Abies religiosa

Abies religiosa

L’abete sacro o oyamel (Abies religiosa (Kunth) Schltdl. & Cham.) è una specie arborea della famiglia delle Pinaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Pinophyta, Classe Pinopsida, Ordine Pinales, Famiglia Pinaceae e quindi al Genere Abies ed alla Specie A. religiosa.
Di questa specie esiste una sottospecie che è: Abies religiosa subsp. mexicana (Martínez) Strandby, K.I.Chr. & M.Sǿrensen.
Sono sinonimi i termini:
– Abies colimensis Rushforth & Narave;
– Abies glauca Roezl ex Gordon;
– Abies glaucescens Roezl;
– Abies hirtella (Kunth) Lindl.;
– Abies religiosa subsp. colimensis (Rushforth & Narave) Silba;
– Abies religiosa var. colimensis(Rushforth & Narave) Silba;
– Abies religiosa subsp. glaucescens (Rushforth & Narave) Silba;
– Abies religiosa var. glaucescens Carrière;
– Abies religiosa var. hirtella (Kunth) Carrière;
– Abies religiosa var. lindleyana Carrière;
– Abies religiosa subsp. perotensis (Silba) Silba;
– Abies religiosa var. perotensis Silba;
– Abies religiosa subsp. Religiosa;
– Abies tlapalcatuda Roezl;
– Picea glaucescens Roezl) Gordon;
– Picea hirtella (Kunth) Loudon;
– Picea religiosa (Kunth) Loudon;
– Pinus hirtella Kunth;
– Pinus religiosa Kunth;
– Pinus religiosa var. minor Parl..

Etimologia –
Il termine Abies proviene dal nome classico latino Abies (Virgilio, Egloghe) dalla radice sanscrita abh sgorgare, per via della resina.
L’epiteto specifico religiosa, nel senso di sacro, venerabile; per antichi rituali e significati connessi a questa pianta dalle popolazioni del Messico e Guatemala.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Abies religiosa è un abete nativo delle montagne del Messico centrale e meridionale (Puebla, Oaxaca, Nuevo León, Morelos, Michoacán, Messico, Veracruz, Tlaxcala, Tabasco, Sinaloa, San Luis Potosí, Querétaro, Chiapas, Guanajuato, Guerrero, Hidalgo e Jalisco), e del Guatemala occidentale, dove cresce ad altitudini comprese tra 2.100 e 4.100 m in foreste con alta piovosità ed estati umide e fresche.
Il suo habitat è caratterizzato inoltre, nella maggior parte dei casi, da inverni secchi a differenza dello Stato di Veracruz dove cresce con precipitazioni distribuite tutto l’anno.
Questa pianta predilige soprattutto suoli di origine vulcanica ed alle quote più elevate forma foreste pure o in associazione con Pinus montezumae e Pinus hartwegii, talvolta nella parte nord del suo range anche con Pseudotsuga menziesii, mentre alle quote inferiori con Alnus acuminata, Prunus serotina, Quercus ssp. e Arbutus ssp.
Nel sottobosco troviamo una vegetazione arbustiva costituita da: Vaccinium, Andromeda, Ribes e Fuchsia.

Descrizione –
L’abete sacro è una pianta sempreverde che può raggiungere i 40 – 60 metri d’altezza.
Il tronco è arrotondato, con diametro fino a 2 metri. La chioma assume forma piramidale o conica.
I rami da giovani sono di color rosso-marrone, senza peluria o con peli sparsi.
La corteccia è di colore bianco-grigio da giovane che col passare degli anni si spacca profondamente in piccole placche e diviene di color grigio-marrone scuro.
Gli aghi hanno una lunghezza di 1,5 – 3,5 cm, larghi 1,5 mm, di colore verde scuro superiormente, e con due strisce biancastre di stomi inferiormente; gli aghi hanno un apice acuto. Questi sono disposti a spirale, pettinate, leggermente ascendenti.
Gli strobili maschili sono lunghi 10-15 mm, più o meno pendenti, con microsporofilli rossi. I cono sono eretti portati da un corto e spesso ricurvo peduncolo, di forma che varia tra ovoidale e cilindrica, lunghi 8-16 cm e larghi 4-6 cm; hanno colorazione blu scuro-viola prima della maturità; le scaglie delle brattee sono viola o verdastre, di lunghezza scarsa, con le punte esposte nel cono chiuso.
Ha semi alati di color marrone lucido, lunghi 10 mm, che vengono rilasciati quando i coni si disintegrano alla maturità, circa 7 -9 mesi dopo l’impollinazione.
Si distinguono da questa morfologia gli esemplari della parte occidentale della catena di Nevado de Colima, (Jalisco) che hanno coni con scaglie delle brattee più grandi, ricurve e che, per questo motivo, vengono considerati talvolta come specie separate (Abies colimensis).

Coltivazione –
L’abete sacro è una conifera che per essere coltivata deve trovare le condizioni più simili al suo habitat naturale.
Si tratta di un albero che predilige i suoli vulcanici, quindi molto permeabili, e che cresce ad altitudini molto elevate e quindi con condizioni climatiche con estati più miti ed inverni particolarmente rigidi.
L’andamento pluviometrico deve essere caratterizzato da abbondanti piogge.
Come per altri abeti non va potato e può crescere anche in forma isolata o associata ad altre piante.

Usi e Tradizioni –
L’abete sacro, chiamato anche oyamel dal suo nome in lingua nahuatl, è un abete che riveste una grande importanza ecologica in quanto ospita ad ogni inverno enormi popolazioni della farfalla Danaus plexippus che rappresenta la specie di farfalla più nota del Nordamerica.
Il termine sacro è dovuto all’uso, molto diffuso in Messico, degli esemplari giovani come alberi di Natale, e dei rami come decorazioni durante le feste religiose.
Per quanto riguarda altri impieghi di questo albero viene utilizzato, in maniera più marginale, il legno per piccoli lavori da interni in edilizia e di carpenteria.
Per quanto riguarda i rischi per questa specie, l’ Abies religiosa, ha subito negli ultimi tempi una riduzione della popolazione a causa dello sfruttamento eccessivo, ma non tale da considerare in pericolo la specie. Per questo motivo ed anche per il vasto areale dove questa specie cresce, al momento viene classificata come specie a rischio minimo di estinzione (Least Concern) nella Lista rossa IUCN.

Modalità di Preparazione –
L’abete sacro, oltre agli impieghi suddetti, non ha particolari utilizzi di natura alimentare o farmaceutica.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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