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Coffea arabica

La pianta del caffè (Coffea arabica L., 1753) è una specie arbustiva appartenente alla famiglia delle Rubiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Rubiales, Famiglia Rubiaceae e quindi al Genere Coffea ed alla Specie C. arabica.

Etimologia –
Il termine Coffea proviene dal turco qahvé caffè.
L’epiteto specifico arabica è stato attribuito per l’area geografica da cui si riteneva provenisse, mentre sembra originaria dell’Etiopia, essendo incerta la presenza spontanea anche nello Yemen sud occidentale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Coffea arabica è una pianta originaria dell’Etiopia, nella parte Sud Ovest del Paese (regione degli Oromo e dei Nilotici) o dell’Arabia (incerta la presenza spontanea anche in Yemen). In queste regioni ne è iniziata la coltivazione, che si è poi diffusa nelle regioni tropicali di tutto il mondo.
Il suo habitat ottimale è compreso tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno, cioè le regioni tropicali di Asia, Africa e America: queste regioni hanno infatti terreni ricchi di humus, azoto e potassio, e assicurano una temperatura tra i 17° e i 30°C e precipitazioni annue comprese tra i 1.200 e i 2.000 ml.

Descrizione –
La pianta del caffè è un arbusto o un piccolo albero, alto fino a una decina di metri circa.
Le foglie, che sono di colore verde scuro, sono lunghe 6–12 cm, opposte, e di forma ovale o oblunga.
I fiori sono di colore bianco, riuniti in mazzetti all’ascella delle foglie, con un diametro di 10–15 mm.
I frutti sono delle drupe di forma tondeggiante o più comunemente oblunghe, che a maturità hanno colore rosso o violaceo e contengono tipicamente due semi.

Coltivazione –
Per la coltivazione del caffè, oltre alle condizioni pedoclimatiche ottimali, è necessaria la conoscenza, oltre che della tecnica, di un’accurata raccolta dei frutti della pianta. Caratteristiche come composizione del terreno, temperatura, altitudine e metodo di raccolta risultano determinanti.
La pianta del caffè si propaga per semina o per talea, e prima di raggiungere la piena maturità per produrre i suoi frutti (detti drupe o ciliegie, di cui presentano colore e forma), devono trascorrere circa quattro anni.
Questa pianta cresce bene nei Paesi dal clima caldo e umido, con temperature comprese tra i 18 e i 22 gradi. L’ideale sarebbe non superare i 20 gradi.
Oggi viene coltivata in circa 90 Paesi e le principali zone si trovano tra il tropico del Cancro e quello del Capricorno. Nelle zone subtropicali le piante vengono coltivate a campo aperto, mentre in quelle tropicali le piante necessitano di ombra e hanno bisogno di essere protette da correnti: vengono infatti piantate accanto a piante più alte e più grandi come banani e ricini per assicurare loro molta ombra.

Usi e Tradizioni –
Coffea arabica è una pianta coltivata, analogamente ad altre specie congeneri, per la produzione della nota bevanda.
I suoi semi vengono utilizzati come stimolanti per la presenza di un alcaloide che è la caffeina.
Il contenuto di caffeina dei semi di Coffea arabica è più basso di quello di altre specie del genere Coffea comunemente coltivate (in particolare Coffea canephora) ed è normalmente del 12 per mille sulla parte secca, con oscillazioni in più o in meno a seconda delle varietà.
Dalla pianta del Coffea arabica si ottiene una bevanda dopo la macinazione e trattamenti dei suoi semi.
L’origine del suo consumo è assai controversa. Certi botanici affermano che i primi a riconoscere gli effetti stimolanti di queste drupe furono gli abitanti dell’Etiopia che le masticavano crude. Alcuni scritti evidenziano invece che l’inizio della storia del caffè avrebbe le radici in una bevanda medio orientale chiamata “vino d’Arabia” ricavata dal succo fermentato estratto dalle drupe mature dei piccoli alberi.
Altre fonti indicano infine la sua origine in una mistura calda chiamata “qahwah” (eccitante), preparata dai popoli nomadi con gallette ricavate dai semi di coffea essiccati al sole, macinati grossolanamente e mescolati al grasso.
Comunque sia, agli inizi la bevanda del caffè era consumata prevalentemente nell’ambito di cerimonie religiose o per finalità terapeutiche, come testimoniano i testi dell’autore persiano Avicenna (XI sec.), che la consigliava nella cura di calcoli renali, gotta, morbillo e tosse.
Bisogna arrivare al XVI secolo quando il caffè divenne simbolo di convivialità, raggiungendo l’Egitto, la Siria e Costantinopoli, dove nella seconda metà del secolo si aprirono i primi locali pubblici per la sua preparazione e consumo. Un’importante testimonianza sull’argomento ci è arrivata dal viaggiatore Pietro Della Valle: “Hanno i Turchi un’altra bevanda di color nero, e la state sifa rinfrescativa e l’inverno al contrario; però è sempre la stessa e si bee calda, che scotti, succhiandola a poco a poco, non a pasto ma fuor di pasto per delizia e per trattenimento, quando si sta in conversazione; né mai si farà di loro radunanza alcuna dove non se ne beva, stando sempre perciò preparato un buon fuoco, con molte scodelline di porcellana piena di questa robba”.
Preceduto dalla fama di rimedio atto a tenere svegli gli uomini, il caffè arrivò a Venezia nel 1615, da dove successivamente si diffuse in Europa.
La conquista del caffè sui mercati però non fu privo di ostacoli e contraddizioni. Le origini mussulmane spinsero il clero a chiederne formalmente la proibizione a papa Clemente VIII. Narra una storiella che il capo della chiesa, famoso per la riforma dei costumi ecclesiastici, l’avrebbe battezzata per renderla in grazia cristiana per poi sentenziare: “è così squisita che sarebbe un peccato lasciarla bere esclusivamente agli infedeli”.
A fine ‘600 il medico e poeta Francesco Redi, nei versi del Bacco in Toscana, lo denigra pesantemente:
“Beverei prima il veleno
che un bicchier che fosse pieno
dell’amaro e reo caffè”.
Poi, lo stesso autore, in una lettera indirizzata a Monsignor Albizi, lo giudica assai diversamente: “confesso che io talvolta ne bevo, se nel ditirambo io l’abbia biasimato sappia che quivi ho parlato dà poeta e non mica da filosofo. Osservi ciò che ho detto. Confesso che il caffè non lo berrei mai al bicchiere, perché i galantuomini e civili han costume di pigliare il caffè non bicchiere, ma bensì nella chicchera di porcellana … Osservi parimenti che nel ditirambo ho biasimato il caffè amaro e reo e non già il caffè dolce e buono il quale è da me approvato”.
Bisogna arrivare comunque nell’Ottocento affiniché la bevanda, ormai diventata un piccolo piacere quotidiano di buona parte della popolazione, avrà il giusto riconoscimento sociale entrando anche come ingrediente nelle ricette dolci.

Modalità di Preparazione –
Il caffè immancabile alleato del risveglio, o piccolo rituale di fine pasto, è parte integrante della quotidianità grazie alla sua versatilità. Ottimo come bevanda e nella preparazione di gelati o creme, può infatti riservare gustose sorprese anche come ingrediente di fantasiosi e ricercati abbinamenti salati, in particolare con carni bianche e pesce.
Ma il caffè può essere impiegato in cucina anche in ricette salate insolite e ricercate.
Usare il caffè nelle ricette salate può regalare grandi soddisfazioni soprattutto quando si sperimentano accostamenti nuovi, ma per un buon risultato è bene tenere a mente alcune semplici regole.
Ad esempio, per facilitare le varie fasi della preparazione dei piatti può essere utile rimacinare la polvere di caffè, in modo da renderla più sottile.
Un altro aspetto molto importante riguarda l’armonizzazione tra il caffè e i cibi a cui lo si accosta: in linea generale, per i sapori più strutturati come la selvaggina o le carni rosse, l’accostamento ideale è rappresentato da un caffè con una tostatura scura, e dunque dal sapore più intenso, mentre per il pesce e i primi piatti è più indicata una tostatura leggera.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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Coffea arabica

The coffee plant (Coffea arabica L., 1753) is a shrub species belonging to the Rubiaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Kingdom Plantae, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Rubiales Order, Rubiaceae Family and therefore to the Coffea Genus and to the C. arabica Species.

Etymology –
The term Coffea comes from the Turkish qahvé coffee.
The specific Arabian epithet has been attributed for the geographic area from which it was believed to come, while it seems to originate from Ethiopia, being uncertain its spontaneous presence also in south-western Yemen.

Geographic Distribution and Habitat –
Coffea arabica is a plant native to Ethiopia, in the southwestern part of the country (region of the Oromo and Nilotics) or of Arabia (spontaneous presence in Yemen is also uncertain). Cultivation began in these regions, which then spread to tropical regions around the world.
Its optimal habitat is between the Tropic of Cancer and the Tropic of Capricorn, i.e. the tropical regions of Asia, Africa and America: these regions have in fact soils rich in humus, nitrogen and potassium, and ensure a temperature between 17 ° and 30 ° C and annual rainfall between 1,200 and 2,000 ml.

Description –
The coffee plant is a shrub or a small tree, up to about ten meters high.
The leaves, which are dark green in color, are 6-12 cm long, opposite, and oval or oblong in shape.
The flowers are white, gathered in bunches at the axil of the leaves, with a diameter of 10-15 mm.
The fruits are roundish or more commonly oblong drupes, which when ripe have a red or purple color and typically contain two seeds.

Cultivation –
For the cultivation of coffee, in addition to the optimal soil and climatic conditions, knowledge, as well as the technique, of an accurate harvest of the fruits of the plant is necessary. Characteristics such as soil composition, temperature, altitude and harvesting method are decisive.
The coffee plant propagates by sowing or by cutting, and before reaching full maturity to produce its fruits (called drupes or cherries, of which they have color and shape), about four years must pass.
This plant grows well in countries with a hot and humid climate, with temperatures between 18 and 22 degrees. The ideal would be not to exceed 20 degrees.
Today it is grown in about 90 countries and the main areas are located between the Tropic of Cancer and that of Capricorn. In the subtropical areas the plants are grown in open fields, while in the tropical ones the plants need shade and need to be protected from currents: they are in fact planted next to taller and larger plants such as banana and castor trees to ensure them plenty of shade.

Customs and Traditions –
Coffea arabica is a plant cultivated, similarly to other congenital species, for the production of the well-known drink.
Its seeds are used as a stimulant due to the presence of an alkaloid which is caffeine.
The caffeine content of the seeds of Coffea arabica is lower than that of other species of the genus Coffea commonly cultivated (in particular Coffea canephora) and is normally 12 per thousand on the dry part, with more or less fluctuations depending on the variety .
A drink is obtained from the Coffea arabica plant after grinding and treating its seeds.
The origin of its consumption is highly controversial. Certain botanists say that the first to recognize the stimulating effects of these drupes were the inhabitants of Ethiopia who chewed them raw. Some writings instead show that the beginning of the history of coffee would have its roots in a Middle Eastern drink called “Arabian wine” made from the fermented juice extracted from the ripe drupes of small trees.
Finally, other sources indicate its origin in a hot mixture called “qahwah” (exciting), prepared by nomadic peoples with biscuits made from sun-dried coffea seeds, coarsely ground and mixed with fat.
However, at the beginning the coffee drink was consumed mainly in the context of religious ceremonies or for therapeutic purposes, as evidenced by the texts of the Persian author Avicenna (11th century), who advised it in the treatment of kidney stones, gout, measles and cough.
We must reach the sixteenth century when coffee became a symbol of conviviality, reaching Egypt, Syria and Constantinople, where in the second half of the century the first public places for its preparation and consumption were opened. An important testimony on the subject came to us from the traveler Pietro Della Valle: “The Turks have another black drink, and the state is refreshing and the winter is the opposite; however it is always the same and it gets hot, who overcook, sucking it little by little, not at mealtime but without meal for pleasure and entertainment, when one is in conversation; nor will any gathering of them ever be made where one does not drink it, always being therefore prepared a good fire, with many porcelain bowls full of this stuff “.
Preceded by its reputation as a remedy to keep men awake, coffee arrived in Venice in 1615, from where it later spread to Europe.
The conquest of coffee on the markets, however, was not without obstacles and contradictions. The Muslim origins led the clergy to formally ask Pope Clement VIII to prohibit it. A story tells that the head of the church, famous for the reform of ecclesiastical customs, would have baptized it to make it into Christian grace and then sentenced: “it is so delicious that it would be a pity to let it drink exclusively to infidels”.
At the end of the 17th century the doctor and poet Francesco Redi, in the verses of Bacchus in Tuscany, heavily denigrates him:
“I’d drink the poison first
than a glass that was full
bitter and guilty coffee “.
Then, the same author, in a letter addressed to Monsignor Albizi, judges it very differently: “I confess that I sometimes drink it, if I have blamed it in the dithyramb, you know that I spoke there as a poet and not as a philosopher. I confess that I would never drink coffee by the glass, because gentlemen and civilians have the habit of taking coffee not a glass, but rather in a porcelain cup … You also observe that in the dithyramb I have blamed the bitter and guilty coffee and not the sweet and good coffee which is approved by me “.
However, it is necessary to arrive in the nineteenth century so that the drink, which has now become a small daily pleasure for a large part of the population, will have the right social recognition, also entering as an ingredient in sweet recipes.

Preparation Method –
Coffee, an inevitable ally of awakening, or a small ritual at the end of a meal, is an integral part of everyday life thanks to its versatility. Excellent as a drink and in the preparation of ice cream or creams, it can in fact reserve tasty surprises even as an ingredient in imaginative and refined savory combinations, in particular with white meats and fish.
But coffee can also be used in cooking in unusual and refined savory recipes.
Using coffee in savory recipes can give great satisfaction, especially when experimenting with new combinations, but for a good result it is good to keep in mind some simple rules.
For example, to facilitate the various stages of preparing dishes, it may be useful to grind the coffee powder, in order to make it thinner.
Another very important aspect concerns the harmonization between coffee and the foods to which it is combined: in general, for more structured flavors such as game or red meats, the ideal combination is represented by a coffee with a dark roast. , and therefore with a more intense flavor, while a light roasting is more suitable for fish and first courses.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.



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Coffea arabica

La planta del café (Coffea arabica L., 1753) es una especie de arbusto perteneciente a la familia Rubiaceae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Reino Plantae, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Orden Rubiales, Familia Rubiaceae y, por lo tanto, al Género Coffea y a la Especie C. arabica.

Etimología –
El término Coffea proviene del café qahvé turco.
El epíteto árabe específico se ha atribuido a la zona geográfica de la que se cree que procede, mientras que parece originarse en Etiopía, siendo incierta su presencia espontánea también en el suroeste de Yemen.

Distribución geográfica y hábitat –
Coffea arabica es una planta originaria de Etiopía, en el suroeste del país (región de los Oromo y Nilotics) o de Arabia (la presencia espontánea en Yemen también es incierta). El cultivo comenzó en estas regiones, que luego se extendió a regiones tropicales de todo el mundo.
Su hábitat óptimo se encuentra entre el Trópico de Cáncer y el Trópico de Capricornio, es decir, las regiones tropicales de Asia, África y América: estas regiones de hecho tienen suelos ricos en humus, nitrógeno y potasio, y aseguran una temperatura entre 17 ° y 30 ° C y precipitaciones anuales entre 1.200 y 2.000 ml.

Descripción –
La planta de café es un arbusto o un árbol pequeño, de hasta unos diez metros de altura.
Las hojas, de color verde oscuro, miden 6-12 cm de largo, opuestas y de forma ovalada u oblonga.
Las flores son blancas, agrupadas en racimos en la axila de las hojas, con un diámetro de 10-15 mm.
Los frutos son drupas redondas o más comúnmente oblongas, que cuando están maduras son de color rojo o púrpura y generalmente contienen dos semillas.

Cultivo –
Para el cultivo del café, además de las condiciones edafológicas y climáticas óptimas, es necesario el conocimiento, así como la técnica, de una cosecha precisa de los frutos de la planta. Las características como la composición del suelo, la temperatura, la altitud y el método de recolección son decisivas.
La planta del café se propaga por siembra o por corte, y antes de alcanzar la madurez completa para producir sus frutos (llamados drupas o cerezas, de los cuales tienen color y forma), deben pasar unos cuatro años.
Esta planta crece bien en países con un clima cálido y húmedo, con temperaturas entre 18 y 22 grados. Lo ideal sería no superar los 20 grados.
Hoy se cultiva en unos 90 países y las principales áreas se encuentran entre el Trópico de Cáncer y el de Capricornio. En las zonas subtropicales, las plantas se cultivan en campo abierto, mientras que en las tropicales las plantas necesitan sombra y protección de las corrientes: de hecho, se plantan junto a plantas más altas y grandes, como plátanos y ricinos, para garantizarles mucha sombra.

Costumbres y tradiciones –
Coffea arabica es una planta cultivada, al igual que otras especies congénitas, para la producción de la conocida bebida.
Sus semillas se utilizan como estimulante debido a la presencia de un alcaloide que es la cafeína.
El contenido de cafeína de las semillas de Coffea arabica es menor que el de otras especies del género Coffea comúnmente cultivadas (en particular Coffea canephora) y normalmente es del 12 por mil en la parte seca, con más o menos fluctuaciones según la variedad. .
Se obtiene una bebida de la planta Coffea arabica después de moler y tratar sus semillas.
El origen de su consumo es muy controvertido. Ciertos botánicos dicen que los primeros en reconocer los efectos estimulantes de estas drupas fueron los habitantes de Etiopía que las masticaban crudas. Algunos escritos, por otro lado, muestran que el comienzo de la historia del café tiene sus raíces en una bebida de Oriente Medio llamada “vino árabe”, elaborada a partir del jugo fermentado extraído de las drupas maduras de árboles pequeños.
Finalmente, otras fuentes señalan su origen en una mezcla caliente denominada “qahwah” (excitante), preparada por pueblos nómadas con bizcochos elaborados a partir de semillas de café secadas al sol, molidas en trozos gruesos y mezcladas con grasa.
En cualquier caso, en sus inicios la bebida de café se consumía principalmente en el contexto de ceremonias religiosas o con fines terapéuticos, como lo demuestran los textos del autor persa Avicena (siglo XI), quien la aconsejaba en el tratamiento de cálculos renales, gota, sarampión. y tos.
Debemos llegar al siglo XVI cuando el café se convirtió en símbolo de convivencia, llegando a Egipto, Siria y Constantinopla, donde en la segunda mitad del siglo se abrieron los primeros lugares públicos para su preparación y consumo. Un importante testimonio sobre el tema nos llegó del viajero Pietro Della Valle: “Los turcos se toman otra bebida negra, y el estado es refrescante y el invierno es todo lo contrario; sin embargo siempre es igual y hace calor, que cocinan en exceso, chupando poco a poco, no a la hora de comer sino sin comer por placer y entretenimiento, cuando se está conversando; ni se hará jamás reunión de ellos donde no se lo beba, estando siempre, por tanto, preparado un buen fuego, con muchos cuencos de porcelana llenos de este material “.
Precedido por su reputación como remedio para mantener despiertos a los hombres, el café llegó a Venecia en 1615, desde donde luego se extendió a Europa.
La conquista del café en los mercados, sin embargo, no estuvo exenta de obstáculos y contradicciones. Los orígenes musulmanes llevaron al clero a pedir formalmente al Papa Clemente VIII que lo prohibiera. Cuenta una historia que el jefe de la iglesia, célebre por la reforma de las costumbres eclesiásticas, la habría bautizado para convertirla en gracia cristiana y luego sentenciar: “es tan delicioso que sería una lástima dejarla beber exclusivamente a los infieles”.
A finales del siglo XVII, el médico y poeta Francesco Redi, en los versos de Baco en Toscana, lo denigra fuertemente:
“Bebería el veneno primero
que un vaso que estaba lleno
de café amargo y culpable “.
Luego, el mismo autor, en una carta dirigida a monseñor Albizi, lo juzga de manera muy diferente: “Confieso que a veces lo bebo, si lo he echado la culpa en el ditirambo, debes saber que allí hablé como poeta y no como filósofo. Confieso que nunca tomaría café por copa, porque señores y civiles tenemos la costumbre de tomar café no en vaso, sino en la taza de porcelana … También observas que en el ditirambo culpé al café amargo y culpable y no el dulce y buen café que yo apruebo ”.
Sin embargo, es necesario llegar en el siglo XIX para que la bebida, que ahora se ha convertido en un pequeño placer diario para gran parte de la población, tenga el justo reconocimiento social, entrando también como ingrediente en recetas dulces.

Método de preparación –
El café, aliado ineludible del despertar, o pequeño ritual al final de una comida, es parte integrante del día a día gracias a su versatilidad. Excelente como bebida y en la preparación de helados o cremas, de hecho puede reservar sabrosas sorpresas incluso como ingrediente en imaginativas y refinadas combinaciones saladas, en particular con carnes blancas y pescados.
Pero el café también se puede utilizar para cocinar en recetas saladas inusuales y refinadas.
Usar café en recetas saladas puede dar una gran satisfacción, especialmente al experimentar con nuevas combinaciones, pero para un buen resultado es bueno tener en cuenta algunas reglas simples.
Por ejemplo, para facilitar las distintas etapas de la preparación de platos, puede resultar útil moler el café en polvo para adelgazarlo.
Otro aspecto muy importante se refiere a la armonización entre el café y los alimentos a los que se combina: en general, para sabores más estructurados como la caza o las carnes rojas, la combinación ideal está representada por un café con un tueste oscuro. , y por tanto con un sabor más intenso, mientras que un tueste ligero es más adecuado para pescados y primeros platos.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.



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