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Equisetum arvense

L’Equiseto dei campi (Equisetum arvense L., 1753) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia Equisetaceae.

Sistematica –
L’ Equisetum arvense appartiene al Dominio Eukaryota, al Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Divisione Pteridophyta, Classe Equisetopsida, Ordine Equisetales, alla Famiglia Equisetaceae, al Genere Equisetum e quindi alla Specie E. arvense.

Etimologia –
Il nome generico (Equisetum) deriva dal latino che significa “crine di cavallo”; mentre il nome specifico (“arvense”) fa riferimento al suo habitat tipico: nei campi. Dobbiamo a Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 – 90 circa D.C.), che fu un medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone, una delle prime descrizioni dettagliate di questa pianta.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Equisetum arvense) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Acker-Schachtelhalm; in francese si chiama Prêle des champs; in inglese si chiama Field Horsetail.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’area di origine è Circumboreale, ma anche Eurasiatico e Nord Americana- la sua diffusione è comune nei luoghi umidi dell’Europa e dell’Asia, mentre in Italia è comune su tutto il territorio compreso tutto l’arco alpino.
L’appellativo arvense denota la sua presenza in habitat campestri, ed effettivamente è frequente trovarlo su terreni incolti umidi o lungo i fossi; ma anche lungo le scarpate, ambienti ruderali, e terreni sabbiosi e argillosi. Il substrato che preferisce è sia calcareo che siliceo, con terreno a pH neutro, medi valori nutrizionali e medi valori di umidità.
La sua diffusione altitudinale lo vede sui rilievi dove queste piante possono trovarsi fino a 2000 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e subalpino.

Descrizione –
La forma biologica della specie è geofita rizomatosa; ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei detti rizomi (un fusto ipogeo dal quale, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei). In realtà anche durante i periodi più avversi la pianta deve continuare a vivere per cui alcuni brevi rami ipogei laterali si trasformano in tuberi rotondi contenenti sostanze di riserva per lo svernamento. Il ciclo biologico è perenne. L’altezza media varia da 10 a 60 cm (massimo 100 cm).
Possiede fusti fertili precoci, di breve durata, alti 10-20(30) cm e 0,5 cm di diametro, bruno-rossicci o biancastri, senza clorofilla, semplici; guaine ampie alla base di ogni internodo, un po’ svasate, quasi imbutiformi, con 8-12 grossi denti lanceolato-acuminati bruno-scuri.
Lo strobilo (o spiga) terminale, peduncolato, ovato-oblungo, ad apice ottuso è lungo fino a 4 cm, formato da sporofilli ai quali sono inseriti gli sporangi a forma di piccoli scudi, dove si sviluppano le spore. Dopo la sporificazione i fusti fertili avvizziscono e muoiono.
I fusti sono sterili assai polimorfi, verdi, prostrati o eretti, nascenti dopo i fusti fertili, alti fino a 50(60) cm, ruvidi, silicizzati sulle coste (6-19) e con cavità centrale che misura 1/4 del diametro. Caratterizzato da verticilli con rami articolati eretto-patenti, a sezione trigonale o più frequentemente tetragonale, di rado provvisti di ramuli, i superiori più brevi, spesso irregolari e il primo segmento più lungo delle guaine; guaine minori di quelle dei fusti fertili, un po’ dilatate in alto, con denti acuti, ad apice scuro e con stretto margine cartilagineo.
Ha spore sferoidali, aleti, fornite di quattro elateri (o amplessori) che Sporificano tra marzo e maggio.
È una specie diploide (2n=216).
Il genere comprende globalmente una trentina di specie di cui nove presenti in Italia. Gli equiseti formano facilmente degli ibridi quando le varie specie vengono a trovarsi a convivere.

Coltivazione –
L’equiseto cresce senza problemi sia al sole, sia all’ombra; preferendo comunque luoghi luminosi. Non teme il freddo ed infatti si trova anche allo stato selvatico in molte regioni della penisola italiana; volendo si può coltivare anche in appartamento, mantenendolo in vasi colmi di acqua.
L’equiseto invernale cresce bene in terreni piuttosto ricchi, ma leggeri, con un pH da neutro a subacido. Il terreno ideale è quello dove la sabbia risulti predominante.
Elemento indispensabile è l’umidità a livello delle radici. Possiamo scegliere di inserirlo sulle sponde di uno specchio d’acqua, oppure all’interno. Le radici crescono ottimamente quando sono immerse a circa 10 cm dalla superficie.
Non è esigente per quanto riguarda l’esposizione. Certamente la crescita è più vigorosa in pieno sole (avendo a disposizione molta acqua) o a mezz’ombra, ma un’ombra luminosa non sarà causa di deperimento.
Queste piante amano le zone umide, gli stagni e le marcite, dove l’acqua è abbastanza bassa e ferme; sono molto adatte ad essere piantate sulle rive di piccoli giardini acquatici. Non necessitano di fertilizzazione, e preferiscono terreni abbastanza ricchi e profondi. Data la rapida e notevole crescita dei rizomi sotterranei è opportuno limitarne lo sviluppo estirpandone periodicamente una parte, per evitare che divengano infestanti.
Questa pianta, come le felci o i funghi, si riproduce liberando nell’aria delle spore; per la difficoltà di reperimento e di utilizzo delle spore stesse solitamente si procede alla propagazione dell’equiseto per divisione dei cespi di rizomi. È sufficiente dissotterrare le radici e prelevarne una parte con un coltello affilato, la nuova pianta così ottenuta va subito posta a dimora.
Sono piante sono molto rustiche e difficilmente vengono attaccate da parassiti o da malattie.
La messa a dimora di questa pianta può essere effettuato in primavera o in autunno. La prima opzione è da preferire nel caso viviamo in una zona con inverni freddi.
Sulla riva di un laghetto è bene impiantare fino a 5 esemplari ogni m2: in questa maniera si otterrà, in breve tempo, un cespuglio denso e molto decorativo
In acqua invece è bene inserire le piantine in appositi vasi riempiti con terriccio adatto. Inseriamoli ad una profondità massima di 10 cm. La densità ideale è sempre di 5 esemplari a m2.
In vaso optiamo per un contenitore profondo e largo almeno 40 cm. In commercio si trovano prodotti studiati appositamente, muniti sul fondo di una grande riserva d’acqua. Riempiamo lo spazio rimanente con terriccio per piante verdi addizionato di abbondante sabbia.
Trattandosi di una pianta fortemente invasiva è, in piena terra, caldamente consigliato approntare delle barriere (profonde almeno 30 cm nel terreno) che blocchino l’espansione dei rizomi.
È un vegetale piuttosto autonomo. Per preservarne la bellezza è consigliato dedicarsi di tanto in tanto all’eliminazione degli steli storti, danneggiati o secchi, tagliando a circa 10 cm dalla base.
Come detto gli equiseti non producono semi. L’unica maniera pratica di ottenere piante nuove è dedicarsi alla divisione dei rizomi. Bisogna estrarre l’apparato radicale e ricavarne delle sezioni dotate ognuna di radici e di steli.
Questa operazione si effettua di solito in primavera o in estate, evitando però i mesi più caldi.

Usi e Tradizioni –
L’Equisetum arvense viene considerato un “fossile vegetale”; è infatti una delle piante più antiche al mondo, appartenente alle pteridofite, insieme alle felci. 400 milioni di anni fa la terra era popolata da Equiseti giganteschi, alti come alberi.
I resti di queste piante andarono poi a formare i giacimenti di carbone fossile nel sottosuolo.
L’Equisetum arvense è una pianta conosciuta ed utilizzata fin dai tempi preistorici.
Già Dioscoride descriveva questa pianta attribuendole anche virtù astringenti e ne consigliava il succo per fermare l’epistassi; affermava, inoltre, che le foglie di Equiseto poste sulle ferite favorivano la cicatrizzazione.
Il Mattioli, ci parla dell’uso che ne facevano gli antichi medici, affermando che “l’erba è costrittiva e però ristagna il suo succo il sangue da naso. Bevesi con il vino per la dissenteria e per provocare l’orina. Le fronde trite e impastate consolidano le ferite fresche. Giova la radice insieme con l’erba alla tosse, agli asmatici, e ai rotti”.
Inoltre Mattioli scrive che i germogli di Equiseto venivano cotti e mangiati in quaresima al posto del pesce e che le donne lo utilizzavano per lucidare i metalli e quelli che lavorano al tornio per lustrare i legni.
Nell’ Equisetum arvense (ma proprietà comune agli altri equiseti) sono presenti in particolar modo: acido silicico (fino al 15%), glucoside delle saponine (equisetonina), flavonoidi, piccole quantità di alcaloidi, resine e acidi organici (anche acido ascorbico), sostanze amare e altre sostanze minerali (sali di potassio, alluminio e manganese).
L’Equisetum arvense ha proprietà curative: antiemorragiche, cicatrizzanti, emostatiche, diuretiche, astringenti, antitubercolari e remineralizzanti (valide soprattutto per i malati di tubercolosi polmonare). Sembra comunque che abbia anche una certa tossicità specialmente nel bestiame (probabilmente l’elevata quantità di membrane silicizzate possono causare lesioni e quindi infezioni nel tubo intestinale degli erbivori).
Tra le parti usate a scopi omeopatici si usa il fusto sterile (raccolto in estate), che viene essiccato, triturato e polverizzato.
In passato, presso le famiglie contadine, i germogli venivano occasionalmente impanati e fritti o conditi con aceto. Può essere aggiunto a zuppe o minestroni come integratore di sali minerali. Ancora oggi nel Giappone gli strobili sono bolliti, salati e lasciati macerare in aceto insieme ad una salsa locale; mentre le parti basali della pianta sono lessate e mangiate da alcune tribù indiane del Messico. Il sapore della pianta è quello del fieno.
L’acido silicico presente negli equiseti veniva sfruttato nella lucidatura di oggetti in legno o metallo strofinandoli con i fusti. L’operazione risultava pratica anche per la forma e l’elasticità dei fusti stessi, sicché erano sovente adoperati anche per la pulizia dell’interno di vasi e bottiglie. Anticamente queste piante macerate si usavano come fertilizzante (sono abbastanza ricche di minerali), ma anche per combattere la ruggine.
Gli antichi romani utilizzavano l’Equiseto come sostituto del sapone (vedi il sapone degli antichi romani) e anche oggi in cosmetica entra negli ingredienti delle creme antirughe, perché sembra che rallenti l’invecchiamento della pelle. Ha inoltre proprietà anticellulitiche.
L’Equisetum arvense è una delle piante più famose ed apprezzate in omepatia grazie alle sue proprietà benefiche ed alle virtù curative. Di questa pianta vengono usati i germogli freschi raccolti nel periodo estivo e si produce la tintura madre il cui uso principale è per migliorare la lucidità mentale, l’ordine, l’organizzazione e la struttura del pensiero.
Inoltre in omeopatia l’Equisetum arvense viene usato per i casi di debilitazione generale, aiuta le unghie e capelli fragili (grazie al suo ricco contenuto di silice), aiuta a guarire più velocemente le ossa rotte, inibisce i tumori, aiuta ad eliminare le macchie bianche sulle unghie.
L’Equisetum è una pianta dalle origini antichissime ed è un parente stretto della felce, con steli cavi e germogli che sembrano asparagi. Tradizionalmente utilizzato come rimedio naturale e popolare per i disturbi dei reni e vescica, artrite, ulcere sanguinanti e tubercolosi. Per via topica, equiseto è stato utilizzato per fermare l’emorragia di ferite e di promuovere una rapida guarigione.
Per riepilogare le proprietà dell’Equisetum arvense sono le seguenti: diuretico, emostatico, antibatterico, antinfiammatorio, astringente, accelera la guarigione del tessuto connettivo, astringente, lenitivo.
Inoltre l’Equisetum arvense aiuta a migliorare il processo di calcificazione delle ossa e grazie alla presenza del silicio aiuta ad eliminare le scorie metaboliche, mentre la sua azione coagulante è dovuta alla ricchezza di calcio. La sua azione diuretica, invece, è dovuta alla ricchezza di sali di potassio ed alla presenza di glucosidi flavonoidici e saponine.
L’olio essenziale di Equiseto ha un ampio raggio di attività antimicrobica nei confronti di alcuni batteri e funghi ed inoltre può essere un valido aiuto depurativo per curare l’acne attraverso la preparazione di un decotto di equiseto da bere 3 tazze al giorno e usato in combinazione con la crema da giorno diventa un ottimo antirughe.
Attenzione però agli eccessi. L’assunzione di quantità eccessive può portare a disturbi come nausea, aumento della frequenza dei movimenti intestinali, aumento della minzione, debolezza muscolare, eruzioni cutanee, dermatiti.
Le donne in gravidanza oppure in fase di allattamento e le persone con disturbi renali e di diabete dovrebbero evitare l’assunzione di Equisetum arvense.
È comunque consigliato sempre un parere medico prima di qualsiasi assunzione.
Dagli equiseti, e in particolare dal comunissimo Equisetum arvensis, si può ottenere un estratto da impiegare come concime per le piante. Il forte tenore in silicio, infatti, è di aiuto per le piante deboli o debilitate.
Si procede facendo macerare un kg di steli in dieci litri di acqua piovana per circa due settimane. Pare sia anche efficace per prevenire l’avvento di crittogame.
In certe zone è considerata pianta infestante.

Modalità di preparazione –
Dopo essere stati raccolti, i fusti sterili vengono essiccati e sminuzzati per ottenere il taglio tisana.
L’infuso della pianta ha un effetto diuretico.
Effettuando una macinazione più fine è possibile ottenere la polvere di Equiseto che da un punto di vista qualitativo è preferibile a qualunque altro tipo di estratto di Equiseto, poiché viene mantenuta la stessa composizione della pianta secca in particolare per quanto riguarda i sali di silicio, sostanze importanti per l’azione rimineralizzante della pianta.
Per quanto riguarda la tintura madre questa si ottiene dalla macerazione della parte aerea fresca della pianta in una soluzione indroalcolica a titolo di 55° per un tempo di circa un mese.
L’equiseto ha un sapore che ricorda quello del fieno. In passato, soprattutto i contadini, utilizzavano i germogli che venivano occasionalmente impanati e fritti o conditi con aceto.
L’equiseto può essere aggiunto a zuppe o minestroni come integratore di sali minerali.
Attualmente in Giappone gli strobili sono bolliti, salati e lasciati macerare in aceto insieme ad una salsa locale; inoltre le parti basali della pianta sono lessate e mangiate da alcune tribù indiane del Messico.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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Equisetum arvense

The fields of Horsetail (Equisetum arvense L., 1753) is a perennial herbaceous plant belonging to Equisetaceae family.

Systematic –
L ‘Equisetum arvense belongs to the Domain Eukaryota, the Kingdom Plantae, Subkingdom Tracheobionta, Division Pteridophyta, Equisetopsida Class, equisetales Order, the Equisetaceae Family, the Gender Equisetum species and then the E. arvense.

Etymology –
The generic name (Equisetum) comes from the Latin meaning “horse hair”; while the specific name ( “arvense”) refers to its typical habitat: in the fields. We need to Dioscoride Pedanius (Anazarbus in Cilicia, 40-90 around A.D.), who was a doctor, botanist and ancient greek pharmacist who practiced in Rome at the time of Emperor Nero, one of the first detailed descriptions of this plant.
The scientific name currently accepted (Equisetum arvense) has been proposed by Carl von Linné (Rashult, 23 May 1707 – Uppsala, January 10, 1778) biologist and Swedish writer, considered the father of modern scientific classification of living organisms, in the publication Species Plantarum of 1753.
In German this plant is called Acker-Schachtelhalm; in French it is called Prêle des champs; in English it is called Field Horsetail.

Geographic Distribution and Habitat –
The source area is Circumboreal, but also the Eurasian and North Americana- its spread is common in humid areas of Europe and Asia, while in Italy it is common throughout the area including the Alps.
The appellation arvense denotes its presence in rural habitat, and indeed it is frequently find it on damp fallow land or along the ditches; but also along the embankments, ruderal environments, and sandy and clay soils. The substrate that is preferred is that siliceous limestone, with a neutral pH soil, average nutritional values ​​and average moisture values.
Its altitudinal distribution sees him on the pads where these plants can be located up to 2000 m s.l.m .; then attend the following vegetation levels: hilly, mountainous and subalpine.

Description –
The biological form of the species is geophyte rhizomatous; ie are herbaceous perennials that bring the gems in the underground location. During the season they do not exhibit adverse aerial organs and the buds are located in underground organs such rhizomes (an underground stem from which, every year, branch roots and stems airplane). In fact, even during the adverse periods the plant must continue to live underground so some short lateral branches are transformed into round tubers containing reserve substances for wintering. The life cycle is perennial. The average height ranges from 10 to 60 cm (maximum 100 cm).
It possesses early fertile stems, of short duration, high 10-20 (30) cm and 0.5 cm in diameter, brown-reddish or whitish, without chlorophyll, simple; large sheaths at the base of each internode, a bit ‘flared, almost funnel-shaped, with 8-12 big teeth lanceolate-sharp dark-brown.
The strobilus (or ear) terminal, pedunculated, ovate-oblong, obtuse apex is up to 4 cm long, formed by Sporophyll which are inserted the sporangia in the shape of small shields, where they develop spores. After sporulation the fertile stems wither and die.
The stems are very sterile polymorphs, green, prostrate or erect, arising after the fertile stems, tall up to 50 (60) cm, rough, silicified on the coasts (6-19) and with a central recess which measures 1/4 of the diameter. Characterized by whorls with articulated branches erect-licenses, in section trigonal tetragonal or more frequently, often provided with ramuli, the upper shorter, often irregular and the first longest segment of the sheaths; sheaths smaller than those of the fertile stems, a bit ‘dilated at the top, with sharp teeth, such dark apex and with a narrow margin cartilaginous.
It spherical spores, aleti, provided four wireworms (or amplessori) Sporificano that between March and May.
It is a diploid species (2n = 216).
The genus includes a globally thirty species of which nine present in Italy. The horsetails easily formed hybrids when the various species are to come to coexist.

Cultivation –
Horsetail grows without problems either in the sun or shade; however, preferring bright places. It does not stand the cold and it is also found in the wild in many regions of the Italian peninsula; if you want you can also grow in the apartment, keeping it in pots filled with water.
The winter horsetail grows well in fairly rich soil, but light, with a neutral to subacido. The ideal soil is the one where the sand appears predominant.
essential element is the moisture at root level. We can choose to add on the banks of a pond, or inside. The roots grow well when they are immersed at about 10 cm from the surface.
It is not demanding as to the exposure. Of course the growth is more vigorous in full sun (when they have plenty of water) or in partial shade, but light shade will not be due to decay.
These plants like wetlands, ponds and meadows, where the water is fairly low and firm; They are very suitable for planting on the banks of small water gardens. They require no fertilization, and prefer fairly rich, deep soils. Given the rapid and remarkable growth of underground rhizomes is appropriate to restrict the development estirpandone periodically a part, in order to avoid that they become weeds.
This plant, such as ferns or mushrooms, it reproduces by releasing spores into the air; for the difficulty of finding and using the same spores usually we proceed to the propagation of the horsetail by division of clumps of rhizomes. It is sufficient to dig up the roots and pick a part with a sharp knife, the new plant thus obtained is immediately placed at home.
These plants are very hardy and are rarely attacked by pests or diseases.
The planting of this plant can be done in spring or autumn. The first option is preferable if we live in an area with cold winters.
On the bank of a pond is well implanted up to 5 birds per m2: in this way you will get in a short time, a dense bush and very decorative
In water instead it should place the plants in special pots filled with soil suitable. Inseriamoli to a maximum depth of 10 cm. The ideal density is always more than 5 specimens m2.
Potted opt for a deep container and width of at least 40 cm. Are commercially available products specifically designed, fitted on the bottom of a large water reservoir. We fill the remaining space with soil for green plants supplemented with abundant sand.
Since this is a highly invasive plant is, in full ground, highly recommended prepare barriers (at least 30 cm deep in the soil) that block the expansion of the rhizomes.
It is a vegetable rather autonomous. To preserve the beauty is recommended to devote time to time the removal of crooked stems, damaged or dried, cut about 10 cm from the base.
As said the horsetails do not produce seeds. The only practical way to get new plants is dedicate to the division of rhizomes. We must extract the root system and cut sections of each one of roots and stems.
This is done usually in the spring or summer, but avoid the hottest months.

Customs and Traditions –
The Equisetum arvense is considered a “plant fossil”; It is in fact one of the oldest plants in the world, belonging to pteridofite, along with ferns. 400 million years ago the earth was populated by Equiseti gigantic, tall as trees.
The remains of these plants then went on to form the coal deposits underground.
The Equisetum arvense is a plant known and used since prehistoric times.
Already Dioscoride described attributing this plant also astringent and it advised the juice to stop the epistaxis; He stated, moreover, that the leaves of horsetail placed on favored wound healing.
The Mattioli, talks about the use which did the ancient physicians, stating that “the grass is restrictive and therefore stagnates its juice from the nose blood. Bevesi with wine for dysentery and for causing the urine. The trite fronds and knead consolidate fresh wounds. It should be the root along with the herb cough, asthmatics, and broken.”
Also Mattioli writes that Horsetail sprouts were cooked and eaten during Lent instead of the fish and that women used it to polish metals and those working at the lathe to burnish the wood.
Nell ‘Equisetum arvense (but common property to other horsetails) are present in particular: silicic acid (up to 15%), glucoside of saponins (equisetonina), flavonoids, small amounts of alkaloids, resins and organic acids (including ascorbic acid) , bitter substances and other mineral substances (potassium salts, aluminum and manganese).
The Equisetum arvense has healing properties: antiemorragiche, healing, hemostatic, diuretic, astringent, anti-tuberculosis and mineralizing (valid especially for patients with pulmonary tuberculosis). It seems that also has some toxicity, especially in cattle (probably the high amount of silicified membranes can cause injury and therefore infection in the intestinal tract of herbivores).
Among the parts used in homeopathic purposes we use the sterile stem (collected in summer), which is dried, crushed and pulverized.
In the past, from farming families, the sprouts were occasionally breaded and fried or cooked in vinegar. It can be added to soups or stews as a supplement of mineral salts. Even today in Japan, the cones are boiled, salted and left to marinate in vinegar together with a local sauce; while the basal parts of the plant are boiled and eaten by some Indian tribes of Mexico. The taste of the plant is that of hay.
The silicic acid present in horsetails was exploited in the polishing of wooden or metal objects by wiping them with the stems. The operation also resulted practice for the shape and the elasticity of the drums themselves, so that they were often also used for cleaning the inside of vessels and bottles. In ancient times these macerated plant is used as a fertilizer (are quite rich in minerals), but also to combat rust.
The ancient Romans used horsetail as a soap substitute (see the soap of the ancient Romans) and now also in cosmetics enters the ingredients of anti-wrinkle creams, because it seems to slow down skin aging. It also owned anticellulitiche.
The Equisetum arvense is one of the most famous plants in Homeopathy recognizes and appreciated due to its beneficial properties and the healing virtues. Of this plant are used fresh buds collected in the summer and will produce the mother tincture, whose main use is to improve mental clarity, order, organization and structure of thought.
Also in homeopathy arvense Equisetum is used for cases of general debility, helps brittle nails and hair (thanks to its rich content of silica), it helps heal broken bones faster, inhibits tumors, helps to remove stains white nails.
The Equisetum is a plant of very ancient origins and is a close relative of the fern, with cables and shoots that seem asparagus stalks. Traditionally used as a natural folk remedy for disorders of the kidneys and bladder, arthritis, bleeding ulcers and tuberculosis. For topically, horsetail was used to stop the bleeding of wounds and promote rapid healing.
To summarize dell’Equisetum arvense properties are: diuretic, hemostatic, antibacterial, anti-inflammatory, astringent, accelerates the healing of connective tissue, astringent, soothing.
In addition, the Equisetum arvense helps to improve the process of calcification of the bones and thanks to the presence of silicon helps to eliminate metabolic waste, while its coagulating action is due to the wealth of calcium. Its diuretic action, however, is due to the wealth of potassium salts and in the presence of flavonoid glycosides and saponins.
The Horsetail essential oil has a wide range of antimicrobial activity against some bacteria and fungi, and also can be a valuable aid purification to treat acne through the preparation of a decoction of horsetail to drink 3 cups a day and used in combination with the day cream becomes a wrinkle good.
But be careful to excess. The intake of excessive amounts can lead to disorders such as nausea, increased frequency of bowel movements, increased urination, muscle weakness, skin rashes, dermatitis.
Women who are pregnant or lactating women and people with kidney disorders and diabetes should avoid intake of Equisetum arvense.
It is always recommended a medical opinion before any intake.
Whether horsetails, and in particular by very common Equisetum arvensis, you can obtain an extract to be used as fertilizer for the plants. The strong content in silicon, in fact, is to help the plants weak or debilitated.
It proceeds by soaking one kg of stems in ten liters of rain water for about two weeks. It seems to be also effective to prevent the advent of cryptogams.
In certain areas it is considered weed.

How to prepare –
After being collected, the sterile stems are dried and comminuted to obtain the herbal tea cutting.
The infusion of the plant has a diuretic effect.
By making a more fine grinding is possible to obtain the Horsetail powder from a qualitative point of view it is preferable to any other type of Horsetail extract, because it is maintained the same composition of the dry plant in particular with regard to the silicon salts, substances important for the mineralizing action of the plant.
With regard to this mother tincture you are obtained by maceration of fresh aerial part of the plant in a indroalcolica solution by way of 55 ° for a time of about a month.
Horsetail has a flavor reminiscent of hay. In the past, especially farmers, they used sprouts that were occasionally breaded and fried or seasoned with vinegar.
Horsetail can be added to soups or minestrones as a mineral salt supplement.
Currently in Japan the strobili are boiled, salted and left to macerate in vinegar together with a local sauce; moreover, the basal parts of the plant are boiled and eaten by some Indian tribes of Mexico.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. The Health from the Pharmacy of the Lord, tips and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Please note: Pharmaceutical applications and alimurgici uses are indicated for information purposes only, do not represent in any way a medical prescription; it accepts no liability on their use for therapeutic purposes, cosmetic or food.




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Equisetum arvense

Los campos de la cola de caballo (Equisetum arvense L., 1753) es una planta herbácea perenne que pertenece a la familia Equisetaceae.

Sistemática –
L ‘Equisetum arvense pertenece al dominio eucariota, el reino de las plantas, Subreino Tracheobionta, División Pteridophyta, Equisetopsida clase, Equisetales Orden, la Familia Equisetaceae, la especie Equisetum de Género y entonces el E. arvense.

Etimología –
El nombre genérico (Equisetum) viene del latín que significa “pelo de caballo”; mientras que el nombre específico ( “arvense”) se refiere a su hábitat típico: en los campos. Necesitamos Dioscoride Pedanius (Anazarbus en Cilicia, 40-90 alrededor del año), que era médico, botánico y farmacéutico griego antiguo que practicaba en Roma, en la época del emperador Nero, una de las primeras descripciones detalladas de esta planta.
El nombre científico aceptado actualmente (Equisetum arvense) ha sido propuesto por Carl von Linné (Råshult 23 de mayo 1707 – Uppsala 10 de enero, 1778) biólogo y escritor sueco, considerado el padre de la clasificación científica moderna de los organismos vivos, en la publicación Species Plantarum de 1753.
En alemán se llama esta planta Acker-Schachtelhalm; en francés se llama prêle des champs; en Inglés se llama Cola de Caballo.

Distribución geográfica y hábitat –
El área de origen es circumboreal, sino también la de Eurasia y el norte de Americana- su propagación es común en las zonas húmedas de Europa y Asia, mientras que en Italia es común en toda la zona, incluyendo los Alpes.
El arvense denominación denota su presencia en hábitat rural, y de hecho se encuentran con frecuencia en las tierras en barbecho o húmedo a lo largo de las zanjas; sino también a lo largo de los terraplenes, ambientes ruderales, y suelos arenosos y arcillosos. El sustrato que se prefiere es que la piedra caliza silícea, con un suelo de pH neutro, los valores nutricionales promedio y los valores promedio de humedad.
Su distribución altitudinal lo ve en las almohadillas donde estas plantas pueden ser localizados hasta 2000 m s.l.m.; luego asistir a los siguientes niveles de vegetación: colina, montañoso y subalpino.

Descripción –
La forma biológica de la especie es rhizomatous geophyte; es decir, son plantas herbáceas perennes que traen las gemas en el lugar subterráneo. Durante la temporada que no presentan órganos aéreos adversos y los brotes se encuentran en órganos subterráneos tales rizomas (tallo subterráneo de la cual, todos los años, raíces y tallos rama avión). De hecho, incluso durante los períodos adversos de la planta debe seguir viviendo bajo tierra por lo que algunas ramas laterales cortos se transforman en tubérculos redondos que contienen sustancias de reserva para la invernada. El ciclo de vida es perenne. La altura media varía de 10 a 60 cm (máximo 100 cm).
Posee fértil principios de tallos, de corta duración, alta 10-20 (30) cm y 0,5 cm de diámetro, de color marrón-rojizo o blanquecino, sin clorofila, simple; grandes vainas en la base de cada entrenudo, un poco ‘ensanchada, casi en forma de embudo, con 8-12 dientes grandes lanceolada-afilados de color marrón oscuro.
El strobilus (o el oído) terminal, pedunculado,, ápice obtuso oval-oblonga es de hasta 4 cm de largo, formado por sporophyll que se insertan los esporangios en la forma de pequeños escudos, donde se desarrollan esporas. Después de la esporulación el fértil tallos se marchitan y mueren.
Los tallos son polimorfos muy estériles, verde, de próstata o erecto, que surgen después de la tallos fértiles, con altura máxima de 50 (60) cm, áspero, silicificada en las costas (6-19) y con una cavidad central que mide 1/4 del diámetro. Caracterizado por verticilos con ramas articuladas erecto-licencias, en la sección trigonal tetragonal o con mayor frecuencia, a menudo provista de ramuli, la parte superior más corto, a menudo irregular y el segmento de primera más larga de las vainas; vainas más pequeñas que las de los tallos fértiles, un poco dilatado en la parte superior, con dientes afilados, tales ápice oscuro y con un estrecho margen cartilaginoso.
It esporas esféricas, ALETI, proporcionan cuatro gusanos de alambre (o amplessori) Sporificano que entre marzo y mayo.
Es una especie diploide (2n = 216).
El género incluye una treintena de especies a nivel mundial de los cuales nueve presentes en Italia. Las colas de caballo forman fácilmente híbridos cuando las distintas especies son llegar a coexistir.

Cultivo –
La cola de caballo crece sin problemas, ya sea en el sol o la sombra; sin embargo, prefieren lugares oscuros. No resiste el frío y también se encuentra en estado silvestre en muchas regiones de la península italiana; Si lo desea, también puede crecer en el apartamento, manteniéndolo en macetas llenas de agua.
La cola de caballo en invierno crece bien en suelos bastante rica, pero la luz, con un neutro a subacido. El suelo ideal es aquel en el que la arena parece predominante.
elemento esencial es la humedad a nivel de la raíz. Podemos optar por añadir a orillas de un estanque, o en el interior. Las raíces crecen bien cuando se sumergen en alrededor de 10 cm desde la superficie.
No es exigente en cuanto a la exposición. Por supuesto, el crecimiento es más vigoroso a pleno sol (cuando tienen un montón de agua) o en sombra parcial, pero la cortina de luz no será debido a la caries.
Estas plantas como humedales, estanques y prados, donde el agua es bastante baja y firme; Son muy adecuados para la siembra en las orillas de los pequeños jardines de agua. No requieren la fertilización, y prefieren suelos bastante ricas y profundas. Dado el crecimiento rápido y notable de rizomas subterráneos es apropiado restringir la estirpandone desarrollo periódicamente una parte, a fin de evitar que se conviertan en las malas hierbas.
Esta planta, tales como helechos o setas, se reproduce mediante la liberación de esporas en el aire; por la dificultad de encontrar y usar las mismas esporas generalmente se procede a la propagación de la cola de caballo por división de matas de rizomas. Es suficiente para desenterrar las raíces y recoger una parte con un cuchillo afilado, la nueva planta así obtenida se coloca inmediatamente en casa.
Estas plantas son muy resistentes y rara vez son atacados por plagas o enfermedades.
La siembra de esta planta se puede hacer en primavera u otoño. La primera opción es preferible si vivimos en una zona con inviernos fríos.
En la orilla de un estanque es bien implantado hasta 5 aves por m2: de esta manera obtendrá en un corto período de tiempo, un arbusto denso y muy decorativo
En el agua sino que debe colocar las plantas en macetas especiales llenas de tierra adecuado. Inseriamoli a una profundidad máxima de 10 cm. La densidad ideal es siempre más que 5 muestras m2.
opt maceta para un recipiente profundo y anchura de al menos 40 cm. Son los productos disponibles en el mercado diseñadas específicamente, montados en el fondo de un gran depósito de agua. Llenamos el espacio restante con el suelo para las plantas verdes complementado con abundante arena.
Dado que esta es una planta altamente invasiva es, en plena tierra, muy recomendable preparar barreras (al menos 30 cm de profundidad en el suelo) que bloquean la expansión de los rizomas.
Es un vegetal en lugar autónoma. Para preservar la belleza se recomienda dedicar tiempo a tiempo la eliminación de torcidos tallos, dañada o seca, cortar unos 10 cm de la base.
Como se ha dicho las colas de caballo no producen semillas. La única manera práctica de obtener nuevas plantas se dedican a la división de los rizomas. Hay que extraer el sistema de raíces y cortar secciones de cada una de las raíces y tallos.
Esto se hace generalmente en la primavera o el verano, pero evite los meses más calurosos.

Costumbres y tradiciones –
El Equisetum arvense es considerado un “fósil vegetal”; De hecho, es una de las plantas más antiguas del mundo, que pertenece a pteridofite, junto con helechos. hace 400 millones de años la tierra estaba poblada por equiseti gigantesca, alto como los árboles.
Los restos de estas plantas continuación, pasó a formar los depósitos de carbón bajo tierra.
El Equisetum arvense es una planta conocida y utilizada desde tiempos prehistóricos.
Ya Dioscoride describe la atribución de esta planta también astringente y se recomienda el jugo de detener la epistaxis; Afirmó, además, que las hojas de cola de caballo colocan en la cicatrización de heridas favorecida.
El Mattioli, habla sobre el uso que se hizo de los médicos de la antigüedad, afirmando que “la hierba es más restrictiva y, por tanto, se estanca su jugo de la sangre de la nariz. Bevesi con vino por la disentería y para hacer que la orina. Las frondas trilladas y amasar consolidan heridas recientes. Debe ser la raíz junto con la hierba de la tos, los asmáticos, y roto “.
También Mattioli escribe que los brotes de cola de caballo se cocinan y se comen durante la Cuaresma en lugar de los peces y que las mujeres usaron para pulir metales y los que trabajan en el torno para pulir la madera.
Nell ‘Equisetum arvense (pero propiedad común a otras colas de caballo) están presentes, en particular: ácido silícico (hasta 15%), glucósido de saponinas (equisetonina), flavonoides, pequeñas cantidades de alcaloides, resinas y ácidos orgánicos (incluyendo ácido ascórbico) , sustancias amargas y otras sustancias minerales (sales de potasio, aluminio y manganeso).
El Equisetum arvense tiene propiedades curativas: antiemorragiche, la curación, hemostático, diurético, astringente, anti-tuberculosis y mineralizante (válido especialmente para los pacientes con tuberculosis pulmonar). Parece que también tiene cierta toxicidad, especialmente en el ganado (probablemente la alta cantidad de membranas silicificadas puede causar lesiones y por lo tanto la infección en el tracto intestinal de los herbívoros).
Entre las piezas utilizadas en los propósitos homeopáticos utilizamos el vástago estéril (recogido en verano), que se seca, se tritura y pulveriza.
En el pasado, de las familias de agricultores, los brotes se han utilizado ocasionalmente empanizados y fritos o cocidos en vinagre. Se puede añadir a las sopas o guisos como un suplemento de sales minerales. Incluso hoy en día en Japón, los conos se hierven, se sala y se deja marinar en vinagre junto con una salsa local; mientras que las partes basales de la planta se hierven y se comen por algunas tribus indias de México. El sabor de la planta es la de heno.
El ácido silícico presente en colas de caballo fue explotada en el pulido de objetos de madera o de metal limpiándolos con los tallos. La operación también dio lugar a la práctica de la forma y la elasticidad de los mismos tambores, de modo que a menudo se utilizan también para la limpieza del interior de los vasos y botellas. En la antigüedad estas plantas maceradas se utiliza como fertilizante (son muy ricas en minerales), sino también para combatir la roya.
Los antiguos romanos utilizaban la cola de caballo como un sustituto de jabón (véase el jabón de los antiguos romanos) y ahora también en cosméticos entra en los ingredientes de las cremas antiarrugas, ya que parece ralentizar el envejecimiento cutáneo. También poseía anticellulitiche.
El Equisetum arvense es una de las plantas más famosas en la homeopatía reconoce y apreciado debido a sus propiedades beneficiosas y las virtudes curativas. De esta planta se utilizan los brotes frescos recogidos en el verano y producirá la tintura madre, cuyo uso principal es para mejorar la claridad mental, orden, organización y estructura del pensamiento.
También en la homeopatía Equisetum arvense se utiliza para casos de debilidad general, ayuda a las uñas quebradizas y pelo (gracias a su rico contenido de sílice), que ayuda a curar huesos rotos más rápido, inhibe los tumores, ayuda a eliminar las manchas uñas blancas.
El Equisetum es una planta de origen muy antiguo y es un pariente cercano del helecho, con los cables y los brotes que parecen tallos de espárragos. Tradicionalmente utilizado como un remedio popular natural para los trastornos de los riñones y la vejiga, artritis, úlceras sangrantes y tuberculosis. Por vía tópica, se utilizó la cola de caballo para detener el sangrado de las heridas y promover la cicatrización rápida.
Para resumir propiedades arvense dell’Equisetum son: diurético, hemostático, antibacteriano, anti-inflamatorio, astringente, acelera la curación de tejido conectivo, astringente, calmante.
Además, el Equisetum arvense ayuda a mejorar el proceso de calcificación de los huesos y gracias a la presencia de silicio ayuda a eliminar los desechos metabólicos, mientras que su acción coagulante se debe a la gran cantidad de calcio. Su acción diurética, sin embargo, es debido a la gran cantidad de sales de potasio y en presencia de glucósidos flavonoides y saponinas.
El aceite esencial de cola de caballo tiene una amplia gama de actividad antimicrobiana contra algunas bacterias y hongos, y también puede ser una purificación valiosa ayuda para tratar el acné mediante la preparación de una decocción de cola de caballo a beber 3 tazas al día y se utiliza en combinación con la crema de día se convierte en un buen arrugas.
Pero tenga cuidado en exceso. La ingesta de cantidades excesivas puede conducir a trastornos tales como náuseas, aumento de la frecuencia de las deposiciones, aumento de la orina, debilidad muscular, erupciones en la piel, dermatitis.
Las mujeres que están embarazadas o lactantes y personas con trastornos renales y diabetes deben evitar la ingesta de Equisetum arvense.
Siempre se recomienda una opinión médica antes de cualquier ingesta.
Ya sea colas de caballo, y en particular por muy común arvensis Equisetum, se puede obtener un extracto para ser utilizado como fertilizante para las plantas. El fuerte contenido en silicio, de hecho, es ayudar a las plantas débiles o debilitados.
Se procede empapando un kg de tallos en diez litros de agua de lluvia durante aproximadamente dos semanas. Parece ser también eficaz para prevenir la llegada de criptógamas.
En algunas zonas se considera maleza.

Modo de preparación –
Después de ser recogido, el estéril tallos se seca y se tritura para obtener el corte de té de hierbas.
La infusión de la planta tiene un efecto diurético.
Al hacer una más molienda fina es posible obtener el polvo de la cola de caballo desde un punto de vista cualitativo es preferible a cualquier otro tipo de extracto de cola de caballo, ya que se mantiene la misma composición de la planta seca en particular con respecto a las sales de silicio, sustancias importante para la acción mineralizante de la planta.
Con respecto a esta tintura madre que se obtienen por maceración de parte aérea fresca de la planta en una solución indroalcolica a través de 55 ° para un tiempo de aproximadamente un mes.
La cola de caballo tiene un sabor que recuerda al heno. En el pasado, especialmente los agricultores, usaban brotes que ocasionalmente se empanaron y frieron o se condimentaron con vinagre.
La cola de caballo se puede agregar a sopas o minestrones como un suplemento de sal mineral.
Actualmente en Japón, los estrobos se hierven, se salan y se dejan macerar en vinagre junto con una salsa local; Además, las partes basales de la planta son hervidas y comidas por algunas tribus indias de México.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. La Salud de la Farmacia del Señor, consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editorial
– Pignatti S., 1982. flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., G. Abbate, A. Alessandrini, Blasi C. (ed), 2005. Una lista comentada de la flora vascular italianos, Palombi Editore.

Tenga en cuenta: Las aplicaciones farmacéuticas y usos alimurgici se indican a título indicativo, no representan en modo alguno una prescripción médica; que no se hace responsable de su uso con fines terapéuticos, cosméticos o alimentos.




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