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Allium porrum

Il porro (Allium porrum L.) è una specie erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Liliaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Sottoclasse Liliidae, Ordine Liliales, Famiglia Liliaceae e quindi al Genere Allium ed alla Specie A. porrum.
Sono sinonimi i termini: Allium ampeloprasum var. porrum (L.) J.Gay, Allium laetum Salisb., Porrum commune Rchb. e Porrum sativum Mill..

Etimologia –
Il termine Allium proviene dall’antico nome latino allium, alium (citato da Plauto, Plinio ed altri) di origine incerta. Secondo il Pianigiani deriva dal greco ἄγλῑς áglis, capo d’aglio. L’epiteto specifico porrum viene da porrum, porro e questo dal greco πράσον práson aglio.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il porro è una pianta originaria della regione mediterranea, probabilmente con provenienza dal Vicino Oriente. Specie apprezzata dalle popolazioni del Mediterraneo fin dal tempo degli Egizi e dei Romani; la sua coltivazione è diffusa in Europa, America e Asia.
E’ presente sul mercato specialmente nel periodo autunno-invernale. E’ coltivato in tutte le regioni italiane, specialmente al Centro-Nord.

Descrizione –
Il porro è una pianta biennale ma coltivata a ciclo annuale che presenta un bulbo poco sviluppato o assente, foglie allungate, con portamento eretto o ricadente, di colore da grigio verde a verde bluastro e con piccioli piegati a doccia ed avvolgenti alla base, formando un falso fusto più o meno allungato di 15 – 40 cm.
L’apparato radicale è di tipo fascicolato, con molte radici che si possono spingere fino a 50 cm circa di profondità. Il fusto è accorciato a formare un disco appiattito, da cui si dipartono le foglie e le radici.
Lo stelo fiorale, che viene emesso nel secondo anno, nel periodo di aprile – maggio, è pieno e termina con un’infiorescenza sferica di 6-8 cm di diametro; questa è protetta da una spata univalve caduca; sono presenti 300-400 fiori peduncolati, con tepali di colore bianco, rosa o lilla. I semi sono neri angolosi e grinzosi.

Coltivazione –
Il porro è una pianta che si adatta bene sia ai climi temperato-caldi che temperato-freddi, con l’impiego di varietà e cicli colturali differenti.
Per la sua coltivazione vanno scelti terreni di medio impasto, con buona capacità idrica di ritenuta, ma senza problemi di drenaggio e ben dotati di sostanza organica; il pH deve essere compreso tra 6 e 7; scarsa è la tolleranza alle elevate salinità.
Per la concimazione è preferibile l’utilizzo di letame maturo nella quantità di 400-500 q/Ha che va interrato con una lavorazione a 30-40 cm.
L’irrigazione è quasi sempre necessaria, ad esclusione del periodo invernale.
Per l’impianto si parte da piantine provenienti da vivaio alte 20-25 cm; meno praticata è la semina, che viene effettuata con seminatrici di precisione , in quanto si ottengono porri di pezzatura non omogenea e diviene più complesso il controllo delle infestanti. La densità colturale varia da 20 a 40 piante al metro quadrato, maggiore nelle colture destinate a raccolte precoci. Nelle colture tardive le piantine vengono sottoposte a rincalzatura, utile per aumentare la parte bianca del fusto e per ottenere una maggiore resistenza al freddo.
Le operazioni di raccolta iniziano quando il diametro dei fusti ha raggiunto i 2-3 cm, dopo circa 3-4 mesi dal trapianto o 5-7 dalla semina. Dopo l’estirpazione, vengono tolte le foglie vecchie più esterne, tagliate a 15 cm sopra la parte bianca, accorciate le radici e lavati. In frigorifero (0-1°C e UR 90-95%) possono essere conservati fino a tre mesi. Una buona produzione varia dai 400 ai 500 quintali ad ettaro.
Esistono diverse cultivar che vengono classificate in base all’epoca di produzione:
– Cultivar estive: semina a dicembre-gennaio su letto caldo;
– Cultivar autunnali: con semina in marzo-aprile;
– Cultivar invernali: con semina in maggio-giugno.

Usi e Tradizioni –
L’Allium Porrum deriva dall’Allium ampeloprasum che è una pianta di antichissima coltivazione, già utilizzata dagli Egizi e dai Romani.
La sua origine è incerta, alcuni ritengono provenga dal Medio Oriente altri dai territori celtici.
Questo ortaggio vanta un passato di tutto rispetto sia nella cucina che nella farmacopea greca e romana.
Ippocrate ne consigliava il consumo per aumentare la diuresi e la produzione di latte nelle nutrici. Discoride sosteneva facesse sognare cose spaventose e che stimolasse Venere.
Plinio tesseva le lodi del porro affermando che “preso in una crema d’orzo, oppure mangiato crudo senza pane, un giorno si ed uno no, giova anche alla voce, al piacere sessuale ed al sonno”. Lo storico latino completava la sua analisi raccontando aneddoti singolari come quello dell’imperatore Nerone che, ogni mese in giorni stabiliti, mangiava solo porri conditi con olio per conservare una bella voce.
Inoltre le proprietà afrodisiache dei porri venivano cantate anche dal poeta Marziale: “Se l’invidiosa età allenta il nodo nuziale, il tuo cibo sian porri…”.
Nel Medioevo, la Scuola Medica Salernitana confermava la virtù dei porri di rendere feconde le fanciulle, e gli erboristi li consigliavano ad uso interno per curare i polmoni e le vie respiratorie, ad uso esterno per fermare le emorragie e contro le punture d’insetti.
Più tardi, nel XVI secolo, Giordano Bruno vide nel porro un simbolo fallico, attribuendogli la qualità di trasformarsi nel seme maschile.
Il medico Castor Durante, nel “Tesoro della sanità” edito a Roma nel 1586 offre un quadro abbastanza completo delle virtù attribuite all’ortaggio sino a quel momento: “Il consumo equilibrato del porro provoca l’urina, facilita le mestruazioni… stimola venere; cotto con le mele pulisce i polmoni, riduce l’asma … cotto sotto la cenere risolve il mal di testa; toglie l’ubriachezza, … migliora la voce e fa feconde le donne”.
Nel XVII sec. Jacques du Four da la Crespèliere, medico, poeta e libertino scrisse addirittura un poema per poter ampiamente descrivere le miracolose virtù di questa pianta erbacea.
La varietà Allium ampeloprasum var. kurrat, chiamata comunemente kurrat, è coltivata in Egitto e Medio Oriente. Viene largamente utilizzata nella cucina araba e maghrebina, principalmente per le foglie.
I porri contengono buone dosi di potassio, fosforo, vitamine e fibre.
Nel dettaglio i valori medi per 100 g di Porro crudo sono: Energia 61 kcal (250 kJ), Proteine 1,5 g, Carboidrati Totali 14,15 g, Grassi Totali 0,3 g, Grassi Saturi 40 mg, Monoinsaturi 4 mg, Polinsaturi 166 mg, Colesterolo 0 mg, Acqua 83 g, Vitamina A 95 UI, Tiamina (Vit. B1) 60 µg, Riboflavina (Vit. B2) 30 µg, Niacina (Vit. B3) 400 µg, Acido pantotenico (Vit. B5) 140 µg, Vitamina B6 233 µg, Acido folico (Vit. B9) 64 µg, Vitamina C 12 mg, Vitamina E 0,92 mg; per quanto riguarda i minerali abbiamo: Calcio 59 mg, Ferro 28 mg, Fosforo 35 mg, Magnesio 28 mg, Manganese 481 µg, Potassio 180 mg, Rame 120 µg, Selenio 1 µg, Sodio 20 mg e Zinco 120 µg.
Nella medicina tradizionale cinese e in macrobiotica il porro è considerato un alimento riscaldante.
Il porro ha comunque proprietà diuretiche e disintossicanti.

Modalità di Preparazione –
Del porro si mangia solo la parte bianca, più fresca e profumata, mentre le foglie vengono scartate, anche se sempre più spesso ultimamente vengono utilizzate anche dai grandi chef per dare croccantezza a zuppe e vellutate.
Il porro si può mangiare crudo o cucinato in tanti modi. Può insaporire piatti di ogni genere proprio come la cipolla, ma è molto buono anche da solo, gratinato in forno o stufato.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





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Allium porrum

The leek (Allium porrum L.) is a biennial herbaceous species belonging to the Liliaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view, it belongs to the Eukaryota Domain, Kingdom Plantae, Sub-Trinchebionta Sub-Division, Magnoliophyta Division, Liliopsida Class, Subclass Liliidae, Liliales Order, Liliaceae Family and then to the Genus Allium and the Species A. porrum.
The terms are synonymous: Allium ampeloprasum var. porrum (L.) J.Gay, Allium laetum Salisb., Porrum commune Rchb. and Porrum sativum Mill ..

Etymology –
The term Allium comes from the ancient Latin name allium, alium (mentioned by Plautus, Pliny and others) of uncertain origin. According to Pianigiani it derives from the Greek ἄγλῑς áglis, head of garlic. The specific epithet porrum comes from porrum, leek and this from the Greek πράσον práson garlic.

Geographical Distribution and Habitat –
The leek is a plant native to the Mediterranean region, probably coming from the Near East. Species appreciated by Mediterranean peoples since the time of the Egyptians and Romans; its cultivation is widespread in Europe, America and Asia. It is present on the market especially in the autumn-winter period. It is cultivated in all Italian regions, especially in the Center-North.

Description –
The leek is a biennial plant but cultivated with an annual cycle that has a little developed or absent bulb, elongated leaves, with an upright or hanging habit, from green-gray to bluish-green and with petioles bent as a shower and wrapping at the base, forming a false stem more or less elongated by 15 – 40 cm.
The root system is of the fasciculated type, with many roots that can be pushed up to about 50 cm deep. The stem is shortened to form a flattened disc, from which the leaves and roots depart.
The flower stem, which is emitted in the second year, in the period of April – May, is full and ends with a spherical inflorescence of 6-8 cm in diameter; this is protected by an univalve cadata spata; there are 300-400 pedunculated flowers, with white, pink or lilac tepals. The seeds are angular black and wrinkled.

Cultivation –
The leek is a plant that is well suited to both temperate-warm and temperate-cold climates, with the use of different varieties and crop cycles.
For its cultivation medium-textured soils must be chosen, with good water retention capacity, but without drainage problems and well endowed with organic substance; the pH must be between 6 and 7; the tolerance to high salinity is poor.
For the fertilization it is preferable to use mature manure in the amount of 400-500 q / Ha which must be buried with a 30-40 cm process. Irrigation is almost always necessary, except for the winter period.
For the plant it starts from plants coming from nursery 20-25 cm high; less practiced is the sowing, which is carried out with precision seeders, since we obtain leeks of non-homogeneous size and weed control becomes more complex. The crop density varies from 20 to 40 plants per square meter, higher in crops destined for early harvesting. In late crops the seedlings are tamped, useful for increasing the white part of the stem and for obtaining a greater resistance to the cold.
Harvesting operations begin when the diameter of the stems has reached 2-3 cm, after about 3-4 months from transplanting or 5-7 from sowing. After eradication, the older outer leaves are removed, cut 15 cm above the white part, the roots are shortened and washed. In the refrigerator (0-1 ° C and UR 90-95%) they can be stored for up to three months. A good production varies from 400 to 500 quintals per hectare.
There are several cultivars that are classified according to the age of production:
– Summer cultivars: sowing in December-January on a warm bed;
– Autumn cultivars: with sowing in March-April;
– Winter cultivars: with sowing in May-June.

Uses and Traditions –
The Allium Porrum derives from the Allium ampeloprasum which is a plant of ancient cultivation, already used by the Egyptians and the Romans.
Its origin is uncertain, some believe it comes from the Middle East others from the Celtic territories.
This vegetable has a remarkable past both in the kitchen and in the Greek and Roman pharmacopoeia. Hippocrates recommended its consumption to increase diuresis and milk production in the nurses. Discoride claimed to make people dream of scary things and to stimulate Venus.
Pliny wove the praises of leek stating that “taken in a barley cream, or eaten raw without bread, one day and one not, it also benefits the voice, sexual pleasure and sleep”. The Latin historian completed his analysis by telling unusual anecdotes like that of Emperor Nero who, every month on established days, ate only leeks seasoned with oil to preserve a beautiful voice. In addition, the aphrodisiac properties of leeks were also sung by the poet Martial: If the envious age loosens the wedding knot, your food will be leeks … “.
In the Middle Ages, the Salerno Medical School confirmed the virtue of the leeks to make the girls fruitful, and the herbalists advised them for internal use to treat the lungs and respiratory tract, for external use to stop bleeding and against insect bites.
Later, in the sixteenth century, Giordano Bruno saw in the leek a phallic symbol, attributing to him the quality of being transformed into the male seed. The doctor Castor Durante, in the “Treasure of Health” published in Rome in 1586 offers a fairly complete picture of the virtues attributed to the vegetable until then: “The balanced consumption of leek causes urine, facilitates menstruation … stimulates Venus; cooked with apples cleans the lungs, reduces asthma … cooked under the ashes solves the headache; removes drunkenness, … improves the voice and makes women fruitful “.
In the seventeenth century Jacques du Four da la Crespèliere, doctor, poet and libertine even wrote a poem to be able to amply describe the miraculous virtues of this herbaceous plant.
The variety Allium ampeloprasum var. kurrat, commonly called kurrat, is cultivated in Egypt and the Middle East. It is widely used in Arab and North African cuisine, mainly for leaves.
The leeks contain good doses of potassium, phosphorus, vitamins and fiber. In detail the average values ​​for 100 g of raw Leek are: Energy 61 kcal (250 kJ), Proteins 1.5 g, Total Carbohydrates 14.15 g, Total fats 0.3 g, Saturated Fats 40 mg, Monounsaturated 4 mg, Polyunsaturated 166 mg, Cholesterol 0 mg, Water 83 g, Vitamin A 95 IU, Thiamine (Vit. B1) 60 µg, Riboflavin (Vit. B2) 30 µg, Niacin (Vit. B3) 400 µg, Pantothenic acid (Vit. B5) 140 µg, Vitamin B6 233 µg, Folic acid (Vit. B9) 64 µg, Vitamin C 12 mg, Vitamin E 0.92 mg; as for minerals we have: Calcium 59 mg, Iron 28 mg, Phosphorus 35 mg, Magnesium 28 mg, Manganese 481 µg, Potassium 180 mg, Copper 120 µg, Selenium 1 µg, Sodium 20 mg and Zinc 120 µg.
In traditional Chinese and macrobiotic medicine, leek is considered a heating food.
However, leek has diuretic and detoxifying properties.

Preparation Mode –
Only the white part of the leek is eaten, fresher and more fragrant, while the leaves are discarded, although more and more often lately they are also used by the great chefs to give crunchiness to soups and velvets. The leek can be eaten raw or cooked in many ways. It can flavor dishes of any kind just like onions, but it is also very good on its own, baked in the oven or stew.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of Italian Regions – Wikipedia, the free encyclopedia – Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher – Pignatti S., 1982. Flora d ‘Italy, Edagricole, Bologna. – Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attention: Pharmaceutical applications and food uses are indicated for informational purposes only, do not in any way represent a medical prescription; therefore no responsibility is assumed for their use for curative, aesthetic or food purposes.





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Allium porrum

El puerro (Allium porrum L.) es una especie herbácea bienal que pertenece a la familia Liliaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eucariota, Reino Plantae, Subdivisión Sub-Trinchebionta, División Magnoliophyta, Clase Liliopsida, Subclase Liliidae, Orden Liliales, Familia Liliaceae y luego al Género Allium y la Especie A. porrum.
Los términos son sinónimos: Allium ampeloprasum var. porrum (L.) J.Gay, Allium laetum Salisb., comuna de Porrum Rchb. y Porrum sativum Mill ..

Etimología –
El término Allium proviene del antiguo nombre latino allium, alium (mencionado por Plauto, Plinio y otros) de origen incierto. Según Pianigiani se deriva del griego ἄγλῑς áglis, cabeza de ajo. El epíteto específico porrum proviene de porrum, puerro y este del griego πράσον práson ajo.

Distribución geográfica y hábitat –
El puerro es una planta originaria de la región mediterránea, probablemente proveniente del Cercano Oriente. Especies apreciadas por los pueblos mediterráneos desde la época de los egipcios y romanos; Su cultivo está muy extendido en Europa, América y Asia, y está presente en el mercado, especialmente en el período otoño-invierno. Se cultiva en todas las regiones italianas, especialmente en el centro-norte.

Descripción –
El puerro es una planta bienal, pero se cultiva con un ciclo anual que tiene un bulbo poco desarrollado o ausente, hojas alargadas, con un hábito vertical o colgante, de verde gris a verde azulado y con pecíolos doblados como una ducha y envolviéndose en la base, formando un Falso tallo más o menos alargado por 15 – 40 cm.
El sistema de raíces es del tipo fasciculado, con muchas raíces que pueden empujarse hasta unos 50 cm de profundidad. El tallo se acorta para formar un disco aplanado, del cual salen las hojas y las raíces.
El tallo de la flor, que se emite en el segundo año, en el período de abril a mayo, está lleno y termina con una inflorescencia esférica de 6-8 cm de diámetro; esto está protegido por un spata de cadata univalve; Hay 300-400 flores pedunculadas, con tépalos blancos, rosados ​​o lilas. Las semillas son angulosas negras y arrugadas.

Cultivo –
El puerro es una planta que se adapta bien a climas templados-cálidos y templados-fríos, con el uso de diferentes variedades y ciclos de cultivo.
Para su cultivo se deben elegir suelos de textura media, con buena capacidad de retención de agua, pero sin problemas de drenaje y bien dotados de sustancia orgánica; el pH debe estar entre 6 y 7; La tolerancia a la alta salinidad es pobre.
Para la fertilización es preferible usar estiércol maduro en una cantidad de 400-500 q / Ha, que debe ser enterrado con un proceso de 30-40 cm. El riego es casi siempre necesario, excepto en el período de invierno.
Para la planta comienza a partir de plantas de vivero de 20-25 cm de altura; menos practicada es la siembra, que se realiza con sembradoras de precisión, ya que obtenemos puerros de tamaño no homogéneo y el control de malezas se vuelve más complejo. La densidad de los cultivos varía de 20 a 40 plantas por metro cuadrado, más alta en los cultivos destinados a la cosecha temprana. En los cultivos tardíos, las plántulas están apisonadas, lo que es útil para aumentar la parte blanca del tallo y para obtener una mayor resistencia al frío.
Las operaciones de cosecha comienzan cuando el diámetro de los tallos alcanza 2-3 cm, después de aproximadamente 3-4 meses desde el trasplante o 5-7 desde la siembra. Después de la erradicación, las hojas externas más viejas se eliminan, se cortan 15 cm por encima de la parte blanca, las raíces se acortan y se lavan. En el refrigerador (0-1 ° C y UR 90-95%) se pueden almacenar hasta tres meses. Una buena producción varía de 400 a 500 quintales por hectárea.
Existen varios cultivares que se clasifican según la edad de producción:
– Cultivares de verano: siembra de diciembre a enero en una cama caliente.
– Cultivares otoñales: con siembra en marzo-abril;
– Cultivares invernales: con siembra en mayo-junio.

Usos y Tradiciones –
El Allium Porrum se deriva del Allium ampeloprasum, que es una planta de cultivo antiguo, ya utilizada por los egipcios y los romanos.
Su origen es incierto, algunos creen que proviene del Medio Oriente y otros de los territorios celtas.
Este vegetal tiene un pasado notable tanto en la cocina como en la farmacopea griega y romana. Hipócrates recomendó su consumo para aumentar la diuresis y la producción de leche en las enfermeras. Discoride decía que hacía que la gente soñara con cosas aterradoras y que estimulaba a Venus.
Plinio tejió los elogios del puerro diciendo que “tomados en una crema de cebada, o comidos crudos sin pan, un día y otro no, también benefician la voz, el placer sexual y el sueño”. El historiador latino completó su análisis contando anécdotas inusuales como la del Emperador Nerón, que todos los meses en días establecidos solo comía puerros sazonados con aceite para preservar una hermosa voz. Además, las propiedades afrodisíacas de los puerros también las cantaba el poeta Marcial Si la era envidiosa afloja el nudo de la boda, su comida será puerros … “.
En la Edad Media, la Escuela de Medicina de Salerno confirmó la virtud de los puerros para hacer fructíferas a las niñas, y los herbolarios les aconsejaron para uso interno para tratar los pulmones y el tracto respiratorio, para uso externo para detener el sangrado y contra las picaduras de insectos.
Más tarde, en el siglo XVI, Giordano Bruno vio en el puerro un símbolo fálico, atribuyéndole la calidad de su transformación en semilla masculina. El doctor Castor Durante, en el “Tesoro de la salud” publicado en Roma en 1586 ofrece una imagen bastante completa de las virtudes atribuidas a Verdura hasta entonces: “El consumo equilibrado de puerro causa la orina, facilita la menstruación … estimula Venus; Cocinado con manzanas limpia los pulmones, reduce el asma … cocinado bajo las cenizas resuelve el dolor de cabeza; elimina la embriaguez, … mejora la voz y hace fructificar a las mujeres “.
En el siglo XVII. Jacques du Four da la Crespèliere, doctor, poeta y libertino incluso escribió un poema para poder describir ampliamente las virtudes milagrosas de esta planta herbácea.
La variedad Allium ampeloprasum var. El kurrat, comúnmente llamado kurrat, se cultiva en Egipto y el Medio Oriente. Es ampliamente utilizado en la cocina árabe y norteafricana, principalmente para hojas.
Los puerros contienen buenas dosis de potasio, fósforo, vitaminas y fibra. En detalle, los valores promedio de 100 g de puerros crudos son: Energía 61 kcal (250 kJ), proteínas 1.5 g, carbohidratos totales 14.15 g, grasas totales 0.3 g, 40 g de grasas saturadas, 4 mg monoinsaturados, 166 mg poliinsaturados, 0 mg de colesterol, 83 g de agua, Vitamina A 95 UI, tiamina (Vit. B1) 60 µg, Riboflavina (Vit. B2) 30 µg, Niacina (Vit. B3) 400 µg, ácido pantoténico (Vit. B5) 140 µg, Vitamina B6 233 µg, ácido fólico (Vit. B9) 64 µg, Vitamina C 12 mg, Vitamina E 0,92 mg; En cuanto a los minerales, tenemos: 59 mg de calcio, 28 mg de hierro, 35 mg de fósforo, 28 mg de magnesio, 481 µg de manganeso, 180 mg de potasio, 120 µg de cobre, 120 µg de selenio, 20 µg de sodio y 120 µg de zinc.
En la medicina tradicional china y macrobiótica, el puerro se considera un alimento caliente.
Sin embargo, el puerro tiene propiedades diuréticas y desintoxicantes.

Modo de preparación –
Solo se come la parte blanca del puerro, más fresca y más fragante, mientras que las hojas se descartan, aunque últimamente cada vez más son utilizadas por los grandes chefs para dar crujientes a las sopas y terciopelos. El puerro se puede comer crudo o cocinado de muchas formas. maneras. Puede dar sabor a platos de cualquier tipo, como las cebollas, pero también es muy bueno por sí solo, al horno o estofado.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas – Wikipedia, la enciclopedia libre – Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher – Pignatti S., 1982. Flora d ‘Italia, Edagricole, Bolonia. – Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Atención: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimentarios están indicados solo con fines informativos, no representan en modo alguno una receta médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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