Come coltivare il cavolfiore in maniera biologica

Come coltivare il cavolfiore in maniera biologica

Il cavolfiore (Brassica oleracea L. var. botrytis) è una varietà di Brassica oleracea che può essere coltivato agevolmente anche negli orti familiari.
Questa pianta si adatta a climi temperati-caldi (anche se alcune varietà sopportano climi più freddi) ed esige terreni di varia natura a condizione che siano di medio impasto, profondi, ben dotati di sostanza organica e, soprattutto, ben drenati. La concimazione deve essere fatta prima di una lavorazione profonda (intorno ai 40-50 cm) possibilmente con letame maturo od altro organico in mancanza. Successivamente dopo la lavorazione di affinamento del terreno si può procedere alla semina che inizia in maggio (varietà precoci) e si protrae fino ai primi di luglio (varietà tardive).

Nell’avvicendamento colturale in pieno campo in genere succede ad un cereale vernino e precede le colture di rinnovo. La consociazione (che difficilmente si attua nelle coltivazioni aziendali) può essere invece adottata molto bene negli orti con insalata, finocchio e patata precoce. La piantagione avviene tramite semina in semenzaio, nel periodo primaverile (vedere attentamente le indicazioni della bustina per la varietà adottata) e trapianto in pieno campo quando le piantine hanno 5-6 foglie (30-40 giorni dopo la semina) ad una distanza tra le piante di 50-60 cm. Se si va in conosciazione si possono ottenere file binate con la consociata anche un po’ più strette ma almeno di 60 cm tra le file (dipende dal mezzo che utilizzate per sarchiare la coltura).
L’irrigazione è necessaria dopo il trapianti con 2 o 3 interventi, successivamente servono altrettante adacquate periodiche lungo tutto il ciclo colturale. Tra le tecniche colturali ricordiamo la rincalzatura delle piante, la sarchiatura (che può essere sostituita con la pacciamatura vegetale) e, se volgiamo imbianchire l’infiorescenza, la legatura delle foglie al di sopra di questa. L’epoca di raccolta va da ottobre a maggio quando le infiorescenze hanno raggiunto le dimensioni tipiche della varietà; si effettua tagliando il fusto alla base lasciando alcune
Tra le avversità ricordiamo soprattutto la peronospora ed i possibili marciumi. Questi possono essere tenuti molto preliminarmente con prodotti a base di zolfo. Altre avversità possono essere rappresentate dalla batteriosi maculata e dal virus del mosaico. Diciamo che qui i rimedi sono soprattutto preventivi: buona rotazione, uso delle consociazioni, concimazione con sostanze organiche, pacciamatura vegetale.
Tra gli insetti il più pericoloso, per i danni provocati, è la cavolaia; ottimi sono i trattamenti con macerati di pomodoro (che risultano alquanto sgraditi alle larve di questo insetto) oppure l’utilizzo del bacillus thuringiensis varietà kurstaki che è molto efficace negli stadi larvali giovanili. Per di più la presenza di consociazioni, di siepi vicine non trattate da alcun insetticida predispone l’ecosistema alla presenza di alcuni predatori naturali di questo insetto che viene tenuto così a bada.




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