Ecologia tra cielo e terra

Ecologia tra cielo e terra

Le grandi emergenze planetarie, come le grandi migrazioni legate alle crisi ed instabilità sociali, il riscaldamento globale, la perdita di biodiversità e così via, ci prospettano uno scenario tutt’altro che tranquillizzante ed a cui dobbiamo trovare risposte che abbiano, contestualmente, la caratteristica della concretezza ma anche una profondità di visione.
Forse è giunto il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare ma a Dio quel che è di Dio.
Dagli albori della civiltà umana si è passati dal rapporto con la Natura che, in origine era interpretato dalle religioni a quello, più strettamente scientifico, che ne ha sondato gli aspetti tangibili.
Per giungere ai giorni nostri, soprattutto nell’ultimo mezzo secolo, in cui sembrerebbe che la questione della crisi ecologica sia nelle mani esclusive della Scienza.
È veramente così? Oppure Scienza e Religione devono aprire un nuovo dialogo, con gli ovvi campi di competenza e di pertinenza.
D’altronde il rapporto fra religione e scienza, fin dall’Antichità classica, è stato sempre oggetto di studio di filosofi, teologi, scienziati e altri. Le prospettive che si sono sviluppate sono diverse in base alle regioni geografiche, le culture e le epoche storiche, alcune delle quali caratterizzano il rapporto come un conflitto, altre lo descrivono come armonioso, e altre ancora dicono che vi sia una minore interazione.
Insomma un rapporto che è tutt’altro che definito e, con buona pace di un ateismo sempre più impregnante, risolto.
Lo stesso A. Einstein, a tal proposito, ebbe ad affermare “Nel corso dell’ultimo secolo, e in parte del precedente, era opinione diffusa che esistesse un conflitto insanabile tra conoscenza e fede. Tra le menti avanzate dominava l’opinione che la fede dovesse ormai essere sempre più rimpiazzata dalla conoscenza; la fede che non si fondasse sulla conoscenza era superstizione, e in quanto tale andava contrastata. Secondo tale concezione, la sola funzione dell’istruzione era aprire la strada alla riflessione e alla conoscenza, e la scuola, doveva servire soltanto quel fine. Probabilmente capiterà di rado, se mai capiterà, di vedere espresso il punto di vista razionalistico in forma tanto grossolana [. . . ].
In questa direzione è monumentale, per le ricadute storiche che ancora devono manifestarsi, l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì”; un’opera che integra i due punti di vista, amplifica i due linguaggi, fondendoli ed espandendoli e traendone un’Etica comune che, al di la del proprio credo o meno, è arduo non condividere.
Insomma una Crisi Ecologica che non può essere risolta solo sul piano materiale ma che va affrontata integrando quello spirituale.
Per questo motivo, fin dalle prime righe, Papa Francesco indica che la crisi ecologica è «…una conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano» e che «…attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Indica l’«…urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché, afferma, senza un «…autentico progresso sociale e morale…» la crescita economica e il progresso tecnologico più prodigioso possono ripercuotersi contro l’uomo.
Per questi motivi, il Papa richiama l’uomo a una “conversione ecologica globale”, a “un’autentica ecologia umana”, a «…un’ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità», a «…eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente».
Papa Francesco ridefinisce pertanto il concetto stesso di ecologia che fin qui era luogo di discussione quasi esclusivo della Scienza.
A questo punto facciamo un po’ di cronistoria sul termine ecologia (etimo che viene dal greco: οἶκος, oikos, “casa” o anche “ambiente”; e λόγος, logos, “discorso” o “studio”).
L’ecologia è l’analisi scientifica delle interazioni tra gli organismi e il loro ambiente. L’oggetto di studio dell’ecologia sono pertanto gli ecosistemi ed è quindi, per sua natura, un campo interdisciplinare che include (o includeva fin qui) sia le scienze della vita, cioè la biologia, sia le scienze della terra.
Storicamente il termine “ecologia” è stato coniato nel 1866 dallo scienziato tedesco Ernst Haeckel (1834-1919) nel libro Generelle Morphologie der Organismen e, durante un discorso all’Università di Jena.
Fu comunque soprattutto Arthur George Tansley (1871–1955), ecologo e botanico inglese, che con i suoi studi sulle relazioni strutturali e funzionali fra comunità vegetali e animali ne hanno fatto un pioniere dell’ecologia.
Ma la grande innovazione nel campo dell’ecologia non proviene né da un botanico, né da un biologo o da un agronomo; vengono da Ilya Prigogine (1917–2003), chimico e fisico russo, naturalizzato belga, noto per le sue teorie sulle strutture dissipative, i sistemi complessi e l’irreversibilità dei processi.
A lui si deve il concetto di “strutture dissipative”, configurazioni, che al di la degli approfondimenti di merito, sono proprie dei Sistemi Ecologici.
Ilya Prigogine, messa del tutto da parte la concezione meccanicista e riduzionista di una natura organizzata in maniera deterministica, secondo legami di causa-effetto, propone una visione alternativa di tipo sistemico, al cui centro è la nozione di instabilità (che non equivale a casualità). Per lui, anche la comparsa della vita sulla Terra, e l’evoluzione biologica, sono il risultato di una successione di instabilità, e proprio la condizione d’instabilità che caratterizza la vita in quanto sistema complesso e lontano dall’equilibrio, rende possibile l’evoluzione del mondo vivente verso forme sempre più ordinate e sempre più complesse, sebbene tale processo continuo di auto-organizzazione avvenga a scapito di un disordine cosmico crescente.
La Vita si deve, pertanto, ad una preordinata condizione di instabilità, senza la quale, non sarebbe possibile, ed attraverso la quale si genera quella grandezza dell’Entropia che genera la freccia del tempo (che permette la storia).
Tale concetto di instabilità per I. Prigogine è la base concettuale indispensabile per fronteggiare efficacemente la crisi ecologica, a partire da una “nuova alleanza” con la natura che veda l’uomo, nel proprio stesso interesse, assumere piena e umile consapevolezza dei legami così complessi e così delicati tra sé e il mondo naturale.
In queste affermazioni c’è forse la genesi del pensiero di Papa Francesco che, forse pochi sanno, è anche un Perito chimico che conosce, quindi, i fondamenti della termodinamica e delle strutture e degli equilibri delle strutture complesse.
In queste grandi persone, per citarne solo due dell’innumerevole schiera di filosofi e scienziati che condividono una visione integrale della Vita (materialistico – spirituale), c’è la sintesi di qualcosa che il riduzionismo storico ha tentato di cancellare ma che è, per usare le parole del Mahatma Gandhi, “antica come le montagne”.
Il rapporto tra umanità, culture, comportamenti, tradizioni, dagli inizi della storia è stato materia di riflessione filosofica, di proiezioni del pensiero e, non ultimo, argomento affrontato da tutte le religioni del mondo.
Vale la pena fare, a tal proposito, un excursus del pensiero religioso sulla natura (il termine ecologia è, come detto, di recente conio) e suoi rapporti tra l’umanità ed essa.

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Cristianesimo ed Ebraismo –
Nell’Antico Testamento (che accomuna quindi Cristianesimo ed Ebraismo) è ben delineato questo rapporto.
Nella Genesi (I, 26) si afferma: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
Successivamente l’Autore sacro, ancora nella Genesi (I, 30) ci ricorda: “A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde. E così avvenne”.
E ancora (Gen 2,15): “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”
Passaggi progressivi e gerarchici con cui l’antico Autore della Sacra Scrittura dà un senso “ecologista”al rapporto tra tutti gli esseri viventi, ricordando che non ci può essere dominio senza servizio, gestione senza condivisione. Secondo questa concezione ne deriva l’obbligo di lavorare e aver cura del Creato, non un cieco e forsennato sfruttamento che porterebbe solo desertificazione, povertà e distruzione. Una lezione quanto mai attuale “perché ciò che ti è stato dato devi saperlo meritare”.

Cristianesimo –
Nel Nuovo Testamento è fondamentale, nella comprensione della Natura, il Prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-5). In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Il richiamo all’inizio del libro di Genesi è chiaro: «In principio Dio creò il cielo (letteralmente i cieli) e la terra» (Gn 1,1), ma il “principio” qui è da intendersi in modo radicalmente differente: se, infatti, nel libro di Genesi possiamo leggere l’inizio della creazione, in questo “principio”, quello di Giovanni, siamo in un tempo anteriore alla creazione, siamo in un tempo fuori dal tempo. Non va dimenticato, inoltre, che il termine “principio” è la traduzione del greco arché, il principio di tutte le cose attorno a cui nasce la speculazione filosofica greca, qualche secolo prima.

Islam –
Anche nell’Islam il rapporto tra questa religione e l’ecologia (Natura) è notevole, con un significato molto più profondo (e quindi ecologico integrale) della realtà percepita.
Nel Corano (55:1-9)troviamo: ”In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. Il Compassionevole, ha insegnato il Corano, ha creato l’uomo e gli ha insegnato ad esprimersi (Letteralmente «gli ha insegnato il “bayân”», cioè il discorso chiaro ed esauriente). Il sole e la luna [si muovono] secondo calcolo [preciso]. E si prosternano le stelle e gli alberi. Ha elevato il cielo e ha eretto la bilancia, affinché non la frodiate: stabilite il peso con equità e non falsatela!”.
Inoltre (Corano 3,104) “Sorga tra voi una comunità che inviti al bene, raccomandi le buone consuetudini e proibisca ciò che è riprovevole”.
In questo antico insegnamento e, quindi, prospettiva, la crisi ambientale è frutto dell’erosione della saggezza spirituale ed esistenziale umana, che si traduce nell’oblio di Dio e, di conseguenza, nella noncuranza di fronte al miracolo della creazione e del creato.

Induismo –
Nell’induismo, ovviamente, i riferimenti sono notevoli ed interpretati ed incarnati nel Mahatma Gandhi.
Nelle sue parole si ritrovano concetti contemporanei, come ecologia e destino del mondo, decrescita, senso del limite e piccole comunità. Inoltre la sua filosofia nonviolenta venne applicata in ogni campo, anche al rapporto tra uomo e natura. Il filosofo ed attivista indiano sosteneva infatti l’uguale diritto alla vita di tutti gli esseri viventi del pianeta ed elogiava uno stile di vita sobrio, lontano dal consumismo, e la bellezza del piccolo (a questo proposito bisogna citare la grande opera dell’economista Ernst Friedrich Schumacher “Piccolo è bello” scritta nel 1973).
Gandhi immaginava la formazione di piccole comunità che dovevano integrarsi con l’ambiente, qualcosa che anticipava la filosofia del chilometro zero.
Nell’Induismo, i riferimenti all’ambiente sono molteplici e costanti. Nella sua applicazione concreta il fedele inizia la propria giornata molto presto (Brahama-Muhurta), in quanto il “prana” (energia vitale) presente nell’aria è molto più ricco nelle ore che anticipano il sorgere del sole (vi sono meno contaminazioni acustiche e lo smog è minore). Dopo aver scrupolosamente espletato le proprie abluzioni (la qualità dell’acqua è quindi un elemento importante), egli comincia la propria pratica spirituale (Sadhana) attraverso canti e preghiere sia comunitari che individuali.
L’induista è attento ai minimi dettagli che possono compromettere l’ambiente vitale, sia perché esso è un dono di Dio (mahatatva), perché è una eredità che dobbiamo lasciare alle generazioni future. Secondo la legge del Karma, si potrebbe rivedere colui che è stato causa d’inquinamento reincarnarsi con una forma di vita che subirà il degrado ambientale che precedentemente, sotto forma di vita umana, aveva stupidamente causato.
L’induista è costantemente attento all’ambiente in cui vive, egli è sensibile allo studio degli astri, alla posizione che deve avere la casa in relazione al sole, alla luna, al fiume, al mare, ai monti, ecc. (vastu). La sensibilità dell’induista nei confronti dell’ambiente si spinge fino alla sua dimensione più sottile: egli è consapevole che ogni manifestazione verbale influirà sull’ambiente, in quanto essa non può essere distrutta, ma dopo aver viaggiato per migliaia di chilometri nell’etere del pianeta terra, essa si disperderà nel cosmo senza mai essere distrutta. E così via. L’induismo è certamente la religione che fa del rapporto tra Uomo e Natura la massima speculazione pratica, di stili di vita e di pensiero filosofico.

Buddhismo –
Per le sue caratteristiche si può affermare che gli aspetti principali del pensiero ambientale siano paragonandoli al pensiero buddista.
Le correnti teorie ambientali sono infatti passate dall’atomismo alla concezione olistica e relazionale contenuta nella dottrina buddista dell’origine dipendente. Inoltre si sono aperte alla biodiversità e all’importanza della simbiosi tra esseri umani e altre forme viventi.
E’ stata accolta la concezione dell’inseparabilità di esseri umani e natura, come mostrato nelle teorie buddiste della non-dualità di vita e ambiente (esho funi) e dei tre regni dell’esistenza (san-seken); inoltre il corrente pensiero ambientale ha adottato una visione ambientale biocentrica.
Vengono riconosciuti il valore immanente della natura e l’eguaglianza tra esseri umani e natura, come affermano le dottrine dell’origine dipendente e della natura di Budda.
La concezione della vita passa da una visione meccanicistica a una teoria organica e viene considerata anche l’inseparabilità di corpo e mente, come è mostrato nelle dottrine buddiste dei tremila regni in una vita (ichinen-sanzen) e della non dualità di corpo e mente (shiki-shin funi).
Inoltre il corrente pensiero ambientale transita da una concezione lineare a una circolare, come è mostrato nelle teorie dei quattro kalpa (shiko) e della trasmigrazione della vita (rinne).
Ovviamente le relazioni e le speculazioni tra Buddhismo ed ecologia sono molto più vaste e di una attualità quasi sconcertante.

Taoismo –
Nel Taoismo (o Daoismo) il riferimento ai rapporti intimi ed inscindibili tra umanità e natura sono notevoli. Già 2.500 anni fa gli antichi filosofi cinesi Laozi e Zhuāngzi sostenevano che gli esseri umani dovrebbero impegnarsi a vivere in armonia con la natura per conservare il Pianeta verde, pulito e sicuro. Laozi e Zhuāngzi sono considerati le due figure più importanti del taoismo: lo sviluppo ambientale ed ecologico in Cina e in altre regioni è stato ampiamente influenzato dai loro insegnamenti.
Nella spiegazione più essenziale il Tao (termine che è stato tradotto in vari modi, tra cui via, principio, senso, guida, natura) è “il primo principio onnicomprensivo delle cose”. È il logos dell’universo (simile alla Parola o Verbo del prologo del Vangelo di Giovanni) determina il cosmo e tutto ciò che vi è contenuto. Il libro classico di questa religione, il Daodejing, afferma che gli individui sono parte del tutto e cerca di svilupparne il benessere all’interno di tale contesto. Pertanto, tutto è in uno e uno è in tutto; tutto è intrinsecamente correlato e interdipendente.
Il Daodejing propone una visione della vita e della natura improntata alla semplicità spontanea che deriva dal seguire la natura, un principio espresso come wu wei, che significa «non azione». Tale non azione non comporta che non venga fatta qualsiasi cosa, ma soltanto quelle cose che sono in accordo con la natura, affinché si giunga alla pienezza e a costituire una società armoniosa e pacifica.

Shintoismo –
Lo shintō, scintoismo o shintoismo è una religione di natura politeista e animista nativa del Giappone.
Questa religione prevede l’adorazione dei “kami”, cioè divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempio Amaterasu, la dea del Sole.
Lo Shintoismo colloca la natura in una particolare luce, ogni cosa è di per sé sacra, ogni essere vivente e ogni roccia nell’universo. La natura è considerata sacra in quanto manifestazione della forza dei kami e dimora eterna di essi stessi. Nella visione shintoista valli, montagne, abissi, foreste, fiumi, persino le città e le foreste artificiali ripiantate dall’uomo sono delle manifestazioni dell’essenza divina dell’universo, in quanto la materia stessa di cui ogni cosa è costituita ha una base, un fondamento divino.
È per questo motivo che nello Shintoismo spicca l’importanza assoluta della natura, che ha portato all’usanza di costruire templi soprattutto nel cuore di boschi e zone di pace e silenzio meditativo. Per questo motivo lo spettacolo più stupefacente di tutte le meraviglie del Giappone è la spontaneità e la dimensione naturale della sua religione, caratterizzata dai templi immersi nel verde, quasi ad indicare che il luogo migliore nel quale andare a cercare il divino, non è altro che il mondo intorno a noi.
È in questo modo che lo Shintoismo sopravvive in un Paese (il Giappone) costellato da tecnologie avanzatissime tra cui i robot, sempre più diffusi. In una visione del mondo in cui ogni cosa che esista si ritiene abbia uno spirito, infatti, anche un robot deve conseguentemente averne uno. Questo spirito non è da intendere nel senso cristiano del termine, poiché questa essenza divina di un robot non è altro che parte della matrice divina che genera tutte le manifestazioni dell’universo. Detto più semplicemente, lo spirito del robot è contenuto nella materia stessa di cui il robot è costituito, poiché la materia stessa è generata dal divino.
E così se la scienza moderna è arrivata a scoprire che gli atomi sono costituiti da ulteriori particelle subatomiche, queste particelle subatomiche generano attività muovendosi da una polarità positiva ad una negativa, tutto ciò corrisponde alle due polarità che danno origine a tutte le manifestazioni dell’universo, nelle filosofie legate al concetto di Yin e Yang.

Confucianesimo –
Il Confucianesimo, recentemente denominato ruismo in alcune pubblicazioni specialistiche (儒教T, RújiàoP; “insegnamento dei ru”), è una delle maggiori tradizioni filosofico-religiose, morali e politiche della Cina.
Il centro del Confucianesimo è l’armonia tra gli esseri viventi e questi con le cose da cui sono circondati.
Per raggiungere una convivenza armonica, Confucio raccomandò la pratica della virtù. Il primo ambito in cui bisogna agire correttamente è la famiglia, il secondo la società civile, il terzo lo stato. In questi ambiti, Confucio individuò cinque rapporti fondamentali: sovrano-suddito, padre-figlio, marito-moglie, fratello maggiore-fratello minore, amico-amico. Per Confucio (Kongzi o Kongfuzi, donde la latinizzazione Confutius) rivestono importanza fondamentale il culto degli antenati, il rispetto dei genitori e degli anziani e il rispetto delle autorità statali (imperatore e principi). La musica è molto importante per la crescita della persona, poiché è “manifestazione di ordine e armonia, ed espressione di sentimenti nobili ed elevati”.
Nel suo insegnamento Confucio usava dire che trasmetteva soltanto ciò che gli antichi avevano pensato e praticato (esperienza derivata dai rapporti con la Natura) e lo studio consisteva per lui soprattutto nella ricerca di modelli di comportamento tratti dal passato, quando le virtù non erano ancora state offuscate.

Pachamama –
La Pachamama o Mama Pacha, è la Dea Terra dei popoli andini del Sudamerica, tuttora venerata dalle genti che ancor’oggi si riconoscono nella cultura Inca.
Pachamama in lingua quechua significa “Madre Terra”. Si tratta di una divinità venerata dagli Inca e da altri popoli abitanti l’altipiano andino, quali gli Aymara e i Quechua. È la grande dea madre, dea della terra, dell’agricoltura e della fertilità.
Letteralmente Pacha Mama significa “madre spazio tempo” o “madre universo”, tutt’uno con madre Terra.
La Pachamama è dunque generosa Dea della fertilità e dell’agricoltura, madre nutriente che dà la vita, ma altrettanto può mostrare il suo lato crudele quando produce terremoti per ricordare ai suoi figli che devono sempre onorarla.
In questa venerazione si nota, inoltre, che presso questi popoli ad un maggior rispetto per la terra affiancano anche un ruolo di maggior preminenza sociale che viene assegnato agli anziani, nonché un atteggiamento di maggior attenzione nei confronti delle donne, dei bambini e di tutte le categorie socialmente più deboli. Una ecologia integrale e con livelli gerarchici ben strutturati.

Religione Inca –
La religione Inca è costituita da una serie di leggende e miti che alimentarono il panteismo dell’Impero Incas, centralizzato a Cusco, in Perù, che tuttora sopravvive in tradizioni spesso sincretistiche come, appunto, quelle legate alla Pachamama.
La religione inca prevedeva la devozione di alcuni Dei che erano le forze della natura, specialmente il Sole, Inti, e la Luna, Quilla.
Altre importanti divinità erano la Folgore, l’Arcobaleno e gli astri luminosi. Sopra a tutti regnava Viracocha, il Creatore. Era al tempo stesso padre e madre del Sole e della Luna. Essere invisibile, era considerato colui che presiede al destino; la sua dimora nei cieli era una zona buia, il “Sacco di Carbone” nella Via Lattea.
In questa religione i sacerdoti osservavano le stelle e tenevano un complicato calendario basato sulla combinazione dei cicli solari e lunari. Questo calendario era usato per prevedere la buona o la cattiva sorte. Anche le numerose feste religiose incaiche si basavano sui cicli del Sole e della Luna. I sacrifici erano una parte importante di feste. In genere gli Incas sacrificavano i lama o i porcellini d’India, anche se di tanto in tanto nei templi più importanti erano immolate anche vittime umane. In questa religione ogni essere vivente, ogni oggetto, ogni manifestazione ricopriva un ruolo all’interno di Viracocha, il Creatore.

Religione Maya –
La religione Maya è quell’insieme di credenze politeiste, con più di 3000 anni di storia, della civiltà Maya precolombiana. Questa religione, che faceva fortemente riferimento alle forze della natura (sole, luna e pioggia in particolare), era una complessa forma di politeismo basata sul concetto di dualità: la vita e la morte, il giorno e la notte, il maschio e la femmina. I pochi elementi dell’antica religione che oggi sopravvivono non derivano dalla complessa teologia della classe sacerdotale, ma dalle credenze in semplici divinità mitologia della natura, come i Chac e le divinità della fertilità.
In principio la religione dei Maya fu semplicemente un culto della natura che richiedeva pochi apparati, nessun sacerdote, nessuna cerimonia complicata, nessun luogo di culto particolare. Ogni capofamiglia era probabilmente il sacerdote del nucleo famigliare, e il tempio della famiglia era poco più di una capanna provvisoria annessa alle altrettanto provvisorie dimore.
Anche in questa religione, natura, livelli gerarchici, strutture ben organizzate, ricalcavano quell’incredibile ordine presente in Natura e con cui si integrava.

Religione Azteca –
La religione Azteca è una religione mesoamericana che combina elementi di politeismo, sciamanesimo ed animismo, oltre ad aspetti legati all’astronomia ed al calendario. Come altre religioni mesoamericane, unisce i sacrifici umani a numerose feste religiose la cui ricorrenza seguiva il calendario azteco.
In questa religione il sacrificio era un’usanza religiosa. Il sacrificio umano era visto come il pagamento di un debito verso gli dei che avevano permesso, per esempio, una buona coltura. Il sacrificio era ora preceduto da delle cerimonie organizzate dai sacerdoti e che duravano per giorni.
Nel sacrificio umano veniva rappresentato l’apice di un rapporto tra questa civiltà e le divinità in un legame con la Natura molto più intimo di quanto oggi possiamo immaginare.

Conclusioni –
Potremmo continuare questo excursus passando in rassegna tutte le religioni, anche quelle minori del mondo, ma ci accorgeremmo quanto esista un comune denominatore che, pur con le differenze geografiche, di culture, di tradizioni, si chiama rispetto per la Natura e, soprattutto, rapporto inscindibile con essa.
Un rispetto ed un rapporto che con l’avvento dell’illuminismo, del positivismo e del conseguente riduzionismo, hanno generato quel materialismo storico che ha portato a deteriorare ogni rapporto tra le attività umane ed il cosmo.
Questa scissione tra scienza e teologia, che tuttavia ebbe ed ha avuto grande importanza nello sviluppo successivo, genera spesso e purtroppo, soprattutto negli ultimi tempi della storia, lo scientismo. Cioè quell’atteggiamento intellettuale di totale fiducia nelle scienze fisiche e sperimentali e nel loro metodo, al punto di attribuire loro la capacità di spiegare tutti i fenomeni, risolvere tutti i problemi e soddisfare tutti i bisogni dell’uomo, ed esaurire l’ambito della conoscenza a scapito di ogni altra forma di sapere.
Una posizione che ha generato un riduzionismo intellettuale, generando confusione, e prospettando, come affermato da A. Einstein, il punto di vista razionalistico in forma tanto grossolano e maldestro.
Questo atteggiamento, non certo trascurabile, rischia di mescolare, da una parte e dall’altra, i rispettivi ambiti di competenza e di esperienza di Scienza e Religione, generando pericolosissime deviazioni.
D’altronde lo stesso A. Einstein dovette affermare che: “Ma la scienza può essere creata soltanto da chi sia totalmente vocato alla verità e alla comprensione. Questa fonte emotiva, tuttavia, scaturisce dalla sfera della religione [. . . ] Possiamo esprimere la situazione con un’immagine: la scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca [. . . ] e così ho l’impressione che la scienza non solo purifichi l’impulso religioso dalle scorie del suo antropomorfismo, ma contribuisca altresì a una spiritualizzazione religiosa della nostra comprensione della vita.
In tutto questo emerge come la crisi ecologica non possa essere risolta esclusivamente in termini scientifici e tecnici; appartiene ad un livello molto più alto e molto più profondo, in cui mondo spirituale (trascendente) e mondo scientifico (immantinente) debbano trovare nuove e grandi energie per dialogare ed alimentarsi a vicenda. Come in una fusione nucleare la storia prossima futura, con le sue crisi ecologiche e sociali, può risolversi ed evolversi solo attingendo all’immensa energia che questo processo può dare.

Guido Bissanti



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