Insetti ed Agricoltura: un binomio non compreso

Insetti ed Agricoltura: un binomio non compreso

Questo contributo tende a fare chiarezza su un argomento che è spesso sconosciuto anche negli ambiti tecnici.
Con mia grande meraviglia ho potuto constatare che esiste una incredibile disinformazione che, se giustificata tra le persone comuni, non lo è presso tecnici e professionisti del mondo agricolo.
Quando sentiamo parlare di insetti spesso ci si imbatte in argomentazioni che ci fanno comprendere come il ruolo di questi esseri viventi non è compreso ne tanto meno valutato. A parte il ruolo, anche qui poco conosciuto dei pronubi (cioè di quegli insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro permettendo l’impollinazione e la conseguente formazione del frutto) la funzione ecologica degli insetti è molto più complessa delle apparenze. Anzi spesso, per noi comuni mortali e soprattutto per molti agricoltori, gli insetti svolgono una sola funzione: quella di un fastidioso inconveniente di cui liberarsi.

Anche la letteratura entomologica fa spesso un grande errore nel classificare gli insetti utili e gli insetti dannosi. Questa classificazione sommaria non ha alcuna base, né scientifica né suffragata da alcuna base epistemologica razionale e concreta. L’unica classificazione che oggi si è operata è stata quella relativa alle ricadute della presenza delle popolazioni degli insetti sulle colture agrarie. Quindi l’utilità o meno di questi viventi manca di una base ecologica in quanto la loro presenza “dannosa” sulle coltivazioni agricole è stata sempre valutata come effetto ma quasi mai come causa: con buona pace delle scienze ecologiche.
Il ruolo degli insetti nell’ecosistema integra e completa quello degli altri esseri viventi ancorati al terreno (vegetali, ecc.) e degli animali (volatili e non). Svolgono una funzione di “postini” di masse ed informazioni senza le quali l’intero ecosistema collasserebbe nel breve arco di pochi anni.
Sono pertanto vettori attraverso i quali la Natura completa il suo complesso modello ecosistemico e termodinamico e senza i quali la funzione energetica dell’Ecosistema (quale difatti svolge questo) non potrebbe essere completata.
La presenza di periodiche e/o locali incrementi di alcune specie su altre è sempre e comunque l’effetto di una causa che va ricercata nell’errore ecologico di chi mette mano alla Natura.
Spieghiamo un po’ meglio questo concetto: in natura i ruoli di condivisioni delle energie e delle funzioni è frazionata nel massimo numero di individui possibili con responsabilità specifiche, complementari e sussidiarie. Ogni qualvolta interveniamo su essa con fattori esterni, la Natura tende a ripristinare il precedente equilibrio e, tra gli altri, si serve in particolar modo degli insetti per inviare nuove “informazioni” che consentirebbero, se non intervenisse l’uomo, a ripristinare lo status quo.
Quando pertanto la civiltà moderna ha messo in piedi l’odierna agricoltura (specializzazioni, monocolture, grande meccanizzazioni, concimazioni chimiche, pesticidi, ecc.) ha creato un sistema non conforme all’ecosistema e quindi non sostenibile.
Il fatto che poi una cultura imperante vuole piegare la qualità ecosistemica a quella industriale (omologazioni, standard, ecc.) la dice lunga sulla non scientificità, e quindi sulle errate applicazioni tecniche, su cui si basa la moderna agricoltura.
Tra l’altro le prove oramai sempre più concrete di una timida ricerca nel settore della qualità agroalimentare denotano come anche questa sia ovviamente carente in presenza di colture specializzate e molto più elevata in presenza di consociazioni/rotazioni, ecc..
Le prove in svariate aziende e le ricerche condotte anche dal sottoscritto (programmi di lotta biologica del CNR) sono inconfutabili: le aziende condotte con criteri quanto più prossime ai modelli ecologici sono quelle che hanno il più alto rendimento energetico e quindi anche economico.
L’errore più grande che si fa nella contabilità ordinaria delle imprese agricole moderne è che nel bilancio non si inseriscono i costi ecologici che sono di gran lunga superiori a quelli degli apparenti utili ed alla fine chi paga siamo tutti (non solo gli insetti).
La questione è molto delicata e non può essere risolta in questa fase della storia né scientificamente né tantomeno tecnicamente: è un aspetto di Ordine superiore; cioè di visione della Realtà che oggi purtroppo sfugge ad una cultura imperante nel mondo economico-finanziario e degli errati bilanci economici a cui dobbiamo assistere.
Politica Agricola Europea, Programmi di Sviluppo Rurale e Disposizioni Attuative comprese non vanno in questa direzione aggravando ancor di più la forbice tra Ecosistema e Mondo Economico. Siamo alla massima tensione dell’elastico; se questo si dovesse rompere le conseguenze saranno catastrofiche.
Intanto gli insetti, da un’indagine recente, sono in forte decremento in tutto il globo e senza di essi le “poste” ecologiche non potranno funzionare più col collasso dell’intero ecosistema.
Aspettiamo che il mondo della Cultura e della Politica si occupino di questi argomenti prima che siano gli argomenti a occuparsi definitivamente dell’umanità.

Guido Bissanti




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