Lidia

Lidia

La Lidia o Brava è una antica razza bovina (Bos taurus Linnaeus, 1758) originaria della regione iberica, utilizzato nella corrida e per la produzione di carne.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Deuterostomia, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Infraphylum Gnathostomata, Superclasse Tetrapoda, Classe Mammalia, Sottoclasse Theria, Infraclasse Eutheria, Superordine, Laurasiatheria, Clade Ungulata, Ordine Artiodactyla, Sottordine Ruminantia, Infraordine Pecora, Famiglia Bovidae, Sottofamiglia Bovinae e quindi al Genere Bos, alla Specie Taurus ed alla Lidia.

Distribuzione Geografica ed Areale –
Questa razza è, di fatto, una popolazione eterogenea di bovini iberici. I bovini vengono allevati esclusivamente all’aperto in estese tenute della Spagna, Portogallo, Francia e paesi dell’America Latina in cui vengono organizzate le corride.
I tori da combattimento sono selezionati principalmente per una certa combinazione di aggressività, energia, forza e resistenza. Durante l’allevamento, al fine di preservare le loro caratteristiche naturali, i tori incontrano raramente esseri umani.
Si può dire senza dubbio che rappresenti la razza nazionale più conosciuta ed apprezzata ma esistono allevamenti di un certo rilievo anche nella vicina Francia.

Origini e Storia –
Secondo alcuni ricercatori l’origine della razza Lidia da combattimento è da far risalire ai tori selvaggi della penisola iberica e al loro uso per i giochi nell’arena nell’Impero romano. Sebbene le origini effettive siano comunque controverse, studi genetici hanno indicato che il patrimonio genetico è insolitamente vecchio.
Le caratteristiche aggressive dei tori di questa razza sono state mantenute o addirittura esasperate dall’allevamento selettivo ed è diventata popolare tra la gente di Spagna e Portogallo e le parti dell’America Latina dove ha messo radici durante il dominio coloniale, così come parti della Francia meridionale, dove la corrida si diffuse nel corso del XIX secolo.

Morfologia –
La Lidia o Brava è una razza che presenta diverse caratteristiche del mantello; oltre al nero più apprezzato per la Corrida, sono presenti molte colorazioni che prendono un nome tipico: Barrosa, Berrenda, Càrdena, Castaña, Colorada, Blanca ensabanada, Jabonera, Melocotòn, Negra, Perlina, Salinera, Sarda.
Si tratta di bovini con altezza al garrese di 125-135 cm, con i tori maturi che pesano da 410 a 700 kg.
Le corna presenti nei maschi e nelle femmine, sono rivolte in avanti in alto bianche e a punta nera e rappresentano delle vere e proprie armi da offesa.
Il musello è generalmente pigmentato ma variabile secondo la varietà.

Attitudine produttiva –
La Lidia o Brava allevata soprattutto per il combattimento nella corrida ed anche per la produzione di carne.
I bovini da combattimento vengono allevati in grandi ranch nelle dehesas della Spagna, dei veri e propri paradisi ecologici della Spagna con tecniche agricole estensive.
Sia i vitelli maschi che le femmine trascorrono il loro primo anno di vita con le loro madri; poi vengono svezzati, bollati e tenuti in gruppi di sesso separati. Quando i bovini raggiungono la maturità dopo circa due anni, vengono inviati al tienta o ai test.
Questo periodo, nei maschi, stabilisce se sono adatti per l’allevamento, la corrida o il macello per la carne. Il test per la corrida è dato dalla loro aggressività nei confronti dei cavalli, poiché i regolamenti vietano di caricare un uomo a terra prima che entrino sul ring della corrida; inoltre imparano come usare le loro corna in prove di forza con altri tori. A causa della loro particolare aggressività, questi combattimenti possono causare gravi lesioni e persino la morte, un grande costo per l’allevatore.
Anche le femmine sono testate ed ancora più accuratamente; per questo motivo si dice spesso che il “coraggio” di un toro discenda da sua madre.
Se idonei alla corrida, i tori torneranno per continuare la “preparazione”. Le mucche che attraversano la tienta vengono allevate e vengono macellate solo quando non possono più sopportare i vitelli.
A tre anni i maschi non sono più considerati vitelli; sono conosciuti come novilli e sono pronti per la corrida, anche se i novilladas sono per l’addestramento di toreri o novilleros. I migliori tori sono poi selezionati per le corride.
Secondo la legge spagnola devono avere almeno quattro anni e raggiungere il peso di 460 kg per combattere in un’arena di primo livello, 435 kg per una di secondo livello e 410 kg per quelle di terzo livello. Devono anche avere una visione completamente funzionale e le corna (che non devono essere state manomesse) in buone condizioni.
Il toro da combattimento raggiunge una maturità più lenta delle razze di carne in quanto non è stato selezionato per l’incremento di massa ma per avere un aspetto “atletico” ben muscoloso, con un buon complesso di muscoli sopra la spalla e il collo che conferiscono al toro il loro tipico profilo e la forza.
Al di la delle considerazioni etiche sulla pratica della corrida ce da dire che poche volte ogni anno un toro sarà “indultado”, cioè graziato, il che significa che la sua vita verrà risparmiata a causa del comportamento eccezionale nell’arena, portando il pubblico a presentare una petizione al presidente del ring con fazzoletti bianchi.
Se ciò avviene il torero si unisce alla petizione, in quanto è un grande onore avere un toro con cui ci si è battuti ed è stato “perdonato”.
Così il presidente perdona il toro mostrando un fazzoletto arancione. Il toro, precedentemente guarito dalle sue ferite (che sono per lo più superficiali), viene quindi restituito al ranch in cui è stato allevato, dove continuerà a vivere le sue giornate nei campi. Nella maggior parte dei casi, questo diventerà un toro da monta per trasmettere i suo caratteri genetici alla discendenza.
La durata della vita di un toro “indultado” può arrivare a 20 – 25 anni.
Un ultima annotazione. I bovini di questa razza hanno una visione dicromatica, rendendoli daltonici nei confronti dei colori rosso e verde, cosa che ha diffuso l’idea che il colore rosso li faccia arrabbiare. Di fatto rispondono solo ai movimenti della muleta (che è il piccolo drappo rosso scarlatto sostenuto da un bastoncello dal matador). La colorazione rossa è tradizionale e si ritiene che serva per dissimulare le macchie di sangue e fornire un adeguato contrasto chiaro-scuro contro il pavimento dell’arena.

Guido Bissanti

Fonti-
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Roberto Parigi Bini, 1983. Le razze bovine, Pàtron editore, Bologna.
– Daniele Bigi, Alessio Zanon , 2010. Atlante delle razze autoctone. Bovini, equini, ovicaprini, suini allevati in Italia, Edagricole-New Business Media, Bologna.

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