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Manihot esculenta

La manioca, conosciuta anche come cassava o yuca (Manihot esculenta Crantz) è una specie arbustiva appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Euphorbiales, Famiglia Euphorbiaceae e quindi al Genere Manihot ed alla Specie M. esculenta.

Etimologia –
Il termine Manihot deriva dal nome vernacolare degli indigeni brasiliani Tupi manioca, maniaca, mandioca e Guaraní mandióg della cassava Manihot esculenta. L’epiteto specifico esculenta proviene da esca cibo, alimento: mangereccio, edule, commestibile,

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Manihot esculenta è una specie originaria dell’America centro-meridionale. La specie è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali del mondo. Le popolazioni selvatiche della Manioca (sottospecie flabellifolia) progenitrici di quella coltivata, sono originarie del Brasile centro-occidentale, dove erano già coltivate da circa 10.000 anni a.C..

Descrizione –
La Manioca è un arbusto cespuglioso perenne che sviluppa sottoterra dei tuberi lunghi ed assottigliati a una estremità, come una carota, che contengono una polpa dura, bianca o giallastra, racchiusa in una scorza spessa pochi millimetri, ruvida e marrone; rquesti rappresentano degli organi di immagazzinamento. Nelle varietà di manioca coltivate per la commercializzazione possono essere lunghi fino a 80 cm, con un diametro di circa 5 centimetri. Un cordone legnoso corre lungo l’asse del tubero. La pianta, nelle regioni tropicali può crescere fino a 3 metri d’altezza. Le larghe foglie sono divise e appaiono come mani verdi dalle numerose dita. I fiori femminili e maschili crescono sullo stesso arbusto, formando grappoli di circa 200 fiori maschili e 20 femminili, che fioriscono per circa cinque giorni. I fiori femminili si schiudono prima di quelli maschili. I fiori sviluppano capsule di semi tondeggianti che si aprono di colpo appena sono maturi e spargono i semi.

Coltivazione –
La manioca viene largamente coltivata nei Paesi tropicali e subtropicali del mondo e viene raccolta a mano, sollevando la parte inferiore del gambo e tirando per estrarre la radice dal terreno. Le piante si seminano piantando il gambo tagliato nel suolo. Per i dettagli della tecnica di coltivazione si rimanda alla seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
La radice di manioca è la terza e più importante fonte di carboidrati nell’alimentazione umana mondiale nei Paesi tropicali, insieme all’igname e all’albero del pane, ed è una delle principali fonti di cibo anche per molte popolazioni africane ed è diventata un alimento importante in Asia, dove viene coltivata estensivamente in Indonesia, Thailandia e Vietnam.
La radice tuberizzata è commestibile, molto ricca in amido e viene preparata e cucinata in moltissimi modi; tra l’altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca. Oggi tutte le varietà moderne di M. esculenta sono prodotte dalla selezione artificiale da parte dell’uomo, partendo da varietà naturali.
La presenza di questa pianta nelle tradizioni alimentari e nell’agricoltura dei popoli del centro e sud America si perde nella notte dei tempi. Verso il 4600 a.C., i pollini della pianta sono stati rinvenuti nelle pianure del golfo del Messico, nel sito archeologico di San Andrés. La più antica evidenza di manioca coltivata proviene dal sito archeologico della civiltà Maya, antico di 1400 anni, di Joya de Cerén, a El Salvador.
La manioca era un alimento di base delle civiltà precolombiane nelle Americhe ed è spesso rappresentata nelle arti indigene pre-colombiane. I Moche dipinsero spesso la pianta nelle loro ceramiche.
Con l’invasione degli spagnoli la manioca non incontro un buon favore. Essi preferivano di gran lunga i cibi spagnoli, specificatamente il pane bianco, l’olio di oliva, il vino rosso e la carne e consideravano la cassava dannosa per gli europei. Inoltre per i cristiani del Nuovo Mondo, la farina della manioca non era idonea alla comunione poiché essa non poteva essere utilizzata per la comunione e divenire quindi Corpo di Cristo.
La manioca fu introdotta in Africa dal Brasile da mercanti portoghesi nel XVI secolo. Nel medesimo periodo essa venne introdotta in Asia con lo scambio colombiano da mercanti portoghesi e spagnoli, piantata nelle colonie di Goa, Malacca, Indonesia orientale, Timor e le Filippine.
Oggi la manioca entra in svariate preparazioni, utilizzi e piatti tradizionali legati notevolmente alle caratteristiche alimentari e culinarie di molti Paesi dell’Asia, dell’America centro-meridionale e dell’Africa.
La manioca ha inoltre applicazioni nella medicina tradizionale di alcuni dei Paesi in cui viene coltivata. Le radici delle varianti amare sono usate per trattare la diarrea e la malaria; le foglie possono essere impiegate come analgesici e per ridurre l’ipertensione. I cubani impiegano la cassava nel trattamento dei sintomi della sindrome del colon irritabile. In altri Paesi come per esempio Thailandia, Cina, Nigeria e Brasile i tuberi e i fusti della manioca sono usati come foraggio per gli animali da allevamenti; si tratta di un prodotto con alto contenuto di proteine (20÷27 %) e di tannini condensati (1,5÷4 %) ed è considerato una buona fonte di crusca per i ruminanti .
Nella Repubblica Centrafricana la manioca viene anche utilizzata per realizzare una sorta di vernice utilizzata per imbiancare le pareti esterni degli edifici. La manioca è anche un ingrediente di molti appretti per inamidare durante la stiratura, disponibili in commercio.

Inoltre, in diversi Paesi, sono stati avviati progetti di ricerca per valutare i possibili impieghi della manioca per la produzione di biocarburante.
Le radici, le bucce e le foglie della manioca non possono essere consumate crude poiché contengono glicosidi cianogenici, linamarina e lotaustralina. Questi vengono decomposti dalla linamarase, un enzima che libera acido cianidrico (HCN). In tal senso le varietà di manioca sono spesso classificate come “dolci” o “amare”, se sono prive o contenenti glicosi cianogenici. I cultivar delle cosiddette “dolci” (effettivamente non amare) possono produrre qualcosa come 20 milligrammi di cianuro (CN) per chilogrammo di radici fresche, mentre quelle “amare” possono produrne più di 50 volte tanto (1 g/kg).
Una dose di 25 mg di glucoside cianogenico di pura cassava, che contiene 2,5 mg di cianuro è sufficiente a uccidere un topo. Si sa che un eccesso di cianuro residuo da una preparazione non adeguata di cassava causa un’intossicazione acuta di cianuro, e il gozzo, ed è stato associato all’atassia (una patologia neurologica che colpisce la capacità di camminare, conosciuta anche come konzo).
Durante la carestia in Venezuela alla fine degli anni 2010, si sono verificate dozzine di decessi dovuti al ricorso dei venezuelani al cibo costituito da cassava “amara” per sopperire alla carestia.
Per alcune radici piccole delle varietà “dolci” la cottura è sufficiente a eliminare la tossicità. Il cianuro viene rimosso nella preparazione in acqua e le quantità prodotte a seguito del consumo domestico sono troppo piccole per avere un impatto ambientale. Le radici grosse delle varietà “amare” usate per produrre farina o amido devono subire un processo di eliminazione del cianuro.

Modalità di Preparazione –
La radice di manioca può essere cucinata, come detto, in una grande varietà di modi, legati alle tradizioni alimentari dei Pesi dove viene coltivata. Questi sistemi sono molto identici a quelli impiegati per le patate. La si può mangiare bollita, eventualmente schiacciata in forma di purè; dopo la bollitura o la cottura a vapore può essere affettata o ridotta in piccoli pezzi e fritta come le patatine o arrostita come le patate al forno.
La manioca può essere anche pestata per ottenere una fecola o farina insapore nota come tapioca (priva di glutine) simile al sago, che ha può avere diversi impieghi; la si può utilizzare per creare un dolce simile al budino di riso, o per realizzare alimenti simili al pane e altri derivati della farina di grano. Per questo motivo, la tapioca (o farina di manioca) compare fra gli ingredienti di molti prodotti dietetici pensati per le persone affette da celiachia o altre forme di intolleranza al glutine. Inoltre dalla polpa della radice di manioca, schiacciata e fatta fermentare, si possono ottenere anche bevande alcoliche.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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Manihot esculenta

Cassava or yuca (Manihot esculenta Crantz) is a shrub species belonging to the Euphorbiaceae family.

Systematic –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Kingdom Plantae, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Euphorbiales Order, Euphorbiaceae Family and therefore to the Manihot Genus and to the Specie M. esculenta.

Etymology –
The term Manihot derives from the vernacular name of the Brazilian natives Tupi manioc, maniac, mandioca and Guaraní mandióg of cassava Manihot esculenta. The specific epithet esculenta comes from bait food, food: mangereccio, edule, edible,

Geographic Distribution and Habitat –
Manihot esculenta is a species native to central-southern America. The species is cultivated in most of the tropical and subtropical regions of the world. The wild populations of the Manioca (subspecies flabellifolia) progenitor of the cultivated one, are native to central-western Brazil, where they had already been cultivated for about 10,000 years BC.

Description –
The Manioc is a bushy perennial shrub that develops underground tubers long and thinned at one end, like a carrot, which contain a hard pulp, white or yellowish, enclosed in a few millimeters thick rind, rough and brown; rquesti represent storage organs. In the cassava varieties grown for commercialization they can be up to 80 cm long, with a diameter of about 5 cm. A wood cord runs along the axis of the tuber. The plant, in tropical regions can grow up to 3 meters in height. The large leaves are divided and appear as green hands with numerous fingers. The female and male flowers grow on the same shrub, forming clusters of about 200 male and 20 female flowers, which flower for about five days. The feminine flowers hatch before the masculine ones. The flowers develop rounded seed capsules which open up as soon as they are ripe and scatter the seeds.

Cultivation –
Cassava is widely cultivated in the tropical and subtropical countries of the world and is harvested by hand, lifting the lower part of the stem and pulling to extract the root from the ground. The plants are sown by planting the stem cut into the soil. For details of the cultivation technique refer to the following sheet.

Uses and Traditions –
The cassava root is the third and most important source of carbohydrates in the world’s human food in tropical countries, together with the yam and the bread tree, and is one of the main sources of food for many African populations and has become a important food in Asia, where it is grown extensively in Indonesia, Thailand and Vietnam.
The tuberized root is edible, very rich in starch and is prepared and cooked in many ways; among other things, it produces a starch known as tapioca. Today all the modern varieties of M. esculenta are produced from artificial selection by man, starting from natural varieties.
The presence of this plant in the food traditions and agriculture of the peoples of central and southern America is lost in the mists of time. Around 4600 B.C., the pollens of the plant were found in the plains of the Gulf of Mexico, in the archaeological site of San Andrés. The earliest evidence of cultivated manioc comes from the archaeological site of the 1400-year-old Maya civilization of Joya de Cerén in El Salvador.
Cassava was a staple food of pre-Columbian civilizations in the Americas and is often represented in pre-Columbian indigenous arts. The Moche often painted the plant in their ceramics.
With the invasion of the Spaniards the cassava does not meet a good favor. They much preferred Spanish food, especially white bread, olive oil, red wine and meat, and considered the cassava to be harmful to Europeans. Furthermore, for the Christians of the New World, manioc flour was not suitable for communion because it could not be used for communion and thus become the Body of Christ.
Cassava was introduced to Brazil from Brazil by Portuguese merchants in the 16th century. In the same period it was introduced in Asia with the Colombian exchange by Portuguese and Spanish merchants, planted in the colonies of Goa, Malacca, Eastern Indonesia, Timor and the Philippines.
Today the cassava comes in a variety of preparations, uses and traditional dishes linked to the food and culinary characteristics of many countries of Asia, Central and South America and Africa.
Cassava also has applications in the traditional medicine of some of the countries in which it is grown. The roots of bitter variants are used to treat diarrhea and malaria; the leaves can be used as analgesics and to reduce hypertension. Cubans use cassava to treat symptoms of irritable bowel syndrome. In other countries such as Thailand, China, Nigeria and Brazil, cassava tubers and stems are used as fodder for farm animals; it is a product with a high content of proteins (20 ÷ 27%) and condensed tannins (1.5 ÷ 4%) and is considered a good source of bran for ruminants.
In the Central African Republic the cassava is also used to create a kind of paint used to whitewash the outer walls of the buildings. Cassava is also an ingredient of many starches to starch during ironing, commercially available.

Furthermore, in several countries, research projects have been launched to evaluate the possible uses of cassava for the production of biofuels.
The roots, peelings and leaves of cassava can not be eaten raw because they contain cyanogenic glycosides, linamarin and lotaustraline. These are decomposed by linamarase, an enzyme that releases hydrogen cyanide (HCN). In this sense the manioc varieties are often classified as “sweet” or “bitter”, if they are free or containing cyanogenic glycosis. The cultivars of the so-called “sweets” (actually not loving) can produce something like 20 milligrams of cyanide (CN) per kilogram of fresh roots, while the “bitter” ones can produce more than 50 times as much (1 g / kg).
A dose of 25 mg of pure cassava cyanogenic glucoside, which contains 2.5 mg of cyanide is sufficient to kill a mouse. It is known that an excess of cyanide residue from an improper cassava preparation causes an acute cyanide intoxication, and goiter, and has been associated with ataxia (a neurological disorder affecting walking ability, also known as konzo) .
During the famine in Venezuela at the end of the year 2010, dozens of deaths occurred due to the recourse of Venezuelans to food consisting of cassava “bitter” to make up for the famine.
For some small roots of the “sweet” varieties, cooking is sufficient to eliminate toxicity. Cyanide is removed in water preparation and the quantities produced as a result of domestic consumption are too small to have an environmental impact. The big roots of the “bitter” varieties used to produce flour or starch must undergo a cyanide removal process.

Preparation Mode –
The cassava root can be cooked, as mentioned, in a great variety of ways, linked to the food traditions of the Peas where it is grown. These systems are very similar to those used for potatoes. You can eat it boiled, possibly crushed in the form of mashed potatoes; after boiling or steaming it can be sliced ​​into small pieces and fried like chips or roasted like baked potatoes.
The cassava can also be crushed to obtain a starch or flour tasteless known as tapioca (gluten-free) similar to the sago, which may have different uses; it can be used to create a cake similar to rice pudding, or to make food similar to bread and other wheat flour derivatives. For this reason, tapioca (or manioc flour) appears among the ingredients of many diet products designed for people with celiac disease or other forms of gluten intolerance. In addition from the pulp of the cassava root, crushed and fermented, alcoholic beverages can also be obtained.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experience with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only and do not in any way represent a medical prescription; there is therefore no liability for their use for curative, aesthetic or food purposes.



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Manihot esculenta

La yuca (Manihot esculenta Crantz) es una especie de arbusto que pertenece a la familia Euphorbiaceae.

Sistemático –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Reino Plantae, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Orden Euphorbiales, Familia Euphorbiaceae y por lo tanto al Género Manihot y a la Especie M. esculenta.

Etimología –
El término Manihot deriva del nombre vernáculo de los nativos brasileños Tupi mandioca, maníaca, mandioca y guaraní de mandioca Manihot esculenta. El epíteto específico de esculenta proviene de cebos, alimentos, mangereccio, edule, comestibles,

Distribución geográfica y hábitat –
Manihot esculenta es una especie nativa del centro-sur de América. La especie se cultiva en la mayoría de las regiones tropicales y subtropicales del mundo. Las poblaciones silvestres del progenitor de la Manioca (subespecie flabellifolia) del cultivado, son nativas del centro-oeste de Brasil, donde ya habían sido cultivadas durante aproximadamente 10,000 años antes de Cristo.

Descripción –
La mandioca es un arbusto perenne espeso que desarrolla tubérculos subterráneos largos y delgados en un extremo, como una zanahoria, que contiene una pulpa dura, blanca o amarillenta, encerrada en una corteza de unos milímetros de grosor, áspera y marrón; rquesti representan órganos de almacenamiento. En las variedades de yuca cultivadas para su comercialización pueden tener una longitud de hasta 80 cm, con un diámetro de unos 5 cm. Un cordón de madera recorre el eje del tubérculo. La planta, en regiones tropicales puede crecer hasta 3 metros de altura. Las hojas grandes se dividen y aparecen como manos verdes con numerosos dedos. Las flores femeninas y masculinas crecen en el mismo arbusto, formando grupos de aproximadamente 200 flores masculinas y 20 femeninas, que florecen durante aproximadamente cinco días. Las flores femeninas eclosionan antes que las masculinas. Las flores desarrollan cápsulas de semillas redondeadas que se abren tan pronto como están maduras y dispersan las semillas.

Cultivo –
La yuca se cultiva ampliamente en los países tropicales y subtropicales del mundo y se cosecha a mano, levantando la parte inferior del tallo y tirando para extraer la raíz del suelo. Las plantas se siembran plantando el tallo cortado en el suelo. Para más detalles sobre la técnica de cultivo, consulte la siguiente hoja.

Usos y tradiciones –
La raíz de yuca es la tercera y más importante fuente de carbohidratos en los alimentos humanos del mundo en los países tropicales, junto con el ñame y el árbol del pan, y es una de las principales fuentes de alimentos para muchas poblaciones africanas y se ha convertido en una Importante alimento en Asia, donde se cultiva ampliamente en Indonesia, Tailandia y Vietnam.
La raíz tuberizada es comestible, muy rica en almidón y se prepara y cocina de muchas maneras; Entre otras cosas, produce un almidón conocido como tapioca. Hoy en día, todas las variedades modernas de M. esculenta se producen a partir de la selección artificial por el hombre, a partir de variedades naturales.
La presencia de esta planta en las tradiciones alimentarias y la agricultura de los pueblos del centro y sur de América se pierde en las nieblas del tiempo. Alrededor de 4600 aC, los pólenes de la planta se encontraron en las llanuras del Golfo de México, en el sitio arqueológico de San Andrés. La evidencia más temprana de yuca cultivada proviene del sitio arqueológico de la civilización maya de 1400 años de Joya de Cerén en El Salvador.
La yuca era un alimento básico de las civilizaciones precolombinas en las Américas y a menudo está representada en las artes indígenas precolombinas. Los moche a menudo pintaban la planta en sus cerámicas.
Con la invasión de los españoles, la yuca no tiene un buen favor. Prefirieron la comida española, especialmente el pan blanco, el aceite de oliva, el vino tinto y la carne, y consideraron que la yuca es perjudicial para los europeos. Además, para los cristianos del Nuevo Mundo, la harina de yuca no era adecuada para la comunión porque no podía usarse para la comunión y, por lo tanto, convertirse en el Cuerpo de Cristo.
La mandioca fue introducida en Brasil desde Brasil por comerciantes portugueses en el siglo XVI. En el mismo período se introdujo en Asia con el intercambio colombiano por comerciantes portugueses y españoles, plantados en las colonias de Goa, Malaca, Indonesia Oriental, Timor y Filipinas.
Hoy en día, la yuca se presenta en una variedad de preparaciones, usos y platos tradicionales relacionados con las características culinarias y alimentarias de muchos países de Asia, América Central, América del Sur y África.
La yuca también tiene aplicaciones en la medicina tradicional de algunos de los países en los que se cultiva. Las raíces de las variantes amargas se utilizan para tratar la diarrea y la malaria; Las hojas se pueden utilizar como analgésicos y para reducir la hipertensión. Los cubanos usan la yuca para tratar los síntomas del síndrome del intestino irritable. En otros países, como Tailandia, China, Nigeria y Brasil, los tubérculos y tallos de yuca se utilizan como forraje para los animales de granja; es un producto con un alto contenido de proteínas (20 ÷ 27%) y taninos condensados ​​(1.5 ÷ 4%) y se considera una buena fuente de salvado para rumiantes.
En la República Centroafricana, la yuca también se usa para crear un tipo de pintura que se usa para blanquear los muros exteriores de los edificios. La yuca es también un ingrediente de muchos almidones para almidonar durante el planchado, disponible comercialmente.

Además, en varios países, se han iniciado proyectos de investigación para evaluar los posibles usos de la yuca para la producción de biocombustibles.
Las raíces, cáscaras y hojas de yuca no pueden comerse crudas porque contienen glucósidos cianogénicos, linamarina y lotaustralina. Estos se descomponen con linamarase, una enzima que libera cianuro de hidrógeno (HCN). En este sentido, las variedades de yuca a menudo se clasifican como “dulces” o “amargas”, si son libres o contienen glicosis cianogénica. Los cultivares de los llamados “dulces” (en realidad no amores) pueden producir algo así como 20 miligramos de cianuro (CN) por kilogramo de raíces frescas, mientras que los “amargos” pueden producir más de 50 veces más (1 g / kg).
Una dosis de 25 mg de glucósido cianogénico de yuca puro, que contiene 2,5 mg de cianuro, es suficiente para matar a un ratón. Se sabe que un exceso de residuo de cianuro de una preparación inadecuada de yuca causa una intoxicación aguda por cianuro y bocio, y se ha asociado con la ataxia (un trastorno neurológico que afecta la capacidad de caminar, también conocido como konzo) .
Durante la hambruna en Venezuela a fines del año 2010, se produjeron decenas de muertes debido al recurso de los venezolanos a alimentos que consistían en yuca “amarga” para compensar la hambruna.
Para algunas raíces pequeñas de las variedades “dulces”, la cocción es suficiente para eliminar la toxicidad. El cianuro se elimina en la preparación del agua y las cantidades producidas como resultado del consumo interno son demasiado pequeñas para tener un impacto ambiental. Las grandes raíces de las variedades “amargas” utilizadas para producir harina o almidón deben someterse a un proceso de eliminación de cianuro.

Modo de preparación –
La raíz de la yuca se puede cocinar, como se mencionó, en una gran variedad de formas, vinculada a las tradiciones alimentarias de los guisantes donde se cultiva. Estos sistemas son muy similares a los utilizados para las patatas. Se puede comer hervido, posiblemente triturado en forma de puré de papas; después de hervir o cocinar al vapor, se puede cortar en trozos pequeños y freír como papas fritas o asar como papas al horno.
La yuca también puede triturarse para obtener un almidón o harina sin sabor conocido como tapioca (sin gluten) similar al sagú, que puede tener diferentes usos; Se puede usar para crear un pastel similar al pudín de arroz o para hacer alimentos similares al pan y otros derivados de la harina de trigo. Por esta razón, la tapioca (o harina de yuca) aparece entre los ingredientes de muchos productos dietéticos diseñados para personas con enfermedad celíaca u otras formas de intolerancia al gluten. Además de la pulpa de la raíz de yuca, triturada y fermentada, también se pueden obtener bebidas alcohólicas.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejo y experiencia con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimenticios están indicados solo con fines informativos y no representan en modo alguno una receta médica; Por lo tanto, no hay responsabilidad por su uso para fines curativos, estéticos o alimentarios.


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