Micorriza

Micorriza

Con il termine micorriza (dal greco mykos: fungo, e rhiza: radice) si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore. Questa associazione si attua tramite una connessione con l’apparato radicale del simbionte vegetale e si estende poi, per mezzo delle ife o di strutture più complesse, come le rizomorfe, nella rizosfera e nel terreno circostante. La simbiosi è spesso di tipo mutualistico, con vantaggi reciproci dei due organismi, di vario tipo ma soprattutto nutrizionale. Nella simbiosi operata con le micorrize i due organismi mantengono comunque il loro ciclo vitale vivendo a stretto contatto. Tipici esempi di simbiosi micorriziche sono quelli tra tartufi e querce, tra porcini e castagni, oppure tra orchidee e molte specie fungine del tipo Rhizoctonia spp. Le simbiosi mutualistiche del regno vegetale ed animale sono molto più diffuse di quanto si pensi; ricordiamo quelle dei licheni (alghe e funghi), dei coralli (alghe e celenterati) e nelle associazioni tra rizobi e le leguminose.
Un ruolo di rilievo della natura è però la simbiosi mutualistica delle micorrize; queste sono diffuse in circa il 90% degli alberi che crescono in foreste temperate e in tutti gli ecosistemi. Solo cinque famiglie delle Angiosperme sono per la maggior parte non micorrizate; queste sono: le Cruciferae (87%), le Cyperaceae (74%), le Juncaceae (56%), le Chenopodiaceae (61%) e le Caryophyllaceae (50%).

 

Nell’evoluzione della vita pare che le micorrize si siano attuate ed evolute già con le prime piante terrestri. I primi reperti fossili risalgono a 450 milioni di anni fa, contribuendo al processo di colonizzazione dei continenti. La molteplicità delle forme micorriziche è talmente elevata da sfuggire ad una classificazione esaustiva sistematica e definitiva. La scoperta della micorriza si ha ad opera del botanico italiano Giuseppe Gibelli, nel 1882.
Le micorrize posso essere di due tipi:
– ectomicorrize, tipiche delle angiosperme arboree e delle conifere, nelle quali si può osservare un mantello fungino esterno ricoprente gli apici radicali;
– endomicorrize, più diffuse (anche tra le specie erbacee), caratterizzate da un certo grado di colonizzazione intracellulare da parte delle ife.
– Ectoendomicorrize, che possiedono molte delle caratteristiche delle ectomicorrize, ma esibiscono anche una elevata capacità di penetrazione intracellulare.
Tra le ectomicorrize ricordiamo soprattutto i funghi ascomiceti e basidiomiceti (con circa 6000 specie) e piante arbustive ed arboree (circa il 5% delle Spermatofite per totale di circa 8000 specie). Poche sono invece le specie erbacee che formano ectomicorrize.
Uno degli aspetti più importanti della micorriza è la funzione nutrizionale; nella maggior parte dei tipi di micorrize gli scambi nutrizionali consistono sostanzialmente nel movimento di carbonio organico dalla pianta verso il fungo e, viceversa di sostanze nutritive (come P, N, Zn e Cu), in forma organica o inorganica, verso la pianta.
Comunque, ancora oggi, molte funzioni e i relativi vantaggi tra pianta e fungo devono essere compresi nell’insieme delle funzioni ecosistemiche e quindi non solo in un rapporto diretto solo tra pianta e fungo. Infatti il vantaggio delle micorrize non si riduce soltanto all’assorbimento di acqua e nutrienti dal terreno. Le piante micorrizate si presentano spesso più competitive e più tolleranti nei confronti degli stress ambientali rispetto alle piante non micorrizate.

Guido Bissanti

Link per acquistare su Amazon




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *