Urban Farms: Le città del futuro

Urban Farms: Le città del futuro

A leggere i dati ISPRA sull’erosione dei suoli dovuta alla cementificazione ed alla urbanizzazione c’è da stare poco allegri. Di certo bisogna invertire questa tendenza ottimizzando il consumo di suolo per attività umane ma è possibile, al contempo, anche una evoluzione del senso e concetto di Città.
Vengono così proposte le Urban Farms, cioè quel concetto di città che invece di essere altamente energivore (come lo sono le città attuali), si caratterizzano per implementare funzioni e processi tipici dei sistemi ecologici e della loro capacità di generare ed auto generarsi. È noto da tempo come in molte città, anche italiane, gli abitanti sfruttano i tetti piatti dei palazzi per coltivare i propri mini “orti urbani”. All’estero, come ad esempio negli Stati Uniti, ci sono anche delle vere e proprie “urban farm”, ossia fattorie urbane.

 

Così, nel principio evolutivo delle Smart City, si inserisce un interessante filone funzionale che consente ai centri urbani di integrasi con la Natura e con l’agricoltura facendo divenire quest’ultima protagonista dell’urbanistica del futuro. La nuova città smart non si limita a consumare meno, ma è essa stessa un organismo produttivo.
È una grande scommessa dove Urbanisti e Dottori Agronomi e Forestali, seguendo i Principi Etici e Funzionali della Natura si cimentano in una nuova visione urbanistica altamente sostenibile e funzionale.
Ma c’è di più: questa evoluzione rappresenta la soluzione a quel disagio, soprattutto giovanile, che nasce dalla mancata esperienza e crescita psicofisica consequenziale che oggi i nostri figli non riescono più a sperimentare lontano dalle aree rurali.
Dovrà nascere pertanto un nuovo concetto urbanistico (dalle ceneri di quello postindustriale, oramai tristemente fallito) basato da principi sistemici e connessioni multifunzionali ed energetiche.
Tutto ciò non è solo teoria e fantascienza; certo c’è tanto da lavorare ma gli esempi del muro vegetale di Patrick Blanc, del Bosco Verticale di Stefano Boeri sono il prototipo di quelle Urban Farms che, per es., i londinesi Spark propongono per la congestionata e minuscola città-stato di Singapore, dalla popolazione sempre più anziana; grandi Homefarms ricche di servizi in cui i longevi ex baby boomers possano dedicarsi all’agricoltura urbana, allontanando non solo lo spettro della carenza alimentare e della totale dipendenza dall’estero ma anche la condizione psicologica di risentirsi ancora attori del proprio futuro. Interessante anche la metropoli immaginata dal concorso “Réinventer Paris”. Tra i progetti da citare, la Tour Masséna di Lina Ghotmeh, che non solo rende possibile un ciclo alimentare completo, ma anche sostenibile.
Anche in Italia si sta lavorando in tal senso: i giovani Capobianco, Capuzzo Dolcetta, Lazar e Troiani hanno vinto con “Nursery Fields Forever” l’AWR International Ideas Competition per il progetto di un asilo a Londra. Un asilo che alimenta la curiosità (e quindi gli aspetti psichici ed educativi) dei bambini verso l’agricoltura e il mondo naturale, orientando l’approccio educativo in senso olistico e rispettoso dell’ambiente.
Il futuro è iniziato ma dobbiamo portarlo a conoscenza di tutti.

Guido Bissanti

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