Glicirrizina

Glicirrizina

La glicirrizina, conosciuta anche con i nomi di acido glicirrizinico o acido glicirrizico è un glicoside saponinico tri-terpenoide con formula bruta o molecolare: C42H62O16.
Il termine, nella nomenclatura ufficiale IUPAC di questa molecola, è: acido (3-β,20-β)-20-carbossi-11-osso-30-norolean-12-en-3-il-2-O-β-D-glucopiranuronosil-α-D-glucopiranosiduronico.
La glicirrizina rappresenta il principio attivo dell’estratto di liquirizia. In forma acida non è particolarmente solubile in acqua, ma il suo sale di ammonio risulta solubile per valori di pH > 4.5.
Questo composto, estratto dalla radice della liquirizia (Glycyrrizha glabra L.) dove è presente in concentrazioni variabili dal 2 al 4%.
La liquirizia è una pianta perenne con fusti sotterranei orizzontali (chiamati stoloni). La droga (ovvero la parte della pianta contenente il principio attivo) è rappresentata da questi stoloni, i quali sono raccolti in autunno.
La liquirizia è utilizzata dalla medicina sin dall’antichità. È una delle droghe maggiormente impiegate nella medicina tradizionale cinese e resti della pianta furono trovati anche nelle tombe dei faraoni. Medici dell’antica Roma e Grecia la prescrivevano per curare tosse, ulcere, malaria, dolori addominali, coliche renali ed epatiche, bruciori dello stomaco.

In ambito farmacologico questo composto viene sfruttato come espettorante e come gastroprotettore nell’ulcera peptica.
Trova, inoltre, anche utilizzo come dolcificante alimentare, essendo fino a 50 volte più dolce del saccarosio e rispetto al quale il gusto dolce viene percepito più tardi ma rimane più a lungo in bocca.
Rispetto al dolcificante sintetico aspartame continua a conferire gusto dolce anche in seguito a riscaldamento.
In caso di elevata assunzione o sovradosaggio della glicirrizina alcuni effetti collaterali possono essere l’ipertensione e l’edema, dovuti all’accumulo di ioni sodio e acqua. La glicirrizina, inibisce l’enzima 11beta-idrossisteroide deidrogenasi il quale, in una situazione fisiologica, catalizza la formazione di cortisone (forma meno attiva) a partire dal cortisolo (forma attiva).
Il cortisolo può agire similmente all’aldosterone sui recettori mineralcorticoidi, con conseguente aumentato riassorbimento di sodio e acqua nel tubulo collettore renale. L’uso è comunque sconsigliato per chi soffre di ipertensione arteriosa.
Secondo l’American Journal of Epidemiology si potrebbe avere un aumento della probabilità di disordini cognitivi e del comportamento nei bambini di donne che ne abbiano fatto un largo consumo in gravidanza: secondo Seckl e Katri Räikkönen, del dipartimento di psicologia dell’Università di Helsinki, la glicirizzina può danneggiare la placenta, lasciando passare alcuni ormoni legati allo stress che vengono prodotti dall’organismo della madre.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.

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