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Acido Tartarico

Acido Tartarico

L’acido tartarico, il cui nome nella nomenclatura IUPAC è: acido 2R,3R-diidrossibutandioico è un acido organico; ha la formula bruta o molecolare:C4H6O6.
L’acido tartarico è un acido organico diprotico, di consistenza cristallina e di colore bianco ed è un derivato diidrossilico dell’acido succinico.
Lo si trova allo stato naturale presente in molte piante, specialmente nell’uva e nel tamarindo ed in molti frutti.
Particolarmente importante è uno dei suoi sali derivati, cioè il bitartato di potassio, (chiamato anche cremor tartaro) che si forma naturalmente nel processo di vinificazione. Inoltre l’acido tartarico viene miscelato al bicarbonato di sodio e usato come agente lievitante.
Nell’industria alimentare, l’acido tartarico viene aggiunto agli alimenti come antiossidante o per conferire un sapore aspro a bibite o alimenti.
L’acido tartarico è un composto chirale, in quanto si presenta in diversi stereoisomeri. Lo stereoisomero più abbondante in natura è l’acido L-(+)-tartarico o acido destro tartarico, quello speculare, l’acido levotartarico o l’acido D-(−)-tartarico può essere reperito da fonti naturali insieme con la forma (+), ma è presente in percentuale di solito inferiore. Una forma achirale, l’acido mesotartarico, viene sintetizzata in laboratorio.
L’acido (+)-tartarico è stata la prima molecola chirale a cui è stato possibile, mediante analisi ai raggi X condotte da Bijovet nel 1951, assegnare una configurazione assoluta comprendendo la reale disposizione spaziale degli atomi che la compongono.

L’acido L-(+)-tartarico viene prodotto industrialmente in grandi quantità. Si può ottenre a partire delle fecce che sono sottoprodotti della fermentazione vinicola.
L’acido tartarico racemico può essere preparato con reazione a più stadi dall’acido maleico. Nella prima fase, l’acido maleico viene epossidato dal perossido di idrogeno utilizzando il tungstato di potassio come catalizzatore.
L’acido tartarico puro e in dosi elevate è altamente tossico: l’assunzione di 7,5 g/kg di questa molecola provoca la morte per collasso cardiovascolare e/o insufficienza renale acuta. Se non s’interviene prontamente, l’esito letale sopraggiunge in un periodo di tempo variabile da 12 ore a 9 giorni dopo la sua somministrazione. Ad ogni modo, le probabilità d’intossicazione – almeno per quella involontaria – sono piuttosto scarse: difatti, per uccidere un uomo di 80 chili sono necessari circa 600 grammi di acido tartarico.
Assunto entro le dose raccomandate, l’acido tartarico si rivela un composto completamente innocuo, dato che viene fisiologicamente eliminato attraverso le urine.
L’acido tartarico viene utilizzato nella cosmesi soprattutto per le sue capacità cheratolitiche, schiarenti ed antiossidanti; non a caso, costituisce spesso l’ingrediente dominante di creme idratanti, esfolianti, antimacchia ed antiage.
L’acido tartarico, in cosmesi, trova indicazione nel trattamento di:

Pelli mature, aride e poco elastiche; formulato insieme a sostanze idratanti (es. crema all’acido ialuronico), l’acido tartarico contrasta efficacemente la secchezza cutanea di pelli non più giovanissime, ripristinando quanto possibile la loro naturale morbidezza perduta nel corso degli anni.
Punti neri ed acne; l’acido tartarico esercita un’ottima attività comedolitica, incoraggiando lo svuotamento delle cisti.
Macchie scure sulla pelle; l’acido tartarico esfolia la pelle rimuovendo le cellule superficiali dall’epidermide, incoraggiando nel contempo il rinnovamento cellulare. In questo modo, le creme all’acido tartarico aumentano la luminosità delle pelle.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.




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