Drosera anglica

Drosera anglica

La Drosera inglese o Drosera a foglie allungate (Drosera anglica Huds.) è una specie erbacea carnivora appartenente alla famiglia delle Droseraceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Caryophyllales,
Famiglia Droseraceae,
Genere Drosera,
Specie D. anglica.
Sono sinonimi i termini:
– Adenopa anglica (Huds.) Raf.;
– Drosera anglica f. pusilla Kihlm. ex Diels;
– Drosera anglica var. linglica (Kusak. ex R. Gauthier & Gervais) Schlauer;
– Drosera anglica var. subuniflora DC.;
– Drosera anglica var. woodii (R.Gauthier & Gervais) Schlauer;
– Drosera kihlmanii Ikonn.;
– Drosera linglica Kusak. ex R.Gauthier & Gervais;
– Drosera longifolia L.;
– Drosera woodii R.Gauthier & Gervais;
– Rorella longifolia (L.) All..

Etimologia –
Il termine Drosera proviene dal greco δροσερός droserós rugiadoso, che presenta delle goccioline.
L’epiteto specifico anglica deriva da Anglii, popolazione germanica occidentale che occupò la Britannia che quindi prese il nome di Anglia: dell’Anglia, inglese, o più in generale britannico.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Drosera inglese è una pianta, a vasta distribuzione circumboreale, molto diffusa nelle zone fredde e temperato-fredde dell’Europa, Asia e Nord America.
In Italia è molto rara e e si trova lungo quasi tutto l’arco alpino ed è una delle poche piante insettivore della penisola dove vive su substrati molto acidi e poveri di nutrienti, che si procura digerendo i piccoli insetti che rimangono invischiati sulle ghiandole fogliari.
Il suo habitat è quello delle torbiere a sfagni e ai margini di paludi e acquitrini con acque acide, dal livello del mare alla fascia alpina.

Descrizione –
La Drosera anglica è un’erba perenne che forma una rosetta eretta senza stelo e con foglie generalmente lineari spatolate. Le lamine fogliari sono densamente ricoperte da ghiandole mucillaginose di colore rossastro peduncolate, ciascuna ricoperta da una goccia chiara di un fluido viscoso utilizzato per intrappolare gli insetti. La lamina, che è lunga 15–35 millimetri è tenuta semi-eretta da un lungo picciolo, portando la dimensione totale della foglia a 30–95 mm.
Le piante sono verdi e si colorano di rosso in piena luce.
Normalmente questa pianta forma gemme a riposo invernale chiamate ibernacula. Queste sono costituite da un nodo di foglie strettamente arricciate a livello del suolo, che si aprono in primavera alla fine del periodo di dormienza.
L’apparato radicale è debole e penetra solo pochi centimetri, fungendo principalmente da ancoraggio e per l’assorbimento d’acqua. Siccome l’azoto scarseggia nelle paludi, il sistema di intrappolare e digerire gli insetti fornisce una fonte alternativa.
La Drosera anglica fiorisce in estate, producendo peduncoli lunghi 6–18 centimetri, recanti diversi fiori bianchi che si aprono singolarmente.
I fiori hanno cinque sepali, petali e stami con tre stili. I petali di questa specie sono lunghi 8-12 mm ei fiori hanno stili a 2 lobi ramificati. I fiori sono inodori e privi di nettare non si basano sui pronubi per l’impollinazione, ma piuttosto attraverso l’autoimpollinazione (autogamia).
I frutti sono una capsula deiscente a tre valvole.
I semi sono tondeggianti e fusiformi, di colore nero, con una lunghezza di circa 1 mm.

Coltivazione –
La Drosera anglica è una pianta habitat aperti e non boschivi tra cui paludi, paludi e altri terreni ricchi di calcio umido dove spesso è associata a vari muschi di sfagno. La pianta può crescere in aree con pH basso o su substrati con sfagno vivo o in decomposizione. Essendo una pianta carnivora riesce a crescere bene negli habitat a basso contenuto di nutrienti ottenendo il suo nutrimento dagli insetti.

Usi e Tradizioni –
La Drosera anglica fu descritta per la prima volta da William Hudson nel 1778. È stata spesso confusa con la D. intermedia . Questa confusione fu alimentata dal riemergere di un nome più antico, D. longifolia (descritto da Carl Linnaeus nel 1753), che era considerato troppo ambiguo nella descrizione ed era stato applicato a esemplari sia di D. anglica che di D. intermedia.
La Drosera anglica tramite le sue ghiandole mucillaginose intrappola e digerisce piccoli artropodi, solitamente insetti. Questi sono attratti da un profumo zuccherino che trasuda dalle ghiandole e, quando si posano sulla pianta, aderiscono alle gocce appiccicose della mucillagine. Sebbene la maggior parte delle sue prede sia costituita da piccoli insetti come le mosche, vengono catturati anche insetti più di dimensioni grandi; così piccole farfalle e anche libellule possono essere immobilizzate dalla mucillagine appiccicosa della pianta.
Oltre alla capacità di catturare le prede questa pianta è anche in grado di muoversi ulteriormente, essendo in grado di piegare le lamine fogliari attorno alla preda per favorire il processo di digestione. Il movimento del tentacolo può avvenire in pochi minuti, mentre la foglia impiega ore o giorni per piegarsi. Quando qualcosa viene catturato, i tentacoli che toccano la preda emanano ulteriore mucillagine per impantanare la preda, che alla fine muore per esaurimento o viene asfissiata quando la mucillagine ostruisce le sue trachee. Una volta che la preda è stata digerita e la risultante soluzione nutritiva è stata assorbita dalla pianta, la foglia si dispiega, lasciando dietro di sé solo l’ esoscheletro della preda.
Questa pianta trova impiego in erboristeria.
L’uso storico della drosera è simile al suo uso nella moderna erboristeria. Nel 1685, Johann Schroder scrisse nel suo libro The Apothecary or a Treasure Chest of Valuable Medicines, che la drosera era un’erba benefica che “cura i disturbi polmonari e la tosse”. Il tè alla drosera è stato specificamente raccomandato in Europa dagli erboristi per tosse secca, bronchite, pertosse, asma e crampi bronchiali.
Nonostante questa pianta venga utilizzata, da tempo non ci sono sufficienti prove scientifiche a supporto di questi usi.
Comunque sia, la pianta contiene sostanze chimiche che hanno effetti antinfiammatori e potrebbe ridurre, quindi, anche gli spasmi.

Modalità di Preparazione –
Con le foglie di questa pianta si prepara un tè che serve a lenire problemi polmonari.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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