Phellinus igniarius

Phellinus igniarius

Il fungo salice o spugna fuoco (Phellinus igniarius (L.) Quél. (1886)) è un fungo appartenente alla famiglia delle Hymenochaetaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Sottodivisione Agaricomycotina,
Classe Agaricomycetes,
Sottoclasse Incertae sedis,
Ordine Hymenochaetales,
Famiglia Hymenochaetaceae,
Genere Phellinus.
Specie P. igniarius.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Agaricus igniarius (L.) E.H.L.Krause;
– Boletus igniarius L.;
– Boletus igniarius var. communis Alb. & Schwein.;
– Boletus igniarius var. ellipticus Pers.;
– Boletus nigricans (Fr.) Spreng.;
– Fomes igniarius (L.) Cooke;
– Fomes igniarius (L.) Fr.;
– Fomes igniarius (L.) Gillet;
– Fomes igniarius f. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius f. betulae Bondartsev;
– Fomes igniarius f. nigricans Bondartsev;
– Fomes igniarius f. piri Bondartsev;
– Fomes igniarius f. pruni Bondartsev;
– Fomes igniarius f. quercus Bondartsev;
– Fomes igniarius f. salicis Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. populinus (Neuman) Campbell;
– Fomes igniarius var. nigricans (Fr.) Rick;
– Fomes igniarius var. roburneus (Fr.) Rick;
– Fomes igniarius var. trivialis (Bres.) Killerm.;
– Fomes nigricans (Fr.) Fr.;
– Fomes nigricans (Fr.) Gillet;
– Fomes nigricans var. nigricans;
– Fomes nigricans var. populinus J.Neuman;
– Fomes roburneus (Fr.) Fr.;
– Fomes roburneus (Fr.) Gillet;
– Fomes trivialis (Fr.) Bres.;
– Ganoderma triviale Bres.;
– Ganoderma trivialis Bres.;
– Mucronoporus igniarius (L.) Ellis & Everh.;
– Mucronoporus nigricans (Fr.) Ellis & Everh.;
– Ochroporus alni (Bondartsev) Fiasson & Niemelä;
– Ochroporus igniarius (L.) J.Schröt.;
– Ochroporus igniarius var. trivialis (Killerm.) Niemelä;
– Ochroporus nigricans (Fr.) Fiasson & Niemelä;
– Phellinus alni (Bondartsev) Parmasto;
– Phellinus ignarius f. alni (Bondartsev) Bondarzew;
– Phellinus igniarius f. alni (Bondartsev) Cetto;
– Phellinus igniarius f. camschadalicus Parmasto;
– Phellinus igniarius f. crataegi D.V.Baxter;
– Phellinus igniarius f. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius f. salicis (Bondartsev) Bondartsev;
– Phellinus igniarius subsp. nigricans (Fr.) Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius var. alni (Bondartsev) Niemelä;
– Phellinus igniarius var. nigricans;
– Phellinus igniarius var. trivialis (Bres.) Niemelä;
– Phellinus nigricans (Fr.) P.Karst.;
– Phellinus nigricans var. alni (Bondartsev) Zmitr. & Malysheva;
– Phellinus nigricans var. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus pomaceus f. crataegi (D.V.Baxter) Domański, Orloś & Skirg.;
– Phellinus trivialis (Bres.) Kreisel;
– Phellinus trivialis f. resupinatus (Bourdot & Galzin) Kreisel;
– Placodes igniarius (L.) Quél.;
– Placodes nigricans (Fr.) Quél.;
– Polyporites igniarius (L.) Heer;
– Polyporus igniarius (L.) Fr.;
– Polyporus igniarius var. applanatus Berk. & Broome;
– Polyporus igniarius var. australis Kalchbr.;
– Polyporus igniarius var. nigricans (Fr.) Jørst.;
– Polyporus igniarius var. plicatus (Scop.) Pers.;
– Polyporus igniarius var. resupinatus Berk.;
– Polyporus nigricans Fr.;
– Polyporus nigricans f. trivialis Fr.;
– Polyporus roburneus Fr.;
– Polyporus ungulatus Secr.;
– Poria plicata Scop.;
– Pseudofomes nigricans (Fr.) Lázaro Ibiza;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Fr., 1821;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Murrill;
– Scindalma igniarium (L.) Kuntze;
– Scindalma nigricans (Fr.) Kuntze;
– Scindalma roburneum (Fr.) Kuntze;
– Ungulina roburnea (Fr.) Pat..

Etimologia –
Il termine Phellinus proviene dal greco φέλλῐνος phéllinos sugheroso, attinente al sughero (derivato da φελλός phellós sughero): per la consistenza sugherosa del carpoforo.
L’epiteto specifico igniarius proviene da ignis fuoco: attinente al fuoco, utilizzato come esca per accendere il fuoco e, presso i nativi nordamericani, mescolato al tabacco nelle loro pipe (calumet).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Phellinus igniarius è un fungo che si rinviene in modo preferenziale su tronchi di Salix viventi, dove nel duramen genera carie bianca; è in grado di fruttificare però anche su piante morte. Viene rinvenuto anche su frassini, meli, ecc.. questo fungo agisce soprattutto come parassita, determinando carie nel duramen, da cui poi, con il trascorrere del tempo, si estende anche all’alburno. Quando la pianta che lo ospita muore, egli continua a crescere come saprofita, adattandosi perfettamente all’ambiente.

Riconoscimento –
Il Phellinus igniarius è un fungo sessile, cioè privo di gambo,con una staffa che misura 5-20 cm di diametro, ma in rari casi può essere larga 40 cm. Lo spessore della staffa varia da 2–12 cm a 20 cm in casi eccezionali.
Il fungo si rinviene nel substrato di crescita per diversi anni, con forme e dimensioni variabili. Inizialmente nodulosi, globosi, poi ungulati (a forma di zoccolo equino), e a consistenza legnosa.
La superficie è sterile di colore grigio, grigio-bruno, nerastra, solcata in maniera concentrica, sovente rimosa, ossia solcata in senso radiale ed in modo poco profondo; su di essa spesso si rinviene la presenza di alghe verdi. La superficie poroide ha un colore bruno, bruno-cannella. La porzione inferiore è costituita da pori molto piccoli (con densità è di 4-6 per mm quadrato), rotondi, grigio-giallognoli, di colore rosso-bruno durante la crescita, per assumere infine tonalità cromatiche color ruggine, grigio, grigio-bruno.
I tubuli, che hanno una lunghezza di circa 2-7 mm, sono duri, legnosi, a più strati, color ruggine, su quelli più anziani è rinvenibile un micelio biancastro. I dissepimenti, cioè la parte carnosa sterile, adibita a delimitare gli orifizi dei tubuli, (ovvero quella parte di tessuto fungino che separa nell’imenoforo i pori uno dall’altro), si presentano in questo caso, interi, pruinosi, con un ispessimento alquanto variabile che spesso è molto più accentuato rispetto alle dimensioni dei pori. Margini ispessiti, rotondeggianti.
Sistema ifale dimitico, costituito cioè da ife generatrici, da cui origineranno le strutture imeniali, e da ife scheletriche che costituiscono invece le cellule di sostegno. Le ife generatrici sono provviste di setti, hanno ramificazioni e non presentano unioni a fibbia, il loro colore è ialino ed il diametro è di 1,5-3 µm. Le ife scheletriche hanno pochissimi setti, non possiedono ramificazioni, le pareti presentano ispessimenti, sono intrecciate tra loro nella trama dei dissepimenti, il loro colore è bruno ed hanno un diametro di 5-6 µm.
Al microscopio si notano delle spore ialine, lisce, di forma subglobosa o ovoidale, a reazione amiloide J-, con bordi parietali leggermente spessi, aventi misura 5-6,5 x 4,5-7,5 µm. I basidi sono ialini, tetrasporici, clavati in modo evidente, sprovvisti di giunti a fibbia basali e misuranti 8-20 x 6-9 µm.
Si ha assenza di cistidi. Sete imeniali di colore bruno, bruno-rossiccio, aventi forma ventricosa o subulata (cioè a forma di lesina, stretta e più o meno attenuata). Il loro rinvenimento è incostante, a volte sono rare, in altre circostanze numerose. La loro misura è: 12-20 x 4,5-9 µm. [

Coltivazione –
Il Phellinus igniarius è un fungo che vive di nutrizione saprotrofica, in cui la lignina e la cellulosa di un albero ospite si degradano ed è causa di marciume bianco.
Il fungo forma corpi fruttiferi perenni che si innalzano come parentesi legnose, a forma di zoccolo o a forma di disco dalla corteccia dell’albero vivente infestato o del tronco morto. La specie di albero è spesso il salice, ma può essere comunemente trovata su betulla e ontano e altri alberi a foglia larga.

Usi e Tradizioni –
Il Phellinus igniarius a differenza della maggior parte dei funghi, ha una consistenza legnosa dura e può persistere per molti anni, costruendo un nuovo strato superficiale ogni anno.
Un tempo era apprezzato come materiale da accensione. In Alaska, viene bruciato dalla gente del posto e la cenere (cenere punk) viene mescolata con tabacco da masticare per migliorare l’effetto della nicotina nel tabacco. Inoltre, presso i nativi nordamericani, veiva mescolato al tabacco nelle loro pipe (calumet).
In Australia, gli aborigeni utilizzavano i corpi fruttiferi di Phellinus per fini medici.
Dal punto di vista alimentare è considerato immangiabile.
L’estratto di Phellinus igniarius contiene acido agarico, acido veratrico, acido m-emipinico, ergosterolo, acidi grassi saturi C22, C24, C26, idrocarburi saturi C23, C25, glicina, acido aspartico e altri aminoacidi, acido ossalico, mannofucogalattano, xilosio ossidasi (xilosio ossidasi), nonché catalasi, ureasi, esterasi, polisaccaride, ecc.
Questo fungo veniva un tempo utilizzato per vari rimedi medici. Oggi si usa l’estratto di questo fungo che avrebbe un significativo effetto inibitorio su una varietà di cellule tumorali umane, indicando che ha un ruolo indispensabile nell’antitumore
Secondo alcuni test in vitro avrebbe i seguenti effetti:
– effetto anti-cancro, evita di nuovo il cancro;
– può frenare l’aumento e il trasferimento delle cellule tumorali;
– può prevenire e migliorare l’infezione dell’immunità depressiva;
– può rilassare il dolore, l’inappetenza, la perdita di peso e la stanchezza del cancro, migliorare la qualità della vita;
– viene usato come medicina anti-cancro può accumulare effetto di anti-cancro e alleggerire l’effetto collaterale della medicina anti-cancro.
Dal punto di vista ecologico questo fungo rappresenta per i picchi un rifugio dove questi uccelli scavano una camera di nidificazione poiché il legno interno è più morbido e più debole rispetto all’esterno.

Modalità di Preparazione –
Il Phellinus igniarius è un fungo non commestibile mentre, dal punto di vista medico, viene utilizzato come inibitorio di una varietà di cellule tumorali umane.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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