Come coltivare il rabarbaro in maniera biologica

Come coltivare il rabarbaro in maniera biologica

Vediamo come coltivare il rabarbaro in maniera ecologica nel nostro Paese, considernado che il Rabarbaro europeo (Rabarbaro rapontico) è una pianta coltivata su vasta scala soprattutto in Inghilterra e Francia. Il rabarbaro è una pianta poliennale, che non deve essere seminata ogni anno e che richiede pochissime cure. Pur se non molto diffuso in Italia, il rabarbaro può esser coltivato soprattutto nei climi più freddi o a mezzombra nelle zone più calde.
Per coltivare il rabarbaro in maniera biologica bisogna partire dal concetto che è una pianta che non ha bisogno di molto suolo ma questo deve essere lavorato con cura e concimato con letame maturo o compost nel periodo di fine inverno. Da evitare assolutamente terreni con possibilità di ristagno o comunque troppo argillosi.

Per la coltivazione del rabarbaro in maniera biologica, se si parte dal seme, si consiglia di partire dalla semina in semenzaio a marzo con trapianto poi tra metà aprile e maggio in pieno orto. Essendo pianta poliennale questa pianta inizierà a produrre dal secondo anno. Se invece si parte dalla divisione dei rizomi, questa tecnica si attua nell’espiantare una pianta e dividere il cespo in più parti (dovete assicurarvi che ogni porzione di rizoma abbia almeno una gemma), ognuna delle quali darà origine ad una nuova pianta. con questa tecnica si può impiantare sia in inverno che in primavera. Vi consigliamo l’impianto in primavera.
Nell’impianto bisogna tenere conto che essendo una pianta che cresce molto in larghezza va operata una distanza tra le stesse di un metro e di due metri tra le file. Ovviamente per uso familiare poche piante soddisferanno le vostre necessità.
Per le cure colturali si consideri che essendo una pianta dalle larghe foglie provvede essa stessa ad un buon controllo delle infestanti; se si aggiunge la pacciamatura vegetale allora non sono richieste altre operazioni dopo l’impianto.
La tecnica dell’irrigazione è importante per la prima fase di crescita e solo se si sussegue un lungo periodo siccitoso; con la pacciamatura poi l’esigenza dell’irrigazione diminuisce notevolmente: importante è invece non irrigare in eccesso ed evitare ristagni (che possono causare marciumi). La tecnica della pacciamatura consente altresì di apportare ogni anno sostanza organica con da integrare possibilmente con la cenere (se in presenza di suoli non calcarei) ed allora avrete operato una tecnica veramente sostenibile.
Un’altra tecnica importante è quella del taglio dei fiori ogni volta che si formano (tranne se non volete portarla a seme).
Tranne i marciumi che però con la tecnica della pacciamatura sono di fatto eliminati il rabarbaro è una pianta molto resistente ad insetti ed altri parassiti.
Per la raccolta si consiglia di partire dal mese di aprile fino all’autunno (con sospensione nel mese estivo). Con l’arrivo del freddo si l’ ultimo raccolto tagliando tutte le coste. Comunque sia si consiglia di raccogliere i gambi più grossi (tagliandole alla base) e lasciando in media una foglia ogni tre. Delle foglie si consumano solo le coste (le foglie essendo troppo cariche di acido ossalico sono tossiche).
Con la radice del rabarbaro invece si possono fare liquori o, con l’estratto, caramelle. A tal proposito si ricorda che la radice possiede delle proprietà che sono utili per l’intestino; infatti è utilizzata in erboristeria e nella preparazione di alcuni farmaci.

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