Phalacrocorax carbo

Phalacrocorax carbo

Il cormorano comune (Phalacrocorax carbo (Linnaeus, 1758)) è un uccello acquatico appartenente alla famiglia dei Phalacrocoracidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Phylum Chordata, Classe Aves, Ordine Suliformes, Famiglia Phalacrocoracidae e quindi al Genere Phalacrocorax ed alla Specie P. carbo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il cormorano comune è un uccello diffuso in tutta l’Eurasia e l’Australasia, nonché nelle regioni nord-orientali dell’America Settentrionale e in quelle settentrionali dell’Africa. Si tratta di una specie legata per lo più alle acque a un tempo salate e fresche.
La specie nidifica nell’estremo Nord-est degli Stati Uniti, a Terranova e in Groenlandia; in Europa, dalla Norvegia settentrionale al bacino del Mediterraneo. Nel continente africano abita le coste mediterranee e atlantiche fino in Mauritania ed è molto diffuso nell’Africa australe. In Asia, è presente fino in India e in Cina; in Giappone, solo l’isola di Honshū ospita una sua sottospecie. Altrove, lo si incontra nell’Africa orientale e nel Sud-est asiatico. Un’altra sottospecie abita in Australia, Tasmania, Nuova Zelanda e nelle isole Chatham.
È quindi una specie “cosmopolita”, che abita praticamente tutti i continenti. La sottospecie nominale (Phalacrocorax carbo carbo ) abita le coste atlantiche settentrionali; la sottospecie Phalacrocorax carbo sintesis si trova in Europa centrale e meridionale e in Asia. In Italia, il Cormorano è svernante regolare, migratore, localmente estivante e nidificante stazionario.
Questi uccelli, che preferiscono i mari riparati, evitano le acque profonde anche prossime alla terraferma e si allontanano raramente dalle rive: si possono vedere sui laghi, i bacini, i delta, gli estuari, i grandi corsi d’acqua, in genere quando la corrente è debole, più di rado se si tratta di torrenti.
Nel nostro Paese la specie nidifica sempre in vicinanza dell’acqua: il sito di presenza più vasto è quello di Valle Santa (Parco regionale del Delta del Po).

Descrizione –
Phalacrocorax carbo è un uccello che presenta un corpo lungo e affusolato di colore nero. Ha un becco robusto con una caratteristica forma a uncino e per mezzo di un lungo ed elastico collo a forma di “S” riesce a nutrirsi di pesci, fagocitandoli direttamente nell’esofago.
È una specie che spesso raggiunge grandi dimensioni: la lunghezza può variare da 79 a 102 cm e l’apertura alare da 121 a 160 cm. Il peso va da 1,5 finanche a 5,3 kg. Il Cormorano ha penne permeabili e trascorre molto tempo al sole ad asciugarsi.
Le penne delle ali sono di color bronzo, bordate di nero e creano un contrasto cromatico col resto del corpo; il piumaggio inferiore è quasi interamente nero. I maschi e le femmine adulti si distinguono dai giovani, i quali, nel primo anno di vita, hanno il ventre coperto di piume bianche che formano una grande macchia più o meno estesa. Durante il secondo anno, questa fascia bianca scompare, ma essi restano comunque riconoscibili per il colore brunastro del piumaggio, che comincia ad assomigliare a quello degli adulti solo durante il terzo anno di vita.
La muta degli adulti ha luogo due volte all’anno: da luglio (dopo la stagione della riproduzione) a dicembre per le penne della coda e, prima della nidificazione, da gennaio ad aprile per le piume della testa, del collo e del corpo.
Le zampe, con grandi membrane, consentono una potente spinta sott’acqua, dove la specie può pescare fino a una profondità di 6 metri.

Biologia –
Il ciclo biologico del Phalacrocorax carbo inizia a volte nel cuore dell’inverno. In questo periodo spesso hanno luogo i primi riti della parata nuziale, anche se è solo alla fine di febbraio, ma soprattutto in marzo e aprile, che l’attività sessuale è più intensa (i pulcini nasceranno tra aprile e luglio).
La più evidente manifestazione di questo evento è data dalla livrea nuziale: il piumaggio acquisisce così sfumature brillanti con riflessi verdastri, color porpora o bronzei, a seconda dell’esposizione ai raggi del sole, con vistose macchie bianche sulle cosce; la livrea nuziale dei cormorani continentali si arricchisce, nello stesso periodo, di piume biancastre sulla testa e sul collo. La veste nuziale è effimera: lungo le coste bretoni, per esempio, essa è “indossata” al massimo un mese all’anno, come ha osservato l’ornitologo francese Marion.
Le femmine sono attratte dai richiami del maschio e si avvicina al prescelto, che allora ripiega a più riprese la testa all’indietro ed emette gridi rochi tenendo il becco semiaperto e le ali leggermente penzoloni. La femmina lo imita. Durante l’accoppiamento, il maschio tiene nel becco il collo e il becco della femmina. Poi gli uccelli si fanno reciprocamente toeletta. Durante la stagione degli amori le parate nuziali e gli accoppiamenti si susseguono e possono durare fino all’inizio dell’incubazione delle uova.
Le popolazioni marittime costruiscono il nido con alghe frammiste a detriti di vario genere, su isolotti rocciosi o nelle scarpate delle falesie.
Quelle che nidificano nell’entroterra allestiscono invece un nido fatto di rametti, sugli alberi e a volte nei canneti, a una distanza di 2 o 3 metri (ma anche 10 metri) dal suolo, in prossimità dei fiumi o degli specchi d’acqua in cui si nutrono.
Questi materiali vengono comunque e sempre raccolti e trasportati dal maschio, mentre la femmina si incarica della costruzione vera e propria; essa perfeziona la sua opera anche dopo la deposizione delle prime uova e vi lavora per tutto il periodo di allevamento dei piccoli. Lo stesso nido viene riutilizzato ogni anno divenendo a volte così voluminoso da raggiungere un metro sia in altezza, sia nel diametro di base; la coppa interna può essere larga 30-40 centimetri. Vi sono frequenti zuffe tra gli uccelli quando la colonia è molto popolata e i nidi sono attaccati l’uno all’altro.
Le prime covate si hanno verso metà aprile e le ultime all’inizio del mese di giugno. Ogni femmina depone 3 o 4 uova (raramente 5 o 6), che sono di colore azzurro pallido o verdastro, lunghe e ovali (63 millimetri di lunghezza e 40 millimetri di larghezza al massimo); queste pesano in media 55 grammi e vengono deposte, una dopo l’altra, a intervalli di 2-3 giorni.
L’incubazione delle uova dura da 28 a 31 giorni ed inizia dalla deposizione del primo uovo: le schiuse risultano così scaglionate nel tempo e l’ultimo nato di una covata può rompere il guscio una decina di giorni dopo gli altri. Le uova vengono covate sia dalla femmina che dal maschio che si alternano anche alla ricerca del cibo.
I turni di incubazione hanno una durata variabile in funzione dell’ambiente naturale e delle singole specie. Quando uno dei partner torna al nido per sostituirsi alla cova, spesso effettua una sorta di parata di saluto per farsi riconoscere e per rafforzare i legami della coppia. Se il compagno non vuole abbandonare la covata, può accadere che l’uccello appena arrivato cerchi di spingerlo gentilmente fuori dal nido. Quando un uovo si schiude, il guscio viene tolto dal nido da uno dei due adulti. Una nuova deposizione può aver luogo, in luglio o in agosto, se le uova della prima covata sono andate distrutte.
Alla nascita, i pulcini sono delle palle di piumino biancastro con un collo sproporzionato.
Il padre e la madre si alternano per nutrire ogni pulcino in media due volte al giorno. Quando l’adulto raggiunge la piattaforma del nido, si avvicina al piccolo che vuol sfamare e apre il becco: il pulcino infila allora completamente la testa nel gozzo per prendere il cibo, un impasto biancastro di carne di pesce predigerito.
Il primo volo dei piccoli cormorani si ha a circa 50 giorni, ma ritorna regolarmente al nido per venir nutrito per oltre un mese. Trascorso questo periodo, i giovani cormorani divengono indipendenti. Il piumaggio a questo punto ha assunto un colore bruno scuro, mentre il ventre è biancastro: resterà così nei primi 3 anni di vita. La maturità sessuale viene raggiunta solo verso i 4-5 anni, molto raramente intorno ai 3 anni. Ciò non impedisce al giovane di cercare di accoppiarsi anche prima di avere raggiunto l’età adatta, ma i suoi tentativi sono destinati all’insuccesso.
Una volta raggiunta l’indipendenza i giovani cormorani iniziano a vagabondare, a partire da giugno e luglio, fino a quando avrà inizio la migrazione verso il Sud all’arrivo dell’autunno. I cormorani sono erratici fino al raggiungimento della maturità sessuale e, d’estate, si spostano lungo le coste o nelle zone umide dell’interno, a volte molto lontano dal luogo dove sono nati.

Ruolo Ecologico –
Il Cormorano comune è un uccello che si sposta solitamente in stormi di poche unità fino a centinaia di individui. È una specie gregaria e nidifica a partire dal terzo-quinto anno di vita in colonie. I dormitori e i posatoi diurni si trovano presso zone umide scarsamente frequentate dall’uomo.
Si tratta di uccelli estremamente sociali. Vivono insieme in colonie che, nel periodo della riproduzione, comprendono parecchie centinaia di coppie. Durante l’inverno poi la tendenza alla coabitazione si accentua ulteriormente e gli uccelli si raggruppano a migliaia lungo i fiumi o sulle grandi distese di acqua ricavandone parecchi vantaggi: maggiore redditività nella pesca, rinforzo della coesione dei gruppi e sollecitazione dei comportamenti nuziali. Di notte i cormorani si riuniscono a centinaia o a migliaia nei luoghi di riposo, i dormitori, costituiti dai grandi alberi che costeggiano i fiumi, formando “grappoli” di uccelli che vi si posano a partire dal tramonto fino a notte fonda.
I cormorani, sfruttando le possenti ali, possono compiere ogni giorno spostamenti di parecchie decine di chilometri per raggiungere le zone di alimentazione o i luoghi di riposo e di accoppiamento. Durante il tragitto, gli stormi si dispongono in una formazione a cuneo che ne facilita il volo: un uccello si pone alla testa del gruppo cosicché gli altri possono avanzare nella sua scia compiendo uno sforzo minore. Il ruolo di “guida” viene assunto a turno e con regolarità da altri esemplari.
Finita la stagione riproduttiva quasi tutta la colonia si mette in viaggio verso il Sud: compiendo un volo lungo che va da parecchie centinaia di chilometri fino a 2000, per poter raggiungere le zone di svernamento adatte.
L’alimentazione essenziale del Cormorano è rappresentata da pesci. Questo volatile trascorre tuttavia solo il 20% della loro giornata a pescare, di preferenza al mattino e all’inizio del pomeriggio: la ricerca del cibo cessa in genere molto prima del tramonto.
Gli studi condotti in ambiente marino hanno messo in evidenza che questa specie, pur cibandosi di numerose varietà di pesci, preferisce il merluzzo, il nasello, l’anguilla, l’aringa e le sarde. In acqua dolce il cormorano mangia soprattutto persici, pesci gatto, abramidi, lasche, tinche e trote. Nei bacini artificiali, dove il pesce gatto abbonda, è questa la preda più ricercata anche perché facile da catturare.
Il cormorano è un animale pigro: non gli piace perdere troppo tempo per cercare il cibo. Ingurgita tra i 400 e i 700 grammi di pesce al giorno, circa il 15-17% del suo peso, scegliendo in genere le prede più abbondanti e più facili da catturare nella sua zona di alimentazione. A volte ha bisogno di un po’ di tempo per ingurgitare il pesce, se questo è di grosse dimensioni. Può anche capitare che un uccello troppo vorace venga soffocato dall’enorme boccone: sono stati trovati diversi esemplari morti a causa della loro grande ingordigia. La grande voracità ha procurato guai molto seri al cormorano, che spesso è stato accusato di saccheggiare i bacini d’allevamento del pesce e quindi cacciato spietatamente dall’uomo.
I gabbiani volano spesso nelle vicinanze del cormorano comune perché si nutrono in modo indiretto dei frutti della sua pesca.
Dal punto di vista ecologico le popolazioni nordiche (Europa, America settentrionale, Groenlandia, Islanda) sono le meno sedentarie e migrano, per svernare, fino a oltre il 40º parallelo. Nel XX secolo questa distribuzione ha subito grandi cambiamenti, soprattutto nelle terre interne, a causa, da un lato, della persecuzione di cui questi uccelli sono stati vittime da parte dei pescatori e, dall’altro, dalla trasformazione di alcuni habitat.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

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