Apium graveolens

Apium graveolens

Il sedano (Apium graveolens L.) è una specie erbacea biennale della famiglia delle Apiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Apiales, Famiglia Apiaceae e quindi al Genere Apium ed alla Specie A. graveolens.

Etimologia –
Il termine Apium è il nome con cui i latini chiamavano il sedano. L’epiteto specifico graveolens proviene da grávis greve, fastidioso e da óleo esalare odore: che emana un odore intenso o sgradevole. Il termine sedano deriverebbe dal greco “selinon”.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’ Apium graveolens è una specie originaria della zona mediterranea e conosciuto come pianta medicinale fin dai tempi di Omero. In Italia lo si ritrova coltivato in tutto il territorio ma raramente subspontaneo. Il suo Habitat naturale è quello degli orti, ruderi e incolti, da 0 a 1500 metri.

Descrizione –
L’ Apium graveolens è una specie erbacea caratterizzata da fusti angolosi che possono raggiungere il metro di altezza. Le foglie sono pennate, divise in segmenti ovato-lobati e seghettate al margine. I fiori sono bianchi e riuniti in ombrelle a 6-12 raggi. Il frutto (chiamato seme) è formato da due acheni con costole verticali. Possiede una radice fittonante. L’Antesi è tra Maggio e Settembre ed il ciclo della pianta è di 6-7 mesi.

Coltivazione –
Il sedano viene coltivato su tutto il territorio nazionale e le varietà più utilizzate sono il “sedano da costa” (Apium graveolens var. dulce) di cui si utilizzano i piccioli fogliari lunghi e carnosi, e il “sedano rapa” (Apium graveolens var. rapaceum) di cui si consuma la radice.
I sedani coltivati si classificano in:
1) Sedani da coste, dei quali si utilizza il picciolo delle foglie, molto sviluppato e carnoso;
2) Sedani da taglio, dei quali si utilizzano le foglie per condimento.
3) Sedani-rapa, dei quali si utilizza la grossa radice;
La coltura orticola inizia con la semina in semenzaio impiegando 1-2 g di seme per m quadrato anche a fine gennaio in serra riscaldata o letto caldo per poter disporre delle piantine pronte per il trapianto alla fine di aprile e conseguire produzioni utili già al mese di giugno. A giugno-luglio si trapiantano i sedani a produzione invernale.
Molte sono le varietà coltivate; tra queste: Verga a canna piena, Verga d’oro, Sedano di Trevi, Resistente Pascal. Una delle tecniche agronomiche più importanti per il sedano da coste è l’imbiancamento che si può ottenere lasciando le piante in posto o trapiantandole.

Usi e Tradizioni –
Il sedano era per gli ellenici una pianta sacra; infatti la sua effige veniva anche rappresentata sulle monete della città sicula di Selinunte, che pare fosse un importante centro di produzione e commercio dell’ortaggio. Il succo e la radice del sedano, per le sue virtù digestive, stimolanti, fortificanti e antireumatiche, figuravano tra i rimedi dell’antica farmacopea. Ippocrate affermava: “Per i nervi sconvolti, il sedano sia il vostro alimento e rimedio”.
Secondo Plinio, i Greci si astenevano dall’utilizzare il sedano in cucina come ingrediente comune, perché ritenevano che fosse un sacrilegio verso una pianta eccezionale. Omero stesso gli attribuiva proprietà divine, come testimonia il passo dell’Iliade dove Achille grazie al sedano guarisce dalla grave malattia il proprio cavallo.
Furono i Romani ad utilizzarlo abbondantemente in cucina, e addirittura durante i banchetti ne preparavano corone per i commensali, poiché pensavano che il suo aroma avrebbe contrastato l’ebbrezza alcolica. Successivamente, durante il Medioevo, questo ortaggio ebbe un ruolo importante soprattutto per le sue virtù terapeutiche. Tra queste spiccarono le sue qualità afrodisiache di cui si trovano tracce scritte nel Quattrocento con Michele Savonarola, che metteva in guardia le donne dal mangiarla, perché istigava al coito anche quelle che volevano rimanere caste. Per queste qualità divenne di gran moda nella Francia del Settecento. Nel Medioevo si usava il sedano per scacciare la malinconia.
Nei testi medici di quel tempo il sedano, fu classificato come afrodisiaco e rappresento il confronto di base per valutare l’influenza sull’eros degli altri cibi. Il sedano è la principale fonte alimentare dell’androsterone, precursore del testosterone. Contiene apigenina.
Oggi, sia nella varietà a coste che in quella a rapa, più ricca di fattori nutritivi e terapeutici, si riconoscono al sedano molte delle virtù attribuitegli nell’antica farmacopea.
L’infuso e la tintura delle radici possono stimolare la diuresi e i processi digestivi. L’infuso dei frutti è invece indicato per il meteorismo e svolge inoltre azione emmenagoga e stimolante della circolazione pelvica, caratteristica questa che ha contribuito ad attribuire alla pianta un’azione afrodisiaca. Si ricordano, inoltre le proprietà spasmolitiche, sedative e battericide dei frutti.
Per uso esterno può essere utilizzato come cicatrizzante su piaghe, ulcere e geloni, è da praticare con estrema cautela per il potere foto sensibilizzante delle cumarine.
Attenzione però perché per la presenza di alcune proteine allergizzanti (Api g 1, Api g 4, Api g 5), può essere causa di allergia alimentare anche grave. Inoltre la somministrazione di preparazioni officinali della pianta è da evitare in caso di affezioni renali acute o croniche e in gravidanza.
I suoi costituenti principali sono:
– nei frutti; olio essenziale (costituito da limonene, selinene, terpeni vari), cumarine, flavonoidi;
– Nella pianta; olio essenziale, apiina;
– Nella radice; olio essenziale, asparagina, colina, tirosina, acidi glicolico e glicerico, acidi feruclico e caffeico, acido p-cumarico, acidi organici, bergaptene.

Modalità di Preparazione –
L’uso alimentare della pianta è interessante perchè il sedano è ricco di fibra, calcio, fosforo, ferro, sodio, potassio e una discreta quantità di vitamine B1, B2, PP, A, ciò a fronte di un basso contenuto calorico. In cucina si usano sia gambi che foglie e come verdura di contorno, insalate, minestre, o per aromatizzare formaggi e stufati.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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