Bellis perennis

Bellis perennis

La pratolina comune o margheritina comune (Bellis perennis L., 1753) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Asteroideae, Tribù Astereae, Sottotribù Bellidinae e quindi al Genere Bellis ed alla Specie B. perennis.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Aster bellis E.H.L.Krause;
– Bellis alpina Hegetschw. & Heer (1840);
– Bellis armena Boiss. (1875);
– Bellis hortensis Miller (1768);
– Bellis hybrida Ten.;
– Bellis integrifolia Lam. (1804)
– Bellis minor Garsault;
– Bellis perennis var. pusilla N. Terracc.;
– Bellis pumila Arvet-Touvet & Dupuy (1883)
– Bellis armena Boiss..

Etimologia –
Il termine Bellis proviene da béllis pratolina, margheritina, pianta già citata da Plinio.
L’epiteto specifico perennis deriva da perenne, che dura più anni, dal prefisso rafforzativo per- e da ánnus anno, per la longevità della pianta o per la fioritura nel corso di tutto l’anno.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La pratolina comune è una pianta originaria dell’Europa occidentale, centrale e settentrionale e molto comune in Europa. Oltre all’Europa si trova in Asia occidentale, nell’isola di Madera, in Africa settentrionale (Libia) e nell’America Settentrionale (dove è da considerare naturalizzata).
In Italia è abbastanza diffusa nei prati.
Il suo habitat tipico è quello degli incolti, dei prati, dei giardini e parchi su substrato preferibilmente sia calcareo che siliceo con pH neutro, terreno ad alti valori nutrizionali e mediamente umido. La sua distribuzione altitudinale può arrivare sui rilievi fino a 2000 m s.l.m.. Va considerata una pianta sinantropica.

Descrizione –
La Bellis perennis è una piccola pianta erbacea, perenne, pubescente in ogni sua parte (ad eccezione dei singoli fiori), non più alta di 12-15 cm e provvista di una robusta radice fittonante.
Le foglie sono disposte di solito in rosetta basale aderente al suolo; sono di colore verde, talora glaucescenti, con picciolo alato, a lamina spatolata e margine crenato, con ben visibile la sola nervatura mediana.
I fiori sono dei capolini solitari raggiati, con diametro mediamente di 2 cm (carattere abbastanza costante) o leggermente maggiore, presenti quasi tutto l’anno, su scapi semplici, afilli, o portanti al più qualche foglia nella porzione basale fino ad un paio di cm d’altezza; le brattee involucrali, ovali ad apice arrotondato o ± acuto, sono disposte su due ranghi e sono pelose su tutta la lamina; su un ricettacolo conico insiste un disco di fiori ermafroditi tubulosi e attinomorfi, gialli, contornato da fiori ligulati (i cosiddetti “fiori del raggio”) con ligule bianche ± sfumate di rosso-violetto all’apice. Il capolino si comporta come un unico fiore: di notte e quando il cielo è nuvoloso, oppure c’è molta umidità, si inclina e si richiude, mentre di giorno segue il corso del sole, orientandosi verso di esso.
La fioritura avviene praticamente durante tutto l’anno nelle zone più fresche (montagna), con riposo vegetativo estivo altrove.
I frutti sono degli acheni indeiscenti di forma ovale e contenenti un seme privo di endosperma, sprovvisto di pappo; la superficie può essere pubescente; la dispersione avviene dopo la caduta, a contatto col terreno, per mezzo di formiche e altri insetti terricoli.

Coltivazione –
La pratolina comune è una pianta che cresce largamente allo stato spontaneo ma può essere propagata per seme soprattutto su suoli umidi fino a 2000 metri di quota.
Preferisce suoli a pH neutro indifferentemente se calcarei o silicei. Queste piante crescono comunque bene in un terreno “sciolto”, piuttosto arenoso, e concimato; vanno messe in zone soleggiate.
La fioritura può avvenire, soprattutto nelle zone più fresche, tutto l’anno.
A volte viene considerata una pianta infestante a causa del suo sviluppo tappezzante ma è anche usata come pianta ornamentale grazie all’aspetto delicato dei suoi fiori. Specialmente per l’impegno dei giardinieri tedeschi sono state selezionate alcune varietà (cultivar) con capolini di diametro di 5–6 cm e colori come il rosa o il violaceo o capolini con più serie di fiori ligulati esterni.

Usi e Tradizioni –
Una delle prime citazioni di questo fiore si ha dallo scrittore romano Plinio il Vecchio (Como, 23 – Stabia, 79).
Bellis perennis è una pianta che può essere confusa con specie simili come:
– B. margaritifolia Huter; molto simile a B. perennis ma con fiori mediamente più grandi (fino a 3 cm in diametro) e non presenta pelosità sulle lamine, che sono più arrotondate e cocleariformi; è presente in Basilicata, Calabria e Sicilia.
– B. sylvestris Cirillo; con capolini vistosamente più grandi di B. perennis (diametro > 3 cm), e portanti squame acute (arrotondate o ottuse in B. perennis), foglie generalmente più allungate (oblanceolate) e restringentesi progressivamente (bruscamente in B. perennis) sul picciolo, manca in Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, dubbia in Friuli V. Giulia.
– B. annua L. subsp. annua; che fiorisce d’inverno e primavera, fino a giugno, si differenzia da B. perennis per essere pianta a ciclo annuale, per gli scapi fiorali portanti foglie nella porzione basale fino a metà altezza, e a volte anche ramificati, e per il capolino di dimensioni più ridotte (diametro generalmente inferiore, o di poco più grandi, alla metà di quello dei capolini di B. perennis); manca in Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, FriuliVeneziaGiulia, dubbia nelle Marche.
– B. pusilla (N. Terracc.) Pignatti; specie prettamente montana, presente nell’Appennino centrale (Toscana, Abruzzo, Molise, Marche e Umbria) oltre i 2000 metri di quota, di dimensioni molto ridotte e con capolini con diametro sempre < 2 cm. Inoltre in ambiente alpino di alta quota sono presenti “margheritine” che, a prima vista, possono essere scambiate per Bellis perennis L.. In particolare, Chrysanthemum alpinum L. si distingue facilmente per la forma delle foglie, profondamente divise in strette lacinie e non tutte basali ma presenti anche sullo scapo; viceversa Aster bellidiastrum (L.) Scop., volgarmente detto “falsa pratolina”, richiede un esame più approfondito, distinguendosi da Bellis perennis L. per caratteri non immediatamente evidenti, ossia la presenza di pappo con setole persistenti, e la doppia serie di squame involucrali. Per quanto riguarda il suo status non ci sono notizie di protezione della pianta sul territorio italiano, anche se in alcune zone la sua presenza è rara. I principali costituenti chimici di questa pianta sono: – Acido ascorbico, malico, fumarico, tartarico, caffeico, acetico e ossalico, resine, olio essenziale, oli grassi, zuccheri, tannini, un principio amaro, inulina, mucillagini, poliine, una saponina, triterpeni. Per questa sua composizione trova impiego in molte applicazioni. In cosmesi si utilizza per schiarire la pelle, detergere zone macerate dal sudore, decongestionare il viso attorno agli occhi. Inoltre la ricerca in campo fitofarmacologico su questa pianta ha confermato che essa è moderatamente attiva come astringente, per ridurre la produzione di muco e per l’azione antinfiammatoria. Sono in corso studi per accertare l’efficacia della saponina estratta dai fiori nell’inibire l’innalzamento del livello dei trigliceridi nell’organismo. Le margheritine, da tempo, sono un popolare rimedio della medicina domestica e tradizionale, usate in una varietà di situazioni. Nel passato, cataplasmi di foglie bollite venivano applicati per trattare contusioni, ecchimosi, distorsioni, piaghe, foruncoli e flemmoni. Nella moderna erboristeria, per uso interno, i fiori e la pianta vengono utilizzati per le leggere proprietà lassative ma, soprattutto, per stimolare la diuresi e la sudorazione agendo, quindi, come disintossicanti. Per uso esterno, per ridurre la secrezione dei tessuti ed in funzione antinfiammatoria nelle irritazioni della bocca e della gola e per le palpebre arrossate. In genere viene riconosciuto che si tratta di una pianta utile per tosse e catarro, che può essere utilizzata liberamente e senza controindicazioni, anche come supporto alla terapia dell’artrite, nei disturbi di fegato e renali. Il famoso medico e naturalista senese Mattioli affermava che: “Le foglie in insalata o cotte nel brodo sono lassative, masticate guariscono le infiammazioni della bocca e della lingua; contuse attenuano quelle degli organi genitali.” L’infuso delle foglie può essere usato come repellente per gli insetti. I fiori e le foglie vengono utilizzati in infusione come medicamento contro l’ipertensione o come astringente e diaforetico. Facendola macerare, se ne ricava un liquido efficace come antiparassitario. Un infuso delle foglie (tipo tè) può essere utile nell’insonnia. Anticamente le foglie erano usate per la rimarginazione delle ferite. In generale, secondo la medicina popolare le proprietà medicamentose sono: – oftalmica (cura le patologie dell’occhio); – emolliente (risolve uno stato infiammatorio); – bechica (azione calmante della tosse); – antiecchimotica (rallenta la diffusione del sangue nei tessuti adiacenti ad una contusione); – battericida (proprietà di impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi); – antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso); – lassativa (ha proprietà purgative). Si ricorda, infine, che le api visitano i fiori di questa pianta per raccoglierne il polline, anche se non è particolarmente abbondante.

Modalità di Preparazione –
Possono essere utilizzate le foglie raccolte prima della fioritura ed in alcune zone le giovani foglie vengono mangiate in insalata insieme ad altre verdure primaverili, i boccioli possono essere preparati sott’aceto. I capolini si possono utilizzare per risotti.

Guido Bissanti

Fonti – Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane. – Wikipedia, l’enciclopedia libera. – Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore – Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna. – Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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