Sarracenia purpurea

Sarracenia purpurea

La Sarracenia, conosciuta col nome di pianta carnivora viola (Sarracenia purpurea L., 1753), è una pianta carnivora appartenente alla famiglia delle Sarraceniaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Nepenthales,
Famiglia Sarraceniaceae,
Genere Sarracenia,
Specie S. purpurea.
Sono sinonimi i termini:
– Sarazina grandiflora Raf., 1840;
– Sarracenia aurea Sartwell;
– Sarracenia aurea Sartwell ex Macfad.;
– Sarracenia grandiflora Raf.;
– Sarracenia purpurea f. incisa J.Rousseau & Rouleau;
– Sarracenia purpurea f. klawei B.Boivin;
– Sarracenia purpurea f. plena Erskine;
– Sarracenia purpurea f. purpurea L.;
– Sarracenia purpurea var. gibbosa (Raf.) Wherry;
– Sarracenia purpurea var. typica Macfarl.;
– Sarracenia terraenovae (LaPylaie) C.R.Bell.
All’interno di questa specie si riconoscono le seguenti sottospecie e varietà:
– Sarracenia purpurea subsp. gibbosa (Raf.) Wherry;
– Sarracenia purpurea subsp. purpurea L.;
– Sarracenia purpurea var. burkii D.E.Schnell;
– Sarracenia purpurea var. montana D.E.Schnell & Determann.

Etimologia –
Il termine Sarracenia del genere è stato dedicato da Linneo a Michel Sarrazin (Sarracenius, 1659-1734), naturalista e medico francese inviato nel 1685 nel Canada francese come chirugo militare, scrisse una Storia Naturale del Canada e inviò campioni di piante in Francia, in special modo a Tournefort.
L’epiteto specifico purpurea proviene dal greco πορφύρεος porphýreos, di colore rosso porpora.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Sarracenia purpurea è una pianta originaria dell’America del Nord e il suo areale si estende a nord sino alla zona dei Grandi Laghi ed nel sudest del Canada.
Il suo areale comprende la costa orientale, la regione dei Grandi Laghi, tutto il Canada (tranne Nunavut e Yukon), lo stato di Washington e l’Alaska. Ciò la rende la pianta carnivora più comune e ampiamente distribuita, nonché l’unico membro del genere che abita i climi temperati freddi.
Al di fuori del suo territorio di origine la sarracenia è stata introdotta in alcuni paesi europei, ove si è naturalizzata. Tra questi la Svizzera, ove esiste una popolazione nel massiccio alpino del Giura nota da oltre un secolo, in Irlanda, Gran Bretagna e Germania.
Questa pianta si trova negli habitat delle specie carnivore autoctone Darlingtonia californica, nelle montagne Klamath e nella Sierra Nevada settentrionale. In Gran Bretagna e Irlanda le piante di brocca viola hanno invaso le torbiere ricche di erica; in Gran Bretagna e Irlanda e con il clima mite possono crescere in gran numero a spese della flora locale. Anche le torbiere sono minacciate poiché i muschi di sfagno non crescono vicino alla pianta carnivora.
Questa pianta, tuttavia, è in pericolo o vulnerabile su gran parte della parte meridionale del suo areale.

Descrizione –
La Sarracenia purpurea è una pianta con foglie modificate in ascidi simili a lunghi otri con la parte apicale trasformata in cappuccio. È una pianta carnivora la cui trappola è costituita dagli ascidi alti 10–30 cm, disposti a rosetta, di colore verde con striature rossastre che tendono a formare un colore rosso-porpora lucente.
Per attirare le prede la pianta utilizza il nettare dal sapore dolciastro che viene prodotto soprattutto nel cappuccio dell’ascidio e nell’imboccatura. Il cappuccio è piccolo e non copre l’imboccatura dell’ascidio il quale viene riempito di acqua piovana. Le prede dapprima cadono nell’ascidio, poi annegano e infine, decomponendosi nell’acqua, vengono digerite dalla pianta. A differenza di altre specie di Sarracenia la S. purpurea non rilascia enzimi per completare la digestione delle catture.
Lo stelo che porta il fiore (scapo) raggiunge i 60 cm di altezza.
I fiori sono globosi e di color rosso scuro.
Nel dettaglio del sistema di digestione questo è coadiuvato da una comunità di invertebrati, composta principalmente dalla zanzara Wyeomyia smithii e dal moscerino Metriocnemus knabi che aiutano a digerire le prede, come mosche, formiche, ragni e persino falene o calabroni.
La relazione tra W. smithii e S. purpurea è un esempio di commensalismo.
La S. purpurea intrappola anche le salamandre maculate giovani con una regolarità sufficiente che in uno studio del 2019 si è scoperto che quasi il 20% delle piante intervistate conteneva una o più salamandre. È stato osservato che le salamandre muoiono entro tre o diciannove giorni e possono essere uccise poiché le piccole pozze d’acqua nella pianta vengono riscaldate dal sole. Una singola salamandra potrebbe fornire da centinaia a migliaia di volte i nutrienti delle prede invertebrate, ma non è noto con quanta efficienza S. purpurea sia in grado di digerirle.
Protisti, rotiferi (compreso l’Habrotrocha rosa) e batteri costituiscono la base della rete alimentare inquilina che sminuzza e mineralizza la preda disponibile, rendendo i nutrienti disponibili alla pianta. Le nuove foglie di questa pianta producono enzimi digestivi come idrolasi e proteasi, ma quando le singole foglie invecchiano nel loro secondo anno, la digestione del materiale della preda è aiutata dalla comunità di batteri che vivono all’interno delle piante.

Coltivazione –
La Sarracenia purpurea è una pianta semplice da coltivare, non richiede terrario o serra. Come tutte le piante carnivore va annaffiata unicamente con acqua distillata o piovana o purificata a osmosi inversa, versando acqua nel sottovaso e non dall’alto. Durante il periodo di riposo invernale si elimina il sottovaso e il substrato deve essere leggermente umido. Se esposta in pieno sole per molte ore prende una colorazione rossastra dovuta allo sviluppo di antociani, altrimenti rimane verde con qualche venatura rossa.
La propagazione avviene per seme che andrebbe seminato in zona ombreggiata non appena è maturo, se possibile, altrimenti all’inizio della primavera.
Quando le piante raggiungono la dimensione per essere maneggiate vanno poste in vasi singoli e fatte crescere in zona protetta o serra per il loro primo inverno.
Il trapianto va effettuato poi in primavera o all’inizio dell’estate, dopo le ultime gelate previste.
Anche la propagazione per divisione può essere possibile.

Usi e Tradizioni –
La Sarracenia purpurea è una pianta che viene coltivata come pianta ornamentale ed alcune sottospecie sono particolarmente ricercate.
Questa pianta un tempo era usata come medicinale dalle tribù dei nativi americani nei territori nord-orientali e dei Grandi Laghi, inclusi i popoli Algonquin, Cree, Iroquois, Mi’kmaq (Micmac); l’uso principale era quello del trattamento del vaiolo per mezzo di mezzi di un infuso di radice. Uno studio del 2012 suggerisce che la Sarracenia purpurea è efficace come trattamento per i virus della famiglia degli Orthopoxvirus, incluso il virus del vaiolo, attraverso l’inibizione della trascrizione precoce del virus.
La Sarracenia purpurea è stata studiata come biocontrollo per la vespa asiatica (Vespa velutina Lepeletier, 1836) giunta in Europa, poiché agisce come trappola naturala ed in cui sono stati osservati i calabroni intrappolati. Gli ibridi utilizzati nello studio, S. juthatipsoper e S. evendine, erano considerati troppo non selettivi, ma i ricercatori hanno proposto di provare altre specie di piante carnivore che potrebbero essere più efficaci.
Questa pianta è l’emblema floreale della provincia canadese di Terranova e Labrador. La maggior parte delle specie lungo la costa del Golfo degli Stati Uniti che un tempo erano identificate come Sarracenia purpurea sono state da allora riclassificate come Sarracenia rosea.

Modalità di Preparazione –
La Sarracenia purpurea è una pianta che, soprattutto un tempo, veniva utilizzata per fini medicinali.
La radice e le foglie sono diuretiche, epatiche, lassative, stomachiche e toniche.
Sono usati nel trattamento di dispepsia, costipazione, disturbi epatici e renali.
Un decotto freddo dell’intera pianta è stato utilizzato nel trattamento della pertosse.
Un infuso delle foglie essiccate è stato utilizzato nel trattamento di febbri e tremori.
L’infuso delle foglie è stato utilizzato per facilitare il parto e anche per le malattie associate all’assenza del ciclo mestruale.
Un’infusione delle foglie era un tempo considerata una cura per il vaiolo.
Anche l’infusione delle radici è stata utilizzata nel trattamento del vaiolo anche se vi sono rapporti contrastanti quanto alla sua efficacia.
Un decotto della radice è stato somministrato alle donne per aiutare a espellere la placenta e per prevenire le malattie dopo il parto.
Un decotto concentrato di radice è stato utilizzato nel trattamento di sangue nella tosse e disturbi polmonari.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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