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Hibiscus tiliaceus

Hibiscus tiliaceus

L’Ibisco arenicolo (Hibiscus tiliaceus L., 1753) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Malvaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Dilleniidae,
Ordine Malvales,
Famiglia Malvaceae,
Sottofamiglia Malvoideae,
Tribù Hibisceae,
Genere Hibiscus,
Specie H. tiliaceus.
Sono sinonimi i termini:
– Hibiscus tiliifolius Salisb. (1796);
– Hibiscus abutiloides Willd. (1809);
– Hibiscus circinnatus Willd. (1809);
– Pariti tiliaceum (L.) A. St.-Hil. (1825);
– Hibiscus tortuosus Roxb. (1832);
– Hibiscus tiliaceus var. tortuosus (Roxb.) Mast. (1872);
– Hibiscus tiliaceus var. abutiloides (Willd.) Hochr. (1914);
– Hibiscus porophyllus Vell. (1825);
– Paritium tiliaceum (L.) A. Juss. (1825);
– Paritium tiliaceum (L.) A. St.-Hil. (1825);
– Paritium abutiloides (Willd.) G. Don (1831);
– Paritium circinnatum (Willd.) G. Don (1831);
– Paritium tiliaceum (L.) Wight & Arn. (1834);
– Paritium elatum var. abutiloides (Willd.) Griseb. (1864);
– Hibiscus boninensis Nakai (1914);
– Pariti tiliaceum (L.) A. Juss. (1920);
– Pariti boninense (Nakai) Nakai (1936);
– Talipariti tiliaceum (L.) Fryxell (2001),
– Talipariti tiliaceum var. pernambucense (Arruda) Fryxell (2001).

Etimologia –
Il termine Hibiscus proviene dal latino hibiscum, nome utilizzato da Plinio (23-79) per indicare l’Althaea officinalis, a sua volta derivato dal greco “ἰβίσκος”, ibiscos, riferito ad alcune Malvaceae.
L’epiteto specifico tiliaceus viene dal latino: tiliaceus, a, um, da tilia, cioè tiglio, per le foglie che somigliano a quelle del Tiglio (Tilia europaea L.).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Hibiscus tiliaceus è una pianta pantropicale che si trova allo stato naturale in Australia (Queensland e Territorio del Nord), Belize, Brasile (Bahia, Paraná, Pernambuco e Rio de Janeiro), Cina (Guangdong, Hainan e Hong Kong), Colombia (Choco e Valle), Costa d’Avorio, Costa Rica, Cuba, Dominica, Ecuador (El Oro, Isole Galapagos e Manabi), Fiji, Filippine, Giamaica, Guam, Guyana, Indonesia (Giava e Sumatra), Honduras, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marianne Settentrionali, Isole Marshall, Isole Salomone, Kenya, Liberia, Madagascar, Maldive, Mauritius, Messico (Chiapas, Guerrero, Jalisco, Michoacan, Nayarit, Quintana Roo, Tamaulipas e Veracruz), Micronesia (Pohnpei), Nicaragua, Niue, Nuova Caledonia, Palau, Panama, Papua Nuova Guinea, Polinesia Francese (Isole della Società e Isole Marchesi), Repubblica Dominicana, Samoa, Seychelles, Singapore, Sudafrica, Suriname, Tonga e Vanuatu.
Non è chiaro se la specie sia originaria delle Hawaii, poiché potrebbe essere stata introdotta dai Polinesiani. È considerato nativa da Plants of the World Online, ma la IUCN lo considera di stato incerto.
L’habitat di questa pianta si trova ad altitudini dal livello del mare fino a 800 m, in aree con 900–2.500 mm di precipitazioni annuali. Si trova comunemente sulle spiagge, lungo i fiumi e nelle paludi di mangrovie. Questa specie è ben adattata a crescere in ambienti costieri in quanto tollera il sale e il ristagno idrico e può crescere nella sabbia di quarzo, sabbia corallina, marna, calcare e basalto frantumato.

Descrizione –
L’Hibiscus tiliaceus è una pianta sempreverde che cresce in forma arbustiva o arborea e che può raggiungere un’altezza di 4–10 m, con un tronco fino a 50 cm di diametro.
La corteccia è di colore grigio chiaro e liscia nelle piante giovani, brunastra e profondamente fessurata nei vecchi esemplari; i rami giovani sono coperti da una fitta e corta peluria.
La chioma è ampia, di forma tondeggiante.
Le foglie sono disposte a spirale su un picciolo lungo 3-12 cm, sono semplici, pressoché ovate con base cordata, margine intero o lievemente crenato e apice bruscamente appuntito, di 5-20 cm di lunghezza e 6-18 cm di larghezza, coriacee, pressoché glabre superiormente e di colore verde intenso, grigio-verdi e pubescenti inferiormente.
I fiori sono bisessuali, posti su un pedicello lungo 1-3 cm; crescono in posizione, ascellare, solitari o aggregati all’apice dei rami con foglie ridotte, effimeri, di colore inizialmente giallo, con o senza macchia porpora scuro al centro, che vira all’arancio o rosso-arancio prima di cadere.
L’epicalice (l’involucro di brattee addossato al calice dei fiori) è cupuliforme, lungo 0,5-1 cm, con 7-10 lobi, uniti per circa metà della lunghezza, triangolari con apice appuntito e ricoperti da una densa peluria grigiastra.
Il calice è campanulato, lungo 2-3 cm, con 5 lobi lanceolati esternamente pubescenti, corolla campanulata, di 5-10 cm di diametro, con 5 petali obovati, lunghi 4-6 cm e larghi 4-5 cm, e colonna staminale lunga circa 3 cm.
Il frutto è una capsula legnosa ovoide con 5 valve, lunga 1,5-2 cm.
All’interno sono presenti numerosi semi reniformi, lunghi circa 0,4 cm, di colore bruno scuro, rugosi.

Coltivazione –
L’Hibiscus tiliaceus è un arbusto o albero sempreverde multiuso e considerato uno degli alberi più utili della regione del Pacifico. Viene comunemente raccolto in natura per scopi alimentari, medicinali, fibre e legname, a volte viene coltivato e spesso protetto quando altri alberi vengono eliminati da un’area.
Viene spesso coltivato come pianta ornamentale e da siepe nelle zone tropicali.
Questa pianta tropicale si trova solitamente in habitat costieri e a bassa quota, ma può essere trovata ad altitudini fino a 800 metri.
Cresce meglio in terreni da leggermente acidi ad alcalini (pH compreso tra 5 e 8,5) e predilige terreni fertili, umidi ma ben drenati, ricchi di humus, in posizione soleggiata.
Preferisce una piovosità media annua compresa tra 900 e 2.500 mm con una temperatura media massima di 24 – 41 °C e una temperatura media minima di 5 – 24 °C.
È una pianta ideale per le località costiere ed è altamente tollerante al vento salino e ai terreni salati.
Inoltre è una specie resistente alla siccità.
In generale è una pianta di facile coltivazione e veloce crescita, viene impiegata principalmente a scopo ornamentale, per il fogliame e la fioritura pressoché continua, nelle regioni a clima tropicale e subtropicale, non sopportando temperature appena sotto 0 °C se non eccezionali e di breve durata, come esemplare isolato o in gruppo, come albero da ombra e nelle alberature stradali; sopporta molto bene le potature, anche drastiche, per mantenerne compatto il portamento.
Viene utilizzata anche per realizzare barriere frangivento e, in prossimità del mare, come protezione dagli aerosol marini, in programmi di riforestazione e nella stabilizzazione di suoli sabbiosi per l’apparato radicale vasto e superficiale.
Richiede pieno sole o leggera ombreggiatura e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche povero e poco drenante, da leggermente acido a leggermente alcalino, ma cresce al meglio in quelli sabbiosi e ricchi di sostanza organica.
Questa pianta può essere coltivata anche in vaso, con opportune potature, per la decorazione di spazi aperti e, nei climi meno favorevoli, di verande e giardini d’inverno particolarmente luminosi; è anche un ottimo soggetto per bonsai.
La riproduzione avviene principalmente per seme; questo va preventivamente scarificato e immerso in acqua per un giorno, in substrato ben drenato, mantenuto umido alla temperatura di 25-28 °C, con tempi di germinazione di 15-30 giorni e prima fioritura dopo 2-3 anni, ma solitamente per talea legnosa, di 20-40 cm di lunghezza e circa 2 cm di diametro, direttamente a dimora o in vivaio, che radica con facilità e fiorisce solitamente entro un anno.
I semi galleggiano e rimangono vitali in acqua di mare per mesi, ciò che ha contribuito alla sua larga diffusione.
Inoltre per realizzare velocemente barriere, si può riprodurre agamicamente, usando porzioni di ramo lunghe fino a 3 m e interrate per circa 1/3.

Usi e Tradizioni –
L’Hibiscus tiliaceus è una pianta conosciuta con vari nomi comuni, tra questi ricordiamo: beach hibiscus, mahoe, sea hibiscus, tree hibiscus (inglese); algodão da praia, uacima da praia (Brasile); huang jin (Cina); vau, vau ndina, vaundra (Fiji); bago, lambagu, malubagu (Filippine); yama-asa (Giappone); waru (Giava); pago (Guam); fau maoi (Isole Marchesi); lo (Isole Marshall); ayiwo (Isole Salomone); tin ban (Myanmar); vole (Nuova Caledonia); hibisco maritimo (Panama); bang (Papua Nuova Guinea); fau (Samoa); po fai, po na, (Thailandia); purau (Tahiti); fau (Tonga); burau (Vanuatu).
La pianta fu introdotta dalle popolazioni austronesiane che viaggiarono attraverso il sud-est asiatico e l’Oceania come fonte di legno e fibre. Ciò si riflette nei nomi della pianta pronunciati in molte lingue correlate parlate in quelle regioni, tra cui balabago (Tagalog), malobago (Bikol), malabago o malbago (Cebuano – meridionale), maribago (Cebuano – settentrionale), lambago (Cebuano – Cagayan de Oro), waru (giavanese), varo (malgascio), baru o bebaru (malese), pagu (Chamorro), hau (hawaiano), fau (samoano), purau (tahitiano) e vau tree (vietnamita).
Questa pianta è ampiamente utilizzata nei paesi asiatici come soggetto per l’arte del bonsai, in particolare a Taiwan. Gli esemplari più pregiati provengono dal Parco Nazionale del Kenting. Prestandosi all’innesto libero, la dimensione delle foglie si riduce abbastanza rapidamente. Le sue foglie vengono utilizzate anche in cucina, come vassoi per gallette di riso al vapore (粿).
La pianta viene usata localmente per i suoi i fiori che vengono consumati come verdura o fritti in pastella. Con le fibre ricavate dalla corteccia, che presentano ottime caratteristiche di resistenza e durata nell’acqua di mare, si realizzano cordami, reti da pesca, stuoie e oggetti artigianali.
In Indonesia viene utilizzato anche per la fermentazione del tempeh.
La corteccia e le radici possono essere bollite per preparare un tè rinfrescante per calmare la febbre, e i suoi giovani germogli frondosi possono essere mangiati come verdure.
Il legno, leggero, poroso, facile da lavorare, è utilizzato in falegnameria, per palizzate, utensili, piccole imbarcazioni, nella fabbricazione della carta e del compensato e come combustibile.
Il legno ha un peso specifico di 0,6. È facile da piallare e curva bene, per questo è considerato da molti un legno per mobili di alta qualità. Le fibre vegetali prelevate dagli steli sono state tradizionalmente utilizzate nella fabbricazione di corde, mentre la sua corteccia è stata utilizzata, come il sughero, per sigillare le crepe nelle barche.
I nativi hawaiani usavano il legno per realizzare ‘iako (longheroni) per wa’a (canoe a bilanciere), mouo (galleggianti per reti da pesca) e ‘au ko’i (manici di ascia). Kaula ʻilihau (cordame) era realizzato con fibre liberiane.
È un legno importante per i polinesiani, che lo utilizzano per una vasta gamma di scopi, tra cui gli stabilizzatori delle canoe, l’intaglio, le travi delle case, i pali per legare i maiali, le crocette, le assi, i boma e occasionalmente gli scafi, le canne da pesca, i paranchi e i galleggianti, le reti da pesca telai e maniglie, archetti, aste per la raccolta della frutta, utensili, ecc.
Il legno viene utilizzato come combustibile. se ne ricava una buona legna da ardere, specialmente per l’affumicatura lenta, e viene usata per accendere il fuoco per attrito.
Il legno, essiccato per sei mesi, viene utilizzato per i fuochi d’artificio.
Corteccia, fiori, foglie e radici contengono numerosi composti bioattivi e sono utilizzati nella medicina tradizionale per varie patologie.
La cianidina-3-glucoside è il principale antocianina presente nei fiori di H. tiliaceus. Le foglie di H. tiliaceus hanno mostrato una forte attività di eliminazione dei radicali liberi e la più alta attività di inibizione della tirosinasi tra 39 specie di piante tropicali di Okinawa. Con maggiore radiazione UV nelle zone costiere è possibile che foglie e fiori delle popolazioni naturali costiere di H. tiliaceus abbiano proprietà antiossidanti più forti rispetto alle popolazioni piantate nell’entroterra.
Tra gli altri usi si riportano quelli agroforestali.
Sebbene il suo portamento naturale sia un albero, la pianta si presta alla potatura e può essere coltivata come una siepe.
Viene comunemente piantato come recinzione vivente, mentre una varietà strisciante viene piantata come frangivento alle Hawaii.
È stato utilizzato anche per rimboschire terreni erosi, contenere l’erosione delle spiagge, riabilitare le coste, come albero da ombra e frangivento, soprattutto lungo la riva del mare.
In Perù si trova come albero ornamentale nelle piazze, nei parchi e nelle strade.
Dal punto di vista ecologico questa pianta è una specie geograficamente molto diffusa che si trova negli habitat costieri di Africa, Asia, Australia, Isole del Pacifico e Neotropici. Non ci sono minacce per questa specie e talvolta è considerata invasiva. La pianta è classificata come “Least Concern” nella Lista rossa IUCN delle specie minacciate (2013).

Modalità di Preparazione –
L’Hibiscus tiliaceus è una pianta importante in molte zone del mondo con svariati utilizzi.
In campo alimentare si consumano i fiori crudi o cotti. Possono essere cucinati come un potherb (erba aromatica).
Le foglie hanno sapore simile al limone o all’acetosella. Possono essere fermentate in una salsa, utilizzati come substrato per la coltura iniziale del tempeh, o bolliti in acqua salata per rendere la bevanda nota come tè Onge.
Le foglie giovani vengono mangiate in tempo di carestia, così come la corteccia verde.
La corteccia è ricca di mucillagini e viene succhiata.
La radice è molto apprezzata dagli aborigeni australiani.
In campo medicinale si usano i fiori e la linfa della pianta che trovano largo impiego in svariati medicinali.
I fiori sono lassativi.
I fiori schiacciati vengono applicati localmente per trattare gli ascessi della pelle.
Un infuso delle foglie viene utilizzato per favorire il parto; inoltre le perdite postpartum vengono trattate con un’infusione delle foglie.
Le foglie vengono utilizzate nel trattamento della tosse e del mal di gola; vengono trasformate in una pasta e usati come impiastro per piaghe, tagli, ferite aperte, foruncoli e gonfiori.
La corteccia e le foglie dell’Hibiscus tiliaceus sono usate in medicina, soprattutto per alleviare la tosse, il mal di gola e la tubercolosi.
A Tonga la corteccia e le foglie giovani vengono utilizzate per curare le malattie della pelle.
La corteccia, da sola, viene utilizzata nel trattamento di infezioni e lesioni agli occhi e dolori di stomaco.
Si fa un’infusione della corteccia tre volte se la placenta viene trattenuta dopo la nascita del bambino.
Il fluido della corteccia viene utilizzato per favorire le mestruazioni.
I Maori delle Isole Cook utilizzano la corteccia, insieme alla corteccia o alla buccia di cocco, per preparare un infuso utilizzato per bagnare le fratture.
Nelle Fiji, le foglie sono avvolte attorno a ossa fratturate e muscoli slogati.
La corteccia e le radici possono essere bollite per preparare un tè per raffreddare la febbre e i giovani germogli frondosi possono essere mangiati come verdura. I nativi hawaiani (chiamati anche teppisti di Bolívar Magdalena Street) usano il legno per fabbricare Iako (bastoncini) per Wa’a (canoe), mouo (reti da pesca galleggianti) e ‘au ko’i (manici di asce).
Il succo delle foglie viene utilizzato nel trattamento della gonorrea.
Gli estratti acetonici delle foglie hanno mostrato attività antibatterica.
Per la febbre si prescrive un trattamento a base di foglie, radici e corteccia.
Tra gli altri usi si riporta che le fibre della corteccia possono essere usate per cordame. Vengono utilizzate per produrre una corda di buona qualità che è più resistente quando bagnata e può essere utilizzata per calafatare le barche e viene utilizzata anche per intrecciare stuoie.
La corteccia verde si stacca facilmente in larghe strisce; viene utilizzata per produrre una fibra fine e viene anche battuto per realizzare il tradizionale tessuto di corteccia di tapa.
Il tessuto tapa viene prodotto battendo strisce di corteccia su una superficie piana con un martello di legno. In questo modo si può realizzare una tela molto fine, più si sbatte la corteccia più la tela diventa fine. Si possono realizzare misure maggiori sovrapponendo 2 pezzi di corteccia e battendoli insieme.
La fibra della corteccia ha una vasta gamma di altre applicazioni, incluso l’uso come calafataggio per canoe; per realizzare cordami per abiti e gonne e kilt da ballo; bende o imbracature per i piedi in cocco; stuoie; sandali; nastro da cucito; pennelli; imbracature; filtri per kava.
La carta prodotta dalla polpa è di bassa qualità in quanto le fibre sono corte (0,7-1,3 mm) ed è adatta solo per carta da imballaggio.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/282979595/original.jpeg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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