Cucumis sativus

Cucumis sativus

Il Cetriolo (Cucumis sativus L.) è una specie erbacea strisciante o rampicante appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Dilleniidae, Ordine Violales, Famiglia Cucurbitaceae, Sottofamiglia Cucurbitoideae, Tribù Melothrieae, Sottotribù Cucumerinae e quindi al Genere Cucumis ed alla Specie C. sativus.

Etimologia –
Il termine Cucumis è il nome latino del cocomero. L’epiteto specifico sativus proviene da satum (participio passato di sero, seminare, piantare) seminato, piantato: che si semina o pianta, coltivato, domestico.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il cetriolo è un ortaggio originario dell’India. La sua coltivazione inizia circa 5000 anni in un’area situata ai piedi dell’Himalaya. La pianta fu probabilmente introdotta nel bacino mediterraneo dagli Egiziani e coltivata presso i Greci ed i Romani. Oggi questa pianta, nelle sue diverse varietà viene coltivata in gran parte del mondo.

Descrizione –
Cucumis sativus è una specie erbacea strisciante o rampicante quando trova dei supporti, ai quali si attacca attraverso i cirri prodotti dai fusti e dai rami. Il fusto è di sezione quadrangolare, peloso con coste più o meno evidenti. A seconda della varietà, possono esserci più o meno pelo e spine.
Le foglie sono piuttosto grandi, palmato-lobate, con un lungo picciolo, e sono di colore verde scuro e ruvide. I fiori sono gialli a cinque lobi, non molto grandi, unisessuali, portati dalla stessa pianta (pianta monoica); quelli maschili sono a gruppi di circa cinque soggetti, i femminili sono invece solitari o a coppie.
Il frutto è una bacca polposa ricca d’acqua e leggermente acidula che ricorda quella dello zucchino, ma la sua buccia è assai più spessa. I semi bianchi si trovano all’interno della parte centrale.

Coltivazione –
Il cetriolo è una specie alquanto esigente e per essere coltivato in maniera ottimale ha bisogno di terreni molto fertili, freschi, irrigui, preparati con una lavorazione profonda almeno 35-40 cm e ben concimati ed irrigati. Vien coltivato sia in pieno campo che in serra. Per i dettagli della tecnica di coltivazione si rimanda alla seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
Le prime coltivazioni di questa specie risalgono a 5000 anni fa ed erano situate ai piedi dell’Himalaya. Successivamente, attraverso l’Egitto, fu introdotto nel bacino mediterraneo diventando ben presto uno degli ortaggi più graditi sulla tavola dei Faraoni. La Bibbia riporta che gli Ebrei, arrivati nella Terra Promessa, ne fecero il loro pasto preferito.
Il cetriolo si conquistò presso Greci e Romani la fama di stimolatore dell’intelligenza e grazie all’altissima percentuale di acqua contenuta, venne apprezzato come dissetante e rinfrescante. L’imperatore Tiberio per degustare tutto l’anno i cetrioli, andò addirittura contro i suoi principi di parsimonioso e rude guerriero, facendosi costruire delle costose serre montate su ruote, perché sembra dicesse: “le preziose piantine possono così essere trasportate al sole di giorno e protette in luogo chiuso di notte”.
Dopo la caduta dell’Impero Romano l’ortaggio passò praticamente di moda, ricomparendo nell’VIII sec. nel Sacro Romano Impero alla corte di Carlo Magno.
Già nel ‘500, al cetriolo si riconoscevano, oltre a qualità gastronomiche, anche proprietà di rimedio estetico, utilizzandolo nella composizione di pomate e lozioni. Il medico e umanista italiano Pietro Andrea Mattioli raccomandava i semi e il succo del cetriolo per “far bella la pelle”.
È infatti indicato per ammorbidire la pelle che tende ad assumere una maggiore elasticità, il suo succo è consigliato dopo un’esposizione al sole, mentre la polpa è efficace per le pelli secche.
Il cetriolo non è solo un semplice ortaggio ma si è rivelato un ottimo alleato per la salute generale dell’organismo.
Esso infatti contiene una importantissima sostanza predominante: l’Acido tartarico che impedisce ai carboidrati dei prodotti alimentari, immessi nel nostro organismo, di trasformarsi in grassi; per questo motivo i dietologi consigliano il consumo del cetriolo nelle diete e a tutti coloro che vogliono mantenere il peso sotto controllo. Gli specialisti suggeriscono addirittura di mangiarlo abbinato al pane integrale per esaltarne totalmente la sua efficacia come prodotto altamente dietetico. Inoltre ha pochissime calorie ed è quindi un buon diuretico e un valido disintossicante.
Il frutto del cetriolo è pressoché privo di calorie (13 kcal per 100 gr di prodotto), il che lo rende comune nelle diete, è composto prevalentemente da acqua (96%), carboidrati disponibili (2%) e sali minerali quali: potassio (140 mg), calcio (16 mg), fosforo (17 mg), sodio (4 mg). Contiene inoltre 11 mg di vitamina C, mentre è trascurabile l’apporto di vitamine degli altri gruppi. Va preferibilmente consumato quando al tatto è duro: se la polpa non risulta soda significa che l’ortaggio non è più buono. Dal punto di vista della digestione non è ben tollerato da tutti: in particolare è talora indigesto per i bambini. Ci sono diverse tipologie di cetriolo, tra cui la varietà ibrida tra cetriolo e melone tipica pugliese denominata “Carosello Bianco Barese”, spesso chiamata familiarmente “Cocomero”; altre varietà diffuse sono: quello lungo e verde degli ortolani o il longo da china che si sviluppa verticalmente sui tutori. Esistono comunque varietà più tozze e piccole con la buccia spinosa; tra questi si annoverano il piccolo verde di Parigi, spesso utilizzato per i sottaceti ed il white wonder.

Modalità di Preparazione –
Il cetriolo è un ortaggio i cui frutti vanno mangiati crudi, tagliati a fette in insalata ed entrano come componente di insalate miste o come guarnitura di piatti freddi. Raccolto immaturo, di piccole dimensioni (cetriolino), viene posto sotto aceto e consumato in antipasti misti ed entra affettato nella composizione della giardiniera. Questa consumazione è utilizzata in Italia, ma è prettamente tipica di nazioni del Nord Europa.
Si può mangiare interamente, con la buccia e senza, in differenti maniere.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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