Come Ripristinare la Fertilità dei Suoli

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Come Ripristinare la Fertilità dei Suoli

La fertilità biologica del suolo può essere definita come la quantità di organismi viventi nel suolo e il loro potenziale di attività ma anche dal contenuto di sostanze utili alla loro vita e agli scambi energetici che avvengono tra essi; è espressa, in definitiva, dal funzionamento dei servizi ecosistemici che il suolo garantisce.
È rappresentata dal grado di fertilità che un suolo riesce a esprimere nei confronti dei cicli biogeochimici degli elementi chimici e del metabolismo degli elementi nutritivi del suolo nei confronti del sostegno alla pianta.
È fortemente correlata al quantitativo di sostanza organica presente e al suo livello di stabilità nonché al livello qualitativo e quantitativo della biodiversità.

I motivi fondamentali di perdita della fertilità biologica sono identificabili nelle principali cause di degrado cui va incontro il suolo quali:
1) erosione;
2) perdita di sostanza organica e fertilità;
3) frane;
4) cementificazione;
5) salinizzazione;
6) compattazione;
7) inquinamento.
A loro volta ciascuna di queste pressioni può essere declinata in una miriade di cause: prendiamo ad esempio la voce «inquinamento», che può avvenire per contaminazione del suolo da sostanze chimiche indesiderate quali metalli pesanti, oppure agrofarmaci, eccesso di nutrienti, ma anche patogeni, immissione di organismi alieni, radioattività, ecc.
In tutto il pianeta, soprattutto dove viene applicata l’agricoltura di tipo “industriale” la perdita di fertilità biologica è molto più frequente di quello che si potrebbe credere.
Altra considerazione che va assolutamente sottolineata riguarda il servizio ecosistemico della formazione di suolo che è garantito dai microrganismi: per avere la formazione di 1 cm di suolo fertile occorrono 1.000 anni, questo implica che il suolo è una risorsa non rinnovabile che va protetta e conservata.
In questo contributo vedremo allora come recuperare biologicamente un suolo e quindi la sua fertilità.
Per poter operare in questo senso è necessario adottare dei sistemi agricoli che possono essere ricondotti al concetto di agricoltura rigenerativa.
L’agricoltura rigenerativa è una tecnica colturale che permette di beneficiare delle proprietà della terra, senza sfruttarla o impoverirla. Ritornare a un’agricoltura naturale non ha solo benefici economici, ne ha anche dal punto di vista qualitativo.
Ogni anno, solo in Italia, a causa dell’abbandono della montagna da parte dei contadini e dell’incremento della cementificazione, si riduce la superficie agricola. D’altra parte, i terreni agricoli più facilmente coltivabili diventano più poveri a causa dello sfruttamento intensivo.
A partire dal secondo dopoguerra, con il processo di industrializzazione dell’agricoltura conosciuto come rivoluzione verde (conseguito soprattutto al Trattato di Roma del 1960), si è assistito ad un incremento impressionante di produttività dei terreni agricoli. Nella misura in cui si duplicavano le rese, però, i suoli venivano dilavati, erosi, demineralizzati e resi sostanzialmente sterili dal massiccio uso di irrigazione, prodotti di sintesi e da una meccanizzazione distruttiva. Il suolo è un ecosistema delicato e molto complesso, una rete di relazioni strettissime tra piante, minerali, animali e microorganismi. L’equilibrio di questo sistema viene fortemente compromesso dalle pratiche dell’agricoltura chimica e industrializzata e, per recuperarne l’efficienza e la funzionalità, bisogna agire sui tre componenti fondamentali del suolo: i minerali, la sostanza organica e la microbiologia. Per ciascuno di questi componenti abbiamo a disposizione diverse tecniche, che variano a seconda delle condizioni ecologiche dell’azienda e delle risorse locali disponibili.
Per di più i prodotti agricoli ricavati da suoli così sfruttati hanno un minore valore nutritivo ed organolettico, contribuendo ad un altro “inaridimento” che è quello della salubrità alimentare.
Occorrono parecchi anni per riportare un suolo agricolo a buoni livelli di fertilità e di vitalità biologica, ma intraprendendo un cambiamento verso l’agricoltura organica già dal secondo anno si notano miglioramenti alla struttura e porosità del terreno. Nel processo di rigenerazione del suolo è importante modificare la meccanizzazione in azienda. Nelle realtà produttive, “ecologicamente corrette” dobbiamo relegare l’aratro alla sola rottura dei medicai, perché il rivoltamento delle zolle provoca uno sconvolgimento dell’equilibrio del suolo, e il passaggio del vomere sigilla la porosità naturale del terreno creando una suola di lavorazione. Tradizionalmente la terra viene poi affinata, seminata e infine rullata. In questo modo si creano le condizioni momentanee per la germinabilità dei semi, ma si “condanna” il terreno a plasticità e compattazione crescenti di anno in anno. La soluzione proposta dall’industria è l’impiego di trattori sempre più potenti e mezzi sempre più invasivi. Una parziale soluzione a tutto ciò è data dall’uso di macchine poco impattanti, come ripuntatori con ancore molto sottili che lavorano il terreno solo sotterraneamente senza sollevarlo. A differenza di quello che ci insegnano nelle facoltà di agraria le macchine non migliorano mai il suolo, ma lo piegano alle esigenze momentanee della produzione agricola compromettendone però la struttura e funzionalità sul lungo termine.
Un altro criterio per aumentare la porosità e diminuire la plasticità del suolo è quello di usare le cover crops, specie annuali di differenti famiglie (leguminose, graminacee, brassicacee) le cui radici lavorano a profondità diverse creando le condizioni per la successiva buona affermazione delle colture produttive. Inoltre, una volta sfalciate, le cover crops restituiscono al terreno sostanza organica e minerali contribuendo alla sua rigenerazione.
Questo modello è applicabile perfettamente in aziende comprese tra i 2 ed i 200 ettari. Ci rientra quasi tutta l’agricoltura italiana.
Al di la dei sentimentalismi questa è l’unica via del futuro se non vogliamo ottenere un disastro eco sistemico di proporzioni bibliche.
Purtroppo dopo anni di “lavaggio” delle menti verso questa direzione per gli agricoltori lo sforzo maggiore è acquisire una nuova prospettiva, capire che le azioni che compiono devono servire sì a dare un reddito, ma anche a mutare uno stato di cose che se perdurasse ci porterà ad un fallimento senza precedenti. Per esempio, è difficile spiegare che le condizioni di salute di una coltura vanno perseguite nella ricchezza e vitalità del suolo, e non nella cura dei sintomi delle malattie con l’uso di agrofarmaci.
Nei lunghi anni di ricerca all’Università di Palermo siamo sempre riusciti a dimostrare, con esperienze di pieno campo come questa verità sia universale ed unica. Le aziende agricole vengono orientate ad acquistare questi veleni dei quali, oltre al danno evidente per l’ambientale e la salute umana, non si osservano mai i danni “accessori”. Infatti gli agro farmaci (o fitofarmaci o pesticidi, come li vogliamo definire) intossicano e debilitano le piante e provocano squilibri pesanti nelle popolazioni di insetti, con conseguenze imprevedibili per gli anni successivi. In questo modo si reitera un meccanismo perverso che vede i contadini incapaci di affrancarsi dal pacchetto tecnologico proposto dall’industria.
La cosa che spesso non fa riflettere l’agricoltore (che spesso non riesce ad orientarsi in questa agricoltura “moderna” ma poco naturale) è che dal punto di vista economico possiamo parlare di un risparmio, più che di un costo, perché si parte dall’eliminazione di tutti i prodotti di sintesi, che nella nostra agricoltura rappresentano il 20-40% dei costi totali. Per quanto riguarda i nostri corsi di formazione, il costo non supera mai i 180 euro per i tre giorni, ma spesso riusciamo a tenere le quote più basse grazie al contributo di fondazioni e istituzioni locali.
Per questo motivo è necessario iniziare a creare dei corsi di Agricoltura Rigenerativa in cui non dovrebbe esistere Stato del Pianeta che non investa ingenti somme se non vuole condannare se stesso ed il Pianeta alla fame (quella stessa che con falsi proclami vogliono combattere le multinazionali dei prodotti e della disinformazione).
Ovviamente questi corsi dovrebbero prevedere il perfetto abbinamento tra teoria e pratica. È giunto il momento di finirla con i finti corsi (di sola teoria) spesso tenuti da persone di dubbia preparazione.
Per attuare un’agricoltura rigenerativa non bisogna però guardare solo alla sostenibilità ecologica; bisogna affrontare anche quella economica. Infatti bisogna sempre partire da un’analisi economico-finanziaria dell’azienda basata sullo studio dei bilanci degli ultimi anni. Bisogna capire come l’impresa spende i suoi soldi, e quali sono le voci di spesa più consistenti: quasi sempre ci si accorge che le uscite destinate all’acquisto di fertilizzanti e agrofarmaci rappresentano un valore che contribuisce fortemente a determinare la sofferenza dell’azienda.
Tale fattore è, allo stesso tempo, incongruente anche dal punto di vista ecologico perché l’agricoltura, essendo attività eco sistemica, dovrebbe emulare i principi dell’ecologia (celle che producono energia e non l’assorbono) invece le nostre aziende agricole fanno quasi sempre il contrario.
Per questo motivo per poter applicare i concetti dell’agricoltura rigenerativa, dobbiamo raccogliere preventivamente, per ogni azienda, le caratteristiche ecologiche dell’area e dati specifici, come la topografia, l’orografia, le tecniche colturali usate e il parco macchine a disposizione. Ovviamente vanno studiati con attenzione i suoli, anche attraverso prelevi di diversi campioni da sottoporre ad esame chimico, fisico e, non ultimo, cromatografico. La cromatografia è un’analisi qualitativa del terreno che mostra, con una sorta di foto, la relazione tra sostanza organica, minerali e attività biologica di un terreno. Il risultato mostra spesso suoli compattati, demineralizzati e privi di attività vitalità; il confronto con le analisi di terreni fertili e vitali è uno shock per gli agricoltori, che si rendono conto della dannosità delle tecniche solitamente impiegate.
Tutti questi dati, combinati con un’attenta lettura delle analisi fisico-chimiche dei suoli, ci indicano la strada da seguire nel presentare all’azienda un piano di lavoro che interviene su molteplici aspetti: programmazione colturale, meccanizzazione, fertilizzazione, nutrizione e difesa delle piante, sistemazioni idrauliche. Nel corso dell’anno va poi monitorato continuamente il processo produttivo con visite di campo, e il piano di lavoro viene confermato o riadattato in base alle risposte ottenute.
A questo punto la questione è la seguente: vogliamo continuare ad investire in veleni o in risorse umane, formando soprattutto i giovani Dottori Agronomi e Dottori Forestali a questa logica?
La risposta è scontata ma con quale Politica parliamo?

Guido Bissanti



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How to Restore Soil Fertility

The biological fertility of the soil can be defined as the amount of living organisms in the soil and their potential for activity but also from the content of substances useful to their life and the energy exchanges that occur between them; is ultimately expressed by the operation of the ecosystem services that the ground guarantees.
It is represented by the degree of fertility that a soil can express to the biogeochemical cycles of the chemical elements and the metabolism of the nutrient elements of the soil against plant support.
It is strongly correlated with the amount of organic matter present and its level of stability as well as the qualitative and quantitative level of biodiversity.

The main causes of loss of biological fertility are identifiable in the main causes of degradation to which soil is encountered such as:
1) erosion;
2) loss of organic matter and fertility;
3) landslides;
4) cementation;
5) salinisation;
6) compacting;
7) pollution.
In turn, each of these pressures can be explained by a myriad of causes: for example, the “pollution” item, which can be caused by soil contamination from undesirable chemicals such as heavy metals or agropharmaceuticals, excess nutrients, but also pathogens , entry of alien organisms, radioactivity, etc.
Across the planet, especially where “industrial” farming is applied, the loss of biological fertility is much more frequent than one might believe.
Another consideration that must be emphasized is the ecosystemic soil formation service that is guaranteed by the microorganisms: to have 1 cm of fertile soil requires 1,000 years, this implies that the soil is a non-renewable resource that needs to be protected and preserved.
In this contribution we will then see how to recover biologically a soil and therefore its fertility.
In order to be able to do so, it is necessary to adopt agricultural systems that can be traced back to the concept of regenerative agriculture.
Regenerative agriculture is a cultivation technique that allows you to benefit from the land’s properties without exploiting or impoverishing it. Returning to a natural agriculture does not only have economic benefits, it also has a qualitative point of view.
Every year, only in Italy, due to the abandonment of the mountain by the peasants and the increase in cementation, the agricultural area is reduced. On the other hand, the most easily farmed agricultural land becomes poorer due to intensive exploitation.
Since the Second World War, with the process of industrialization of agriculture known as the Green Revolution (achieved above all by the Treaty of Rome in 1960), there has been an impressive increase in productivity of agricultural land. To the extent that yields were duplicated, however, the soil was diluted, eroded, demineralized, and made essentially sterile by the massive use of irrigation, synthesis products, and destructive mechanization. Soil is a delicate and very complex ecosystem, a network of very close relationships between plants, minerals, animals and microorganisms. The balance of this system is strongly compromised by the practices of chemical and industrial agriculture and, in order to recover its efficiency and functionality, it is necessary to act on the three fundamental components of the soil: minerals, organic matter and microbiology. For each of these components we have different techniques available, depending on the ecological conditions of the company and available local resources.
Moreover, agricultural products derived from so-exploited soils have less nutritional and organoleptic value, contributing to another “burning” that is that of food health.
It takes several years to bring agricultural soil back to good levels of fertility and biological vitality, but by embarking on a change in organic agriculture since the second year, improvements to soil structure and porosity are noticed. In the process of regenerating the soil, it is important to change the mechanization in the farm. In the production environment, “ecologically correct” we have to relegate the plow to the only breaks of the medicines, because the reversal of the ploughs causes a disturbance of the soil balance, and the passage of the vomere seals the natural porosity of the soil creating a working sole. Traditionally, the soil is then refined, sown and finally rolled. This creates the momentary conditions for seed germination, but it “condones” the growing plasticity and compaction soil year by year. The solution proposed by the industry is the use of increasingly powerful tractors and increasingly invasive vehicles. A partial solution to this is given by the use of unattractive machines, such as punchers with very thin anchors that work the ground just underground without lifting it. Unlike what we teach in agrarian faculties machines never improve soil, but they bend it to the momentary demands of agricultural production, but its long-term structure and functionality.
Another criterion for increasing porosity and decreasing soil plasticity is to use cover crops, annual species of different families (legumes, grasses, brassicaceae), whose roots work at different depths, creating the conditions for the subsequent good cultivation afforestation productive. Also, once sown, cover crops return to the soil organic matter and minerals, contributing to its regeneration.
This model is perfectly applicable in companies ranging from 2 to 200 hectares. Almost all Italian agriculture comes in.
With the sentimentality this is the only way of the future if we do not want to get a systemic eco disaster of biblical proportions.
Unfortunately, after years of “washing” the minds towards this direction for farmers, the greatest effort is to acquire a new perspective, to understand that the actions they are doing must serve to give an income, but also to change a state of affairs that if it lasts there will lead to an unprecedented failure. For example, it is difficult to explain that the health conditions of a crop are to be pursued in the richness and vitality of the soil, and not in the treatment of the symptoms of diseases with the use of agrochemicals.
In the long years of research at the University of Palermo, we have always been able to demonstrate, with full-field experiences as this truth is universal and unique. Farms are geared towards buying these poisons, which, besides the obvious damage to the environment and human health, never “accessories” damage. In fact, agro-drugs (or phytopharmaceuticals or pesticides, as we want to define them) poison and debilitate plants and cause heavy imbalances in insect populations, with unforeseeable consequences for subsequent years. This is a reversal of a perverse mechanism that sees farmers unable to get away from the technology package proposed by industry.
What often does not reflect the farmer (who often fails to orient himself in this “modern” but unnatural agriculture) is that from the economic point of view we can talk about savings rather than a cost, ‘elimination of all synthesis products, which in our agriculture represent 20-40% of total costs. As for our training courses, the cost never exceeds 180 euros for the three days, but we often manage to keep the lowest rates thanks to the contribution of foundations and local institutions.
For this reason it is necessary to start creating Rigenerative Agriculture courses where there should be no State of the Planet that does not invest large sums if it does not want to condemn itself and the Hunger Planet (the same one that with false proclamations wants to fight the multinationals of the products and misinformation).
Obviously these courses should provide the perfect combination of theory and practice. It is time to finish it with fake courses (of theory alone) often held by people of dubious preparation.
In order to implement regenerative agriculture, however, one must not only look at ecological sustainability; you also have to deal with the economic one. In fact, we must always start from an economic-financial analysis of the company based on the study of the budgets of recent years. One needs to understand how the company spends its money, and what are the biggest spending items: it is almost always realized that the outflows for the purchase of fertilizers and agro-chemicals represent a value that contributes heavily to the suffering of the company .
This factor is, at the same time, inconsistent even from an ecological point of view because agriculture, as a systemic eco activity, should emulate the principles of ecology (cells that produce energy rather than absorb) instead our farms do almost always the opposite.
For this reason, in order to apply the concepts of regenerative agriculture, we must first collect for each company the ecological characteristics of the area and specific data, such as topography, orography, used farming techniques and available machinery. Obviously, the soils should be carefully studied, also by taking various samples to be subjected to chemical, physical and, ultimately, chromatographic examination. Chromatography is a qualitative soil analysis that shows, with a kind of picture, the relationship between organic matter, minerals, and organic soil activity. The result often shows compacted, demineralized, and vitality-free soils; Comparison with fertile and vital soil analyzes is a shock for farmers who realize the damage to the techniques usually employed.
All of these data, combined with a careful reading of the physico-chemical analysis of the soils, indicate the way forward in presenting to the company a work plan that covers many aspects: crop planning, mechanization, fertilization, nutrition and defense of plants, hydraulic arrangements. During the year, the production process is continuously monitored with field visits, and the work plan is confirmed or adapted based on the answers received.
At this point, the question is: do we want to continue investing in poisons or human resources, mainly forming the young doctors of agronomists and forestry doctors to this logic?
The answer is yes, but with what policy do we talk?

Guido Bissanti




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Cómo restaurar la fertilidad del suelo

La fertilidad biológica del suelo se puede definir como la cantidad de organismos que viven en el suelo y su actividad potencial, sino también por el contenido de sustancias útiles para su vida y los intercambios de energía que se producen entre ellos; se expresa en última instancia por la operación de los servicios ecosistémicos que garantiza el terreno.
Se representa por el grado de fertilidad que un suelo puede expresar hacia ciclos biogeoquímicos de los elementos químicos y del metabolismo de los nutrientes del suelo contra el soporte para la planta.
Está fuertemente correlacionado con la cantidad de materia orgánica presente y su nivel de estabilidad, así como con el nivel cualitativo y cuantitativo de biodiversidad.

Las principales causas de la pérdida de fertilidad biológica son identificables en las principales causas de degradación a las que se encuentra el suelo, tales como:
1) erosión;
2) pérdida de materia orgánica y fertilidad;
3) deslizamientos de tierra;
4) cementación;
5) salinización;
6) compactación;
7) contaminación.
A su vez, cada una de estas presiones puede declinarse en una miríada de causas: tomar por ejemplo la entrada “contaminación”, que puede producirse por la contaminación del suelo por los productos químicos no deseados, tales como metales pesados, o agroquímicos, el exceso de nutrientes, sino también patógenos , entrada de organismos alienígenas, radioactividad, etc.
En todo el planeta, especialmente donde se aplica la agricultura “industrial”, la pérdida de fertilidad biológica es mucho más frecuente de lo que se podría pensar.
Otra consideración que es absolutamente necesario que resaltar para el ecosistema de servicio de la formación del suelo que está garantizada por los microorganismos: tener la formación de 1 cm de suelo fértil lleva 1.000 años, esto implica que el suelo es un recurso no renovable que debe ser protegido y preservado.
En esta contribución, veremos cómo recuperar biológicamente un suelo y, por lo tanto, su fertilidad.
Para poder hacerlo, es necesario adoptar sistemas agrícolas que se remonten al concepto de agricultura regenerativa.
La agricultura regenerativa es una técnica de cultivo que le permite beneficiarse de las propiedades de la tierra sin explotarla o empobrecerla. Volver a una agricultura natural no solo tiene beneficios económicos, sino que también tiene un punto de vista cualitativo.
Cada año, solo en Italia, debido al abandono de la montaña por parte de los campesinos y al aumento de la cementación, se reduce el área agrícola. Por otro lado, la tierra agrícola más fácilmente cultivable se empobrece debido a la explotación intensiva.
Desde la Segunda Guerra Mundial, con la industrialización de la agricultura conocida como la revolución verde (que se logra principalmente en el Tratado de Roma de 1960), ha habido un aumento impresionante de la productividad de las tierras agrícolas. En la medida en que duplica los rendimientos, sin embargo, los suelos se lixivian, erosionado, desmineralizada y se hace sustancialmente estéril por el uso masivo de riego, productos sintéticos y por una mecanización destructiva. El suelo es un ecosistema delicado y muy complejo, una red de relaciones muy estrechas entre plantas, minerales, animales y microorganismos. El saldo de este sistema se ve comprometida en gran medida por las prácticas agrícolas químicos e industrializados y, para recuperar la eficiencia y la funcionalidad, es necesario actuar sobre los tres componentes básicos del suelo: el mineral, la sustancia orgánica y la microbiología. Para cada uno de estos componentes tenemos diferentes técnicas disponibles, dependiendo de las condiciones ecológicas de la empresa y los recursos locales disponibles.
Además, los productos agrícolas derivados de suelos explotados tienen menos valor nutricional y organoléptico, lo que contribuye a otra “quema” que es la salud de los alimentos.
¿Es que necesita varios años para llevar una tierra agrícola en buenos niveles de fertilidad y la vitalidad biológica, pero la realización de un cambio a la agricultura orgánica a partir del segundo año se observa mejoras en la estructura y la porosidad del suelo. En el proceso de regeneración del suelo, es importante cambiar la mecanización en la granja. En realidad productiva, “ecológicamente correcto” relegamos el arado solamente a la ruptura de alfalfa, porque el giro de las placas causa una perturbación del equilibrio del suelo, y el paso de la reja de arado sella la porosidad natural del suelo, creando una suela de mecanizado. Tradicionalmente, el suelo se refina, se siembra y finalmente se lamina. Esto crea las condiciones momentáneas para la germinación de la semilla, pero “condona” la creciente plasticidad y el suelo de compactación año tras año.
La solución propuesta por la industria es el uso de tractores cada vez más potentes y vehículos cada vez más invasivos. Una solución parcial a todo está dado por el uso de máquinas de poco impacto, tales como subsoladores con anclajes muy delgadas que trabajan la tierra justo por debajo de la superficie sin levantar. A diferencia de lo que enseñamos en la facultad de máquinas agrícolas que nunca mejoran el suelo, pero ceden a las necesidades momentáneas de la producción agrícola, sin embargo, poner en peligro la estructura y función en el largo plazo.
Otro criterio para aumentar la porosidad y disminuir la plasticidad del suelo es el uso de los cultivos de cobertura, las especies anuales de diferentes familias (leguminosas, gramíneas, crucíferas), cuyas raíces están trabajando en diferentes profundidades, creando las condiciones para la próxima buena afirmación de cultivos productiva. Además, una vez sembradas, los cultivos de cobertura devuelven al suelo la materia orgánica y los minerales, lo que contribuye a su regeneración.
Este modelo es perfectamente aplicable en empresas que varían de 2 a 200 hectáreas. Casi toda la agricultura italiana entra.
Con el sentimentalismo, este es el único camino del futuro si no queremos obtener un desastre ecológico sistémico de proporciones bíblicas.
Por desgracia, después de años de “lavado” de las mentes en este sentido para los agricultores el esfuerzo principal es obtener una nueva perspectiva, entienden que las acciones que realizamos debe servir Sí para realizar un ingreso, sino también para cambiar un estado de cosas que si persistía allí conducirá a una falla sin precedentes. Por ejemplo, es difícil de explicar que la salud de un cultivo que debe buscarse en la riqueza y la vitalidad de la tierra, y no en el tratamiento de los síntomas de la enfermedad con el uso de agroquímicos.
En los largos años de investigación en la Universidad de Palermo siempre fueron capaces de demostrar, con experiencia en el campo abierto, ya que la verdad es universal y único. Las granjas están orientadas a comprar estos venenos, que, además del daño obvio al medio ambiente y la salud humana, nunca son daños “accesorios”. De hecho, los productos agrícolas (o productos fitosanitarios o plaguicidas, tal y como los definen) veneno y debilitan las plantas y provocan desequilibrios pesados ​​en las poblaciones de insectos, con consecuencias impredecibles para los años siguientes. Esto es una reversión de un mecanismo perverso que ve a los agricultores incapaces de deshacerse del paquete de tecnología propuesto por la industria.
Lo que a menudo no refleja el agricultor (que a menudo no logra orientarse en esta agricultura “moderna” pero poco natural) es que desde el punto de vista económico se puede hablar de ahorro, en lugar de un costo, porque partimos de ‘eliminación de todos los productos de síntesis, que en nuestra agricultura representan el 20-40% de los costos totales. En cuanto a los cursos de formación, el coste nunca excede de 180 euros para los tres días, pero a menudo no logran mantener el porcentaje más bajo gracias a las contribuciones de fundaciones e instituciones locales.
Por esta razón es necesario para iniciar la creación de Agricultura cursos Regenerativa donde no debe existir en el Estado planeta que no invierte grandes sumas de dinero si usted no quiere condenarse a sí mismo y el hambre del planeta (el mismo que con afirmaciones falsas que quieren combatir producto multinacional y desinformación).
Obviamente, estos cursos deberían proporcionar la combinación perfecta de teoría y práctica. Es hora de terminarlo con cursos falsos (solo de teoría) a menudo en manos de personas de dudosa preparación.
Sin embargo, para implementar la agricultura regenerativa, no solo se debe considerar la sostenibilidad ecológica; también tienes que lidiar con el económico. De hecho hay que partir siempre desde el análisis económico y financiero de la empresa basada en el estudio de los presupuestos de los últimos años. Usted tiene que entender cómo la empresa gasta su dinero, y cuáles son los elementos más significativos de gastos: casi siempre, nos damos cuenta que las salidas en la compra de fertilizantes y productos químicos agrícolas representan un valor que contribuye significativamente a determinar el sufrimiento de la empresa .
Este factor es, al mismo tiempo, incongruente desde un punto de vista ecológico, porque la agricultura, siendo las actividades eco sistémicos, debe emular los principios de la ecología (las células que producen energía y lo absorbe) en lugar de nuestras granjas son casi siempre lo opuesto.
Por esta razón, con el fin de aplicar los conceptos de la agricultura regenerativa, hemos recogido anteriormente, para cada empresa, las características ecológicas de la zona y la información específica, como la topografía, el terreno, las técnicas de cultivo utilizadas y la maquinaria disponible. Obviamente debe ser estudiada cuidadosamente los suelos, incluso a través de Fetch de diferentes muestras que se han sometido a un examen químico, físico y, por último pero no menos importante, cromatográfico. La cromatografía es el análisis cualitativo de la muestra de suelo, con una especie de imagen, la relación entre la materia orgánica, los minerales y la actividad biológica del suelo. El resultado muestra suelos menudo compactados, desmineralizada y libre de cualquier vitalidad de negocios; la comparación con el análisis de suelos fértiles y viables es un shock para los agricultores, que dan cuenta de la nocividad de las técnicas empleadas habitualmente.
Todos estos datos, combinados con una lectura cuidadosa de análisis de suelos física y química, nos muestran el camino a seguir en la presentación de la empresa con un plan de negocio que opera en varios aspectos: la programación de la cultura, la mecanización, fertilización, nutrición y protección de plantas, arreglos hidráulicos. Durante el año, va continuamente se controlará el proceso de producción con visitas de campo, y la encimera se confirma o reajustarse en función de las respuestas obtenidas.
En este punto, la pregunta es la siguiente: queremos seguir invirtiendo en venenos o recursos humanos, formando especialmente los médicos jóvenes de Agronomía y Doctores de la silvicultura en esta lógica?
La respuesta es sí, pero ¿con qué política hablamos?

Guido Bissanti




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