Jateorhiza palmata

Jateorhiza palmata

La Calumba (Jateorhiza palmata (Lam.) Miers) è una pianta rampicante perenne appartenente alla famiglia delle Menispermaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Magnoliidae,
Ordine Ranunculales,
Famiglia Menispermaceae,
Sottofamiglia Chasmantheroideae,
Tribù Burasaieae,
Genere Jateorhiza,
Specie J. Palmata.
Sono sinonimi i termini:
– Chasmanthera columba Baill.;
– Chasmanthera palmata Baill.;
– Cocculus palmatus Hook.;
– Cocculus palmatus (Lam.) DC.;
– Jateorhiza columba Miers;
– Jateorhiza columba (Roxb.) Oliv.;
– Jateorhiza miersii Oliv.;
– Menispermum calumba Stokes;
– Menispermum columba Roxb.;
– Menispermum palmatum Lam.;

Etimologia –
Il termine Jateorhiza proviene dalle parole greche iater, medico, e rhiza, radice, evidentemente in allusione alle sue virtù curative.
L’epiteto specifico palmata viene da pálma palma, per la forma delle foglie che ricorda il palmo della mano.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Jateorhiza palmata è una pianta originaria dell’Africa tropicale orientale e presente in Kenya, Tanzania, Malawi, Mozambico e Zimbabwe.
Il suo habitat è quello della foresta pluviale, foresta marginale; dal livello del mare ad altitudini di 1.500 metri.

Descrizione –
La Jateorhiza palmata è una vite perenne alta e dioica che spesso raggiunge le cime degli alberi.
Ha una radice tuberosa, grande e carnosa, di circa 3-8 centimetri di diametro con una corteccia spessa. La sezione trasversale è giallastra, esternamente bruno grigiastra. Il sapore è molto amaro.
I fusti annuali, uno o due per radice, sono ricoperti di peli con punte ghiandolari.
Le foglie sono grandi membranose di colore verde brillante, palmate, alterne e con un lungo picciolo.
I fiori sono insignificanti e di colore bianco verdastro . I fiori maschili sono raggruppati in pannocchie lunghe 30 centimetri.
Il frutto è una drupa a forma di luna.

Coltivazione –
La Jateorhiza palmata è un arbusto dioico e rampicante che produce fusti legnosi generalmente perenni da 2 a 5 metri di lunghezza che si accrescono a partire da una radice tuberosa.
In alcune aree, come il Mozambico, i fusti possono essere annuali.
Il tubero viene raccolto in natura per uso medicinale locale.
La pianta cresce allo stato naturale ma può essere propagata per seme.

Usi e Tradizioni –
La radice della Jateorhiza palmata è stata a lungo in uso sotto il nome di “kalumb” tra le tribù africane del Mozambico, che la impiegavano come rimedio per la dissenteria e altre malattie.
Indubbiamente la droga fu da loro portata all’immediata conoscenza dei portoghesi quando ne ottennero il possesso nel 1508. Attraverso l’influenza dei loro commercianti, la conoscenza della droga si diffuse lentamente tra gli europei nel corso dei secoli XVI e XVII.
Le prime notizie certe riguardo alla radice di calumba, invece, risalgono all’anno 1671, quando Franciscus Redi, 1626-1697, (538), nato ad Arezzo e medico del duca di Toscana, descrivendola sotto il nome di calumba.
Nel 1695 il celebre Leeuwenhoek (376), nella sua opera “Arcana Naturae”, registrò alcuni esperimenti chimici che aveva fatto con questa radice, che chiama radix indica, raggi columba. Ha anche introdotto illustrazioni di cristalli osservati nello studio di questo farmaco. Contemporaneamente a questo fisico, J. C. Semmedus (592) (probabilmente nel 1689 o poco prima) cita la calumba nei suoi scritti come presente tra le droghe originarie dell’India. Il lavoro di questo autore è diventato più importante in un’edizione successiva (1722).
Valmont-Bomare (656c) nell’edizione del 1764 del suo dizionario descrive “calumbe” come la radice di un albero sconosciuto portatoci dall’India. Aggiunge che in Bengala questa radice è considerata specifica nei casi di coliche, indigestione e contro gli effetti di “mort-du-chien”, che è l’antico nome francese del colchicum.
Tuttavia, solo quando apparvero in stretta successione i trattati sulla radice di calumba di Gaubius (257a), 1771, Cartheuser (129), 1773 e Percival (499), 1773, vi fu una diffusione molto generale delle conoscenze su questa droga. A questo proposito è forse interessante notare che in una precedente traduzione (datata 1755) della radice di Materia Medica calumba di Cartheuser non si trovava.
Grazie, in particolare, alla raccomandazione di Percival il farmaco ottenne rapidamente l’ingresso nella medicina europea, e dal 1776 circa se ne trova traccia in molte farmacopee dei paesi europei. Tuttavia, l’origine geografica e botanica della radice di calumba rimaneva ancora un mistero. I portoghesi, come già detto, avendo avuto il monopolio del commercio in questo articolo, sembravano essere stati attenti a non rivelare l’origine della droga e hanno fatto diventare consuetudine portarla in India e poi esportarla in Europa dall’India al posto dei porti africani. Per questo, per lungo tempo, prevalse l’impressione generale che la pianta fosse originaria dell’India e che la capitale di Ceylon (Colombo) desse il nome alla droga.
A partire dal 1770 circa, tuttavia, si stava diffondendo il sospetto che la radice di calumba fosse di origine africana. In questo senso Philibert Commerson, un medico francese, raccolse un esemplare di una certa pianta che cresceva nel giardino di M. Poivre nell’Isle de France, che Lamarck nel 1797 chiamò Menispermum palmatum, affermando che questo menispermum (di cui descrisse la pianta maschio) forse ha dato la radice che ci viene portata dall’India sotto il nome di calombo o radice di Colombo. Aggiunge, tuttavia, che “sembra essere originario dell’India”.
Nel 1805 si fece un netto progresso nello stabilire la sua origine africana. M. Fortin in quell’anno portò la radice di una pianta maschio di calumba dal Mozambico alla città di Madras, dove è stata allevata e coltivata dal Dr. James Anderson. Da questo esemplare il Dr. Berry (63), nel 1811, pubblicò una descrizione botanica nelle “Ricerche Asiatiche”, in cui dà anche informazioni certe circa la sua origine e gli usi nel paese natale. L’esemplare fu successivamente da lui trasportato ai giardini botanici di Calcutta. De Candolle nel 1818 chiamò la pianta Cocculus palmatus. Tuttavia, la pianta femmina era ancora sconosciuta.
Nel 1825 il capitano W. F. Owen portò una pianta maschio e una femmina da Oibo, nell’Africa orientale, a Mauritius, dove era coltivata e osservata da Bojer. Da questa fonte, infine, Sir W. J. Hooker (324) nel 1830 fu in grado di descrivere l’intera pianta, sia maschio che femmina, sotto il nome di Cocculus palmatus, Hooker.
La Jateorhiza palmata contiene alcaloidi isochinolinici ed è utilizzata principalmente come tonico amaro soprattutto nei casi di anoressia nervosa. Non contiene tannini, quindi può essere tranquillamente utilizzata nelle preparazioni di ferro per il trattamento dell’anemia senza il timore di precipitazioni derivanti dall’interazione in vitro.
Sono le radici che contengono una serie di sostanze attive dal punto di vista medico tra cui i diterpenoidi furanolattoni columbina, palmarina e casmantina e diversi glicosidi correlati tra cui i palmatosidi A,G e gli alcaloidi protoberberina palmatina, jatrorrhizina, bisjatrorrhizina e colombamina. Contengono inoltre tracce delle sapogenine diosgenina e criptogenina. Inoltre, contengono circa l’1% di un olio essenziale verdastro, costituito principalmente da timolo, con una fragranza che ricorda il fieno – le radici più vecchie contengono pochissimo dell’olio. Le radici sono ricche di amido.
Questa pianta, nella sua lunga storia, è stata utilizzata, come uso medicinale tradizionale e, diventata molto popolare in Europa, dove è stata particolarmente apprezzata come trattamento per i problemi digestivi per le persone con problemi di stomaco.
Oggi la sua importanza in Occidente è notevolmente diminuita, ma è ancora venduta e utilizzata in miscele di erbe brevettate.
La pianta è coltivata in diversi paesi come pianta medicinale.
La radice è la fonte della medicina popolare precedentemente nominata “radix calumbae” che è stata importata in Europa dal Mozambico e dalla Tanzania.
Era usata prevalentemente contro la dispepsia e la diarrea.
Oggi la pianta è ancora utilizzata in miscele di erbe lassative sia in Europa e in amari a base di erbe in Italia e negli Stati Uniti.
È stato dimostrato che la calumba sopprime l’induzione di adenocarcinomi nel colon mediante la somministrazione del cancerogeno azossimetano.

Modalità di Preparazione –
La radice della Jateorhiza palmata è considerata antielmintica, antipiretica, amara e tonica.
Viene ampiamente usata come trattamento contro la diarrea e la dissenteria; irritabilità gastrica; vomito durante la gravidanza.
Tradizionalmente, è stata consumata come trattamento contro i morsi di serpente, l’ernia e le rotture.
I raschiati radicolari vengono applicati su scarificazioni fatte negli ascessi per farli maturare.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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