Come coltivare il Capelvenere

Come coltivare il Capelvenere

Il capelvenere (Adiantum capillus-veneris L., 1753) è una felce appartenente alla famiglia delle Adiantaceae che cresce spontaneamente nelle zone boschive caldo umide di molte zone d’Italia. In questa scheda vedremo le caratteristiche di questa delicata pianta e soprattutto come coltivare il Capelvenere e gli accorgimenti utili. Si tratta di una felce di 30 – 40 cm di lunghezza, con rizomi poco profondi superficiali. Il capelvenere, essendo una felce, non produce fiori. Come tutte le felci può essere coltivata oltre che in giardino anche in casa a condizione che gli ambienti di coltivazione abbiano un elevato grado di umidità; per questo motivo la troviamo di frequente nelle cucine e nei bagni. Inoltre per far crescere questa pianta in maniera prosperosa non basta solo l’umidità ma è necessario che questa sia lontana da fonti di calore e dall’esposizione diretta della luce solare. Inoltre è consigliabile di porre le piante su un sottovaso pieno di argilla espansa o ghiaia da mantenere perennemente umido.
È consigliabile, inoltre, nebulizzare l’ambiente dove cresce la pianta con uno spruzzino adatto.

Le temperature ideali per la crescita della pianta si aggirano intorno ai 20 °C mentre all’aperto si può arrivare ad un minimo di 10 °C, temperatura alla quale il capelvenere entra in stato di riposo vegetativo. Per la scelta del substrato, soprattutto se coltivato in vaso, si può optare per una miscela composta dal 40% di torba, 40% di terriccio, ricco di sostanza organica e 20% di sabbia. Per la concimazioni è preferibile che la pianta abbia a disposizione sempre buoni quantitativi di azoto. In vaso si può optare più che altro con concimi in forma liquida più ricchi di azoto. Il fertilizzante si può aggiungere direttamente all’acqua di irrigazione ogni due-tre settimane nel periodo in cui la pianta vegeta e quindi, orientativamente tra marzo e settembre. Il Capelvenere va poi rinvasato almeno ogni 2 anni con vasi dimensionati rispetto alla grandezza della fronda delle piante. In generale il vaso deve essere leggermente più piccolo di questa. Per un buon mantenimento delle condizioni vegetative della pianta, oltre alle concimazioni sono importantissime le tecniche di irrigazioni e di umidificazione dell’ambiente. Bisogna usare acqua demineralizzata e mai l’acqua potabile; questa, sia per il contenuto in calcare che per il pericolo di presenza di cloro può danneggiare il fogliame. Se poi la temperatura dell’ambiente di coltivazione supera i 25 ° si consiglia di aumentare nebulizzazione e grado di umidità. Inoltre il substrato di coltivazione deve essere sempre umido ma privo di ristagni. Per quanto riguarda invece la tecnica di moltiplicazione del capelvenere si può adottare molto bene quella per cespi. La procedura deve essere la seguente: si deve estrarre la pianta dal vaso, lasciando cadere su un foglio il terriccio in eccesso, che si stacca facilmente dalle radici; a questo punto si prende la zolla, che è rimasta integra, e con le mani si divide la pianta in due parti che potranno essere messe con molta delicatezza in vaso o nel giardino. Infine si rimette un quantitativo di terriccio nuovo (con le proporzioni prima viste) e si compatta leggermente prima di irrigare avendo cura di non bagnare le foglie. Tra le avversità che più possono arrecare problemi al Capelvenere ricordiamo: Cocciniglie, Porcellini di terra, Minatori fogliari e Ragnetto rosso. A queste si possono aggiungere la Bolla delle felci, Maculatura fogliare e Maculatura fogliare batterica. Normalmente però queste avversità possono essere determinate se eccedete con le concimazioni a base di azoto (che inteneriscono troppo la pianta) o se non si provvede periodicamente ad una pulizia delle parti di piante rinsecchite. Infine una curiosità sul Capelvenere; questa pianta è stato usata soprattutto in Piemonte, nei secoli scorsi, come sostitutivo del tè. Da questo uso proviene il sostantivo piemontese “Capilèr” per identificare in generale qualsiasi infuso fatto con erbe aromatiche.

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