Muscari comosum

Muscari comosum

Il lampascione o lampagione, detto anche cipolla canina, cipollaccia turchina, cipollaccio col fiocco o giacinto dal pennacchio (Muscari comosum (L.) Mill., 1768), è una pianta erbacea della famiglia delle Liliaceae (o Asparagaceae secondo la classificazione APG), diffusa nelle regioni mediterranee. I fiori della sua pianta sbocciano in primavera e sono persistenti fino all’estate.

Sistematica –
Il Muscari comosum appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Liliales, Famiglia Liliaceae, al Genere Muscari e quindi alla Specie M. comosum.

Etimologia –
Secondo alcuni autori il nome del genere pare derivare dal Sanscrito mushka = testicolo, a causa della forma dei bulbi, mentre per altri lo fanno derivare dal greco moderno moschàri =”giacinto a grappolo” o dal greco classico mòschos =”muschio” per l’odore di alcune specie di questo genere. Il nome specifico dal latino comosum = chiomato allude al “fiocco” dei fiori sterili. Il sinonimo Leopoldia è in onore del Granduca di Toscana Leopoldo II.
Sono sinonimi Hyacinthus comosum L. e Leopoldia comosa (L.) Parl..
I nomi locali di questa specie sono: Lampagione, Lampasione, Cipollaccio, Giacinto dal pennacchio, Muscaro, Muscari, Muscarino, Giacinto delle vigne (o delle viti), Cipolla canina, Cipolla selvatica, Cipolla di serpe, Porrettaccio, Cipollone, Zazzeruto.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Lampascione si rinviene dalla zona basale fino a ca. 2000 m di altitudine, negli incolti erbosi, nei pascoli e nei coltivi.
In Italia è presente ovunque ma molto più frequente a sud. L’Habitat tipico è quello di campi, incolti, vigne su terreni preferibilmente calcarei fino a 1.500 m di altitudine.

Descrizione –
Il Muscari comosum è una pianta bulbosa caratterizzata da un bulbo globoso o ovato-piriforme (3-4 cm di diametro) con tuniche esterne rosso-violacee e da 2-4 foglie basali, lineari, eretto-patenti o ricurve, talora prostrate, che si originano direttamente dal bulbo. In primavera produce uno scapo eretto, alto 20-40 cm, semplice, glabro, afillo, alla cui sommità si sviluppa un racemo cilindrico o piramidale formato in basso da fiori fertili, di colore da violaceo-olivastro fino a giallo-fosco e terminato all’apice da fiori sterili, lungamente peduncolati, colore malva.

Coltivazione –
Per la tecnica di coltivazione consulta la scheda seguente.

Usi e Tradizioni –
Nell’Italia meridionale e in varie parti della Sicilia la tradizione fitoalimurgica include il Lampascione fra gli erbaggi più ricercati e appetiti. I bulbi del Lampascione si cucinano in vari modi, dopo aver eliminato le tuniche esterne coriacee.
Il Lampascione è la denominazione più comunemente conferita in Puglia ai bulbi di due diverse specie botaniche appartenenti alla famiglia delle Liliace, la leopaldia (Muscari) comosum, e lo jacintus ciliatus, anche se il lampascione verace è il primo, dall’inconfondibile colore rosso violaceo e dal tipico sapore dolce­amaro. Versatili in cucina, sono noti fin dall’antichità per l’azione, depurativa e lassativa. Quella dei lampascioni sott’olio è una preparazione che interessa tutta la regione.
Il bulbo globuloso di tale pianta, ricco di sali minerali e che cresce a 12-20 cm circa nel sottosuolo, è simile a una piccola cipolla di sapore amarognolo ed è consumato specialmente nell’Italia meridionale, particolarmente in Basilicata e Puglia.
In queste regione sono riconosciuti come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali.
Il lampascione, nella cucina tradizionale calabra, lucana e pugliese, si prepara dopo aver ripulito i singoli bulbi di ogni traccia di terra e di radici, e dopo averli tenuti in acqua per circa un’ora (per consentir loro di perdere il liquido – amaro – che trasuderanno dopo essere stati “sbucciati”).
Si tratta di un prodotto che in tutte le preparazioni va cucinato con molta semplicità, poiché il già forte sentore di amaro è sufficiente a dargli il tipico carattere. I lampascioni hanno un profumo dolciastro e aromatico, e un sapore che coniuga una decisa nota amara con un retrogusto dolce molto rotondo e delicato.
Ha proprietà diuretiche ed emollienti e tra i suoi principio attivi sono zuccheri e mucillagini. È una pianta con proprietà molto vicine a quelle della cipolla, e viene usata per stimolare le secrezioni urinarie e, per uso esterno, quale emolliente e rinfrescante su pelli irritate, secche e foruncolose.
In cucina il bulbo sotterraneo di questa pianta trova gli stessi impieghi delle cipolle: crudo nelle insalate o cotto come componente di sughi o bolliti in agrodolce, e viene anche conservato sottaceto per antipasti o contorni.
Fa parte dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali lucani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
I Muscari contengono flavonoidi, molti componenti ricchi di zolfo, saponine e pectine. Sono molto ricchi di potassio, calcio, fosforo, ferro, rame, manganese e magnesi. Contengono inoltre saccarosio, fibre alimentari, glucosio ed amido.
Hanno proprietà lassative, diuretiche ed emollienti e sono caratterizzati da un basso apporto calorico; le sostanze in esso contenute hanno diverse proprietà, tra le quali quella di abbassare la pressione sanguigna, diminuire la percentuale di grassi nel sangue e prevenire la formazione di trombi.
Tra le altre proprietà si ricorda che i lampascioni stimolano l’appetito, attivano le funzioni digestive ed hanno un effetto anti infiammatorio.
Contengono mucillagini, ovvero sostanze che al contatto con l’acqua si gonfiano e producono una sostanza viscosa. Una volta ingerito questo composto apporta benefici al nostro intestino in quanto ha proprietà emollienti e rinfrescanti.
Hanno un buon contenuto di composti solfurei con potenziali proprietà antitumorali che, insieme al contenuto di fibra alimentare, aiuta l’organismo a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo LDL.
ontengono quercetina, un flavonoide la cui attività apporta benefici alle vie respiratorie.
Tra le controindicazioni dei Lampascioni si ricorda di non utilizzarli o comunque eccedere negli individui con problemi al fegato, ai reni ed in caso di ulcera.
Chi consuma lampascioni può andare incontro anche a fastidiosi problemi di meteorismo in quanto la sua assunzione aumenta la fermentazione intestinale.
Nella tradizione pugliese il lampascione viene utilizzato in modo curioso ed interessante: viene infatti utilizzato sulle pentole di terracotta quando queste si crepano.
Viene utilizzata una metà di lampascione che viene sfregata sulla parte crepata fino a che la mucillagine presente nel bulbo non va a ricoprire completamente la crepa. Una volta che la mucillagine è essiccata la pentola può essere utilizzata ancora per molto tempo.
100 gr di parte edibile forniscono un apporto calorico pari a 37 calorie.
La pianta è originaria del Nord America, per secoli il suo bulbo è stato utilizzato sia per scopi alimentari che per scopi terapeutici.
Per attenuare il forte gusto amaro si lasciano a bagno nell’acqua per qualche ora.
Nel Salento si usa friggerli in modo che, una volta aperti durante la cottura, assumono la forma di un fiore.
Per molto tempo la tradizione popolare ha assegnato ai lampascioni proprietà afrodisiache che però, a fronte di studi scientifici, sono risultate piuttosto blande.
Al mondo si calcola ne esistano circa 50 varietà di cui solo sette sono presenti in Italia. Di queste sette alcune sono coltivate a solo scopo ornamentale grazie alla bellezza dei fiori.

Modalità di Preparazione –
In cucina si consuma il bulbo, raccolto preferibilmente prima della formazione dello scapo fiorale, quando è ancora ricco di nutrienti.
I bulbi vanno cucinati interi, ma dopo averli intaccati nella parte inferiore (quella più larga) con un coltello, in maniera diversa a seconda della preparazione, che può essere in padella semplice, in padella con le uova o sott’olio.
Nei primi due casi andranno incisi con numerosi tagli perpendicolari a formare una stella dalle molte punte, di modo che durante la cottura possano aprirsi come piccoli fiori. In tal modo possono essere stufati in padella con un coperchio, aggiungendo solo olio e poco sale, e schiacciandoli leggermente col dorso di una forchetta, oppure soffritti (poco), poi schiacciati leggermente con la forchetta e infine uniti alle uova sbattute con la sola aggiunta di un pizzico di sale.
Incisi invece con una semplice croce, i lampascioni possono essere bolliti in acqua e aceto (una parte di acqua e una di aceto) con l’aggiunta di circa due pugni di sale grosso per 5 litri d’acqua. Una volta raffreddati potranno essere posti in olio di oliva senza altri aromi, o con l’aggiunta di aromi quali timo, origano e peperoncino.
Una delle preparazioni è la seguente: si nettano i lampascioni, eliminando il tallo e le tuniche esterne, si risciacquano e lasciati a bagno in acqua fresca, che va sostituita di tanto a tanto, per almeno mezza giornata. Si pongono sul fuoco in una capace pentola e coperti con una miscela al 50 per cento di acqua e aceto di vino, ragionevolmente salata.
Si lasciano cuocere, badando che restino comunque piuttosto sodi, quindi si scolano e si pongono in vasi di vetro aggiungendo a piacere qualche fogliolina di menta e aglio; vanno quindi ricoperti con olio extravergine d’oliva e lasciati per qualche mese prima di consumarli.
I lampascioni freschi possono essere conservati per un massimo di due giorni in frigorifero; in caso si volesse prolungarne la conservazione vanno messi sott’olio o sott’aceto.
Dal punto di vista terapeutico i lampascioni vengono usati contro i foruncoli.
L’impasto ottenuto pestando un lampascione ed aggiungendo un po’ di miele può essere utilizzato per favorire la maturazione dei foruncoli.
ATTENZIONE: chi non è esperto in materia meglio eviti di avventurarsi nella raccolta dei lampascioni. Quando il germoglio è ancora interrato, possono essere confusi con i bulbi di una pianta appartenente alla stessa famiglia ed estremamente velenosa, il Colchico. La pianta possiede tossine mortali e non esiste l’antidoto.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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