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Vespa crabro

Il calabrone, conosciuto anche come aponale o cravunaro rosso (Vespa crabro Linnaeus , 1761) è un grosso imenottero della famiglia Vespidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Ramo Bilateria, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Hymenopteroidea, Ordine Hymenoptera, Sottordine Apocrita, Sezione Aculeata, Superfamiglia Vespoidea, Famiglia Vespidae, Sottofamiglia Vespinae e quindi al Genere Vespa ed alla Specie V. crabro.
All’interno di questa specie sono state descritte le seguenti sottospecie:
– Vespa crabro crabro Linnaeus, 1758.;
– Vespa crabro vexator Harris, 1776.;
– Vespa crabro germana Christ, 1791.;
– Vespa crabro crabroniformis Smith, 1852.;
– Vespa crabro oberthuri Buysson, 1902.;
– Vespa crabro flavofasciata Cameron,1903.;
– Vespa crabro altaica Pérez, 1910.;
– Vespa crabro caspica Pérez, 1910.;
– Vespa crabro birulai Bequaert, 1931.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il calabrone è un insetto diffusi in Italia ed Europa centrale con la sottospecie germana. Tuttavia è innegabile la coesistenza in Lombardia di varianti con i tergiti di un giallo più chiaro e altre di un giallo virante al fulvo, inoltre nelle regioni meridionali, è presente anche la congenere orientalis L. Queste due specie sono facilmente distinguibili, perchè V. orientalis ha le mandibole rosse (e non gialle come crabro), la colorazione del torace e dell’addome è più chiara di crabro e le ali presentano sfumature violacee.

Morfologia –
La Vespa crabro è la più grande vespa sociale presente in Europa, dove si riconosce per avere un corpo massiccio di colore giallo, nero e ruggine, quasi glabro.
Le zampe sono robuste e misurano da 2,5 a 3,5 cm; il pungiglione è liscio e moderatamente aggressivo (meno delle Vespe).
La regina raggiunge normalmente i 35 mm di lunghezza, e in alcuni rari casi anche i 50 mm, mentre i maschi e le operaie misurano da 20 a 25 mm. I calabroni vivono in nidi esternamente a forma di sfera, costruiti con legno impastato con la loro saliva. Le colonie sono costituite da circa 100-300 esemplari.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il ciclo biologico della Vespa crabro inizia in primavera quando una fondatrice si sveglia dall’ibernazione iniziando a costruire delle piccole celle in un luogo riparato e difficile da individuare. Incomincia così a deporre le uova che, finché non si svilupperanno, sarà lei ad accudire. In questa fase si parla di nido primario e rappresenta il momento ottimale in nell’ambito agricolo/apistico (valutando le ovvie considerazioni di natura ecologica) per cercare di catturare la futura regina con apposite esche.
Il nido, nella fase iniziale, si presenta come una semisfera vuota rivolta verso il basso e di pochi centimetri di diametro; all’interno di questa risiedono le prime cellette, che sono delle strutture esagonali e adiacenti rivolte verso il basso, ognuna contenente una forma di sviluppo: uova, che dopo circa 5-8 giorni diventano larve.
Il nido viene realizzato in una solida fibra vegetale che viene ottenuta impastando con la saliva le fibre di legno dei rami giovani di vari alberi a corteccia morbida, fino a ottenere una pasta modellabile, che, una volta indurita, sarà solida e dall’aspetto cartaceo.
Per questo motivo i nidi della Vespa crabro hanno consistenza cartacea, sebbene siano relativamente impermeabili e molto resistenti.
Un nido di calabroni di medie dimensioni può contenere anche 5000 cellette. Nelle colonie si distinguono: la regina (l’unica che si riproduce), le operaie, i maschi e le femmine fecondabili.
Le larve per cresce impiegano un periodo di 2 o 3 settimane occupando progressivamente il volume della propria cella; queste vengono nutrite con altri insetti, prevalentemente muscoli alari, cacciati e triturati dalla regina.
Successivamente le larve mature entrano nella fase pupale, creando un tappo sericeo per chiudersi all’interno delle celle prima di trasformarsi, nell’arco di un altro paio di settimane, in vespe adulte.
Queste saranno delle operaie, femmine sterili, dedite alla cura della colonia. La prima manciata di operaie, cresciute dalla sola regina, rimane di piccole dimensioni. Infatti, prima della loro emersione, è la sola regina che le nutre ed espande il nido.
Dopo la nascita delle prime vespe operaie, gradualmente la futura regina abbandona le mansioni iniziali e si dedica alla sola deposizione delle uova. La regina, nutrita dalle operaie, andando di cella in cella, depone uova e controlla che le larve siano tutte sue figlie, diversamente le uccide.
Il compito delle operaie è quello di: nutrici, toelettatrici, foraggiatrici, guardiane, costruttrici.
La dimensione massima della colonia si avrà verso il mese di settembre, quando anche la popolazione di operaie è al suo massimo. L’attività della colonia è molto frenetica, perché una covata consistente ha bisogno di essere nutrita.
Dal momento dello sfarfallamento delle prime operaie e dal primo piano di cellette, durante il periodo estivo, la colonia cresce sempre di più.
A questo punto la fondatrice, pienamente denominabile regina, subisce un aumento del volume addominale a fronte della necessità di deporre un numero di uova sempre maggiore. Le operaie di un nido maturo in agosto possono essere dell’ordine delle centinaia.
Giunti nel periodo di fine estate – inizio autunno, la regina cessa provvisoriamente di deporre le uova per lasciare alla sua prossima covata lo spazio necessario per crescere. L’ultima covata del nido, è però particolare; infatti non darà vita ad altre operaie ma a larve di vespe aploidi maschi, nate da uova non fecondate, e a vespe di sesso femminile che svilupperanno in nuove future fondatrici causa il maggior apporto di cibo da parte delle numerose operaie e la diminuzione dei feromoni di dominanza prodotti dalla regina originale.
Arrivati all’ultima covata, nel periodo di settembre, inizia il declino del nido. Le nuove regine e i maschi, ora molto numerosi a dispetto delle operaie, a ridosso dell’inverno avviano il periodo degli accoppiamenti. Ogni femmina fertile copula con un maschio preferibilmente di un’altra colonia, dopodiché incomincia ad accumulare grasso corporeo tramite liquidi zuccherini per prepararsi ad affrontare la stagione fredda. Se tutto andrà bene, le femmine fecondate saranno le regine dell’anno successivo.
Nello stesso periodo la vecchia regina, giunta al termine della sua capacità procreativa, si allontana dal suo regno e muore di vecchiaia, attorno a settembre-ottobre. Dopo di essa, progressivamente, anche le operaie muoiono e la colonia si dirige rapidamente all’estinzione a causa del mancato ricambio generazione.
A fine stagione i maschi e l’ultima nidiata di vespe immature (larve di maschi o ultime femmine ritardatarie) possono sopravvivere sino all’arrivo dell’inverno, periodo che in ogni caso non riescono a superare.
Così, per la carenza di manodopera delle operaie, le ultime larve deperiscono per inedia, non più curate. Questa è la principale causa, assieme ai resti di cibo in decomposizione, del forte odore di marcio e ammoniaca caratteristico delle colonie mature, che si può avvertire aprendo un nido sviluppato.
Le uniche vespe che sopravvivono nel periodo invernale sono le fondatrici che sono nate poco dopo i maschi e destinate ad andare in una sorta di letargo, dal quale si risvegliano la primavera successiva, per tentare di fondare nuove colonie.
Dopo l’estinzione della colonia rimarrà l’involucro cartaceo del nido e le cellette abbandonate che, spesso vengono saccheggiate da formiche o utilizzate come rifugio invernale da altri insetti come rincoti, coccinelle o qualunque altro insetto che in fase di adulto svernante cerchi rifugio. Non di rado, alcune femmine fecondate possono passare l’inverno sul nido, assieme agli altri animali ospiti.
I calabroni, come per molti altri tipi di vespe, possono recare ingenti danni alle coltivazioni frutticole, come pere, mele, prugne e uve. Una colonia di calabroni può compromettere irrimediabilmente l’intera produzione di un melo in poco tempo, spesso erodendo solo la parte più matura del frutto per poi passare ad attaccarne un altro.
I calabroni europei sono onnivori e come tali mangiano diverse altre specie di insetti molti dei quali sono considerati infestanti e quindi in questo senso essi apportano un beneficio a giardini e coltivazioni. A ogni modo, essi risultano dannosi nella misura in cui sono soliti nutrirsi anche di api domestiche (che cercano di portare vive nel nido per darle in pasto alle larve) compromettendo la riproduzione della specie, danni alle arnie, la produzione di miele e soprattutto l’impollinazione dei fiori.

Ruolo Ecologico –
La Vespa crabro che, come detto, è il più grosso Vespide europeo.
Nel linguaggio comune col termine calabrone, vengono spesso erroneamente identificati anche l’ape legnaiola (Xylocopa violacea) e il bombo terrestre (Bombus terrestris).
I calabrone è un insetto prevalentemente carnivoro, predatore di altri insetti tra cui diverse altre specie di vespe e di api. Non disdegna però la polpa della frutta e i nettari zuccherini e ciò contribuisce a spiegare la sua sgradita diffusione in aree agricole.
Pur essendo un insetto prevalentemente diurno, svolge anche attività parzialmente notturna se attirato dalle luci artificiali che ha imparato essere altrettanto gradite a varie sue prede, e lo si può trovare attivo anche in autunno inoltrato. questo insetto, nei riguardi dell’uomo è tendenzialmente indifferente e cerca di sottrarsi con rapida fuga o nascondimento ai tentativi di abbattimento tuttavia questi insetti possono diventare molto aggressivi se messi alle strette o, come si è detto, in vicinanza del nido.
Le femmine di questo insetto sono dotate di pungiglione, le cui punture (conseguenti a una reazione difensiva dell’animale) possono essere molto dolorose per gli esseri umani e per giunta liberano feromoni che informano dell’attacco in corso gli eventuali altri calabroni in zona, talvolta provocandone l’intervento in gruppo. Come nel caso delle altre vespe e delle api, il veleno inoculato ha effetti solo locali e transitori per la maggior parte delle persone, ma può provocare nei soggetti allergici reazioni anafilattiche anche mortali.
Per quanto sopra detto i calabroni sono spesso soggetti a distruzione attraverso la demolizione dei nidi, talvolta necessarie, e quindi si presenta come una specie potenzialmente a rischio.
Per questo motivo, in alcuni paesi europei, come nel caso della Germania, una legge del 1º gennaio 1987 sancisce che incendiare dei nidi di calabrone è illegale, e comporta il rischio di incorrere in una multa.
Tuttavia nel caso in cui la presenza elevata della Vespa crabro determini particolari problemi alle api o a coltivazioni si può procedere al suo contenimento numerico. In generale la soluzione migliore è quella di individuare i nidi e segnalarli alle autorità (vigili del fuoco, assessorati all’agricoltura, all’ambiente, alla salute).
Anche le istituzioni e associazioni apistiche sono ovviamente concentrate sopratutto alla eradicazione delle Velutine o calabroni asiatici (Vespa velutina Lepeletier, 1836) ma non sottovalutano la presenza del calabrone.
Per la cattura dei calabroni si possono utilizzare alcuni tipi di trappole; queste possono essere:
– adesive (tipo vischio), auto costruite;
– per annegamento; realizzate con un contenitore per l’esca e un coperchio di vario tipo che consenta l’ingresso ma non l’uscita dell’insetto nocivo, sia già pronte in commercio, sia completamente auto costruite, sia con uno dei tappi in commercio avvitato su contenitore alimentare standard (bottiglia o vaso in vetro);
– meccaniche passive (specifiche per apicoltori), cassetti aggiuntivi alle arnie, reti, ecc.;
– luminose a ventola o griglia folgorante (come per le zanzare una lampada a luce fredda-azzurrognola attira gli insetti verso un aspiratore o una rete folgorante);
– farmacologiche (veleni): solo per interni infestati dagli insetti nocivi o soggetti a loro incursioni, da non usare all’aperto perché sostanze nocive anche per le api;
– biologiche: piante carnivore specializzate in mosche e calabroni asiatici (in fase sperimentale).

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.



[:en]

Vespa crabro

The hornet (Vespa crabro Linnaeus, 1761) is a large hymenoptera of the Vespidae family.

Systematics –
From a systematic point of view, it belongs to the Eukaryota Domain, Animalia Kingdom, Subgenus Eumetazoa, Bilateria Branch, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclass Hexapoda, Class Insecta, Subclass Pterygota, Cohort Endopterygota, Superorder Oligoneoptera, Hymenopteroid Section, Section Hymenoptera, Suborder Apex, Section Aculeata, Superfamiglia Vespoidea, Family Vespidae, Subfamily Vespinae and therefore to the Genus Vespa and to the Specie V. crabro.
The following subspecies have been described within this species:
– Vespa crabro crabro Linnaeus, 1758 .;
– Vespa crabro vexator Harris, 1776 .;
– Vespa crabro germana Christ, 1791 .;
– Vespa crabro crabroniformis Smith, 1852 .;
– Vespa crabro oberthuri Buysson, 1902 .;
– Vespa crabro flavofasciata Cameron, 1903 .;
– Vespa crabro altaica Pérez, 1910 .;
– Vespa crabro caspica Pérez, 1910 .;
– Vespa crabro birulai Bequaert, 1931.

Geographical Distribution and Habitat –
The bumblebee is an insect widespread in Italy and central Europe with the German subspecies. However, the coexistence in Lombardy of variants with tergites of a lighter yellow and others of a yellow turning to fawn is undeniable, also in the southern regions, congener orientalis L. is also present. These two species are easily distinguishable, because V. orientalis it has red mandibles (and not yellow like crabro), the coloration of the chest and abdomen is lighter than crabro and the wings have purple shades.

Morphology –
The Vespa crabro is the largest social wasp in Europe, where it is recognized for having a massive yellow, black and rust colored body, almost hairless.
The legs are strong and measure from 2.5 to 3.5 cm; the sting is smooth and moderately aggressive (less than the Vespas).
The queen normally reaches 35 mm in length, and in some rare cases even 50 mm, while males and workers measure from 20 to 25 mm. The bumblebees live in nests outside in the shape of a sphere, built with wood mixed with their saliva. The colonies consist of about 100-300 specimens.

Attitude and biological cycle –
The biological cycle of the Vespa crabro begins in the spring when a founder wakes up from hibernation, starting to build small cells in a sheltered and difficult to locate place. Thus she begins to lay eggs which, until they develop, she will take care of. At this stage we talk about a primary nest and it represents the optimal moment in the agricultural / beekeeping sector (considering the obvious ecological considerations) to try to capture the future queen with special baits.
The nest, in the initial phase, looks like an empty hemisphere facing downwards and a few centimeters in diameter; within this reside the first cells, which are hexagonal and adjacent structures facing downwards, each containing a form of development: eggs, which after about 5-8 days become larvae.
The nest is made of a solid vegetable fiber that is obtained by mixing with the saliva the wood fibers of the young branches of various trees with soft bark, until obtaining a mouldable paste, which, once hardened, will be solid and papery .
For this reason the nests of the Vespa crabro have a paper consistency, although they are relatively waterproof and very resistant.
A medium-sized hornet’s nest can also contain 5,000 cells. In the colonies we distinguish: the queen (the only one that reproduces), the workers, the males and the fertilizable females.
The larvae for growing up take a period of 2 or 3 weeks progressively occupying the volume of their cell; these are fed with other insects, mainly winged muscles, hunted and shredded by the queen.
Subsequently the mature larvae enter the pupal phase, creating a sericeous cork to close inside the cells before turning, over another couple of weeks, into adult wasps.
These will be workers, sterile females, dedicated to the care of the colony. The first handful of workers, raised by the queen alone, remains small. In fact, before their emergence, it is the only queen that nourishes and expands the nest.
After the birth of the first worker wasps, the future queen gradually abandoned her initial duties and dedicated herself to laying eggs only. The queen, fed by the workers, going from cell to cell, lays eggs and checks that the larvae are all her daughters, otherwise she kills them.
The workers’ task is to: nurses, groomers, foragers, guardians, builders.
The maximum size of the colony will be towards the month of September, when also the population of workers is at its maximum. The activity of the colony is very hectic, because a consistent brood needs to be fed.
From the moment of the flicker of the first workers and from the first floor of cells, during the summer period, the colony grows more and more.
At this point, the founder, fully known as the queen, undergoes an increase in abdominal volume in response to the need to lay an ever increasing number of eggs. The workers of a mature nest in August can be of the order of hundreds.
Arrived in the period of late summer – early autumn, the queen temporarily stops laying her eggs to leave the next room the necessary space to grow. The last nest of the nest, however, is particular; in fact it will not give life to other workers but to larvae of male haploid wasps, born from unfertilized eggs, and to female wasps that will develop into new future foundresses cause the greater supply of food by the numerous workers and the decrease of dominant pheromones produced by the original queen.
Arriving at the last brood, in the period of September, the nest’s decline begins. The new queens and the males, now very numerous in spite of the workers, close to the winter start the period of mating. Each fertile female copulates with a male preferably of another colony, after which it begins to accumulate body fat through sugary liquids to prepare for the cold season. If all goes well, the fertilized females will be the queens of the following year.
In the same period the old queen, having reached the end of her procreative capacity, moves away from her kingdom and dies of old age, around September-October. After it, progressively, the workers also die and the colony quickly goes to extinction due to the missed generation exchange.
At the end of the season the males and the last brood of immature wasps (larvae of males or late females) can survive until the arrival of winter, a period which in any case they cannot overcome.
Thus, due to the lack of workers’ labor, the last larvae perish by starvation, no longer treated. This is the main cause, together with the remains of decomposing food, of the strong smell of rotten and ammonia characteristic of mature colonies, which can be felt by opening a developed nest.
The only wasps that survive in the winter are the founders who were born shortly after the males and destined to go into a sort of hibernation, from which they wake up the following spring, to try to found new colonies.
After the colony’s extinction, the paper envelope of the nest and the abandoned cells will remain, which are often looted by ants or used as a winter shelter by other insects such as hunts, ladybugs or any other insect that seeks refuge during the wintering season. Not infrequently, some fertilized females can spend the winter on the nest, together with the other host animals.
The bumblebees, as for many other types of wasps, can cause considerable damage to fruit crops, such as pears, apples, plums and grapes. A hornet colony can irreparably compromise the entire production of an apple tree in a short time, often eroding only the more mature part of the fruit and then moving on to attaching another.
The European hornets are omnivorous and as such they eat several other species of insects many of which are considered pests and therefore in this sense they bring a benefit to gardens and crops. In any case, they are harmful to the extent that they also feed on domestic bees (which they try to bring alive in the nest to feed them to the larvae), compromising the reproduction of the species, damage to the beehives, the production of honey and above all the pollination of flowers.

Ecological Role –
The Vespa crabro which, as mentioned, is the biggest European Vespide.
In the common language with the term bumblebee, the firewood bee (Xylocopa violacea) and the land bumblebee (Bombus terrestris) are often wrongly identified.
The hornet is a predominantly carnivorous insect, predator of other insects including several other species of wasps and bees. However, it does not disdain the pulp of the fruit and the sugary nectars and this helps to explain its unwelcome spread in agricultural areas.
Despite being a predominantly daytime insect, it also performs partially nocturnal activity if attracted by artificial lights which it has learned to be equally appreciated by various of its preys, and it can be found active even in late autumn. this insect, with respect to humans, tends to be indifferent and tries to escape with rapid escape or concealment from attempts to kill it, however these insects can become very aggressive if cornered or, as we have said, near the nest.
The females of this insect are equipped with a sting, whose bites (consequent to a defensive reaction of the animal) can be very painful for humans and, in addition, release pheromones that inform of the attack in progress any other hornets in the area, sometimes causing the intervention in groups. As in the case of the other wasps and bees, the inoculated poison has only local and transient effects for most people, but it can cause even fatal anaphylactic reactions in allergic subjects.
As aforesaid, the bumblebees are often subject to destruction through the demolition of the nests, sometimes necessary, and therefore it appears as a species potentially at risk.
For this reason, in some European countries, as in the case of Germany, a law of 1 January 1987 stipulates that burning fire with hornet nests is illegal, and carries the risk of incurring a fine.
However, in the case in which the high presence of the Vespa crabro causes particular problems to the bees or to cultivations it can proceed to its numerical containment. In general, the best solution is to identify the nests and report them to the authorities (fire brigades, agriculture, environment, health).
Even the beekeeping institutions and associations are obviously concentrated above all in the eradication of the Velutines or Asian hornets (Vespa velutina Lepeletier, 1836) but do not underestimate the presence of the hornet.
Some types of traps can be used to catch the hornets; these can be:
– adhesive (mistletoe type), self-made;
– by drowning; made with a container for the bait and a cover of various types that allows the entry but not the exit of the harmful insect, both ready on the market, either completely self-built, or with one of the caps on the market screwed onto the container standard food (bottle or glass jar);
– passive mechanics (specific for beekeepers), additional drawers to beehives, nets, etc .;
– luminous fans or a dazzling grid (as for mosquitoes, a bluish-cold light lamp attracts insects towards an aspirator or a lightening network);
– pharmacological (poisons): only for interiors infested with harmful insects or subject to their incursions, not to be used outdoors because they are also harmful to bees;
– biological: carnivorous plants specialized in flies and Asian hornets (in experimental phase).

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Russo G., 1976. Agrarian Entomology. Special Part. Liguori Editore, Naples.
– Tremblay E., 1997. Applied entomology. Liguori Editore, Naples.



[:es]

Vespa crabro

El avispón (Vespa crabro Linnaeus, 1761) es un gran himenóptero de la familia Vespidae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eukaryota, Reino Animalia, Subgénero Eumetazoa, Rama Bilateria, Filo Artrópodo, Subfilo Tracheata, Superclase Hexapoda, Clase Insecta, Subclase Pterygota, Cohorte Endopterygota, Superorder Oligoneoptera, Sección Hymenopteroid Ape, Sección Hymenopteroid Ape, Sección Hymenopteroid Apero, Sección Híperópteros Sección Aculeata, Superfamiglia Vespoidea, Familia Vespidae, Subfamilia Vespinae y, por lo tanto, al Género Vespa y a la Especie V. crabro.
Se han descrito las siguientes subespecies dentro de esta especie:
– Vespa crabro crabro Linnaeus, 1758.
– Vespa crabro vexator Harris, 1776.
– Vespa crabro germana Christ, 1791.
– Vespa crabro crabroniformis Smith, 1852.
– Vespa crabro oberthuri Buysson, 1902.
– Vespa crabro flavofasciata Cameron, 1903.
– Vespa crabro altaica Pérez, 1910.
– Vespa crabro caspica Pérez, 1910.
– Vespa crabro birulai Bequaert, 1931.

Distribución geográfica y hábitat –
El abejorro es un insecto extendido en Italia y Europa central con la subespecie alemana. Sin embargo, la coexistencia en Lombardía de variantes con tergitos de un amarillo más claro y otros de un amarillo que se convierte en leonado es innegable, también en las regiones del sur, también está presente el congénere orientalis L. Estas dos especies son fácilmente distinguibles, porque V. orientalis tiene mandíbulas rojas (y no amarillas como el crabro), la coloración del pecho y el abdomen es más clara que el crabro y las alas tienen tonos morados.

Morfología –
La Vespa crabro es la avispa social más grande de Europa, donde es reconocida por tener un cuerpo masivo de color amarillo, negro y óxido, casi sin pelo.
Las patas son fuertes y miden de 2.5 a 3.5 cm; La picadura es suave y moderadamente agresiva (menos que las Vespas).
La reina normalmente alcanza los 35 mm de longitud, y en algunos casos raros, incluso 50 mm, mientras que los hombres y los trabajadores miden de 20 a 25 mm. Los abejorros viven en nidos afuera en forma de esfera, construidos con madera mezclada con su saliva. Las colonias consisten en aproximadamente 100-300 especímenes.

Actitud y ciclo biológico –
El ciclo biológico de la Vespa crabro comienza en la primavera cuando un fundador se despierta de la hibernación y comienza a construir pequeñas células en un lugar protegido y difícil de localizar. Por lo tanto, ella comienza a poner huevos que, hasta que se desarrollen, ella cuidará. En esta etapa, hablamos de un nido primario y representa el momento óptimo en el sector agrícola / apícola (considerando las consideraciones ecológicas obvias) para tratar de capturar a la futura reina con cebos especiales.
El nido, en la fase inicial, se parece a un hemisferio vacío que mira hacia abajo y unos pocos centímetros de diámetro; dentro de esto residen las primeras células, que son estructuras hexagonales y adyacentes que miran hacia abajo, cada una de las cuales contiene una forma de desarrollo: huevos, que después de unos 5-8 días se convierten en larvas.
El nido está hecho de una fibra vegetal sólida que se obtiene mezclando con la saliva las fibras de madera de las ramas jóvenes de varios árboles con corteza blanda, hasta obtener una pasta moldeable, que, una vez endurecida, será sólida y parecida al papel. .
Por esta razón, los nidos de Vespa crabro tienen una consistencia de papel, aunque son relativamente impermeables y muy resistentes.
Un nido de avispas de tamaño mediano también puede contener 5,000 células. En las colonias distinguimos: la reina (la única que se reproduce), los trabajadores, los machos y las hembras fertilizables.
Las larvas para crecer toman un período de 2 o 3 semanas ocupando progresivamente el volumen de sus células; estos son alimentados con otros insectos, principalmente músculos alados, cazados y triturados por la reina.
Posteriormente, las larvas maduras entran en la fase pupal, creando un corcho seroso para cerrarse dentro de las células antes de convertirse, durante otras dos semanas, en avispas adultas.
Estas serán trabajadoras, mujeres estériles, dedicadas al cuidado de la colonia. El primer puñado de trabajadores, criado solo por la reina, sigue siendo pequeño. De hecho, antes de su aparición, es la única reina que nutre y expande el nido.
Después del nacimiento de las primeras avispas obreras, la futura reina gradualmente abandonó sus deberes iniciales y se dedicó a poner huevos solamente. La reina, alimentada por los trabajadores, yendo de celda en celda, pone huevos y verifica que las larvas sean todas sus hijas, de lo contrario las mata.
La tarea de los trabajadores es: enfermeras, peluqueros, recolectores, tutores, constructores.
El tamaño máximo de la colonia será hacia el mes de septiembre, cuando también la población de trabajadores está en su máximo. La actividad de la colonia es muy agitada, porque una cría constante necesita ser alimentada.
Desde el momento del parpadeo de los primeros trabajadores y desde el primer piso de las celdas, durante el período de verano, la colonia crece cada vez más.
En este punto, el fundador, completamente conocido como la reina, sufre un aumento en el volumen abdominal en respuesta a la necesidad de poner un número cada vez mayor de huevos. Los trabajadores de un nido maduro en agosto pueden ser del orden de cientos.
Llegó a fines del verano y principios del otoño, la reina deja de poner temporalmente sus huevos para dejar en la habitación contigua el espacio necesario para crecer. El último nido del nido, sin embargo, es particular; de hecho, no dará vida a otros trabajadores sino a las larvas de avispas haploides masculinas, nacidas de huevos no fertilizados, y a las avispas hembras que se convertirán en nuevas fundadoras futuras, lo que provocará un mayor suministro de alimentos por parte de los numerosos trabajadores y la disminución de feromonas dominantes. producido por la reina original.
Al llegar a la última cría, en el período de septiembre, comienza el declive del nido. Las nuevas reinas y los machos, ahora muy numerosos a pesar de los trabajadores, cerca del invierno comienzan el período de apareamiento. Cada hembra fértil copula con un macho preferiblemente de otra colonia, después de lo cual comienza a acumular grasa corporal a través de líquidos azucarados para prepararse para la temporada de frío. Si todo va bien, las hembras fertilizadas serán las reinas del año siguiente.
En el mismo período, la vieja reina, habiendo alcanzado el final de su capacidad de procreación, se aleja de su reino y muere de vejez, alrededor de septiembre-octubre. Después de eso, progresivamente, los trabajadores también mueren y la colonia se extingue rápidamente debido al intercambio de generación perdido.
Al final de la temporada, los machos y la última cría de avispas inmaduras (larvas de machos o hembras tardías) pueden sobrevivir hasta la llegada del invierno, un período que en cualquier caso no pueden superar.
Por lo tanto, debido a la falta de mano de obra de los trabajadores, las últimas larvas mueren de hambre, ya no son tratadas. Esta es la causa principal, junto con los restos de comida en descomposición, del fuerte olor a podrido y amoníaco característico de las colonias maduras, que se puede sentir al abrir un nido desarrollado.
Las únicas avispas que sobreviven en el invierno son los fundadores que nacieron poco después de los machos y destinados a entrar en una especie de hibernación, de la que se despiertan la primavera siguiente, para tratar de fundar nuevas colonias.
Después de la extinción de la colonia quedará el sobre de papel del nido y las células abandonadas que a menudo son saqueadas por las hormigas o utilizadas como refugio de invierno por otros insectos, como la caza, las mariquitas o cualquier otro insecto que busque refugio en la fase de invernada del adulto. No es infrecuente que algunas hembras fertilizadas puedan pasar el invierno en el nido, junto con otros animales huéspedes.
Los abejorros, al igual que muchos otros tipos de avispas, pueden causar daños considerables a los cultivos de frutas, como peras, manzanas, ciruelas y uvas. Una colonia de avispas puede comprometer irreparablemente la producción completa de un manzano en poco tiempo, a menudo erosionando solo la parte más madura de la fruta y luego pasando a unir otra.
Los avispones europeos son omnívoros y, como tales, comen varias otras especies de insectos, muchos de los cuales se consideran plagas y, por lo tanto, en este sentido aportan un beneficio a los jardines y cultivos. En cualquier caso, son perjudiciales en la medida en que también se alimentan de abejas domésticas (que intentan dar vida en el nido para alimentarlas a las larvas), comprometiendo la reproducción de la especie, el daño a las colmenas, la producción de miel y, sobre todo, la polinización de flores.

Rol Ecológico –
La Vespa crabro que, como se mencionó, es la Vespide europea más grande.
En el lenguaje común con el término abejorro, la abeja leña (Xylocopa violacea) y el abejorro terrestre (Bombus terrestris) a menudo se identifican erróneamente.
El avispón es un insecto predominantemente carnívoro, depredador de otros insectos, incluidas varias otras especies de avispas y abejas. Sin embargo, no desdeña la pulpa de la fruta y los néctares azucarados y esto ayuda a explicar su propagación no deseada en las áreas agrícolas.
A pesar de ser un insecto predominantemente diurno, también realiza actividad parcialmente nocturna si es atraído por luces artificiales que ha aprendido a ser igualmente apreciado por varias de sus presas, y puede encontrarse activo incluso a fines del otoño. Este insecto, con respecto a los humanos, tiende a ser indiferente e intenta escapar con un rápido escape u ocultamiento de los intentos de matarlo, sin embargo, estos insectos pueden volverse muy agresivos si están acorralados o, como hemos dicho, cerca del nido.
Las hembras de este insecto están equipadas con una picadura, cuyas picaduras (como consecuencia de una reacción defensiva del animal) pueden ser muy dolorosas para los humanos y, además, liberan feromonas que informan del ataque en curso de cualquier otro avispón en el área, a veces provocando la intervención en grupos. Como en el caso de las otras avispas y abejas, el veneno inoculado solo tiene efectos locales y transitorios para la mayoría de las personas, pero puede causar incluso reacciones anafilácticas fatales en sujetos alérgicos.
Como se mencionó anteriormente, los abejorros a menudo están sujetos a la destrucción a través de la demolición de los nidos, a veces necesarios, y por lo tanto, aparece como una especie potencialmente en riesgo.
Por esta razón, en algunos países europeos, como en el caso de Alemania, una ley del 1 de enero de 1987 estipula que la quema de fuego con nidos de avispas es ilegal y conlleva el riesgo de incurrir en una multa.
Sin embargo, en el caso en que la alta presencia del Vespa crabro cause problemas particulares a las abejas o a los cultivos, puede proceder a su contención numérica. En general, la mejor solución es identificar los nidos e informarlos a las autoridades (bomberos, agricultura, medio ambiente, salud).
Incluso las instituciones y asociaciones apícolas están obviamente concentradas sobre todo en la erradicación de las avispas o avispones asiáticos (Vespa velutina Lepeletier, 1836) pero no subestiman la presencia de avispas.
Se pueden usar algunos tipos de trampas para atrapar los avispones; estos pueden ser:
– adhesivo (tipo muérdago), hecho a sí mismo;
– por ahogamiento; hecho con un contenedor para el cebo y una cubierta de varios tipos que permite la entrada pero no la salida del insecto dañino, ambos listos en el mercado, ya sea completamente autoconstruidos o con una de las tapas del mercado atornilladas al contenedor comida estándar (botella o frasco de vidrio);
– mecánica pasiva (específica para apicultores), cajones adicionales para colmenas, redes, etc.
– ventiladores luminosos o una rejilla deslumbrante (como para los mosquitos, una lámpara de luz azulada-fría atrae insectos hacia un aspirador o una red de iluminación);
– farmacológicos (venenos): solo para interiores infestados con insectos dañinos o sujetos a sus incursiones, no se deben usar al aire libre porque también son dañinos para las abejas;
– biológicos: plantas carnívoras especializadas en moscas y avispones asiáticos (en fase experimental).

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Russo G., 1976. Entomología agraria. Parte especial Liguori Editore, Nápoles.
– Tremblay E., 1997. Entomología aplicada. Liguori Editore, Nápoles.



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