not a plant that is very resistant to cold, it can withstand -15 ° C, and can not tolerate late frosts. Windy areas are to be avoided because in their presence the branches run down with the load of the fruit. For the cultivation technique you can consult the present sheet.

Uses and Traditions –
Persimmon, also called apple of the East or Lotus of Japan is a symbol of winter but of the characteristics of summer fruits: sweetness, juiciness and color. His soft pulp made him deserve the scientific name of “diospiro” that is “food of Jupiter or bread of the gods”. The plant originally from the hot regions of China, where it was already known around the year one thousand.
The Diospyros kaki is considered the tree of the seven virtues: it lives for a long time, from a great shadow, among its branches there are no nests, it is not attacked by the parasites (but this thing is less true), its red-yellow leaves are decorative from autumn to frost, wood from a beautiful fire, is rich in substances fertilizing the soil thanks to the abundant fall of foliage.
The first people to cultivate it intensively were the Japanese; to get to Europe you have to wait until the end of the 18th century, but at the beginning it is cultivated as an ornamental plant. The discovery of its value as a fruit plant is first in France and then in Italy and dates back to after the mid-800s.
The first example of persimmon planted in our country, dates back to the year 1870/71 and takes place in the Florentine garden of Boboli. It seems that Giuseppe Verdi, conquered by the sweetness of its fruits, was one of the most delicious admirers.
The persimmon takes its name in the Neapolitan language of “legnasanta”. The origin of the name lies in the fact that, once the fruit is opened, a characteristic image of Christ on the cross can be seen inside; in Sicily, on the other hand, the seed is considered sacred because, once it is half open, it shows the bud of the new seedling, which resembles a white-diaphanous hand, considered the “manuzza” of Maria or dâ Virgini.
The fruits of the persimmon, of intense orange color, have a very sweet, soft and creamy gelatinous pulp; these are commercially harvested slightly green and matured later; in fact it is necessary to eliminate the typical astringent taste caused by the high content of tannins of the unripe fruits. From a nutritional point of view, Diospyros kaki contains about 272 kJ (65 kcal) per 100 g. It consists of about 18% sugars, 78.20% water, 0.80% protein, 0.40% fat, plus a fair amount of vitamin C and B vitamins. It is also rich in beta- carotene and potassium; possesses laxative and diuretic properties.
The varieties are distinguished not only for the vegetative characteristics, above all for their behavior following the pollination. The cultivars can be divided into two main groups: fertilization constants (CF): fruits that maintain the same color of the pulp (constantly clear) both in the fruitful and in the parthenocarpic ones; variables to fertilization (VF): fruits that modify the characteristics of the pulp that is clear and astringent in the parthenocarpic fruits, while it becomes more or less dark and not astringent in those fertilized.

Preparation Mode –
The fruits of khaki are consumed fresh and at the right level of maturity, as soon as the astringent taste of tannins disappears. They are also excellent for jams, fruit jellies and pies; they are also ideal as desserts, and if you do not want to serve them naturally (remember they are eaten by digging the pulp with a teaspoon), you can also taste them enriched with sugar and champagne or maraschino liqueur with or without sugar (depending on taste) or with the addition of lemon juice. Variables and tastes are however multiple.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experience with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only and do not in any way represent a medical prescription; there is therefore no liability for their use for curative, aesthetic or food purposes.




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Diospyros kaki

El caqui o caqui, también conocido como diòspiro o diòspero (Diospyros kaki L.f., 1782) es una especie de árbol frutal de la familia de las Ebenaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Kingdom Plantae, Subache, Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Subclass Dilleniidae, Ebenales Order, Ebenaceae Family y, por tanto, al Diospyros Genus y al género D. kaki.

Etimología –
El término Diospyros proviene del griego Διός diós, genitivo de Ζεύς Zeus (Júpiter) y πυρός pyrós, trigo, alimento: alimento de Júpiter (este nombre para los griegos se refiere al loto). El epíteto caqui específico es la abreviatura del nombre japonés original kaki no ki, con el cual la planta fue llamada localmente.

Distribución geográfica y hábitat –
El Diospyros kaki es una planta originaria de China, que luego se extendió a Corea, Japón y otros países. Se introdujo en Italia a fines del siglo pasado y aquí se difundió ampliamente hasta que llegó la mosca que redujo la producción de 3 millones a 50 mil toneladas en la actualidad; las regiones afectadas son Campania, Emilia Romagna y, en menor cantidad, Sicilia, Veneto y Marche. En Europa está particularmente presente también en España.

Descripción –
El caqui es un árbol que puede alcanzar un tamaño considerable y duradero; Podemos distinguir ramas de madera, ramas mixtas y brindilli, con gemas mixtas insertadas en el vértice de la rama. En esta especie hay temas monoicos, dioses e intermedios; por lo tanto podemos encontrar flores hermafroditas, pistilliferi, staminiferi; flores femeninas solitarias, mientras que los hermafroditas también pueden estar en inflorescencias de tres cabezas (donde las dos laterales son masculinas), finalmente las masculinas están en inflorescencias de tres cabezas. La floración se produce en las ramas del año. La fruta es una baya que puede ser con un número máximo de 8 semillas o incluso apirena. Las frutas también se pueden obtener por vía partenocárpica.

Cultivo –
El Diospyros kaki es una especie típica de ambientes templados y cálidos, aunque gracias a sus muchas variedades puede adaptarse a diferentes climas. Sin embargo, no es una planta que sea muy resistente al frío, puede soportar -15 ° C y no puede tolerar las heladas tardías. Se deben evitar las zonas ventosas porque en su presencia las ramas corren con la carga de la fruta. Para la técnica de cultivo puede consultar la presente hoja.

Usos y tradiciones –
El caqui, también llamado manzana del este o loto de Japón, es un símbolo del invierno pero de las características de las frutas de verano: dulzura, jugosidad y color. Su pulpa suave le hizo merecer el nombre científico de “diospiro” que es “alimento de Júpiter o pan de los dioses”. La planta originaria de las regiones cálidas de China, donde ya se conocía alrededor del millar de años.
El Diospyros kaki es considerado el árbol de las siete virtudes: vive por mucho tiempo, desde una gran sombra, entre sus ramas no hay nidos, no es atacado por los parásitos (pero esto es menos cierto), sus hojas rojo-amarillas son Decorativo desde el otoño hasta las heladas, la madera de un hermoso fuego, es rica en sustancias que fertilizan el suelo gracias a la abundante caída de follaje.
Las primeras personas en cultivarlo intensivamente fueron los japoneses; para llegar a Europa hay que esperar hasta finales del siglo XVIII, pero al principio se cultiva como planta ornamental. El descubrimiento de su valor como planta frutal es primero en Francia y luego en Italia, y se remonta a mediados de los años 800.
El primer ejemplo de caqui plantado en nuestro país se remonta al año 1870/71 y tiene lugar en el jardín florentino de Boboli. Parece que Giuseppe Verdi, conquistado por la dulzura de sus frutos, fue uno de los más deliciosos admiradores.
El caqui toma su nombre en el lenguaje napolitano de “legnasanta”. El origen del nombre radica en el hecho de que, una vez que se abre el fruto, se puede ver una imagen característica de Cristo en la cruz; en Sicilia, por otro lado, la semilla se considera sagrada porque, una vez que está medio abierta, muestra el capullo de la nueva plántula, que se asemeja a una mano blanca-diáfana, considerada la “manuzza” de María o dâ Virgini.
Los frutos del caqui, de color naranja intenso, tienen una pulpa gelatinosa muy dulce, suave y cremosa; Estos son cosechados comercialmente ligeramente verdes y madurados posteriormente; de hecho, es necesario eliminar el sabor astringente típico causado por el alto contenido de taninos de las frutas verdes. Desde un punto de vista nutricional, Diospyros kaki contiene aproximadamente 272 kJ (65 kcal) por 100 g. Consiste en aproximadamente 18% de azúcares, 78.20% de agua, 0.80% de proteínas, 0.40% de grasa, más una buena cantidad de vitaminas de vitamina C y B. También es rico en beta caroteno y potasio; Posee propiedades laxantes y diuréticas.
Las variedades se distinguen no solo por las características vegetativas, sobre todo por su comportamiento después de la polinización. Los cultivares se pueden dividir en dos grupos principales: constantes de fertilización (FQ): frutos que mantienen el mismo color de la pulpa (constantemente transparente) tanto en los fructíferos como en los partenocárpicos; Variables a la fertilización (FV): frutos que modifican las características de la pulpa que es clara y astringente en los frutos partenocárpicos, mientras que se vuelve más o menos oscura y no astringente en los fertilizados.

Modo de preparación –
Los frutos del caqui se consumen frescos y en el nivel adecuado de madurez, tan pronto como el sabor astringente de los taninos desaparece. También son excelentes para mermeladas, jaleas de frutas y pasteles; también son ideales como postres, y si no desea servirlos naturalmente (recuerde que se comen cavando la pulpa con una cucharadita), también puede probarlos enriquecidos con azúcar y champán o licor de maraschino con o sin azúcar (según el gusto) o con la adición de jugo de limon Las variables y los gustos son sin embargo múltiples.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejos y experiencia con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimenticios están indicados solo con fines informativos y no representan en modo alguno una receta médica; Por lo tanto, no hay responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.




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