L’Inefficienza dell’Agricoltura Moderna

L’Inefficienza dell’Agricoltura Moderna

Il silenzio assordante della politica nei riguardi dell’agricoltura è forse l’esempio più lampante di come si possano fare passare falsità, anche tecniche, come verità conclamate. Il modello agricolo da cui è nata tutta la moderna innovazione è quello americano e guardando le statistiche a nessuno verrebbe il dubbio che stiamo leggendo dati inoppugnabili. Invece dietro questa apparente verità assoluta si celano tremende bugie pilotate dalle grandi multinazionali (e dall’assenza dei governi). Energeticamente ….”un contadino con un bue e un aratro ottiene delle rese migliori, in termini di energia spesa, che non le gigantesche fattorie meccanizzate dell’America dei nostri tempi”… (da Entropia di Jeremy Rifkin). La conoscenza dei nostri agricoltori è stata sostituita dai fitofarmaci che di fatto alterano costantemente l’equilibrio ecosistemico con un enorme dispendio del sistema stesso per ripristinarlo. Il risultato finale è che non riusciamo più a “formare” giovani agricoltori capaci di comprendere come comportarsi nei riguardi degli equilibri ecologici delle proprie aziende e per tale motivo l’uso irrazionale di prodotti di sintesi scardina sempre di più l’ecosistema rurale.

…”Tra il 1960 ed il 1978 l’impiego di fertilizzanti azotati venne più che triplicato, ciononostante il raccolto annuale di frumento nel 1986 è stato minore che nel 1974”… (da Entropia di Jeremy Rifkin).
In Sicilia con l’introduzione dei grani moderni, ottenuti da manipolazione genetica per ottenere varietà più produttive e più resistenti ad alcuni “difetti” come l’allettamento, la produzione totale di frumento non è aumentata dal 1960 ad oggi, anzi questa è in graduale diminuzione in quanto l’aumento della produzione per ettaro è oltremodo compensata dalla diminuzione della superficie coltivata o non più utilizzabile per frane, urbanizzazione, desertificazione, ecc.. Sottaciamo poi l’insorgere delle celiachie, prima quasi sconosciute.
L’avvento dell’istruzione moderna, basata sull’obbligo della frequenza nelle “Scuole Moderne” ha di fatto allontanato i giovani dei borghi rurali. Il risultato è che i giovani non hanno più esperienza nel settore (e questo si paga a caro prezzo) e i centri abitati delle zone rurali si stanno spopolando sempre più con una spesa ambientale e territoriale (per il dissesto sociale e territoriale) che nei prossimi anni diventerà insostenibile.
L’introduzione poi del concetto della liberalizzazione dei mercati è la questione più assurda che sia mai stata concepita in quanto i sistemi termodinamici del nostro pianeta sono strutturati con “modelli a complessità organizzata” per cui è necessario che esistano forme protette che garantiscano sistemi più complessi; mi spiego con un esempio: se decidessimo che le membrane cellulari sono un ostacolo alla “libera circolazione” dei nutrienti cellulari potremmo anche farlo ma ci accorgeremmo che eliminando le membrane cellulari la nostra morte avverrebbe nel giro di pochi secondi. Ebbene è quello che sta succedendo nel nostro complesso mondo dove stiamo incrociando ed interpretando male il concetto di globalizzazione con quello di liberalizzazione.
Quando liberalizziamo senza membrane distruggiamo i tessuti sociali, territoriali e quindi in ultima analisi anche economici.
Non affronto nemmeno la questione degli OGM, non merita nemmeno un’analisi seria, visto che anche la scienza ufficiale è imbarazzata a valutarne la reale necessità. Secondo il Council for Agicultural Science (Consiglio delle Scienze agrarie) americano (visto che a livello europeo si dormono sonni profondi), “un terzo di tutti i terreni coltivabili (a causa delle moderne tecnologie e dell’avvento degli OGM) sopporta perdite di suolo troppo grandi per essere rallentate senza dover subire un calo della produttività, graduale, ma che a lungo andare risulterebbe disastroso”.
Invece i nostri governi, con in testa l’Unione Europea, hanno messo in piedi un sistema di Sviluppo rurale che è aberrante e destinato ad un fallimento socioeconomico senza precedenti.
Stiamo sostituendo cultura millenaria con tecnologia aberrata perché non generata da sapienza ma da interessi economici.
Stiamo allontanando l’uomo dal suo territorio, svuotando questo e popolando inverosimilmente centri urbani sull’orlo del collasso (sociale ed energetico).
Molti di noi sono stanchi di ascoltare le conferenze “sapienti” di cattedratici ed economisti che con le loro analisi scellerate stanno demolendo il mondo della Sapienza. Mondo costruito dal certosino contributo della tradizione. Dimenticavo di riconoscere che è stata proprio la cultura illuministica che ha demonizzato la tradizione considerandola “fonte di errore e di pregiudizi”.
Spero che la generazione che verrà si renda conto che la Sapienza è già nelle cose del mondo e non va cercata in direzioni guidate da poteri economici.

Guido Bissanti




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