Come coltivare l’Alpinia

Come coltivare l’Alpinia

La galanga (Alpinia galanga (L.) Willd.), è una pianta erbacea della famiglia delle Zingiberaceae originaria dei Paesi dell’Asia.
È una pianta che può essere coltivata, con particolari accorgimenti anche in Paesi con clima temperato come in Italia.
Per prima cosa bisogna individuare una zona con esposizione luminose e soleggiate per molte ore al giorno, condizione necessaria per un ottimale crescita della pianta; in ogni caso è bene però evitare aree con caldo eccessivo ed afoso.
Il substrato adatto è quello di un terreno, soffice, fresco e ben drenato; questo per consentire lo sviluppo ottimale dell’apparato radicale, da cui crescono continuamente nuovi germogli, che danno origine a nuove piante.
Per questo motivo se va coltivata in vaso i contenitori devono essere abbastanza capienti, per garantire uno sviluppo equilibrato.
Nel merito delle necessità idriche se la pianta di Alpinia è coltivata in piena terra, questa richiede regolari e frequenti annaffiature soprattutto nei periodi di prolungata siccità e durante il periodo della fioritura.
Per le piante allevate in appartamento le annaffiature, seppur regolari, vanno effettuate ma solo quando il terreno è completamente asciutto. Per assicurare il giusto grado di umidità ambientale durante i mesi dell’anno in cui l’impianto di riscaldamento domestico è attivo, nebulizzare spesso le foglie con acqua non calcarea a temperatura ambiente. Le annaffiature vanno ridotte di intensità subito dopo la fioritura.
Vediamo adesso la concimazione.
Questa operazione va effettuata dalla ripresa vegetativa e fino alla fine della fioritura. Per le piante coltivate in vaso è opportuno somministrare, mediamente ogni 20 giorni, un concime liquido specifico per piante da fiore opportunamente diluito nell’acqua delle annaffiature.
Per le piante coltivate in piena terra si consiglia l’uso di sostanza organica, ben umificata, alla base del cespo da apportare prima della ripresa vegetativa.
Per quanto riguarda la propagazione, l’ Alpinia galanga si riproduce per seme, in primavera ma può essere propagata anche per via vegetativa mediante la divisione dei cespi da effettuare sempre nel periodo primaverile.
Nella moltiplicazione per seme bisogna preventivamente ammollirli in acqua tiepida per un giorno.
Il letto di semina deve essere preparato utilizzando un terriccio soffice e sciolto, misto a sabbia. Il semenzaio va tenuto ad una temperatura costante di 25° C per tutto il periodo della germinazione che può andare da un minimo di due ad un massimo di sei mesi.

Nella moltiplicazione agamica, questa tecnica risulta essere più veloce, ottenendo piante sempre identiche alla madre.
Bisogna effettuare questa tecnica utilizzando un coltello o una lametta ben affilata e disinfettata, con cui prelevare i germogli basali che si formano continuamente ai piedi della pianta adulta.
A questo punto si estrae la pianta dal terreno e si staccano porzioni di rizoma con alcune radici ben sviluppate.
Successivamente, le porzioni tagliate che si sono ottenute, si mettono a radicare in un substrato composto da torba e sabbia in parti uguali.
Assicurarsi poi che, per tutto il tempo necessario alla radicazione, il terreno va mantenuto leggermente umido.
Una volta avvenuta la radicazione, cosa che si verifica dopo circa un mese e che si manifesta con la comparsa di nuove foglie e nuovi germogli, le nuove piantine così ottenute si rinvasano subito in vasi singoli e allevate come la pianta madre.
Vediamo anche il rinvaso.
Per questa tecnica bisogna considerare che l’apparato radicale dell’Alpinia occupa, in poco tempo, tutto lo spazio disponibile e, pertanto, la pianta coltivata in vaso va trasferita ogni anno, in primavera, in un vaso più grande del precedente ed utilizzando del nuovo terriccio vergine.
Per la potatura invece si tratta di una pianta che non richiede interventi particolari ma bisogna comunque eliminare le foglie secche per scongiurare la diffusione di eventuali malattie fungine.
A proposito di possibili patologie la Galanga maggiore può essere sensibile all’attacco degli afidi o acari e alla cocciniglia, parassiti animali che di solito si annidano sotto la pagina inferiore delle foglie formando ammassi polverosi biancastri.
Inoltre se l’ambiente di coltivazione è troppo secco può essere attaccata anche dal ragnetto rosso che tesse sottili ragnatele tra gli steli delle foglie.
Per evitare il proliferare di afidi e cocciniglie si consiglia di evitare l’uso di azoto nitrico che tende ad intenerire eccessivamente le foglie rendendole molto appetibili da parte di questi insetti.
Si possono effettuare dei trattamenti con prodotti non tossici a base di sapone di Marsiglia con irrorazioni, nei casi di infestazioni notevoli, anche ogni 7 giorni.
Un ultimo consiglio: nel periodo invernale, soprattutto in ambienti non molto temperati, è bene proteggere le piante con una pacciamatura di paglia. A fine estate le piante allevate in vaso vanno riportate in casa.

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