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Geum urbanum

La cariofillata o “erba benedetta” (Geum urbanum L.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae, Ordine Rosales, Famiglia Rosaceae, Sottofamiglia Rosoideae e quindi al Genere Geum ed alla Specie G. urbanum.

Etimologia –
Il termine Geum proviene dal greco γεῦμα gheúma, che significa assaggio, gusto, buon sapore.
L’epiteto specifico urbanum, viene da urbs, úrbis città: di città, per la sua diffusa presenza in ambienti urbani.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La cariofillata è una pianta presente in Europa o in Medio Oriente ed è distribuita nelle zone fredde e temperato-fredde ed è molto diffusa soprattutto ai margini nei boschi nell’Italia settentrionale, mentre risulta molto difficile da trovare altrove in Italia. Il suo habitat è dal mare alla zona montana (fino a 1600 metri) nei boschi di latifoglie, nelle macchie, nei terreni abbandonati, lungo i muri e in genere in luoghi freschi e ombrosi.

Descrizione –
Geum urbanum è una specie erbacea perenne, pelosa, che cresce tra 30 e 100 cm di altezza e presenta una radice con odore aromatico di garofano.
Il fusto è eretto, ramoso, foglioso.
Le foglie basali sono pennate a 5-7 segmenti ineguali, il terminale più grande, con margine dentato; le foglie cauline minori sono a lamina tripartita o completamente divisa in tre segmenti ovati o lanceolati, alla base stipole grandi, fogliacee, subrotonde.
I fiori sono solitari, numerosi, con diametro di 1-1,5 cm, con calice verde a lacinie riflesse dopo la fioritura e petali gialli, obovati, eguali al calice o più brevi.
L’impollinazione è entomofila, soprattutto ad opera delle api.
L’antesi è tra Maggio e Luglio.
Il frutto è un acheneto (poliachenio) formato da numerosi acheni di 3-4,5 x 1,4-1,5 mm, con pochi peli, sormontati dallo stilo di 6-7 mm diviso in due articoli il persistente dei quali è terminato da una spina ricurva simile ad un amo.

Coltivazione –
La cariofillata è un’erba perenne spontanea che cresce soprattutto in climi freddi e temperato-freddi fino ad un’altitudine di 1600 m. s.l.m.
Ci silimita pertanto alla fase di raccolta che deve avvenire di preferenza alla fine dell’inverno e l’inizio della primavera poiché è in quel periodo che la fragranza è più accentuata.
In ogni caso la pianta può essere propagata anche tramite apparato radicale e tende facilmente ad ibridarsi in natura con altre specie dello stesso genere quale Geum rivale.
In questo caso comunque il risultato è di un ibrido che presenta una radice di qualità inferiore e profumo più leggero o quasi inesistente.

Usi e Tradizioni –
La cariofillata comune, conosciuta localmente come ambretta, garofanaia o erba benedetta. Quest’ultimo termine, secondo alcuni, è legata al fatto che veniva coltivata soprattutto dai benedettini nei loro monasteri, quando le erbe selvatiche erano coltivate e quindi non proprio selvatiche e entravano a far parte della cosiddetta alchimia dei semplici. Per altri autori il nome originario le fu assegnato per essere un antidoto, alludendo a una leggenda riferita a San Benedetto. Si racconta infatti che una volta un monaco offrì a San Benedetto un calice di vino avvelenato ma quando il santo lo benedisse il veleno, essendo una sorta di spirito maligno, volò via con tale forza che il calice in vetro si frantumò in mille pezzi, rivelando così il crimine nascosto nell’avvelenamento.
Nel folklore dei Paesi, soprattutto del nord Europa, a questa pianta, un tempo veniva attribuito il potere di scacciare gli spiriti maligni e di proteggersi dai cani rabbiosi e dai serpenti velenosi. Era inoltre associata al cristianesimo perché le sue foglie crescevano in tre e i suoi petali in cinque (che ricordano, rispettivamente, la Santissima Trinità e le Cinque Ferite).
Astrologicamente, si diceva che fosse governata da Giove, legata all’elemento Terra, rappresentando l’espansività e la giovialità, la fiducia nella vita e la gioia di vivere, la crescita, la maturità e lo sviluppo, e l’arricchimento.
Questo legame è dovuto al fatto che Giove governa il fegato, che produce energia attraverso l’elaborazione degli zuccheri; inoltre Giove governa la testa, visto che nell’Olimpo degli dei Giove è il capo, il signore di tutte le altre divinità.
Secondo questa tradizione sono collegate a Giove tutte le erbe che hanno attinenza con il fegato e con la testa, come ad esempio il carciofo e il noce.
Del Geum urbanum nel corso della storia umana si raccoglieva soprattutto la radice come spezia aromatizzante nelle zuppe e in particolare, nei paesi del nord e soprattutto nel Regno Unito, per aromatizzare la birra.
In fitoterapia il legno di questa pianta è stato dichiarato utile nel trattamento per i morsi di veleno e cane. Paracelso ha suggerito il suo uso contro malattie epatiche, catarro e disturbi di stomaco.
Sia le foglie che le radici del Geum urbanum sono state usate nella medicina interna della tradizione austriaca come tè, per il trattamento di reumatismi, gotta, infezioni e febbre.
Gli erboristi moderni lo usano anche per trattare la diarrea, le malattie cardiache, l’alitosi e le ulcere della bocca e per prevenire le coliche. Chiaramente non tutti questi usi sono ancora supportati da prove scientifiche.
Nei tempi antichi veniva indossata anche come amuleto, perché, come scritto nell’Ortus Sanitatis (pubblicato nel 1491) “Dove la radice prende dimora Satana non può far nulla e da essa vola via, per cui essa è benedetta prima di tutte le altre erbe, e se un uomo porta la radice con sé nessuna bestia velenosa può fargli del male”.
Nell’epoca dei Tudor nel Regno Unito si era soliti appendere mazzetti di Geum urbanum con tutte le radici negli armadi per allontanare le tarme.
Evidentemente a questa pianta si attribuivano forti poteri protettivi: poteri di allontanare i demoni e, se la guardiamo con occhi moderni, non siamo lontani dalla verità. L’erba benedetta ha infatti dei potenti costituenti che allontanano la malattia.
È infatti un’erba antinfiammatoria, antisettica, aromatica, astringente, diaforetica e tonica.
La radice polverizzata è stata utilizzata a lungo come sostituto del chinino nel trattamento della febbre.
Aggiungendola a un insieme di erbe per farne una tisana, ad esempio con sambuco, Filipendula ulmaria e anche un po’ di tiglio, è utile per far sudare e abbassare la temperatura in caso di febbre.
L’alto contenuto di tannini fa del Geum urbanum un’erba astringente, da usare specificatamente per trattare problemi che riguardano la bocca, la gola e il tratto gastro-intestinale. Fortifica le gengive infiammate, guarisce le afte e le stomatiti, è ottima per fare i gargarismi in caso di infezioni della bocca e della gola e riduce le irritazioni dello stomaco e dell’intestino.
In olandese l’erba benedetta è chiamata nagelkruid e il chiodo di garofano kruidnagel: del resto è risaputo che la radice del Geum urbanum ricorda, soprattutto nell’odore, la cannella ma soprattutto il chiodo di garofano. Contiene infatti eugenolo, che ha proprietà antibatteriche. È proprio l’eugenolo che, in combinazione con i tannini, la rende ottima per le infezioni della bocca.
Le parti usate sono le foglie tenere, fresche nelle insalatine miste; bollite nelle minestre e nelle zuppe, da raccogliere nel periodo di Marzo – Maggio.

Modalità di Preparazione –
Se utilizzate la radice del Geum urbanum, questa va pulita con attenzione per eliminare eventuali residui di terra e maneggiata con molta cura in quanto gli oli, volatili, potrebbero perdersi durante il processo, esattamente come durante il processo di essiccazione.
Le radici vanno essiccate intere e spezzettate o macinate solo dopo, prima dell’uso. Si può utilizzare un macinino così da utilizzarle come fossero cannella in polvere. Storicamente era questo il modo in cui esse venivano utilizzate come aromatizzante per la birra dagli anglosassoni.
Se siete nel periodo dell’anno in cui non si possono raccogliere le radici queste possono essere raccolte anche verdi, prima però che la pianta vada in fiore.
Le radici più sottili sono quelle più profumate mentre la parte delle radici attaccata alla pianta non dà alcun sapore e non ha alcun profumo.
Le foglie possono essere utilizzate crude in insalata o nelle zuppe.
Si possono inoltre preparare dei colluttori.
In questo caso si dovrà riempire un barattolo di vetro per metà con radici di Geum urbanum lavate e fatte a pezzettini e ricoprite di vodka o gin (non importa che tipo di alcool utilizziate, l’importante è che abbia una gradazione di circa il 40%). Bisogna fare attenzione che tutte le radici siano ricoperte dal liquido.
A questo punto dovete lasciare in infusione per 6 settimane al termine delle quali filtrerete con un panno di lino o un canovaccio pulito. Versate in una bottiglia di vetro scuro e etichettate.
Si usa mettendo un cucchiaino in metà bicchiere d’acqua per fare dei semplici sciacqui dopo aver lavato i denti, e così è ottimo per fortificare le gengive. In caso di infezione ne userete un cucchiaio, e anche per fare i gargarismi in caso di mal di gola, che facendo gli sciacqui due volte al giorno fa passare in 24 ore.
Interessante è anche la preparazione di una tisana invernale del bosco.
Gli ingredienti sono: due radici di Rumex crispus, due radici di Geum urbanum, una manciata di gelsi essiccati, due stecche di cannella, un pezzo di radice di zenzero, un cucchiaio di tè verde in foglie o di foglie di Geum urbanum spezzettate; pepe nero a piacere (opzionale); un litro d’acqua (o quattro tazze).
Il procedimento consiste nel portate l’acqua ad ebollizione con tutti gli ingredienti all’interno. Spegnete il fuoco quando arriva a bollore e sistemate la pentola con tutto il liquido dentro e il coperchio in una coperta. Se volete una tisana leggera dopo dieci minuti, se no dopo trenta minuti per una bella tisana forte, togliete il coperchio.
L’acqua avrà una colorazione nera e l’aroma sarà forte e molto piacevole.
Questa può essere bevuta tal quale (se si gradisce il gusto amaro) altrimenti potete addolcire con un dolcificante naturale ma anche con latte di mandorla.
Attenzione, perché spesso nei boschi vicino l’erba benedetta cresce l’elleboro. Quest’ultimo è estremamente tossico se non addirittura mortale. Le foglie delle due piante sono molto diverse ma le radici sono molto simili, per cui raccogliete solo le radici attaccate alla pianta di modo da non sbagliare.
In ogni caso si consiglia di non farne abuso ma usarla con le dovute proporzioni e quantità.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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Geum urbanum

The Wood Avens (Geum urbanum L.) is a herbaceous species belonging to the Rosaceae family.

Systematic –
From a systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Plantae Kingdom, Tracheobionta Subregion, Spermatophyta Superdivision, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Rosidae Subclass, Rosales Order, Rosales Order, Rosaceae Family, Rosoideae Subfamily and therefore to the Genus Geum and the Species G. urbanum.

Etymology –
The term Geum comes from the Greek γεῦμα gheúma, which means tasting, taste, good taste.
The specific epithet urbanum, comes from urbs, úrbis city: of cities, due to its widespread presence in urban environments.

Geographical Distribution and Habitat –
The Wood Avens is a plant present in Europe or in the Middle East and is distributed in cold and temperate-cold areas and is widespread especially at the edges of the woods in northern Italy, while it is very difficult to find elsewhere in Italy. Its habitat is from the sea to the mountain area (up to 1600 meters) in the deciduous forests, in the maquis, in the abandoned lands, along the walls and in general in cool and shady places.

Description –
Geum urbanum is a perennial, hairy herbaceous species, which grows between 30 and 100 cm in height and has a root with an aromatic carnation smell.
The stem is erect, branchy, leafy.
The basal leaves are pinnate with 5-7 unequal segments, the largest terminal, with toothed margin; the cauline minor leaves are tripartite or completely divided into three ovate or lanceolate segments, with large, leafy and subrotate stipules at the base.
The flowers are solitary, numerous, with a diameter of 1-1.5 cm, with green calyx with lacinias reflected after flowering and yellow petals, obovate, equal to the calyx or shorter.
Pollination is entomophilous, especially by bees.
The antesis is between May and July.
The fruit is an acheneto (polyachene) formed by numerous achenes of 3-4.5 x 1.4-1.5 mm, with few hairs, topped by the 6-7 mm stylus divided into two articles, the persistent of which has ended from a curved thorn similar to a hook.

Cultivation –
The Wood Avens is a spontaneous perennial herb that grows mainly in cold and temperate-cold climates up to an altitude of 1600 m. s.l.m.
It therefore limits us to the harvesting phase which must preferably take place at the end of winter and early spring since it is in that period that the fragrance is most accentuated.
In any case, the plant can also be propagated through the root system and easily tends to hybridize in nature with other species of the same genus such as rival Geum.
In this case, however, the result is of a hybrid that has a lower quality root and a lighter or almost non-existent perfume.

Uses and Traditions –
The Wood Avens, known locally as ambretta, carnation or blessed herb. According to some, the latter term is linked to the fact that it was cultivated mainly by the Benedictines in their monasteries, when wild herbs were grown and therefore not really wild and became part of the so-called alchemy of the simple. For other authors the original name was assigned to it to be an antidote, alluding to a legend related to San Benedetto. It is said that once a monk offered San Benedetto a glass of poisoned wine but when the saint blessed him the poison, being a sort of evil spirit, flew away with such force that the glass chalice shattered into a thousand pieces, revealing so the crime hidden in the poisoning.
In the folklore of the countries, especially in northern Europe, this plant was once attributed the power to drive away evil spirits and protect themselves from angry dogs and poisonous snakes. It was also associated with Christianity because its leaves grew in three and its petals in five (reminiscent of the Holy Trinity and the Five Wounds respectively).
Astrologically, it was said to be governed by Jupiter, linked to the Earth element, representing expansiveness and joviality, confidence in life and joie de vivre, growth, maturity and development, and enrichment.
This link is due to the fact that Jupiter governs the liver, which produces energy through the processing of sugars; also Jupiter rules the head, since in the Olympus of the gods Jupiter is the head, the lord of all other deities.
According to this tradition, all herbs related to the liver and the head, such as the artichoke and the walnut, are connected to Jupiter.
During the course of human history, Geum urbanum mainly collected the root as a flavoring spice in soups and in particular, in northern countries and especially in the United Kingdom, to flavor beer.
In herbal medicine the wood of this plant has been declared useful in the treatment for poison and dog bites. Paracelsus has suggested its use against liver disease, phlegm and stomach upset.
Both the leaves and the roots of the Geum urbanum have been used in the internal medicine of the Austrian tradition as a tea, for the treatment of rheumatism, gout, infections and fever.
Modern herbalists also use it to treat diarrhea, heart disease, bad breath and mouth ulcers and to prevent colic. Clearly, not all of these uses are still supported by scientific evidence.
In ancient times it was also worn as an amulet, because, as written in the Ortus Sanitatis (published in 1491) “Where the root takes up residence Satan can do nothing and flies away from it, so it is blessed before all other herbs , and if a man carries the root with him no poisonous beast can harm him. ”
In the Tudor era in the UK it was customary to hang bunches of Geum urbanum with all the roots in the closets to ward off moths.
Evidently, strong protective powers were attributed to this plant: powers to ward off demons and, if we look at it with modern eyes, we are not far from the truth. Indeed, the blessed herb has powerful constituents that ward off disease.
It is in fact an anti-inflammatory, antiseptic, aromatic, astringent, diaphoretic and tonic herb.
The pulverized root has long been used as a substitute for quinine in the treatment of fever.
Adding it to a set of herbs to make an herbal tea, for example with elderberry, Filipendula ulmaria and also a little linden, it is useful for sweating and lowering the temperature in case of fever.
The high content of tannins makes Geum urbanum an astringent herb, to be used specifically to treat problems affecting the mouth, throat and gastro-intestinal tract. It fortifies inflamed gums, heals aphthae and stomatitis, is excellent for gargling in case of mouth and throat infections and reduces irritation of the stomach and intestines.
In Dutch, the blessed herb is called nagelkruid and the clove kruidnagel: it is well known that the root of Geum urbanum is reminiscent of cinnamon, but above all the clove, above all in its smell. In fact, it contains eugenol, which has antibacterial properties. It is precisely eugenol that, in combination with tannins, makes it excellent for mouth infections.
The parts used are tender leaves, fresh in mixed salads; boiled in soups and soups, to be collected in the period of March – May.

Preparation method –
If you use the root of Geum urbanum, it must be carefully cleaned to remove any soil residues and handled with great care as volatile oils could get lost during the process, just like during the drying process.
The roots should be dried whole and chopped or ground only after, before use. You can use a grinder to use them as if they were cinnamon powder. Historically this was the way they were used as a flavoring for beer by Anglo-Saxons.
If you are in the period of the year when the roots cannot be harvested, these can also be harvested green, before the plant goes into bloom.
The thinnest roots are the most fragrant ones while the part of the roots attached to the plant does not give any flavor and has no perfume.
The leaves can be used raw in salads or soups.
Mouthwashes can also be prepared.
In this case you will have to fill a glass jar halfway with Geum urbanum roots washed and made into small pieces and covered with vodka or gin (no matter what type of alcohol you use, the important thing is that it has a gradation of about 40% ). Care must be taken that all roots are covered with liquid.
At this point you must leave to infuse for 6 weeks, at the end of which you will filter with a linen cloth or a clean tea towel. Pour into a dark glass bottle and label.
It is used by putting a teaspoon in half a glass of water to make simple rinses after brushing your teeth, and so it is excellent for fortifying the gums. In case of infection you will use a spoonful, and also to gargle in case of sore throat, which by rinsing twice a day passes in 24 hours.
The preparation of a winter herbal tea from the woods is also interesting.
The ingredients are: two roots of Rumex crispus, two roots of Geum urbanum, a handful of dried mulberries, two sticks of cinnamon, a piece of ginger root, a spoonful of green tea leaves or chopped Geum urbanum leaves; black pepper to taste (optional); a liter of water (or four cups).
The procedure consists of bringing the water to a boil with all the ingredients inside. Turn off the heat when it comes to a boil and place the pan with all the liquid inside and the lid on a blanket. If you want a light herbal tea after ten minutes, if not after thirty minutes for a nice strong herbal tea, remove the lid.
The water will have a black color and the aroma will be strong and very pleasant.
This can be drunk as it is (if you like the bitter taste) otherwise you can sweeten it with a natural sweetener but also with almond milk.
Be careful, because hellebore often grows in the woods near the blessed grass. The latter is extremely toxic if not deadly. The leaves of the two plants are very different but the roots are very similar, so collect only the roots attached to the plant so as not to be mistaken.
In any case it is recommended not to abuse it but to use it with the due proportions and quantities.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Tips and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for information purposes only, they do not in any way represent a medical prescription; therefore, no responsibility is accepted for their use for healing, aesthetic or food purposes.



[:es]

Geum urbanum

La Hierba Bennet (Geum urbanum L.) es una especie herbácea perteneciente a la familia de las rosáceas.

Sistemático –
Desde un punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eukaryota, Reino Plantae, Subregión Tracheobionta, Superdivisión Spermatophyta, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Subclase Rosidae, Orden Rosales, Orden Rosales, Familia Rosaceae, Subfamilia Rosoideae y, por lo tanto, al Género Geum y la Especie G. urbanum.

Etimología –
El término Geum proviene del griego γεῦμα gheúma, que significa degustación, sabor, buen gusto.
El epíteto específico urbanum, proviene de urbs, úrbis ciudad: de ciudades, debido a su amplia presencia en entornos urbanos.

Distribución geográfica y hábitat –
La Hierba Bennet es una planta presente en Europa o en el Medio Oriente y se distribuye en áreas frías y templadas y frías y está muy extendida especialmente en los bordes de los bosques en el norte de Italia, mientras que es muy difícil de encontrar en otros lugares de Italia. Su hábitat es desde el mar hasta la zona montañosa (hasta 1600 metros) en los bosques caducifolios, en los maquis, en las tierras abandonadas, a lo largo de las paredes y, en general, en lugares frescos y sombreados.

Descripción –
Geum urbanum es una especie herbácea perenne, peluda, que crece entre 30 y 100 cm de altura y tiene una raíz con un olor a clavel aromático.
El tallo es erecto, ramificado, frondoso.
Las hojas basales están pinnadas con 5-7 segmentos desiguales, el terminal más grande, con margen dentado; las hojas menores de la caulina son tripartitas o completamente divididas en tres segmentos ovados o lanceolados, con estípulas grandes, frondosas y subrotadas en la base.
Las flores son solitarias, numerosas, con un diámetro de 1-1.5 cm, con cáliz verde con lacinias reflejadas después de la floración y pétalos amarillos, obovados, iguales al cáliz o más cortos.
La polinización es entomófila, especialmente por las abejas.
El antesis es entre mayo y julio.
El fruto es un aquenio (poliacheno) formado por numerosos aquenios de 3-4.5 x 1.4-1.5 mm, con pocos pelos, coronados por el stylus de 6-7 mm dividido en dos artículos, cuyo persistente ha terminado de una espina curvada similar a un anzuelo.

Cultivo –
La Hierba Bennet es una hierba perenne espontánea que crece principalmente en climas fríos y templados fríos hasta una altitud de 1600 m. s.l.m.
Por lo tanto, nos limita a la fase de cosecha, que debe tener lugar preferiblemente al final del invierno y principios de la primavera, ya que es en ese período que la fragancia se acentúa más.
En cualquier caso, la planta también se puede propagar a través del sistema de raíces y tiende a hibridarse fácilmente en la naturaleza con otras especies del mismo género, como Geum rival.
En este caso, sin embargo, el resultado es un híbrido que tiene una raíz de menor calidad y un perfume más ligero o casi inexistente.

Usos y Tradiciones –
La Hierba Bennet, conocida localmente como ambretta, clavel o hierba bendecida. Según algunos, el último término está relacionado con el hecho de que fue cultivado principalmente por los benedictinos en sus monasterios, cuando se cultivaron hierbas silvestres y, por lo tanto, no eran realmente silvestres y se convirtieron en parte de la llamada alquimia de lo simple. Para otros autores, el nombre original se le asignó como antídoto, aludiendo a una leyenda relacionada con San Benedetto. Se dice que una vez un monje le ofreció a San Benedetto una copa de vino envenenado, pero cuando el santo lo bendijo, el veneno, que era una especie de espíritu maligno, se fue volando con tanta fuerza que el cáliz de cristal se rompió en mil pedazos, revelando entonces el crimen escondido en el envenenamiento.
En el folklore de los países, especialmente en el norte de Europa, a esta planta se le atribuyó el poder de alejar a los espíritus malignos y protegerse de los perros enojados y las serpientes venenosas. También se asoció con el cristianismo porque sus hojas crecieron en tres y sus pétalos en cinco (con reminiscencias de la Santísima Trinidad y las Cinco Heridas, respectivamente).
Astrológicamente, se decía que estaba gobernado por Júpiter, vinculado al elemento Tierra, que representa la expansión y la jovialidad, la confianza en la vida y la alegría de vivir, el crecimiento, la madurez y el desarrollo, y el enriquecimiento.
Este vínculo se debe al hecho de que Júpiter gobierna el hígado, que produce energía a través del procesamiento de azúcares; también Júpiter gobierna la cabeza, ya que en el Olimpo de los dioses Júpiter es la cabeza, el señor de todas las demás deidades.
Según esta tradición, todas las hierbas relacionadas con el hígado y la cabeza, como la alcachofa y la nuez, están conectadas a Júpiter.
Durante el curso de la historia humana, Geum urbanum recolectó principalmente la raíz como especia aromatizante en sopas y, en particular, en los países del norte y especialmente en el Reino Unido, para aromatizar la cerveza.
En la medicina herbal, la madera de esta planta ha sido declarada útil en el tratamiento del veneno y las mordeduras de perro. Paracelsus ha sugerido su uso contra enfermedades hepáticas, flemas y malestar estomacal.
Tanto las hojas como las raíces del Geum urbanum se han utilizado en la medicina interna de la tradición austriaca como té, para el tratamiento del reumatismo, la gota, las infecciones y la fiebre.
Los herbolarios modernos también lo usan para tratar diarrea, enfermedades cardíacas, mal aliento y úlceras bucales y para prevenir el cólico. Claramente, no todos estos usos todavía están respaldados por evidencia científica.
En la antigüedad también se usaba como un amuleto, porque, como está escrito en el Ortus Sanitatis (publicado en 1491) “Donde tiene lugar la raíz, Satanás no puede hacer nada y huye de ella, por lo que es bendecido antes que todas las otras hierbas”. , y si un hombre lleva la raíz con él, ninguna bestia venenosa puede dañarlo “.
En la era Tudor en el Reino Unido, era costumbre colgar racimos de Geum urbanum con todas las raíces en los armarios para alejar a las polillas.
Evidentemente, se atribuyeron fuertes poderes protectores a esta planta: poderes para alejar a los demonios y, si lo miramos con ojos modernos, no estamos lejos de la verdad. De hecho, la hierba bendecida tiene componentes poderosos que evitan las enfermedades.
De hecho, es una hierba antiinflamatoria, antiséptica, aromática, astringente, diaforética y tónica.
La raíz pulverizada se ha utilizado durante mucho tiempo como un sustituto de la quinina en el tratamiento de la fiebre.
Agregándolo a un conjunto de hierbas para hacer un té de hierbas, por ejemplo con saúco, Filipendula ulmaria y también un poco de lima, es útil para sudar y bajar la temperatura en caso de fiebre.
El alto contenido de taninos convierte a Geum urbanum en una hierba astringente, que se utiliza específicamente para tratar problemas que afectan la boca, la garganta y el tracto gastrointestinal. Fortalece las encías inflamadas, cura las aftas y la estomatitis, es excelente para hacer gárgaras en caso de infecciones de la boca y la garganta y reduce la irritación del estómago y los intestinos.
En holandés, la hierba bendecida se llama nagelkruid y el clavo kruidnagel: además, se sabe que la raíz de Geum urbanum recuerda, especialmente en el olor, la canela, pero sobre todo el clavo. De hecho, contiene eugenol, que tiene propiedades antibacterianas. Es precisamente el eugenol el que, en combinación con los taninos, lo hace excelente para las infecciones bucales.
Las partes utilizadas son hojas tiernas, frescas en ensaladas mixtas; hervido en sopas y sopas, para ser recogido en el período de marzo a mayo.

Método de preparación –
Si usa la raíz de Geum urbanum, debe limpiarse cuidadosamente para eliminar cualquier residuo de tierra y manipularse con mucho cuidado ya que los aceites volátiles pueden perderse durante el proceso, al igual que durante el proceso de secado.
Las raíces deben secarse enteras y picadas o molidas solo después, antes de su uso. Puedes usar un molinillo para usarlos como si fueran canela en polvo. Históricamente, esta era la forma en que los anglosajones los usaban como saborizantes para la cerveza.
Si se encuentra en el período del año en que las raíces no se pueden cosechar, éstas también se pueden cosechar en verde, antes de que la planta comience a florecer.
Las raíces más delgadas son las más fragantes, mientras que la parte de las raíces unidas a la planta no da ningún sabor y no tiene perfume.
Las hojas se pueden usar crudas en ensaladas o sopas.
Los enjuagues bucales también se pueden preparar.
En este caso, tendrá que llenar un frasco de vidrio hasta la mitad con raíces de Geum urbanum lavadas y hechas pequeñas piezas y cubiertas con vodka o ginebra (no importa qué tipo de alcohol use, lo importante es que tiene una graduación de alrededor del 40% ). Se debe tener cuidado de que todas las raíces estén cubiertas de líquido.
En este punto, debe dejar en infusión durante 6 semanas, al final de las cuales deberá filtrar con un paño de lino o un paño de cocina limpio. Verter en una botella de vidrio oscuro y etiquetar.
Se usa colocando una cucharadita en medio vaso de agua para hacer enjuagues simples después de cepillarse los dientes, por lo que es excelente para fortalecer las encías. En caso de infección, usará una cucharada y también para hacer gárgaras en caso de dolor de garganta, que al enjuagar dos veces al día pasa en 24 horas.
La preparación de un té de hierbas de invierno del bosque también es interesante.
Los ingredientes son: dos raíces de Rumex crispus, dos raíces de Geum urbanum, un puñado de moras secas, dos ramas de canela, un trozo de raíz de jengibre, una cucharada de hojas de té verde u hojas de Geum urbanum picadas; pimienta negra al gusto (opcional); un litro de agua (o cuatro tazas).
El procedimiento consiste en hervir el agua con todos los ingredientes dentro. Apaga el fuego cuando hierva y coloca la sartén con todo el líquido adentro y la tapa sobre una manta. Si desea un té de hierbas ligero después de diez minutos, si no después de treinta minutos para un buen té de hierbas fuerte, retire la tapa.
El agua tendrá un color negro y el aroma será fuerte y muy agradable.
Esto se puede beber tal como está (si le gusta el sabor amargo), de lo contrario, puede endulzarlo con un edulcorante natural pero también con leche de almendras.
Tenga cuidado, porque el eléboro a menudo crece en el bosque cerca de la hierba bendecida. Este último es extremadamente tóxico si no mortal. Las hojas de las dos plantas son muy diferentes, pero las raíces son muy similares, por lo tanto, recolecte solo las raíces unidas a la planta para no confundirse.
En cualquier caso, se recomienda no abusar de él, sino usarlo con las proporciones y cantidades debidas.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las Regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Salud de la farmacia del Señor, consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados solo con fines informativos, de ninguna manera representan una prescripción médica; por lo tanto, no se acepta responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimenticios.



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