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Phellinus igniarius

Il fungo salice o spugna fuoco (Phellinus igniarius (L.) Quél. (1886)) è un fungo appartenente alla famiglia delle Hymenochaetaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Sottodivisione Agaricomycotina,
Classe Agaricomycetes,
Sottoclasse Incertae sedis,
Ordine Hymenochaetales,
Famiglia Hymenochaetaceae,
Genere Phellinus.
Specie P. igniarius.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Agaricus igniarius (L.) E.H.L.Krause;
– Boletus igniarius L.;
– Boletus igniarius var. communis Alb. & Schwein.;
– Boletus igniarius var. ellipticus Pers.;
– Boletus nigricans (Fr.) Spreng.;
– Fomes igniarius (L.) Cooke;
– Fomes igniarius (L.) Fr.;
– Fomes igniarius (L.) Gillet;
– Fomes igniarius f. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius f. betulae Bondartsev;
– Fomes igniarius f. nigricans Bondartsev;
– Fomes igniarius f. piri Bondartsev;
– Fomes igniarius f. pruni Bondartsev;
– Fomes igniarius f. quercus Bondartsev;
– Fomes igniarius f. salicis Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. populinus (Neuman) Campbell;
– Fomes igniarius var. nigricans (Fr.) Rick;
– Fomes igniarius var. roburneus (Fr.) Rick;
– Fomes igniarius var. trivialis (Bres.) Killerm.;
– Fomes nigricans (Fr.) Fr.;
– Fomes nigricans (Fr.) Gillet;
– Fomes nigricans var. nigricans;
– Fomes nigricans var. populinus J.Neuman;
– Fomes roburneus (Fr.) Fr.;
– Fomes roburneus (Fr.) Gillet;
– Fomes trivialis (Fr.) Bres.;
– Ganoderma triviale Bres.;
– Ganoderma trivialis Bres.;
– Mucronoporus igniarius (L.) Ellis & Everh.;
– Mucronoporus nigricans (Fr.) Ellis & Everh.;
– Ochroporus alni (Bondartsev) Fiasson & Niemelä;
– Ochroporus igniarius (L.) J.Schröt.;
– Ochroporus igniarius var. trivialis (Killerm.) Niemelä;
– Ochroporus nigricans (Fr.) Fiasson & Niemelä;
– Phellinus alni (Bondartsev) Parmasto;
– Phellinus ignarius f. alni (Bondartsev) Bondarzew;
– Phellinus igniarius f. alni (Bondartsev) Cetto;
– Phellinus igniarius f. camschadalicus Parmasto;
– Phellinus igniarius f. crataegi D.V.Baxter;
– Phellinus igniarius f. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius f. salicis (Bondartsev) Bondartsev;
– Phellinus igniarius subsp. nigricans (Fr.) Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius var. alni (Bondartsev) Niemelä;
– Phellinus igniarius var. nigricans;
– Phellinus igniarius var. trivialis (Bres.) Niemelä;
– Phellinus nigricans (Fr.) P.Karst.;
– Phellinus nigricans var. alni (Bondartsev) Zmitr. & Malysheva;
– Phellinus nigricans var. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus pomaceus f. crataegi (D.V.Baxter) Domański, Orloś & Skirg.;
– Phellinus trivialis (Bres.) Kreisel;
– Phellinus trivialis f. resupinatus (Bourdot & Galzin) Kreisel;
– Placodes igniarius (L.) Quél.;
– Placodes nigricans (Fr.) Quél.;
– Polyporites igniarius (L.) Heer;
– Polyporus igniarius (L.) Fr.;
– Polyporus igniarius var. applanatus Berk. & Broome;
– Polyporus igniarius var. australis Kalchbr.;
– Polyporus igniarius var. nigricans (Fr.) Jørst.;
– Polyporus igniarius var. plicatus (Scop.) Pers.;
– Polyporus igniarius var. resupinatus Berk.;
– Polyporus nigricans Fr.;
– Polyporus nigricans f. trivialis Fr.;
– Polyporus roburneus Fr.;
– Polyporus ungulatus Secr.;
– Poria plicata Scop.;
– Pseudofomes nigricans (Fr.) Lázaro Ibiza;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Fr., 1821;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Murrill;
– Scindalma igniarium (L.) Kuntze;
– Scindalma nigricans (Fr.) Kuntze;
– Scindalma roburneum (Fr.) Kuntze;
– Ungulina roburnea (Fr.) Pat..

Etimologia –
Il termine Phellinus proviene dal greco φέλλῐνος phéllinos sugheroso, attinente al sughero (derivato da φελλός phellós sughero): per la consistenza sugherosa del carpoforo.
L’epiteto specifico igniarius proviene da ignis fuoco: attinente al fuoco, utilizzato come esca per accendere il fuoco e, presso i nativi nordamericani, mescolato al tabacco nelle loro pipe (calumet).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Phellinus igniarius è un fungo che si rinviene in modo preferenziale su tronchi di Salix viventi, dove nel duramen genera carie bianca; è in grado di fruttificare però anche su piante morte. Viene rinvenuto anche su frassini, meli, ecc.. questo fungo agisce soprattutto come parassita, determinando carie nel duramen, da cui poi, con il trascorrere del tempo, si estende anche all’alburno. Quando la pianta che lo ospita muore, egli continua a crescere come saprofita, adattandosi perfettamente all’ambiente.

Riconoscimento –
Il Phellinus igniarius è un fungo sessile, cioè privo di gambo,con una staffa che misura 5-20 cm di diametro, ma in rari casi può essere larga 40 cm. Lo spessore della staffa varia da 2–12 cm a 20 cm in casi eccezionali.
Il fungo si rinviene nel substrato di crescita per diversi anni, con forme e dimensioni variabili. Inizialmente nodulosi, globosi, poi ungulati (a forma di zoccolo equino), e a consistenza legnosa.
La superficie è sterile di colore grigio, grigio-bruno, nerastra, solcata in maniera concentrica, sovente rimosa, ossia solcata in senso radiale ed in modo poco profondo; su di essa spesso si rinviene la presenza di alghe verdi. La superficie poroide ha un colore bruno, bruno-cannella. La porzione inferiore è costituita da pori molto piccoli (con densità è di 4-6 per mm quadrato), rotondi, grigio-giallognoli, di colore rosso-bruno durante la crescita, per assumere infine tonalità cromatiche color ruggine, grigio, grigio-bruno.
I tubuli, che hanno una lunghezza di circa 2-7 mm, sono duri, legnosi, a più strati, color ruggine, su quelli più anziani è rinvenibile un micelio biancastro. I dissepimenti, cioè la parte carnosa sterile, adibita a delimitare gli orifizi dei tubuli, (ovvero quella parte di tessuto fungino che separa nell’imenoforo i pori uno dall’altro), si presentano in questo caso, interi, pruinosi, con un ispessimento alquanto variabile che spesso è molto più accentuato rispetto alle dimensioni dei pori. Margini ispessiti, rotondeggianti.
Sistema ifale dimitico, costituito cioè da ife generatrici, da cui origineranno le strutture imeniali, e da ife scheletriche che costituiscono invece le cellule di sostegno. Le ife generatrici sono provviste di setti, hanno ramificazioni e non presentano unioni a fibbia, il loro colore è ialino ed il diametro è di 1,5-3 µm. Le ife scheletriche hanno pochissimi setti, non possiedono ramificazioni, le pareti presentano ispessimenti, sono intrecciate tra loro nella trama dei dissepimenti, il loro colore è bruno ed hanno un diametro di 5-6 µm.
Al microscopio si notano delle spore ialine, lisce, di forma subglobosa o ovoidale, a reazione amiloide J-, con bordi parietali leggermente spessi, aventi misura 5-6,5 x 4,5-7,5 µm. I basidi sono ialini, tetrasporici, clavati in modo evidente, sprovvisti di giunti a fibbia basali e misuranti 8-20 x 6-9 µm.
Si ha assenza di cistidi. Sete imeniali di colore bruno, bruno-rossiccio, aventi forma ventricosa o subulata (cioè a forma di lesina, stretta e più o meno attenuata). Il loro rinvenimento è incostante, a volte sono rare, in altre circostanze numerose. La loro misura è: 12-20 x 4,5-9 µm. [

Coltivazione –
Il Phellinus igniarius è un fungo che vive di nutrizione saprotrofica, in cui la lignina e la cellulosa di un albero ospite si degradano ed è causa di marciume bianco.
Il fungo forma corpi fruttiferi perenni che si innalzano come parentesi legnose, a forma di zoccolo o a forma di disco dalla corteccia dell’albero vivente infestato o del tronco morto. La specie di albero è spesso il salice, ma può essere comunemente trovata su betulla e ontano e altri alberi a foglia larga.

Usi e Tradizioni –
Il Phellinus igniarius a differenza della maggior parte dei funghi, ha una consistenza legnosa dura e può persistere per molti anni, costruendo un nuovo strato superficiale ogni anno.
Un tempo era apprezzato come materiale da accensione. In Alaska, viene bruciato dalla gente del posto e la cenere (cenere punk) viene mescolata con tabacco da masticare per migliorare l’effetto della nicotina nel tabacco. Inoltre, presso i nativi nordamericani, veiva mescolato al tabacco nelle loro pipe (calumet).
In Australia, gli aborigeni utilizzavano i corpi fruttiferi di Phellinus per fini medici.
Dal punto di vista alimentare è considerato immangiabile.
L’estratto di Phellinus igniarius contiene acido agarico, acido veratrico, acido m-emipinico, ergosterolo, acidi grassi saturi C22, C24, C26, idrocarburi saturi C23, C25, glicina, acido aspartico e altri aminoacidi, acido ossalico, mannofucogalattano, xilosio ossidasi (xilosio ossidasi), nonché catalasi, ureasi, esterasi, polisaccaride, ecc.
Questo fungo veniva un tempo utilizzato per vari rimedi medici. Oggi si usa l’estratto di questo fungo che avrebbe un significativo effetto inibitorio su una varietà di cellule tumorali umane, indicando che ha un ruolo indispensabile nell’antitumore
Secondo alcuni test in vitro avrebbe i seguenti effetti:
– effetto anti-cancro, evita di nuovo il cancro;
– può frenare l’aumento e il trasferimento delle cellule tumorali;
– può prevenire e migliorare l’infezione dell’immunità depressiva;
– può rilassare il dolore, l’inappetenza, la perdita di peso e la stanchezza del cancro, migliorare la qualità della vita;
– viene usato come medicina anti-cancro può accumulare effetto di anti-cancro e alleggerire l’effetto collaterale della medicina anti-cancro.
Dal punto di vista ecologico questo fungo rappresenta per i picchi un rifugio dove questi uccelli scavano una camera di nidificazione poiché il legno interno è più morbido e più debole rispetto all’esterno.

Modalità di Preparazione –
Il Phellinus igniarius è un fungo non commestibile mentre, dal punto di vista medico, viene utilizzato come inibitorio di una varietà di cellule tumorali umane.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



[:en]

Phellinus igniarius

The willow bracket or fire sponge (Phellinus igniarius (L.) Quél. (1886)) is a mushroom belonging to the Hymenochaetaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Fungi,
Basidiomycota Division,
Subdivision Agaricomycotina,
Agaricomycetes class,
Subclass Incertae sedis,
Order Hymenochaetales,
Hymenochaetaceae family,
Genus Phellinus.
P. igniarius species.
The following terms are synonymous:
– Agaricus igniarius (L.) E.H.L.Krause;
– Boletus igniarius L .;
– Boletus igniarius var. communis Alb. & Schwein .;
– Boletus igniarius var. ellipticus Pers .;
– Boletus nigricans (Fr.) Spreng .;
– Fomes igniarius (L.) Cooke;
– Fomes igniarius (L.) Fr .;
– Fomes igniarius (L.) Gillet;
– Fomes igniarius f. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius f. betulae Bondartsev;
– Fomes igniarius f. nigricans Bondartsev;
– Fomes igniarius f. piri Bondartsev;
– Fomes igniarius f. thorns Bondartsev;
– Fomes igniarius f. quercus Bondartsev;
– Fomes igniarius f. salicis Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. populinus (Neuman) Campbell;
– Fomes igniarius var. nigricans (Fr.) Rick;
– Fomes igniarius var. roburneus (Fr.) Rick;
– Fomes igniarius var. trivialis (Bres.) Killerm .;
– Fomes nigricans (Fr.) Fr .;
– Fomes nigricans (Fr.) Gillet;
– Fomes nigricans var. nigricans;
– Fomes nigricans var. populinus J.Neuman;
– Fomes roburneus (Fr.) Fr .;
– Fomes roburneus (Fr.) Gillet;
– Fomes trivialis (Fr.) Bres .;
– Ganoderma triviale Bres .;
– Ganoderma trivialis Bres .;
– Mucronoporus igniarius (L.) Ellis & Everh .;
– Mucronoporus nigricans (Fr.) Ellis & Everh .;
– Ochroporus alni (Bondartsev) Fiasson & Niemelä;
– Ochroporus igniarius (L.) J.Schröt .;
– Ochroporus igniarius var. trivialis (Killerm.) Niemelä;
– Ochroporus nigricans (Fr.) Fiasson & Niemelä;
– Phellinus alni (Bondartsev) Parmasto;
– Phellinus ignarius f. alni (Bondartsev) Bondarzew;
– Phellinus igniarius f. alni (Bondartsev) Cetto;
– Phellinus igniarius f. camschadalicus Parmasto;
– Phellinus igniarius f. crataegi D.V.Baxter;
– Phellinus igniarius f. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius f. salicis (Bondartsev) Bondartsev;
– Phellinus igniarius subsp. nigricans (Fr.) Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius var. alni (Bondartsev) Niemelä;
– Phellinus igniarius var. nigricans;
– Phellinus igniarius var. trivialis (Bres.) Niemelä;
– Phellinus nigricans (Fr.) P. Karst .;
– Phellinus nigricans var. alni (Bondartsev) Zmitr. & Malysheva;
– Phellinus nigricans var. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus pomaceus f. crataegi (D.V.Baxter) Domański, Orloś & Skirg .;
– Phellinus trivialis (Bres.) Kreisel;
– Phellinus trivialis f. resupinatus (Bourdot & Galzin) Kreisel;
– Placodes igniarius (L.) Quél .;
– Placodes nigricans (Fr.) Quél .;
– Polyporites igniarius (L.) Heer;
– Polyporus igniarius (L.) Fr .;
– Polyporus igniarius var. applanatus Berk. & Broome;
– Polyporus igniarius var. australis Kalchbr .;
– Polyporus igniarius var. nigricans (Fr.) Jørst .;
– Polyporus igniarius var. plicatus (Scop.) Pers .;
– Polyporus igniarius var. resupinatus Berk .;
– Polyporus nigricans Fr .;
– Polyporus nigricans f. trivialis Fr .;
– Polyporus roburneus Fr .;
– Polyporus ungulatus Secr .;
– Poria plicata Scop .;
– Pseudofomes nigricans (Fr.) Lázaro Ibiza;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Fr., 1821;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Murrill;
– Scindalma igniarium (L.) Kuntze;
– Scindalma nigricans (Fr.) Kuntze;
– Scindalma roburneum (Fr.) Kuntze;
– Ungulina roburnea (Fr.) Pat ..

Etymology –
The term Phellinus comes from the Greek φέλλῐνος phéllinos cork, pertaining to cork (derived from φελλός phellós cork): due to the corky consistency of the carpophore.
The specific epithet igniarius comes from ignis fuoco: pertaining to fire, used as a bait to light a fire and, among native North Americans, mixed with tobacco in their pipes (calumet).

Geographic Distribution and Habitat –
Phellinus igniarius is a fungus which is preferentially found on living Salix trunks, where it generates white caries in the duramen; however, it is able to bear fruit also on dead plants. It is also found on ash trees, apple trees, etc. .. this fungus acts above all as a parasite, causing decay in the duramen, from which, over time, it also extends to sapwood. When the host plant dies, he continues to grow as a saprophyte, adapting perfectly to the environment.

Recognition –
Phellinus igniarius is a sessile mushroom, i.e. without a stem, with a stirrup measuring 5-20 cm in diameter, but in rare cases it can be 40 cm wide. The thickness of the bracket varies from 2–12 cm to 20 cm in exceptional cases.
The fungus is found in the growth substrate for several years, with variable shapes and sizes. Initially nodular, globose, then ungulates (in the shape of a horse’s hoof), and with a woody consistency.
The surface is sterile gray, gray-brown, blackish, furrowed in a concentric way, often rimosa, ie furrowed in a radial sense and in a shallow way; the presence of green algae is often found on it. The poroid surface has a brown, cinnamon-brown color. The lower portion is made up of very small pores (with a density of 4-6 per square mm), round, gray-yellowish, red-brown during growth, to finally take on rust, gray, gray-brown shades. .
The tubules, which have a length of about 2-7 mm, are hard, woody, multi-layered, rust-colored, a whitish mycelium can be found on the older ones. The dissepimenti, that is the sterile fleshy part, used to delimit the orifices of the tubules, (or that part of fungal tissue that separates the pores from one another in the hymenophore), appear in this case, whole, pruinose, with a thickening somewhat variable which is often much more pronounced than the size of the pores. Thickened, rounded margins.
Dimitic hyphal system, consisting of generating hyphae, from which the hymenial structures will originate, and skeletal hyphae which instead constitute the support cells. The generative hyphae are provided with septa, have ramifications and have no buckle unions, their color is hyaline and the diameter is 1.5-3 µm. The skeletal hyphae have very few septa, they do not have ramifications, the walls have thickenings, they are intertwined in the texture of the dissections, their color is brown and they have a diameter of 5-6 µm.
Under the microscope, hyaline spores are noted, smooth, subglobose or ovoid in shape, with J- amyloid reaction, with slightly thick parietal edges, measuring 5-6.5 x 4.5-7.5 µm. The basidia are hyaline, tetrasporic, clearly clavate, devoid of basal buckle joints and measuring 8-20 x 6-9 µm.
There is no cystidia. Hymenial silks of a brown, reddish-brown color, having a ventricose or subulate shape (that is, in the shape of an awl, narrow and more or less attenuated). Their discovery is inconstant, at times they are rare, in other circumstances numerous. Their measurement is: 12-20 x 4.5-9 µm. [

Cultivation –
Phellinus igniarius is a fungus that thrives on saprotrophic nutrition, in which the lignin and cellulose of a host tree degrade and cause white rot.
The fungus forms perennial fruiting bodies that rise as woody, hoof-shaped or disc-shaped brackets from the bark of the infested living tree or dead trunk. The tree species is often willow but can commonly be found on birch and alder and other broadleaf trees.

Customs and Traditions –
Unlike most mushrooms, Phellinus igniarius has a hard woody texture and can persist for many years, building a new surface layer every year.
It was once prized as an ignition material. In Alaska, it is burned by the locals and the ash (punk ash) is mixed with chewing tobacco to enhance the effect of nicotine in the tobacco. Moreover, among the North American natives, it was mixed with tobacco in their pipes (calumet).
In Australia, the Aborigines used Phellinus fruit bodies for medical purposes.
From a food point of view it is considered inedible.
Phellinus igniarius extract contains agaric acid, veratric acid, m-hemipinic acid, ergosterol, saturated fatty acids C22, C24, C26, saturated hydrocarbons C23, C25, glycine, aspartic acid and other amino acids, oxalic acid, mannofucogalactan, xylose oxidase (xylose oxidase), as well as catalase, urease, esterase, polysaccharide, etc.
This mushroom was once used for various medical remedies. Today the extract of this mushroom is used which would have a significant inhibitory effect on a variety of human cancer cells, indicating that it has an indispensable role in antitumor.
According to some in vitro tests it would have the following effects:
– anti-cancer effect, avoid cancer again;
– can stop the growth and transfer of cancer cells;
– can prevent and improve the infection of depressive immunity;
– can relax pain, loss of appetite, weight loss and cancer fatigue, improve the quality of life;
– is used as anti-cancer medicine can accumulate anti-cancer effect and lighten the side effect of anti-cancer medicine.
From an ecological point of view, this mushroom represents a refuge for woodpeckers where these birds dig a nesting chamber since the internal wood is softer and weaker than the outside.

Preparation Method –
Phellinus igniarius is an inedible mushroom while, from a medical point of view, it is used as an inhibitor of a variety of human cancer cells.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Cetto B., 2008. Real mushrooms, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.



[:es]

Phellinus igniarius

El hongo de sauce o esponja de fuego (Phellinus igniarius (L.) Quél. (1886)) es un hongo perteneciente a la familia Hymenochaetaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Hongos del reino,
División Basidiomycota,
Subdivisión Agaricomycotina,
Clase Agaricomycetes,
Subclase Incertae sedis,
Orden Hymenochaetales,
Familia Hymenochaetaceae,
Género Phellinus.
Especies de P. igniarius.
Los siguientes términos son sinónimos:
– Agaricus igniarius (L.) E.H.L.Krause;
– Boletus igniarius L.;
– Boletus igniarius var. communis Alb. & Schwein.;
– Boletus igniarius var. ellipticus Pers.;
– Boletus nigricans (Fr.) Spreng.;
– Fomes igniarius (L.) Cooke;
– Fomes igniarius (L.) Fr.;
– Fomes igniarius (L.) Gillet;
– Fomes igniarius f. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius f. betulae Bondartsev;
– Fomes igniarius f. nigricans Bondartsev;
– Fomes igniarius f. piri Bondartsev;
– Fomes igniarius f. espinas Bondartsev;
– Fomes igniarius f. quercus Bondartsev;
– Fomes igniarius f. salicis Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. alni Bondartsev;
– Fomes igniarius subsp. populinus (Neuman) Campbell;
– Fomes igniarius var. nigricans (Padre) Rick;
– Fomes igniarius var. roburneus (P.) Rick;
– Fomes igniarius var. trivialis (Bres.) Killerm.;
– Fomes nigricans (Fr.) Fr.;
– Fomes nigricans (P.) Gillet;
– Fomes nigricans var. nigricans;
– Fomes nigricans var. populinus J.Neuman;
– Fomes roburneus (Fr.) Fr.;
– Fomes roburneus (P.) Gillet;
– Fomes trivialis (Fr.) Bres.;
– Ganoderma triviale Bres.;
– Ganoderma trivialis Bres.;
– Mucronoporus igniarius (L.) Ellis & Everh.;
– Mucronoporus nigricans (Fr.) Ellis & Everh.;
– Ochroporus alni (Bondartsev) Fiasson & Niemelä;
– Ochroporus igniarius (L.) J.Schröt.;
– Ochroporus igniarius var. trivialis (Killerm.) Niemelä;
– Ochroporus nigricans (Fr.) Fiasson & Niemelä;
– Phellinus alni (Bondartsev) Parmasto;
– Phellinus ignarius f. alni (Bondartsev) Bondarzew;
– Phellinus igniarius f. alni (Bondartsev) Cetto;
– Phellinus igniarius f. camschadalicus Parmasto;
– Phellinus igniarius f. crataegi D.V.Baxter;
– Phellinus igniarius f. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius f. salicis (Bondartsev) Bondartsev;
– Phellinus igniarius subsp. nigricans (P.) Bourdot & Galzin;
– Phellinus igniarius var. alni (Bondartsev) Niemelä;
– Phellinus igniarius var. nigricans;
– Phellinus igniarius var. trivialis (Bres.) Niemelä;
– Phellinus nigricans (Fr.) P. Karst.;
– Phellinus nigricans var. alni (Bondartsev) Zmitr. & Malysheva;
– Phellinus nigricans var. resupinatus Bourdot & Galzin;
– Phellinus pomaceus f. crataegi (D.V.Baxter) Domański, Orloś & Skirg.;
– Phellinus trivialis (Bres.) Kreisel;
– Phellinus trivialis f. resupinatus (Bourdot y Galzin) Kreisel;
– Placodes igniarius (L.) Quél.;
– Placodes nigricans (Fr.) Quél.;
– Polyporites igniarius (L.) Heer;
– Polyporus igniarius (L.) Fr.;
– Polyporus igniarius var. applanatus Berk. & Broome;
– Polyporus igniarius var. australis Kalchbr.;
– Polyporus igniarius var. nigricans (Fr.) Jørst.;
– Polyporus igniarius var. plicatus (Scop.) Pers.;
– Polyporus igniarius var. resupinatus Berk.;
– Polyporus nigricans Fr.;
– Polyporus nigricans f. trivialis Fr.;
– Polyporus roburneus Fr.;
– Polyporus ungulatus Secr.;
– Poria plicata Scop.;
– Pseudofomes nigricans (Fr.) Lázaro Ibiza;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Fr., 1821;
– Pyropolyporus igniarius (L.) Murrill;
– Scindalma igniarium (L.) Kuntze;
– Scindalma nigricans (Fr.) Kuntze;
– Scindalma roburneum (Fr.) Kuntze;
– Ungulina roburnea (Fr.) Pat ..

Etimología –
El término Phellinus proviene del corcho griego φέλλῐνος phéllinos, relacionado con el corcho (derivado del corcho φελλός phellós): debido a la consistencia corchosa del carpóforo.
El epíteto específico igniarius proviene de ignis fuoco: perteneciente al fuego, utilizado como cebo para encender un fuego y, entre los nativos norteamericanos, mezclado con tabaco en sus pipas (calumet).

Distribución geográfica y hábitat –
Phellinus igniarius es un hongo que se encuentra preferentemente en troncos vivos de Salix, donde genera caries blancas en el duramen; sin embargo, también puede dar frutos en plantas muertas. También se encuentra en fresnos, manzanos, etc. este hongo actúa sobre todo como parásito, provocando la pudrición en el duramen, desde el cual, con el paso del tiempo, se extiende también a la albura. Cuando la planta huésped muere, sigue creciendo como saprófito, adaptándose perfectamente al medio.

Reconocimiento –
Phellinus igniarius es un hongo sésil, es decir, sin tallo, con un estribo de 5-20 cm de diámetro, pero en casos raros puede llegar a tener 40 cm de ancho. El grosor del soporte varía de 2 a 12 cm a 20 cm en casos excepcionales.
El hongo se encuentra en el sustrato de crecimiento durante varios años, con formas y tamaños variables. Inicialmente nodular, globoso, luego ungulado (en forma de pezuña de caballo) y con una consistencia leñosa.
La superficie es gris estéril, pardo grisácea, negruzca, surcada de manera concéntrica, a menudo rimosa, es decir, surcada en sentido radial y poco profundo; en él se encuentra a menudo la presencia de algas verdes. La superficie del poroide tiene un color marrón canela. La parte inferior está formada por poros muy pequeños (con una densidad de 4-6 por mm cuadrado), redondos, gris-amarillentos, rojo-marrón durante el crecimiento, para finalmente adquirir tonalidades herrumbre, gris, gris-marrón.
Los túbulos, que tienen una longitud de aproximadamente 2-7 mm, son duros, leñosos, multicapa, de color óxido, se puede encontrar un micelio blanquecino en los más viejos. El disapimenti, que es la parte carnosa estéril, que se utiliza para delimitar los orificios de los túbulos, (o aquella parte del tejido fúngico que separa los poros entre sí en el himenóforo), aparecen en este caso, enteros, pruinosos, con un engrosamiento. algo variable que a menudo es mucho más pronunciado que el tamaño de los poros. Márgenes redondeados y engrosados.
Sistema de hifas dimitic, que consiste en generar hifas, a partir de las cuales se originarán las estructuras himeniales, e hifas esqueléticas que en su lugar constituyen las células de sostén. Las hifas generadoras están provistas de septos, tienen ramificaciones y no tienen uniones de hebilla, su color es hialino y el diámetro es de 1,5-3 µm. Las hifas esqueléticas tienen muy pocos septos, no tienen ramificaciones, las paredes tienen engrosamientos, se entrelazan en la textura de las disecciones, su color es marrón y tienen un diámetro de 5-6 µm.
Al microscopio se observan esporas hialinas, lisas, subglobosas u ovoides, de reacción J-amiloide, con bordes parietales ligeramente gruesos, de 5-6,5 x 4,5-7,5 µm. Los basidios son hialinos, tetraspóricos, claramente claviformes, desprovistos de articulaciones basales y miden 8-20 x 6-9 µm.
No hay cistidios. Sedas himeniales de color pardo, pardo rojizo, de forma ventricosa o subulada (es decir, en forma de punzón, estrechas y más o menos atenuadas). Su descubrimiento es inconstante, a veces son raros, en otras circunstancias numerosos. Su medida es: 12-20 x 4,5-9 µm. [

Cultivo –
Phellinus igniarius es un hongo que prospera con la nutrición saprotrófica, en la que la lignina y la celulosa de un árbol huésped se degradan y provocan la pudrición blanca.
El hongo forma cuerpos fructíferos perennes que se elevan como soportes leñosos, en forma de casco o en forma de disco de la corteza del árbol vivo infestado o del tronco muerto. La especie de árbol es a menudo el sauce, pero se puede encontrar comúnmente en abedules y alisos y otros árboles de hoja ancha.

Costumbres y tradiciones –
A diferencia de la mayoría de los hongos, Phellinus igniarius tiene una textura leñosa dura y puede persistir durante muchos años, formando una nueva capa superficial cada año.
Alguna vez fue apreciado como material de ignición. En Alaska, los lugareños lo queman y la ceniza (ceniza punk) se mezcla con tabaco de mascar para mejorar el efecto de la nicotina en el tabaco. Además, entre los nativos norteamericanos, se mezclaba con tabaco en sus pipas (calumet).
En Australia, los aborígenes utilizaron cuerpos frutales de Phellinus con fines médicos.
Desde el punto de vista alimentario, se considera no comestible.
El extracto de Phellinus igniarius contiene ácido agárico, ácido verátrico, ácido m-hemipínico, ergosterol, ácidos grasos saturados C22, C24, C26, hidrocarburos saturados C23, C25, glicina, ácido aspártico y otros aminoácidos, ácido oxálico, manofucogalactano, xilosa oxidasa (xilosa oxidasa), así como catalasa, ureasa, esterasa, polisacárido, etc.
Este hongo se usó una vez para varios remedios médicos. Hoy en día se utiliza el extracto de este hongo que tendría un efecto inhibidor significativo sobre una variedad de células cancerosas humanas, lo que indica que tiene un papel indispensable en la antitumoral.
Según algunas pruebas in vitro tendría los siguientes efectos:
– efecto anticancerígeno, evita el cáncer de nuevo;
– puede detener el crecimiento y la transferencia de células cancerosas;
– puede prevenir y mejorar la infección de la inmunidad depresiva;
– puede relajar el dolor, la pérdida de apetito, la pérdida de peso y la fatiga por cáncer, mejorar la calidad de vida;
– se utiliza como medicamento contra el cáncer que puede acumular un efecto contra el cáncer y aliviar los efectos secundarios de los medicamentos contra el cáncer.
Desde el punto de vista ecológico, este hongo representa un refugio para los pájaros carpinteros donde estos pájaros cavan una cámara de anidación ya que la madera interna es más blanda y débil que la exterior.

Método de preparación –
Phellinus igniarius es un hongo no comestible mientras que, desde un punto de vista médico, se usa como inhibidor de una variedad de células cancerosas humanas.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Cetto B., 2008. Setas reales, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.


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