Tanacetum parthenium

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Tanacetum parthenium

Il Partenio (Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip., 1844) appartiene alla famiglia delle Asteraceae. Questa specie, a seconda dei luoghi, viene chiamata in diversi modi: tra questi ricordiamo i termini di amarella, amareggiola, maresina, matricale ed erba marga.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico il Partenio appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Asteroideae, Tribù Anthemideae, Sottotribù Tanacetinae e quindi al Genere Tanacetum ed alla Specie T. parthenium.

Etimologia –
Il termine generico deriverebbe dall’alterazione di “Athanasia”= “immortale”, molto probabilmente per le caratteristiche dei suoi fiori che sono a lunga persistenza. L’epiteto della specie deriva invece dall’antica denominazione, che fu usata da Ippocrate, per indicare una pianta in grado di curare le ferite. Il Parthenium è citato anche da Dioscoride anche se non si ha la certezza di quale pianta parlasse. Il termine ha a che fare comunque con il Partenone e secondo Plinio questa pianta, fu usata per guarire “Vernulo” grande architetto poi morto cadendo dall’impalcatura del tempio.
Secondo altri A.A. il termine potrebbe riferirsi al nome di una vergine che in greco si chiamava “Parthenòs”.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Partenio si trova più facilmente nei luoghi pietrosi ed incolti della fascia temperata europea, nell’America settentrionale e meridionale e nella regione del Caucaso. In Italia il suo habitat naturale è sui muri e ruderi, in terreni fertili, lungo le siepi e con una diffusione altimetrica che va dal livello del mare ai 1500 m s.l.m.. Nonostante le sue grandi potenzialità applicative, oggi, in Italia, la si trova soltanto nei giardini a scopo ornamentale.

Descrizione –
Il Tanacetum parthenium è una pianta erbacea perenne glabrescente dal caratteristico odore di piretro, alta 30 – 80 cm e con radice fittonante. Lo si riconosce per il suo fusto eretto con striature rossastre, pubescente, con rami che si diramano nella parte superiore formando un corimbo lasso.
Le foglie di questa specie sono alterne, bipennatosette, con le basali precocemente caduche, quelle caulinari inferiori munite di picciolo di 2-4 cm e lamina di 3-4 x 6-9 cm e divise in 5-11 segmenti profondamente pennato-partiti e con denti marginali e ottusi. I fiori sono posti su capolini vistosi (Ø 1 cm) con involucro di squame angolose sul dorso e muniti di peduncolo di 2-4 cm.
Possiede fiori bianchi, ligule lineari di 5 -10 mm con venature longitudinali e con apice tronco bi-trifido. Involucro appiattito con brattee aventi bordo scarioso. Squame acute e completamente erbacee. I Fiori del disco sono invece tubulari e gialli. Gli acheni sono delle dimensioni di 1,5 mm con 5-6 coste chiare e sormontati da una coroncina dentata di 0,2 – 0,3 mm.

Coltivazione –
Il Partenio per raggiungere il suo massimo sviluppo sono necessari all’incirca 2-5 anni. La pianta viene indicata anche con due sinonimi: Chrysanthemum parthenium e Matricaria parthenium.
La coltivazione di questa specie può essere condotta in differenti modi in funzione dell’utilizzo che se ne deve fare: giardino informale, giardino di ghiaia, giardino mediterraneo, vaso o contenitore, giardino architettonico, terrazzo o cortile, giardino roccioso, prato o in pieno campo, giardino fiorito, giardino di campagna, giardino costiero, giardino sub-tropicale.
La coltivazione di questa specie per uso tradizionale agricolo è poco diffusa ma, per le sue applicazioni in campo terapeutico ha grandi potenzialità.
Il tipo di substrato adatto per la crescita della pianta di Tanacetum parthenium può essere variabile, quelli che possono dare maggiori risultati sono le tipologie: gessoso, grasso, sabbioso e argilloso. Il terreno di coltivazione può avere un pH: acido, alcalino e neutro.
L’orientamento rispetto ai punti cardinali non è importante si adatta a tutte le posizioni. L’esposizione alla luce può essere in pieno sole, mezza ombra, ombra. Chiaramente l’esposizione incide sulle qualità organolettiche della pianta e sugli aspetti ornamentali per cui va decisa a priori in funzione del suo concreto utilizzo.
Comunque sia la pianta di Tanacetum parthenium è una pianta abbastanza adattabile alle più disparate condizioni di crescita non necessita quindi di accorgimenti colturali costanti ma per crescere bene ha bisogno di una posizione esposta.

Usi e Tradizioni –
Il partenio possiede una buona quantità di flavonoidi come luteolina, quercetina, apigenina ed axillarina, principi attivi a cui si deve parte della sua azione spasmolitica sulla muscolatura liscia viscerale. Contiene anche composti bi- o triciclici chiamati sesquiterpeni, come il partenolide, il costunolide, l’artemorina e la santamarina, che sono amari e modulano le funzioni del sistema della serotonina, da cui la loro proprietà di profilattici dell’evento emicranico. Da notare che le tisane che si preparano a base di partenio sono efficaci solo come preventive dell’attacco; non hanno alcuna efficacia quando l’emicrania è in corso.
Nella tradizione popolare, il partenio ha trovato spesso impiego nei casi di reumatismi articolari e nella prevenzione delle cefalee. Nella fitoterapia moderna è principalmente usato nella profilassi dell’emicrania. È però dotato di buone proprietà toniche, emmenagoghe ed antispastiche.
Il partenio non dovrebbe essere assunto in soggetti che hanno allergie ad altre Asteracee e comunque dovrebbero consultare il proprio medico prima di assumere Partenio.
Negli ultimi tempi  il partenio ha suscitato un interesse acceso tra i ricercatori del campo immunologico, reumatologico ed oncologico. Uno dei suoi costituenti, infatti, il partenolide, è risultato in laboratorio un potente antinfiammatorio su modelli sperimentali animali di malattie invalidanti come l’artrite reumatoide ed il lupus eritematoso sistemico. Questo composto agisce direttamente da inibitore del fattore di trascrizione delle catene kappa anticorpali dei linfociti B (NF-kB), che serve alle cellule immunitarie alla sintesi di molte citochine coinvolte nell’infiammazione. In più ha il vantaggio di inibire direttamente anche la 5-lipossigenasi, enzima che trasforma l’acido arachidonico nei noti mediatori infiammatori leucotrieni. Si è visto che il partenolide è molto efficace nel sopprimere (questo almeno in vitro o in modelli di tessuto tumorale trapiantato su animali da esperimento) la proliferazione di alcuni tipi di cellule maligne, sia provenienti da tumori solidi che ematologici (carcinoma gastrico, polmonare, prostatico e mieloma multiplo, per citarne alcuni). A parte il suo potere inibitorio sul fattore NF-kB, come accennato sopra, il partenolide alchila l’enzima DNA-citosina metiltrasferasi (DNMT 1), che modifica il DNA portando alla repressione genica di molte porzioni di cromatina. In pratica, il partenolide agirebbe allo stesso modo del chemioterapico 5-azacitidina, usato come induttore del differenziamento cellulare nella terapia di neoplasie ematologiche (mieloma multiplo, sindromi mielodisplastiche, ecc.).
Ad oggi però mancano però dati provenienti da trials clinici umani al riguardo e questa è una grave carenza nel settore della sperimentazione del settore.
Di questa pianta si utilizzano le foglie, raccolte in giugno-luglio, fresche o essiccate all’ombra. I capolini raccolti tra luglio e settembre si possono utilizzare al posto della camomilla. Un altro uso che si può fare di questi, se essiccati e ridotti in polvere, è come insetticida, in quanto contengono piretro.
Nella medicina il partenio popolare veniva utilizzato contro la malaria, il raffreddore, il catarro. Era anche usato contro i disturbi nervosi causati dall’isterismo post-parto.
La pianta, veniva anche utilizzata contro le convulsioni e anche per calmare i bambini irrequieti. Più di recente si è dimostrata efficace contro il mal di testa in generale, l’emicrania in modo specifico e anche per curare gonfiori, contusioni ed ecchimosi. Il gusto amaro di questa specie sembra che eserciti un effetto benefico sul fegato e l’apparato digerente.
Pianta consacrata da Plinio alla dea Minerva, il partenio era usato in antichità per la cura di tutte le problematiche femminili. Veniva consigliato per stimolare le contrazioni uterine e favorire il parto o l’espulsione della placenta.
Nella fitoterapia moderna invece viene utilizzato per prevenire crisi di emicrania e cefalea, ma è stato via via riscoperto il suo benefico effetto in caso di sindrome premestruale e dolori durante il ciclo.
Il suo principio attivo è il partenolide, analgesico che esplica un’azione di rilassamento della muscolatura liscia dei vasi sanguigni. Inoltre impedisce il rilascio di serotonina, causa scatenante dell’emicrania.
Anticamente, la pianta, veniva anche chiamata “bottone dello scapolo” perché i giovani tenevano in tasca il suo fiore, specialmente quando iniziavano il corteggiamento di una ragazza. Venne chiamato piretro (fuoco) per il sapore piccante della radice.
È strano notare che fino gli anni Settanta, il Tanaceto è stato considerato una pianta di scarso valore medicinale. A quanto affermano molte fonti, il partenio era usato fin dai tempi antichi per trattare le forme febbrili ed era chiamato col nome latino di febrifugia, ma tanto l’uso quanto la denominazione sono errati.
I medici antichi, tra cui anche Dioscoride e Galeno, usavano infatti il suo nome greco, parthenion, e lo prescrivevano per problemi mestruali e di parto, e non per la febbre. In Inghilterra il nome pathenon cadde in disuso e la pianta fu ribattezzata ifeatherfoili a causa delle sue foglie dai margini pennati, nome dal quale si sviluppò feverfew. Con questo nuovo nome, il partendo iniziò ad essere utilizzato in erboristeria come trattamento febbrifugo. La pianta venne coltivata attorno alle abitazioni nella speranza di purificare l’aria e scacciare la malaria, che si riteneva erroneamente provocata dall’aria cattiva.
Per qualche tempo alcuni erboristi raccomandarono il partenio per altre affezioni, in particolare per la cefalea. Nel XVII secolo, in Inghilterra, John Parkinson sosteneva che il partenio «è molto efficace per tutti i dolori del capo». Cento anni dopo, John Hill scriveva: «Nella peggiore delle cefalee, questa erba supera qualsiasi altra erba nota».
La maggior parte degli erboristi, tuttavia, rimase legata al tradizionale impiego ginecologico del partenio. L’erborista inglese del XVII secolo Nicholas Culpeper lo definì un “tonico generale dell’utero”, prescrivendolo in infusi per raffreddori e congestioni del petto. Culpeper riconobbe anche il declino dell’erba, dichiarandola “non molto usata nella prassi attuale”.
I primi coloni introdussero il partenio nell’ America settentrionale, dove la malaria era un problema assai grave, ma cadendo in disuso in Inghilterra, l’erba cessò di essere usata anche negli Stati Uniti.
Gli eclettici americani del XIX secolo lo prescrivevano prevalentemente come emmenagogo e nel trattamento dell’“isteria femminile” (disturbi mestruali) e di alcune malattie febbrili.
Alla fine degli anni Settanta del nostro secolo, un caso fortuito fece sì che le precedenti osservazioni circa i benefici del partenio nei “dolori del capo” apparissero profetiche.
La moglie di un ufficiale medico del Comitato Nazionale Britannico del Carbone soffriva di emicranie croniche. Un minatore le raccontò allora di essere stato in passato un sofferente cronico di emicrania, e di aver risolto il suo problema masticando quotidianamente alcune foglie di partenio. La donna provò l’erba, riscontrò miglioramenti immediati, e in 14 mesi le cefalee erano scomparse.
Il marito sottopose l’esperienza della moglie all’attenzione del Dr. E. Stewart Johnson, medico presso la Clinica per la Cura delle Emicranie di Londra (City of London Migraine Clinic). Il Dr. Johnson somministrò foglie di partenio a dieci dei suoi pazienti. Tre si dichiararono guariti, e gli altri sette riscontrarono significativi miglioramenti.
Il Dr. Johnson somministrò in seguito il partenio a 270 pazienti sofferenti di emicrania, osservandone l’esperienza. Il 70 per cento riportò una significativa attenuazione del disturbo, un dato positivo, se si pensa che in molti pazienti il trattamento medico convenzionale non aveva apportato alcun sollievo.
Successivamente, il Dr. Johnson preparò un esperimento di alto rigore scientifico, in cui un gruppo di pazienti riceveva partenio, un gruppo di controllo un placebo di identico aspetto, ma né i ricercatori, né i pazienti poterono identificare i due gruppi fino alla conclusione dell’esperimento. Il gruppo trattato con partenio evidenziò miglioramenti di gran lunga più significativi di quelli riscontrati dal gruppo placebo. Poco tempo dopo, la rivista britannica di medicina Lancet rese noti i risultati di un esperimento ancor più rigoroso. A 72 pazienti sofferenti di emicrania furono somministrati con metodo randomizzato una capsula al giorno di partenio liofilizzato e polverizzato (l’equivalente di due foglie di dimensioni medie), oppure un placebo di identico aspetto. Né i volontari, né i ricercatori sapevano in che modo fossero distribuite le capsule di partenio e quelle di placebo. Dopo due mesi i gruppi furono invertiti, sicché il gruppo che aveva iniziato con il placebo riceveva ora il partenio, e viceversa.
I risultati furono strabilianti: il partenio riduceva le emicranie del 24 per cento, e le cefalee sofferte in concomitanza con l’assunzione dell’erba erano relativamente leggere, accompagnate da manifestazioni significativamente minori di nausea e vomito.
Si raccomanda comunque di non assumere il partenio in caso di gravidanza e non associarlo mai ad anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici, sia farmaceutici che erboristici. Per la sua somministrazione rivolgersi comunque a personale qualificato che potrà dare le indicazioni migliori su periodo di assunzione e dosaggio.

Modalità di Preparazione –
Del partenio vengono utilizzate le foglie, con annesse le parti aeree. L’infuso di Partenio ha effetti benefici ipotensivi, digestivi ed emmenagoghi. Tra luglio e Settembre si raccolgono le parti aeree della pianta e si essiccano. Si usano sotto forma di decotto o infuso che si sorseggia o si utilizza per fare impacchi su parti del corpo doloranti come infiammazioni della cute o dolori muscolari.
Uno dei metodi per attenuare l’emicrania è quindi quello di masticare due foglie fresche (o surgelate) al giorno, oppure assumere una pillola o capsula contenente 85 milligrammi di materiale fogliare. Il partenio ha sapore piuttosto amaro. In genere sono preferite le pillole o le capsule, rispetto alla masticazione delle foglie. Qualora le capsule di partenio non dovessero apportare benefici nell’arco di alcune settimane, è opportuno cambiare marca prima di rinunciare a questa erba. Si preparino degli infusi di partenio per sfruttarne i possibili benefici ipotensivi, digestivi ed emmenagoghi. Per preparare un infuso, usare 1/2-1 cucchiaino da tè di erba in una tazza di acqua bollente, lasciando in infusione per 5-10 minuti. La dose massima è di 2 tazze al giorno. In Italia è disponibile la tintura madre di partenio.
Il sapore amarognolo del partenio, trova il suo impiego in alcune preparazioni culinarie che richiedono un retrogusto amarognolo. Si utilizza soprattutto per preparare minestroni di verdure e zuppe in genere, frittate aromatiche ed inoltre si aggiunge alle pietanze di carni grasse.
Il partenio non deve essere somministrato a bambini di età inferiore a 2 anni. Per bambini di età superiore o anziani al di sopra dei 65 anni, iniziare con preparazioni leggere, aumentandone la potenza se necessario.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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Tanacetum parthenium

The feverfew (Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip., 1844) belongs to the Asteraceae family. This species, depending on the places, is called in several ways: among them we recall the terms amarella, amareggiola, maresina, matricale and marga grass.

Systematic –
From the systematic point of view feverfew belongs to the Domain Eukaryota, Kingdom Plantae, Superdivision Spermatophyta, Division Magnoliophyta, Class Magnoliopsida, Subclass Asteridae, Asterales Order, Family Asteraceae, subfamily Asteroideae, Tribe anthemideae, Subtribe Tanacetinae and then to the genus Tanacetum and the Species T Parthenium.

Etymology –
The generic term would derive from the alteration of “Athanasia” = “immortal”, most likely due to the characteristics of its flowers that are long-lasting. The epithet of the species comes from the ancient name, which was used by Hippocrates, to indicate a plant able to cure the wounds. The Parthenium is also quoted by Dioscoride even though it is not certain what plant to speak. The term has to do however with the Parthenon and according to Pliny this plant was used to heal “Vernulo” great architect then died when he fell from the scaffolding of the temple.
According to other A.A. The term could refer to the name of a virgin who in Greek was called “Parthenos”.

Geographic Distribution and Habitat –
Feverfew is more easily in rocky places and fallow the European temperate zone, North and South America and in the Caucasus region. In Italy its natural habitat is on the walls and ruins, in fertile soils, hedges and an elevation spread ranging from sea level to 1500 m above sea level. Despite its large potential applications, today, in Italy, is Only in ornamental gardens.

Description –
The Tanacetum parthenium is a perennial herbaceous glabrous plant with the characteristic smell of pyrethrum, 30 – 80 cm high and with a rooting root. It is recognized for its stem erect with reddish streaks, pubescent, with branches branching in the upper part forming a limb corimbo.
The leaves of this species are alternate, twin-bumped, with the basal ones early fallen, the lower caulian ones with petioles of 2-4 cm and leaf 3-4 x 6-9 cm and divided into 5-11 segments deeply pennato-parties and With marginal teeth and dull. The flowers are placed on pointed heads (Ø 1 cm) with an inconspicuous shell on the back and with a peduncle of 2-4 cm.
It has white flowers, linear ligulas of 5-10 mm with longitudinal veins and a bi-trifido trunk. Shrunk wrap with brattees with scary edges. Acute and completely herbaceous squamous. The disc flowers are tubular and yellow. The spindles are 1.5 mm in size with 5-6 light shingles and topped with a sprocket of 0.2 – 0.3 mm.

Cultivation –
The feverfew to achieve its maximum development is approximately two to five years. The plant is also indicated by two synonyms: Chrysanthemum parthenium and Matricaria parthenium.
The cultivation of this species can be carried out in different ways depending on the use that is to be done: informal garden, gravel garden, Mediterranean garden, jar or container, architectural garden, terrace or courtyard, rocky garden, meadow or full Field, flower garden, countryside garden, coastal garden, sub-tropical garden.
The cultivation of this species for traditional agricultural use is uncommon but, for its therapeutic applications, it has great potential.
The type of substrate suitable for the growth of the Tanacetum parthenium plant can be varied, the ones that can give greater results are the typologies: chalky, greasy, sandy and clayey. The cultivation medium can have a pH: acid, alkaline and neutral.
Orientation compared to cardinal points is not important for all positions. Exposure to light can be in full sun, half shade, shadow. Clearly, exposure affects the organoleptic qualities of the plant and the ornamental aspects, so it must be decided a priori according to its actual use.
However, the Tanacetum parthenium plant is a plant that is quite adaptable to the most varied growth conditions, so it does not require constant plant cultivation, but to grow well, it needs an exposed position.

Uses and Traditions –
Feverfew has a good amount of flavonoids such as lutein, quercetin, apigenine and axillary, active ingredients that are part of its spasmolytic action on smooth visceral muscle. It also contains bi- or tricyclic compounds called sesquiterpenes, such as partenolide, costunolide, artemorine and santamarin, which are bitter and modulate the functions of the serotonin system, from which their prophylactic properties are of the headache. It should be noted that herbal tea-based herbs are only effective as preventative of the attack; They have no effect when migraine is underway.
In popular tradition, partenion has often been used in cases of joint rheumatism and in the prevention of headaches. In modern phytotherapy it is mainly used in the prophylaxis of migraine. However, it has good tonic, emmenagogic and anti-spastic properties.
Parthenos should not be taken in subjects who have allergies to other Asteracea and should consult their physician before taking Parthenos.
In recent times, partenion has triggered a widespread interest among immunologic, rheumatologic and oncologic field researchers. One of its constituents, in fact, the partenolide, has proved to be a potent anti-inflammatory laboratory on animal experimental models of disabling diseases such as rheumatoid arthritis and systemic lupus erythematosus. This compound acts directly as an inhibitor of the transcription factor of antibodies capsules of lymphocytes B (NF-kB), which serves immune cells to the synthesis of many cytokines involved in inflammation. In addition, it has the advantage of directly inhibiting 5-lipoxygenase, an enzyme that transforms arachidonic acid into known leukotriene inflammatory mediators. Partenolide has been shown to be very effective in suppressing (this in vitro or in tumor tissue transplanted on experimental animals) the proliferation of certain types of malignant cells, either from solid or hematological tumors (gastric, lung, Prostate and multiple myeloma, to name a few). Apart from its NF-kB inhibitory power, as mentioned above, partenolide alkylates the enzyme DNA-cytosine methyltransferase (DNMT 1), which modifies DNA by leading to the gene repression of many chromatin portions. In practice, partenolide would act in the same way as 5-azacytidine chemotherapy, used as a cell differentiation inducer in the hematopoietic neoplasm therapy (multiple myeloma, myelodysplastic syndromes, etc.).
However, data from human clinical trials are lacking today, and this is a serious shortage in the field of industry experimentation.
This plant uses leaves harvested in June-July, fresh or dried in the shade. Capsules harvested between July and September can be used instead of chamomile. Another use that can be made of these, if dried and powdered, is as insecticide, as they contain pyrethrum.
In medicine, follicle was used against malaria, colds, and catarrh. It was also used against nervous disorders caused by post-natal hysteria.
The plant was also used against convulsions and also to calm the restless children. More recently, it has proven effective against headache in general, migraine in a specific way and also to cure swelling, bruising and bruising. The bitter taste of this species seems to have a beneficial effect on the liver and the digestive system.
Plinio consecrated plant to the goddess Minerva, the goddess was used in antiquity to care for all the feminine problems. It was recommended to stimulate uterine contractions and encourage the delivery or expulsion of the placenta.
In modern phytotherapy, however, it is used to prevent migraine and headache, but has been rediscovered its beneficial effect in the event of premenstrual syndrome and pain during the cycle.
Its active ingredient is the partenolide, an analgesic that exerts a relaxation action of the smooth muscle of the blood vessels. It also prevents the release of serotonin, a trigger of migraine.
In ancient times, the plant was also called “bunny button” because young people held their flower pockets, especially when a girlfriend’s courtship began. It was called pyrethrum (fire) for the spicy flavor of the root.
It is strange to note that until the 1970s Tanaceto was considered a plant of poor medical value. As many sources say, partenion has been used since ancient times to treat feverish forms and was called by the Latin name of febrifugia, but both use and denomination are incorrect.
The ancient doctors, including Dioscoride and Galen, used their Greek name, parthenion, and prescribed it for menstrual and childbirth problems, not fever. In England the name pathenon fell into disuse and the plant was renamed ifeatherfoili because of its leaves on the edge of the pennate, the name from which it developed feverfew. With this new name, starting began to be used in herbal medicine as a febrile treatment. The plant was cultivated around the homes in the hope of purifying the air and chasing malaria, which was thought to be wrongly caused by bad air.
For some time, some herbalists advocated partenion for other affections, especially for the headache. In the seventeenth century, in England, John Parkinson argued that partenion “is very effective for all the pain of the head.” A hundred years later, John Hill wrote: “In the worst of the headaches, this grass surpasses any other known herb.”
Most herbalists, however, remained linked to the traditional gynecological partenious use. The 17th-century British herbalist Nicholas Culpeper called him a “general tonic of the uterus”, prescribing it in infusions for colds and congestion of the chest. Culpeper also acknowledged the decline of the grass, declaring it “not very used in current practice”.
The first colonists introduced partenion in northern America, where malaria was a very serious problem, but falling into disuse in England, the grass ceased to be used in the United States.
The eclectic Americans of the nineteenth century prescribe it mainly as emmenagogo and in the treatment of “female hysteria” (menstrual disorders) and some febrile illnesses.
At the end of the seventies of our century, a fortuitous case made the previous observations about the benefits of partenion in the “pains of the boss” appear prophetic.
The wife of a medical officer of the British Coal National Committee suffered from chronic headaches. A miner told her then that she was in the past a chronic migraine sufferer, and solved her problem by chewing on some of her birthday leaves daily. The woman tried the grass, found immediate improvements, and in 14 months the headaches had disappeared.
Her husband submitted the wife’s experience to Dr. E. Stewart Johnson, a physician at the London City of London Migraine Clinic. Dr. Johnson gave ten-year-old leaves to his ten patients. Three declared themselves healed, and the other seven experienced significant improvements.
Dr. Johnson later gave birth to 270 patients with migraine headaches, observing their experience. 70 percent reported a significant attenuation of the disorder, a positive sign if one thought that in many patients the conventional medical treatment had made no relief.
Subsequently, Dr. Johnson prepared a high-rigorous scientific experiment in which a group of patients received partinen, a control group with a placebo of the same appearance, but neither the researchers nor the patients could identify the two groups until the end of the ‘experiment. The group treated with parthenia showed far more significant improvements than those found in the placebo group. Soon after, the British medical journal Lancet made the results of an even stricter experiment known. 72 patients suffering from migraine were randomized to a lyophilized and powdered day (the equivalent of two medium sized leaves) randomized capsule, or a placebo of the same appearance. Neither the volunteers nor the researchers knew how to distribute partridge and placebo capsules. After two months the groups were inverted, so the group that started with the placebo was now given the partenio, and vice versa.
The results were astonishing: partenion reduced headaches by 24 percent, and headaches suffered in concomitant use with grass were relatively light, accompanied by significantly less manifestations of nausea and vomiting.
It is however recommended not to take partenion in the event of pregnancy and never associate it with anti-coagulant or anti-tumor platelets, both pharmaceutical and herbal. However, seek medical attention from your doctor or pharmacist, who will be able to give you the best advice on dosing and intake.

Methods of Preparation –
Foliage is used with leaves, with adjacent parts of the air. Parthenos infusion has beneficial hypotensive, digestive, and emmenagogic effects. Between July and September, the aerial parts of the plant are collected and dried. They are used in the form of decoction or infusion that is succumbed or used to wrap on parts of the aching body like inflammation of the skin or muscle aches.
One way to mitigate migraine is therefore to chew two fresh (or frozen) leaves daily, or take a pill or capsule containing 85 milligrams of leaf material. The turnip has a rather bitter flavor. Generally preferred pills or capsules are preferred, compared to chewing leaves. If partridge capsules are not beneficial over a few weeks, a brand should be changed before giving up this herb. Prepare infusions of venison to exploit its possible hypotensive, digestive and emmenagogic benefits. To prepare an infusion, use 1 / 2-1 teaspoonfuls of grass in a cup of boiling water, leaving it infused for 5-10 minutes. The maximum dose is 2 cups a day. In Italy there is the mother dye of partenion dye.
The bitter taste of the marshmallow, finds its use in some culinary preparations that require bitter aftertaste. It is mainly used to prepare vegetable soups and soups in general, aromatic omelettes and also adds to the fatty meats.
Parthenosis should not be given to children under 2 years of age. For older children or older people over 65, start with light preparations, increasing their power if necessary.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. The Health of the Lord’s Pharmacy, Tips and Experiences with Medicinal Herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attention: Pharmaceutical applications and surgical uses are indicated for information purposes only; they do not represent any prescription of a medical type; Therefore, no responsibility for their use for any curative, aesthetic or food use is considered.




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Tanacetum parthenium

La Altamisa o amargaza (Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip., 1844) pertenece a la familia de las asteráceas. Esta especie, de acuerdo con el lugar, se llama de diferentes maneras, entre ellas recuerdan los términos de la Santamaría, amareggiola, maresina, matricale y marga Erba.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático matricaria pertenece a la Eucariontes dominio, reino de las plantas, Superdivision Spermatophyta, división Magnoliophyta, clase Magnoliopsida, subclase Asteridae, Asterales orden, familia Asteraceae, subfamilia Asteroideae, tribu Anthemideae, Subtribu Tanacetinae y luego al género Tanacetum y la especie T . parthenium.

Etimología –
El nombre del género deriva de la alteración de “Athanasia” = “inmortal”, muy probablemente debido a las características de sus flores que son de larga duración. El epíteto de la especie deriva del nombre antiguo, que fue utilizado por Hipócrates, para indicar una planta capaz de tratar las heridas. El Parthenium también se menciona por Dioscórides, incluso si usted no tiene la certeza de lo que habló planta. El término tiene que ver sin embargo con el Partenón y según Plinio esta planta se usa para tratar “Vernulo” gran arquitecto luego murió cuando se cayó del andamio del templo.
De acuerdo con otra de AA el término puede referirse al nombre de una virgen en griego se llama “parthenos”.

Distribución geográfica y hábitat –
La Altamisa es más fácilmente en lugares rocosos y del cultivo en la zona templada de Europa, América del Norte y del Sur y en la región del Cáucaso. En Italia su hábitat natural se encuentra en las paredes y ruinas, en suelos fértiles, setos y un diferencial de elevación que van desde el nivel del mar a 1500 metros sobre el nivel del mar. A pesar de sus grandes aplicaciones potenciales, hoy en día, en Italia, es sólo en jardines con fines ornamentales.

Descripción –
El Tanacetum parthenium es una planta herbácea perenne glabrescente su olor característico de piretro, alta 30 – 80 cm y con raíz principal. Se distingue por su tallo erguido con vetas de color rojizo, pubescente, con ramas que se ramifican en la parte superior que forma un marco corimbo.
Las hojas de esta especie son alternas, bipennatosette, con el basal precozmente de hoja caduca, aquellos inferior caulinar equipado con 2-4 cm pecíolo y lámina 3-4 x 6-9 cm y se divide en segmentos 5-11 profundamente pinnadas Partes y con los dientes marginales y sin brillo. Las flores se colocan en cabezas de las flores vistosas (Ø 1 cm) carcasa con escalas angulares en la parte posterior y provistas de un pedúnculo de 2-4 cm.
Tiene flores blancas, 5 -10 mm lígula lineal con venas longitudinales y ápice con el tronco bi-trifid. Carcasa con brácteas borde aplanadas que tiene scarioso. Escalas agudas y completamente herbáceas. Las flores del disco son tubulares y amarillo. Los aquenios son del tamaño de 1,5 mm con 5-6 costas claras y rematada por una corona dentada de 0,2 – 0,3 mm.

Cultivo –
Altamisa para llegar a su punto más alto se tarda unos 2-5 años. La planta también se muestra con dos sinónimos: Chrysanthemum parthenium y parthenium Matricaria.
El cultivo de esta especie puede llevarse a cabo de diferentes maneras dependiendo del uso que deben hacer lo informal jardín, jardín de grava, jardín mediterráneo, frasco o recipiente, jardín, terraza o patio, jardín de rocas, césped o en su totalidad campo, jardín de flores, jardín campo, jardín costera, jardín subtropical.
El cultivo de esta especie para uso agrícola tradicional no está muy extendida, pero, debido a sus aplicaciones en la terapia tiene un gran potencial.
El tipo de sustrato adecuado para el crecimiento de la planta Tanacetum parthenium puede ser variable, los que pueden proporcionar resultados más eficaces son los tipos: calcáreo, grasa, arena y arcilla. El cultivo de la tierra puede tener un pH: ácido, alcalino y neutro.
La orientación de los puntos cardinales no es adapta importantes para todas las posiciones. La exposición a la luz puede ser a pleno sol, sombra parcial, sombra. Es evidente que la exposición afecta a las cualidades organolépticas de la planta y en los aspectos ornamentales que deben ser decididos de antemano en función de su uso real.
Sin embargo, tanto la planta Tanacetum parthenium es bastante adaptable a las más diversas condiciones de crecimiento de las plantas, por tanto, no requiere técnicas de manejo del cultivo constantes para crecer bien, pero necesita una posición expuesta.

Costumbres y tradiciones –
La Altamisa posee una buena cantidad de flavonoides como la luteolina, quercetina, apigenina y axillarina, ingredientes activos que deben ser parte de su acción espasmolítica sobre el músculo liso visceral. También contiene compuestos bi- o tricíclico llamados sesquiterpenos como partenolida, la costunólido, la artemorina y Santamarina, que son amargo y modulan las funciones del sistema de la serotonina, de la que sus propiedades profilácticas de migraña del evento. Cabe señalar que los tés de hierbas que son preparados a base matricaria sólo son eficaces como un ataque preventivo; Ellos no tienen ningún efecto cuando la migraña está en marcha.
En la tradición popular, la matricaria menudo ha encontrado utilizado en casos de reumatismo y la prevención de dolores de cabeza. En la medicina herbaria moderna que se utiliza principalmente en la profilaxis de la migraña. Sin embargo, tiene buen tónico, emenagogo y antiespasmódico.
La matricaria no debe utilizarse en personas que tienen alergias a otra Asteraceae y en todo caso deben consultar a su médico antes de tomar la Santamaría.
Recientemente el interés, la matricaria ha suscitado entre los investigadores encendió la inmunología, reumatología y oncología. Uno de sus componentes, de hecho, partenolida, se encontró en el laboratorio un potente modelos animales experimentales anti-inflamatorios de enfermedades debilitantes, tales como artritis reumatoide y lupus eritematoso. Este compuesto actúa directamente como un inhibidor de las cadenas de anticuerpo kappa de factor de transcripción de células B (NF-kB), que sirve a las células inmunes a la síntesis de muchas citoquinas implicadas en la inflamación. Además tiene la ventaja de que también inhiben directamente la 5-lipoxigenasa, la enzima que transforma el ácido araquidónico en leucotrienos conocidos mediadores inflamatorios. Se ve que partenolida es muy eficaz en la supresión (esto por lo menos in vitro o en modelos de tumores de tejidos trasplantados en animales de experimentación) la proliferación de ciertos tipos de células malignas, ya sea de tumores sólidos hematológicos (cáncer gástrico, de pulmón, próstata y el mieloma múltiple, para nombrar unos pocos). Aparte de su poder un efecto inhibidor sobre el factor NF-kB, como se mencionó anteriormente, la partenolida alquilatos la enzima citosina-DNA metiltransferasa (DNMT 1), que modifica el ADN, dando lugar a la represión de genes de muchas porciones de la cromatina. En la práctica, la partenolida actuaría de la misma manera como quimioterapéutico 5-azacitidina, que se utiliza como un inductor de la diferenciación celular en el tratamiento de malignidades hematológicas (mieloma múltiple, síndromes mielodisplásicos, etc.).
Hasta la fecha, sin embargo, sin embargo, no hay datos de ensayos clínicos humanos en esto y esto es una grave escasez en el área de la prueba de campo.
De esta planta se utilizan las hojas, recogidos en junio y julio, frescos o secos en la sombra. Las cabezas recogidas entre julio y septiembre se pueden utilizar en lugar de la manzanilla. Otro uso que puede hacer de estos, si se seca y en polvo, es como insecticida, ya que contienen piretro.
En la medicina popular matricaria se usa contra la malaria, resfriados, catarros. También fue utilizado para los trastornos nerviosos causados ​​histeria después del parto.
La planta también se utiliza contra las convulsiones y también para calmar a los niños inquietos. Más recientemente se ha demostrado eficaz contra los dolores de cabeza en general, la migraña y también específicamente para el tratamiento de inflamaciones, hematomas y contusiones. El sabor amargo de esta especie parece ser que ejerce un efecto beneficioso sobre el hígado y el sistema digestivo.
Planta consagrada por Plinio a la diosa Minerva, matricaria fue utilizado en la antigüedad para el cuidado de todos los asuntos de la mujer. Se recomendó a estimular las contracciones uterinas y facilitar el parto o expulsión de la placenta.
En la medicina herbaria moderna lugar se usa para prevenir crisis de migraña, pero se ha vuelto a descubrir poco a poco su efecto beneficioso en el caso del síndrome premenstrual y el dolor durante el ciclo.
Su ingrediente activo es partenolida, un analgésico que ejerce una acción de relajación del músculo liso de los vasos sanguíneos. También previene la liberación de serotonina, desencadenante de la migraña.
En la antigüedad, la planta también se conoce como “botón del soltero” porque los jóvenes estaban sosteniendo flores en sus bolsillos, especialmente cuando comenzaron el cortejo de una niña. Se llamaba piretro (fuego) por el sabor picante de la raíz.
Es curioso observar que hasta los años setenta, el Tansy se consideró una pequeña planta valor medicinal. Como dicen muchas fuentes, se utilizó la Santamaría desde la antigüedad para tratar las formas febriles y fue llamado por el nombre latino de febrifugia, pero mucha utilidad debido a que el nombre es incorrecto.
Los médicos de la antigüedad, incluyendo Dioscórides y Galeno, de hecho, utilizan su nombre griego, Parthenion, y se prescriben para los problemas menstruales y el parto, y no para la fiebre. En Inglaterra el nombre Pathenon cayó en desuso y la planta fue renombrado ifeatherfoili debido a sus hojas arrancadas desde el borde, el nombre con el que se desarrolló la Santamaría. Con este nuevo nombre, el principio comenzó a ser utilizado en la medicina herbal como tratamiento antipirético. El árbol fue plantado alrededor de las casas con la esperanza de purificar el aire y protegerse de la malaria, que se cree por error causado mal aire.
Durante un tiempo, algunos herbolarios elogiaron la Santamaría a otras enfermedades, en particular dolor de cabeza. En el siglo XVII en Inglaterra, John Parkinson afirmó que la Santamaría “es muy eficaz para todos los dolores de la cabeza.” Cien años más tarde, John Hill escribió: “En el peor de los dolores de cabeza, esta hierba que cualquier otra hierba conocida.”
La mayoría de los herbolarios, sin embargo, siguió vinculada a la utilización ginecológica tradicional de la Santamaría. El Inglés herbolario siglo XVII Nicholas Culpeper lo llamó un “tónico general uterina”, prescrivendolo en infusiones para los resfriados y la congestión del pecho. Culpeper también reconoció la disminución hierba, declarando que “no mucho utilizado en la práctica actual.”
Los primeros colonos introdujeron en la Santamaría ‘América del Norte, donde la malaria era un problema muy grave, pero cayó en desuso en Inglaterra, la hierba dejó de ser utilizado en los Estados Unidos.
Los americanos eclécticos del siglo XIX prescriben principalmente como un emenagogo y para tratar ‘ ‘histeria femenina’(trastornos menstruales) y algunas enfermedades febriles.
A finales de los años setenta del siglo XX, un golpe de suerte hizo que los comentarios anteriores sobre los beneficios de la Santamaría en la “cabeza” aparecieron dolores proféticos.
La esposa de un médico de la Junta Nacional del Carbón británica sufría de dolores de cabeza crónicos. Un minero le dijo entonces que una vez fue una persona con migraña crónica, y había resuelto su problema masticando cada día unas cuantas hojas de matricaria. Ella trató de la hierba, se encontró mejoras inmediatas, y en 14 meses los dolores de cabeza desaparecieron.
El marido se sometió a la experiencia de su esposa a la atención del Dr. E. Stewart Johnson, un médico en la clínica para el tratamiento de migrañas Londres (City of London Migraine Clinic). El Dr. Johnson matricaria administrada deja a diez de sus pacientes. Tres mismos declarados sanos, y los otros siete riscontrarono mejoras significativas.
El Dr. Johnson posteriormente realizó matricaria a 270 pacientes con migraña, la observación de la experiencia. 70 por ciento reportó una atenuación significativa de la perturbación, una cifra positiva si tenemos en cuenta que en muchos pacientes el tratamiento médico convencional no había traído ningún alivio.
Posteriormente, el Dr. Johnson prepara un experimento de alto rigor científico, en el que un grupo de pacientes que recibieron la Santamaría, un grupo de control una apariencia idéntica de placebo, pero ni los investigadores ni los pacientes fueron capaces de identificar los dos grupos hasta la conclusión de ‘experimento. El grupo tratado con la matricaria destacó mejoras más significativa, con mucho, las que se encuentran entre el grupo placebo. Poco tiempo después, la revista médica británica Lancet dio a conocer los resultados de un experimento más riguroso. A 72 pacientes de migraña se administraron método aleatorio con una cápsula al día de liofilizado y pulverizado matricaria (el equivalente de dos hojas de tamaño medio), o un placebo de aspecto idéntico. Ni los voluntarios ni los investigadores sabían cómo se distribuyeron cápsulas de matricaria y los del placebo. Después de dos meses, los grupos se revirtieron, por lo que el grupo que había comenzado con el placebo recibido ahora la Santamaría, y viceversa.
Los resultados fueron sorprendentes: dolores de cabeza reducidas matricaria un 24 por ciento, y los dolores de cabeza sufridas en conjunción con el consumo de pasto fue relativamente ligero, acompañado de manifestaciones significativamente más bajos de náuseas y vómitos.
Se recomienda no tomar matricaria si está embarazada y no se asocia con anticoagulantes o antiagregantes plaquetarios, así como hierbas farmacéutica. Para su administración todavía recurrir a personal cualificado que pueden dar la mejor orientación sobre la contratación y período de dosificación.

Modo de preparación –
Se utilizan hojas de Santamaría Del, con partes aéreas asociadas. La matricaria ha inculcado hipotensor beneficioso, digestivo y emmenagoghi. Entre julio y septiembre recogemos las partes aéreas de la planta y se secan. Se utilizan en forma de decocción o infusión que disfruta o se utiliza para hacer compresas sobre las partes doloridas del cuerpo, tales como la inflamación de la piel o dolores musculares.
por lo tanto, uno de los métodos para mitigar la migraña es masticar dos hojas frescas (o congeladas) por día, o tomar una píldora o cápsula que contiene 85 miligramos de material de hojas. La matricaria tiene un gusto bastante amargo. Son generalmente prefieren píldoras o cápsulas, en comparación con la masticación de las hojas. Cuando las cápsulas de Santamaría no traen beneficios a lo largo de unas semanas, se debe cambiar de marca antes de abandonar esta hierba. Se preparan infusiones de matricaria para explotar los posibles beneficios hipotensor, digestivo y emmenagoghi. Para preparar una infusión, utilice 1 / 2-1 cucharadita de té de hierbas en una taza de agua hirviente, dejar en infusión durante 5-10 minutos. La dosis máxima es de 2 tazas al día. En Italia está disponible la tintura madre de la matricaria.
El sabor amargo de la matricaria, encuentra su uso en algunas preparaciones culinarias que requieren un regusto amargo. Se utiliza principalmente para preparar sopas de verduras y caldo de tortillas generalmente aromáticos y también añadió a los platos de carnes suculentas.
La matricaria no debe administrarse a niños menores de 2 años. Para los niños mayores o de la tercera edad por encima de los 65 años, comenzando con los preparativos de luz, aumentando el poder si es necesario.

Guido Bissanti

fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. La Farmacia de Salud del Señor, consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editorial
– Pignatti S., 1982. flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed), 2005. Una lista comentada de la flora vascular italianos, Palombi Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y usos alimurgici se indican a título indicativo, no representan en modo alguno una prescripción médica; No se aceptará ninguna responsabilidad por su uso para fines terapéuticos, cosméticos o alimentos.




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