Riutilizzo delle acque reflue in agricoltura

Riutilizzo delle acque reflue in agricoltura

Come è oramai evidente le risorse idriche saranno il problema sempre più di attualità per un futuro sostenibile. Il riuso delle acque reflue, nel nostro Paese, purtroppo, sia a livello normativo che attuativo, non è mai stato affrontato con seria attenzione.
A livello internazionale è dal 1973 che l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), si occupa del tema del riuso delle acque reflue; successivamente con la direttiva UE 91/271 l’Europa si è posta il problema del riutilizzo delle acque reflue urbane. In Italia, oggi, la materia è disciplinata dal DM 185/2003 (che da delega di attuazione alle Regioni) e dal Testo Unico Ambientale (TUA -Dec. Leg.vo 152/2006) art. 98 e tabella III Allegato 5.
Qui affronteremo il riuso per scopi agricoli e le problematiche legate ad esso.

Tra le principali questioni al riutilizzo delle acque reflue in agricoltura mi pare doveroso trattare quelle più complesse. Analizziamoli in sintesi:

  • Non perfetto e regolare funzionamento degli impianti di fitodepurazione; in mancanza di un reale programma sugli impianti di fitodepurazione questi apparati funzionano spesso in maniera discontinua, con controlli qualitativi saltuari. Il risultato finale è una qualità delle acque reflue incostante;
  • Mancanza di reti di distribuzione e di consorzi irrigui con una concreta impossibilità all’utilizzo delle acque reflue anche se di qualità verificabile;
  • Valori di salinità (fatto salvo il conforme valore soprattutto dei coliformi) non sempre adeguato ad alcuni tipi di suoli per cui andrebbe fatto un preventivo studio pedologico ed agronomico per l’uso irriguo con queste acque.

Soprattutto gli aspetti qualitativi legati alla quantità e qualità dei sali (fatte salve le altre condizioni) pone seri limiti all’utilizzo di queste acque.
Considerate che le acque reflue hanno valori medi della conducibilità elettrica (con fluttuazioni stagionali) intorno ai 2.550 – 3.500 µS/cm, valori del SAR tra 3 e 12, pH tra 5,5 e 9,5 e possibilità concreta della presenza di metalli pesanti (quali Cr, Pb, ecc.). In queste condizione un uso delle acque reflue senza due condizioni essenziali è impensabile:

  • La prima condizione è un certificato di idoneità all’uso irriguo che può essere emesso solo in presenza di un monitoraggio serio e costante dell’acqua reflua in uscita dagli impianti;
  • La seconda condizione è, come detto, un serio studio di utilizzo delle acque reflue tenendo conto di alcuni fattori essenziali: natura dei suoli e caratteristiche termopluviometriche, piante a foglia larga, arbustive, arboree, ecc.), modalità di distribuzione aziendale dell’acqua (non è consigliabile quella per aspersione per le questioni su esposte), ecc..

È evidente che in mancanza di concreti decreti attuativi e norme certe sul riuso delle acque reflue continuiamo a parlare di uso sostenibile della preziosa risorsa idrica ma di fatto questa alla fine si perde a mare come molte speranze su un futuro ecosostenibile del nostro Paese.

Guido Bissanti




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