Paysandisia archon

Paysandisia archon

Il castnide delle palme (Paysandisia archon (Burmeister, 1880)) è un lepidottero che appartiene alla famiglia dei Castniidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Protostomia, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Panorpoidea, Ordine Lepidoptera, Sottordine Glossata, Infraordine Heteroneura, Divisione Ditrysia, Superfamiglia Cossoidea, Famiglia Castniidae, Sottofamiglia Castniinae, Tribù Gazerini e quindi al Genere Paysandisia ed alla Specie P. archon.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il castnide delle palme è una farfalla di origine sudamericana, con un areale sito in Argentina, Uruguay occidentale, Paraguay e Brasile sud-orientale, e che è stata introdotta di recente nel continente europeo.
La sua introduzione in Europa è avvenuta tramite i trasporti commerciali; le larve erano presenti all’interno di stipiti fogliari di palme arrivate nel vecchio continente.
Le prime segnalazioni si sono avute in Spagna (Catalogna) e Francia meridionale (Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Linguadoca-Rossiglione, Midi-Pirenei) nel 2001; successivamente sono arrivate nel Regno Unito (West Sussex) nel 2002 e nelle Isole Baleari nel 2003.
In Italia i primi esemplari sono arrivati a Salerno nel 2002, da cui probabilmente si è diffuso in altre aree.
Questo insetto è considerato dalle autorità sanitarie italiane come una probabile minaccia per le palme della costa adriatica.
In Italia l’habitat di questo insetto lo vede ospite soprattutto della Chamaerops humilis (palma nana) e Trachycarpus fortunei (palma del giappone), secondariamente vengono infestati esemplari di Phoenix canariensis; meno frequente su altre specie di palme.

Morfologia –
La Paysandisia archon è una farfalla di grandi dimensioni che raggiunge mediamente i 9-11 cm di apertura alare (maggiore nella femmina) e con dimorfismo evidente.
La caratteristica di questo lepidottero è quella di avere l’ala anteriore di un colore compreso tra il grigio e il verde olivastro sulla pagina superiore, abbastanza uniforme, benché tenda ad essere più scura nella regione dell’apex, nella costa e nel termen. Si scorge una banda mediana longitudinale di colore più scuro.
La parte inferiore dell’ala è invece di colore grigiastro, nella parte distale, e tende al marroncino nell’area prossimale.
L’ala posteriore è caratterizzata invece di una colorazione di base rossa, sulla pagina superiore, sulla quale si stagliano due larghe bande nere trasversali, che vanno dal margine interno fin quasi a quello esterno, e sono percorse da sei celle bianche; nella parte inferiore si ripete il motivo pagina superiore ma con un colore di base che è di grigio spento, più chiaro verso il margine esterno e l’angolo anale, e le celle bianche hanno contorni meno netti e tendono a fondersi tra loro.
Questa farfalla presenta antenne clavate e uncinate alle estremità.
Il capo e il torace sono caratterizzati da un colore bruno-grigiastro, con la presenza di pelosità.
L’addome è concolore torace, ma con toni leggermente più scuri, soprattutto nel maschio.
La femmina è molto più grande del maschio, e mostra un ovopositore appuntito, della lunghezza di 4–5 mm.
Le uova si presentano fusiformi, di circa 1,5 per 5 mm, di colore biancastro all’atto della deposizione, che poi vira ad un colore grigio-rosato prima della schiusa; si notano 6-8 coste longitudinali.
Il bruco a maturità misura 80–90 mm di lunghezza e 15 mm di diametro, di colore bianco-crema, tozzo e con zampe e pseudozampe corte; presenta un capo di colore marrone chiaro che in parte rientra nel primo segmento toracico, e con il secondo segmento toracico più allargato.
La pupa misura circa 50 mm di lunghezza, ha una forma tozza e fusiforme, un colore bruno-giallastro, e rivela delle brevi spinule brune disposte a pettine su ogni segmento addominale.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il ciclo biologico di questa farfalla inizia con la femmina che depone fino a 6 uova per volta in un periodo che va da maggio fino a ottobre.
La deposizione viene effettuata tra le fibre della corona fogliare della pianta ospite, in posizione riparata dai raggi diretti del sole, o in prossimità dei meristemi, o ancora alla base del rachide fogliare.
Il ciclo di sviluppo delle uova è influenzato dalla temperatura e può oscillare tra 12 e 21 giorni.
Il bruco appena nato misura circa 7 mm, di colore arancio-rosato chiaro, e ricoperto di lunghe setole. Lo sviluppo avviene in un periodo cha va da 10 a 18 mesi, a seconda della stagione di deposizione delle uova; questo scava lunghe gallerie parallele e alquanto rettilinee all’interno dei tessuti della pianta ospite, che aumentano di diametro con la sua crescita fino a provocare di frequente la morte delle piante.
Alcuni bruchi non abbandonano mai la pianta ospite per tutto il periodo di sviluppo ed in questo stadio superano l’inverno.
Ovviamente questo dipende dal periodo di schiusura delle uova.
Se le uova si schiudono in primavera, la larva si accresce durante tutto l’anno, sverna una sola volta, e si impupa all’inizio della primavera successiva, dopo circa 10-11 mesi; se le uova si schiudono invece ad estate inoltrata o anche in autunno, allora l’insetto sverna una prima volta come larva immatura, si accresce per tutto il successivo anno solare, sverna poi una seconda volta come larva matura, e giunge all’impupamento nella primavera del terzo anno solare, impiegando in tutto circa 18 mesi.
Quando termina lo sviluppo larvale, prima di impuparsi il bruco tende ad emergere dalla propria galleria, portandosi in prossimità della superficie del rachide fogliare, così che l’adulto sia facilitato nello sfarfallamento.
Il bozzolo ha una forma ovoidale, di colore marrone scuro, e con dimensioni di 50–60 per 25 mm; questo è costituito da uno strato esterno più coriaceo, fatto di fibre vegetali di risulta della pianta ospite, e da uno strato interno di fibre sericee, che vengono secrete dalla larva, mescolate con escrementi dell’animale stesso.
La metamorfosi avviene in un periodo di 40-70 giorni in funzione delle condizioni ambientali.
I danni, legati alla presenza di questo insetto, possono essere particolarmente seri su palme delle specie Chamaerops e Trachycarpus in quanto forti infestazioni possono portare alla morte anche tutti gli stipiti di una pianta.
Nella Phoenix canariensis, i bruchi scavano tunnel di circa 60 cm. di lunghezza; in questo caso in presenza di piante adulte non ne compromette la vitalità.

Ruolo Ecologico –
La Paysandisia archon è particolarmente dannosa allo stadio larvale in quanto questa si nutre dei tessuti vegetali delle palme scavando gallerie all’interno del fusto e dei piccioli fogliari, dai quali fuoriesce della rosura di colore marrone scuro.
I bruchi vivono aprendosi la strada fra le basi dei piccioli fogliari di Chamaerops e Trachycarpus e, eventualmente, scavando brevi gallerie negli stipiti.
I bruchi, soprattutto nell’ultimo periodo di maturità scava dei tunnel da cui entra ed esce all’interno della pianta ospite.
A maturità le larve, iniziando dallo sbocco delle gallerie, le tappezzano di seta per un lungo tratto per poi tessere un bozzolo al riparo della pianta.
La crisalide, in procinto dello sfarfallamento, percorre il tratto tappezzato di seta e raggiunge lo sbocco della galleria.
Dopo lo sfarfallamento, le esuvie (rivestimento esterno dell’insetto che viene sostituito ed abbandonato in seguito alla muta) della crisalide restano a lungo sulla pianta e sono utili per identificare facilmente il fitofago (in particolare sulle Phoenix canariensis).
Il contenimento della Paysandisia archon non è una cosa ne agevole ne facile. Il motivo è dovuto al fatto che l’infestazione si localizza all’interno dello stipite della palma o dei piccioli fogliari, dove i prodotti ad azione insetticida hanno ovviamente difficoltà a penetrare.
Per di più, al momento, non esistono prodotti fitosanitari registrati nei confronti di tale avversità, per cui detti interventi possono essere effettuati solo prodotti per piante ornamentali.
È interessante comunque l’ipotesi, sempre più necessaria, per ovvi motivi eco sistemici, di attivare metodi di lotta biologica basati sull’utilizzo di nematodi entomopatogeni, organismi tipicamente terricoli che si muovono attivamente in cerca delle larve ospiti di cui nutrirsi, sia con finalità preventiva che curativa.
Al momento, nel caso in cui siano stati avvistati i primi focolari di infestazione, l’unica strategia è quella dell’abbattimento e la distruzione delle piante colpita tramite idoneo trattamento termico o triturazione meccanica fine assicurandosi che i materiali di risulta ottenuti abbiano dimensioni non superiori ai 2 cm.
È importante, comunque, che all’avvistamento dell’insetto si proceda ad avvisare i Servizi Fitosanitari competenti per Comune o per Regione.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

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