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Aloe arborescens

Aloe arborescens

L’Aloe arborescens (Aloe arborescens Mill., 1768) è una pianta succulenta della famiglia delle Aloacee, usata sia come pianta ornamentale nei giardini, sia come pianta medicinale con forti poteri rigeneranti e disintossicanti.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico l’Aloe arborescens appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Liliales, Famiglia Aloaceae e quindi al Genere Aloe ed alla Specie A. arborescens.

Etimologia –
Il termine Aloe proviene dal latino alŏe (in Plinio), forse dal greco ἁλς, ἁλός hals-halós mare o, più probabilmente, dall’arabo aluat cosa amara, per il suo succo amarissimo. La parola arborescens: (Artemisia, Colutea, Crassula, Viola, Heliotropium, Heteromorpha, Aloe ecc.) proviene invece da árbor albero: che diviene albero, arbustivo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Aloe arborescens è una specie presente e nella fascia tropicale dell’Eurasia, Africa ed America. La troviamo in sud Africa e Madagascar. Cresce nelle aree predesertiche e desertiche, aride ma si sviluppa bene in tutto il clima termo mediterraneo temperato e caldo.
Al giorno d’oggi la pianta è comunque diffusa praticamente in tutto il mondo, per lo più vicino al mare, e molto coltivata per le sue proprietà cosmetiche e medicinali. Nel territorio italiano la pianta è molto presente sulle coste del Mediterraneo, Adriatico e Tirreno, e comunque sempre in zone dove la temperatura non scenda sotto lo zero.

Descrizione –
L’Aloe arborescens è una pianta erbacea succulenta perenne, che può crescere fino a 4 metri, molto ramificata; nelle formazioni naturali si espande in grandi cespugli molto ramificati con grandi infiorescenze.
Le foglie sono lunghe fino a 50 cm con dentellature spinose sporgenti di circa 5 millimetri. I fiori sono disposti in grappolo di colore rosso/arancio.
È una pianta autosterile: si riproduce perciò solo con l’impollinazione incrociata, in quanto i fiori maschili e quelli femminili della stessa pianta non si incrociano tra loro.

Coltivazione –
Va detto che, tra le oltre 350 specie di Aloe, l’Aloe Arborescens è quella che si adatta meglio alle nostre temperature. Riesce a resistere bene alle gelate notturne, superando senza problemi temperature anche di qualche grado sotto lo zero. Comunque sia l’Aloe Arborescens può essere coltivata tranquillamente a terra, sul vostro giardino, se abitate al Sud Italia, o nelle zone costiere del Centro-Nord, dove le temperature invernali non sono molto rigide. Nelle regioni del Nord e in generale nelle zone montane, è invece consigliata una coltivazione su vaso, in modo da poter portare la pianta al riparo durante i mesi più freddi.
Sia a terra, che in vaso, l’Aloe Arborescens ama l’esposizione in pieno sole. Studi scientifici dimostrano che la quantità di gel, la grandezza della pianta e la lunghezza delle foglie sono direttamente proporzionali alla quantità di luce solare ricevute dalla pianta nell’arco della sua vita.
Per quanto riguarda l’irrigazione l’Aloe arborescens, similmente a molte altre succulente, tollera molto bene la siccità, mentre non tollera in alcun modo i ristagni idrici, motivo per cui l’uso dell’acqua va ponderarto in funzione delle sue reali necessità vegetative. Infatti nei loro habitat naturali le Aloe crescono sempre nei pendii ben drenati e difficilmente a fondo valle, o nei luoghi dove potrebbero esserci dei ristagni d’acqua.
Nei periodi più caldi dell’estate l’Aloe Arborescens va annaffiata con una certa costanza, anche 1-2 volte a settimana, avendo cura di non bagnare le foglie. In questo modo si evita che l’acqua possa depositarsi tra una foglia e l’altra, con il pericolo della formazione di pericolosi marciumi.
Quindi si annaffia abbondantemente e si lascia asciugare il terreno fino alla prossima irrigazione.
Al sopraggiungere dell’autunno e ancora di più dell’inverno le annaffiature dell’Aloe vanno via via diminuite, fino alla totale sospensione per tutto l’inverno. Con la primavera si riprendono gradatamente le annaffiature.
Qualora l’Aloe Arborescens venga coltivata per scopi terapeutici è bene non irrigare 7-8 giorni prima della raccolta affinchè i principi attivi siano più concentrati.
L’Aloe Arborescens predilige un terreno ben drenato, dove l’acqua possa scorrere senza creare ristagni. Sono piante che non hanno particolari esigenze in fatto di terreni.
L’ideale è un terreno misto con tre parti di sabbia di fiume e uno di terriccio universale, più l’aggiunta di materiale drenante, come pietra pomice, o lapillo vulcanico.
In fondo al vaso, o alla buca del terreno qual’ora vogliate piantare l’Aloe in terra, abbiate sempre cura di depositare due dita di argilla espansa, o di pezzi di coccio, o della normalissima ghiaia. E’ un modo semplice per migliorare il drenaggio dell’acqua ed evitare i marciumi radicali di cui vi parlavo.
Se coltivata in vaso il rinvaso dell’Aloe Arborescens va effettuato ogni anno, in primavera, aumentando via via le dimensioni del vaso.
Non avendo un apparato radicale molto profondo, è meglio optare per un vaso più largo che profondo e con adeguati fori di drenaggio visto che, come ho già più volte ripetuto, l’Aloe non ama assolutamente i ristagni idrici
L’Aloe Arborescens non necessita di concimazioni. In ogni caso, se proprio la si vuole concimare, questa operazione va fatta una volta al mese, a partire dall’inizio della primavera, fino alla fine del periodo estivo.
Sconsiglio totalmente l’utilizzo di fertilizzanti chimici. Molto meglio optare per preparati naturali fatti in casa, come il comune macerato di ortica, o di equiseto, che apportano sostanze nutrienti come azoto, potassio e fosforo, senza intaccare il terreno con sostanze tossiche, sia per la pianta che per l’uomo.
L’Aloe non si pota. Basta semplicemente eliminate le foglie basali che nel tempo si disseccano, per evitare che diventino veicolo di malattie parassitarie.
È molto importante che l’attrezzo utilizzato per il taglio, sia pulito e disinfettato su fiamma, per evitare di infettare i tessuti interni.
La moltiplicazione dell’aloe arborescens avviene per pollone o talea anche se, come le altre specie di Aloe, si possono riprodurre per seme. Essendo piante autosterili, vale a dire che i fiori maschili e femminili della stessa pianta non possono incrociarsi tra loro o con piante della stessa varietà, occorrono piante di diverse varietà di Aloe per poter ottenere dei semi fertili.
La moltiplicazione dell’Aloe tramite talea è certamente il modo più semplice e più veloce. La talea non è altro che un “ramo”, che va staccato dalla pianta madre con un taglio netto, o semplicemente sradicandolo con le mani, se la talea non è molto grande.
È un operazione da fare in primavera. Si prelevano dalla base della pianta di Aloe Arborescens i polloni che normalmente si formano. Vanno recisi con un coltello affilato, pulito e disinfettato e lasciati in un luogo ombreggiato e arieggiato per una settimana per favorire la fuoriuscita del lattice che impedirebbe la radicazione.
Dopo di che è succificiente piantare la talea in un terreno formato da sabbia di fiume e un po’ di terriccio (il rapporto 3:1 è ottimale). La talea di Aloe Arborescens non necessita di polvere radicale. E’ una pianta che radica con estrema facilità, una volta posta a terra basterà aspettare, bagnando il terreno il meno possibile. Il tempo di radicamento varia da 2-3 a diversi mesi, a seconda delle condizioni climatiche.
Non appena avranno attecchito può essere rinvasata e trattata come le piante adulte di aloe.
Tra i parassiti e le malattie si ricorda quella delle foglie con perdita di screziature.
Se le foglie di aloe presentano questo sintomo e diventano completamente verdi, vuol dire che l’illuminazione è scarsa. Il rimedio è semplicemente quello di spostare la pianta in un luogo più luminoso.
Quando le foglie iniziano ad ingiallire, appaiono macchiettate di giallo e marrone. Successivamente a queste manifestazioni le foglie si accartocciano, assumono un aspetto quasi polverulento e cadono. Osservando attentamente si notano anche delle sottili ragnatele soprattutto nella pagina inferiore delle foglie. Con questa sintomatologia siamo molto probabilmente in presenza di un attacco di ragnetto rosso, un acaro molto fastidioso e dannoso.
Il rimedio è quello di aumentare la frequenza delle nebulizzazioni alla chioma (la mancanza di umidità favorisce la loro prolificazione) ed eventualmente utilizzare insetticidi naturali fatti in casa (mai chimici) a base di aglio, o utilizzando il sempre efficace olio di neem. È un olio estratto a freddo dalla macinazione dei semi della pianta di Neem, con proprietà antivirali, antibatteriche, antiparassitarie, antisettiche ed antifungine e repulsive nei confronti di molti tipi di insetti e parassiti, tra cui anche il ragnetto rosso.
Infine, se la pianta di Aloe non è particolarmente grande, si può anche provare a pulire le foglie per eliminare meccanicamente il parassita usando un batuffolo di cotone bagnato e insaponato. Dopo di che l’aloe  va risciacquata molto bene per eliminare tutto il sapone.
Per la raccolta delle foglie è importante raccogliere le foglie da una pianta di Aloe Arborescens coltivata biologicamente, possibilmente lontano da fonti di inquinamento (strade, fabbriche, discariche, ecc..) e che abbia almeno 4 anni di vita. Una pianta più anziana ha maggiori proprietà rispetto una pianta giovane.
Scegliete le foglie né troppo in alto, in quanto troppo giovani, nè troppo in basso perché troppo vecchie, che saranno quindi ingiallite, per metà secche, o appassite.
E’ importante che la pianta venga coltivata con esposizione al sole, visto che è proprio la luce del sole ad incrementarne le proprietà curative dell’Aloe. Un pianta tenuta in ombra avrà meno gel, meno principi attivi, le sue foglie saranno più piccole e di conseguenza la cura sarà molto meno efficace.
La raccolta delle foglie di Aloe Arborescens va effettuata rispettando due regole fondamentali.
Prima regola. Prima di effettuare la raccolta delle foglie è importante che la pianta non sia stata innaffiata per almeno 7-8 giorni. In questo modo, quando andremo a raccogliere le foglie esse avranno una maggior concentrazione di principi attivi, migliorando di fatto l’efficacia del composto.
Seconda regola. La raccolta va effettuata quando il sole è basso (alba-tramonto), oppure quando è del tutto assente. La luce del sole distrugge velocemente i principi attivi contenuti nella foglia, quindi è importante lavorare quando l’irradiazione solare è scarsa, o ancora meglio assente.

Usi e Tradizioni –
L’Aloe arborescens è una pianta conosciuta fin dai tempi più antichi, citata anche da Cristoforo Colombo che, al ritorno dai suoi viaggi, la descriveva come una pianta dai grandi poteri curativi.La pianta è nota per le sue molteplici proprietà fitoterapiche.
Prove dell’uso dell’Aloe già da tempi remoti provengono dall’antico Egitto e Mesopotamia, dove veniva chiamata “la pianta dell’immortalità”, infatti utilizzata anche nelle miscele usate per la mummificazione (probabilmente a causa del suo naturale effetto antiossidante).
Poi passiamo ad Ippocrate (460-337 a.C.), padre dell’odierna Medicina. Nei suoi numerosi libri di medicina ne elogia le sue proprietà antinfiammatorie, rigeneranti ed antisettiche.
Ne parla Discoride (20-70 d.C.) nel “De materia medica”, elencando le proprietà dell’Aloe come cicatrizzanti, antinfiammatorie e utile nelle infezioni cutanee.
Plinio il Vecchio, nel trattato “Historia Naturalis”, descrive le proprietà terapeutiche dell’Aloe.
Anche in diversi passi della Bibbia viene citata: nel libro dei Numeri, nel Cantico dei Cantici e nel vangelo di San Giovanni (19.3) come componente della mistura usata per ungere il corpo di Gesù dopo la discesa dalla croce.
La medicina Tibetana che quella Ayurvedica la usano ancora oggi per i loro preparati.
I Templari, utilizzavano l’aloe come ingrediente di una bevanda speciale che chiamavano “Elisir di Gerusalemme”.
Nel Medio Evo e nel Rinascimento l’uso medicinale dell’aloe si diffuse alle regioni settentrionali d’Europa.
Un estimatore d’eccellenza di questa pianta era il Mahatma Gandhi. Queste sono le sue parole in un intervista: “Mi chiedi quali forze segrete mi sostenessero durante i miei lunghi digiuni? Ebbene, furono la mia incrollabile fede in Dio, il mio stile di vita semplice e frugale e l’aloe di cui scoprii i benefici alla fine del XIX secolo, al mio arrivo in Sud Africa”.
Questa pianta ha principalmente effetti lassativi (dovuti soprattutto al contenuto in antrachinoni) e cicatrizzanti (con l’uso topico). Gli indigeni (ad esempio del Messico o del Brasile) la usavano soprattutto per proteggersi dai raggi solari per i suoi poteri lenitivi, idratanti e protettivi oltre ad avere un blando effetto antinfiammatorio. Una precauzione d’uso va consigliata a chi è affetto da problemi intestinali (per l’azione irritante che le sostanze contenute nella pianta possono provocare sulle pareti intestinali) e ai diabetici che fanno uso di insulina, perché l’aloe abbassa l’indice glicemico e questo va calcolato nell’uso di insulina.
È stato ipotizzato un suo utilizzo come coadiuvante della chemioterapia nella cura del cancro. La ricerca su questi aspetti è comunque all’inizio ed in futuro le sue qualità saranno sempre più evidenti.
Le numerose proprietà dell’Aloe Arborescens sono infatti oggi oggetto di studio, ma le recenti ricerche svolte su questa pianta, hanno permesso di far luce su molti dei benefici derivanti dall’uso e dal consumo delle sue foglie, in particolare per il contenuto di aloina. L’aloina, oltre ai conosciuti effetti lassativi per cui viene ampiamente utilizzata a scopi farmaceutici, esplica un azione antitumorale e citoprotettiva.
Dopo gli anni ‘40, sulla scia dei risultati positivi sempre più frequenti, ottenuti dall’uso di questa pianta, è iniziata un intensa attività di ricerca che ha permesso alla scienza di stabilire con precisione le caratteristiche chimicofisiche dell’Aloe Arborescens. Questa ricerca è andata via via crescendo, con lo scopo di svelare ogni segreto sulla complessa composizione in molecole organiche e sui singoli principi attivi di questa pianta.
Attualmente sappiamo che i principi attivi contenuti nelle foglie dell’Aloe Arborescens sono più di un centinaio.
Oltre all’acqua, che rappresenta il 96% del contenuto, i principali costituenti chimici sono: carboidrati: glucosio, mannosio, acemannani, pectine, lignina ecc., antrachinoni e sostanze fenoliche, sali minerali;vitamine; aminoacidi; acidi organici; lipidi ed enzimi in concentrazioni particolarmente rilevanti.
Di questi principi attivi sono particolarmente importanti:
L’acemannano, che è dotato di attività battericida, germicida, antifungina ed è inoltre in grado di formare una patina protettiva della mucosa gastrica ed intestinale contro vari agenti, come l’acido cloridrico dei succhi gatrici.
L’aloina, l’aloemodina, l’acido aloetico, l’antranolo, l’acido crisofanico, l’acido salicilico e il resistanolo. Sono tutti antrachinoni con spiccata attività lassativa, la cui assunzione può dare il via, in soggetti particolarmente sensibili, ad episodi di diarrea. Tuattavia, dopo pochi giorni dall’inizio del consumo di Aloe, questo fenomeno tende ad attenuarsi, fino a scomparire del tutto.
Oltre alle proprietà lassative questi composti hanno altre proprietà molto importanti: antibiotica, antibatterica, antivirale, antitumorale, antinfiammatoria, antisettica, citotissca, depurativa, diuretica, eupeptico e tonificante.
Tra le molecole di natura fenolica troviamo derivati dell’acido cinnamico, tocoferoli, flavonoidi e altri acidi organici polifunzionali con spiccate proprietà antiossidanti. Questi composti giocano un ruolo fondamentale per contrastare l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento cellulare.
L’Aloe Arborescens contiene anche acido acetilsalicilico, sostanza nota per le sue molteplici attività, che spaziano dall’azione antinfiammatoria all’azione protettiva del muscolo cardiaco e del sistema vascolare.
Nell’Aloe Arborescens sono contenuti anche enzimi, ovvero molecole di natura proteica, con importanti proprietà fitoterapiche. Tra questi rivestono maggior rilievo la bradichinasi, un enzima che ha la proprietà di stimolare il sistema immunitario, migliorandone le funzioni e con proprietà analgesiche, antinfiammatorie e cicatrizzanti. La catolasi, un altro enzima che svolge azione detergente verso ustioni e ulcerazioni e ne favorisce la cicatrizzazione inducendo la produzione di fibroblasti.
L’Aloe Arborescens è particolarmente ricca di nutrienti, quali vitamine e sali minerali che rendono questa pianta paragonabile a un vero e proprio integratore alimentare. Nelle sue foglie troviamo: calcio, magnesio, zinco, ferro, potassio, sodio, manganese, rame, cobalto, cromo e un minerale organico molto raro e ricercato per le sue proprietà antiossidanti ed antitumorali, il germanio. Il germanio organico si rivela fondamentale per migliorare l’ossigeno a livello cellulare. Proprio per questo motivo è considerato un potente antiossidante. Il germanio favorisce inoltre la rimozione di metalli tossici del corpo come il piombo, il cadmio ed il mercurio e contrasta gli effetti delle radiazioni ionizzanti. Nell’Aloe Arborescens troviamo in fine vitamine del gruppo B (B1, B2, B3 e B6), vitamina C, colina, acido folico, bicarotene, e vitamina E.
Questi e molti altri composti contenuti nell’Aloe Arborescens, il cui elenco richiederebbe un capitolo a parte, spiegano il motivo per cui questa pianta è così efficace nella lotta contro il cancro.
L’Aloe Arborescens ha un contenuto di gel minore rispetto l’Aloe Vera, ma ciò non va ad incidere negativamente sulle proprietà della pianta, come qualcuno potrebbe pensare. A parità di peso l’Aloe Arborescens contiene tre volte i principi attivi contenuti nell’Aloe Vera. Il perché è presto spiegato: la maggior parte dei principi attivi della pianta sono contenuti nella cuticola esterna e non nel gel, che è invece costituito per il 99% da semplice acqua.
Il motivo per cui l’Aloe Vera è quella più utilizzata a scopi puramente commerciali è per il suo alto contenuto di gel delle sue grandi foglie e dalla facilità di trattamento per la trasformazione della polpa, da consumare come bevanda, oppure ad uso topico nei prodotti cosmetici e farmaceutici.
La principale attività svolta da questa pianta è quella antitumorale che avviene in tre fasi:
1) Attraverso la stimolazione delle difese immunitarie dell’organismo (azione immunostimolante).
2) Attraverso l’induzione all’apoptosi (cioè al suicidio) delle cellule neoplastiche.
3) Infine l’Aloe Arborescens svolge un’azione anti-proliferativa, ovvero blocca l’avanzata del cancro e delle metastasi. I composti chimici che partecipano a questa triplice azione sono diversi. I più importanti sono senza dubbio i polisaccaridi e gli antrichinoni.
Sia ad uso interno che ad uso esterno l’Aloe Arborescens svolge una spiccata azione antidolorifica, riducendo l’infiammazione e alterando la sensibilità al dolore. Per questo motivo può essere utile in caso di ferite, ustioni, punture d’insetto, ma anche per meglio sopportare gli effetti collaterali della radio e chemioterapia.
L’Aloe Arborescens per il suo altissimo contenuto di sali minerali e vitamine, vanta ottime proprietà antiossidanti. In particolare la vitamina C, E B2, B6, il germanio organico e l’aminoacido non essenziale, cisteina, sono dei potenti antiossidanti capaci di combattere i danni cellulari provocati dai radicali liberi.
L’acemannano, uno zucchero polimerico presente nel gel e nella foglia dell’Aloe, presenta significativa attività antivirale nei confronti di diversi virus. In particolare nei confronti del virus dell’HIV-1, dell’Herpes Simplex e del Paramyxovirus (il virus del Morbillo).
I principi attivi contenuti nell’Aloe Arborescens, oltre alla già citata azione immunostimolante, offronto un aiuto diretto all’organismo nei confronti di numerosi batteri patogeni e funghi, tra i quali anche i temuti Escherichia coli e Candida albicans.
I polisaccaridi e gli ormoni vegetali contenuti nell’Aloe sono in grado di accellerare la riparazione del tessuto danneggiato e la formazione di nuovo tessuto epiteliale
I principi attivi contenuti nell’Aloe Arborescens permettono di risolvere i più comuni disturbi dell’apparato gastrointestinale come spasmi addominali, bruciori di stomaco, dolori e gonfiore addominale. L’Aloe normalizza le secrezioni intestinali, migliora la flora batterica intestinale, stabilizza il pH a livello di stomaco e intestino, migliora la funzionalità del pancreas e nel colon limita la proliferazione degli agenti patogeni riducendo i fenomeni putrefattivi.
L’Aloe può aiutare anche in alcune forme di gastriti (ulcere peptiche) e di infiammazioni intestinali (colon irritabile); la sua efficacia è da attribuire alla sua azione cicatrizzante, antinfiammatoria, analgesica e alla capacità di rivestire e proteggere le pareti dello stomaco.
Le foglie di Aloe Arborescens svolgono un’azione depurativa nel tratto gastrointestinale che rappresenta un distretto particolarmente adatto all’accumulo di tossine.
L’attività depurativa è legata soprattutto ai polisaccaridi, che grazie alla loro particolare composizione ed alla consistenza viscosa, riescono a legare ed eliminare le sostanze tossiche prodotte nel corso dei processi metabolici, diminuendo così il tempo di contatto delle scorie con le mucose. L’azione lassativa è invece svolta dall’aloina.

Modalità di Preparazione –
L’Aloe Arborescens la si trova ormai in qualsiasi garden center, o vivaio. Perfino i supermercati vendono piantine di Aloe, ma bisogna stare molto attenti alla qualità del prodotto, specialmente se l’intento è quello di utilizzare la pianta per la preparazione di estratti preparati in casa.
In tal caso sarà di fondamentale importanza ponderare bene l’acquisto. La pianta dovrà avere almeno 4-5 anni di età, in modo tale che il contenuto di principi attivi sia ai massimi livelli. Inoltre, dato che si tratta di un integratore alimentare, la pianta dovrà essere 100% biologica e coltivata in pieno sole, visto che è soprattutto grazie al sole che sviluppa le sue proprietà antitumorali.
Tra le preparazioni note ricordiamo la ricetta di Padre Romano Zago che è molto semplice da preparare. Non è altro che un semplice frullato composto da tre ingredienti: Aloe Arborescens, miele e grappa.
Gli ingredienti necessari per preparare il frullato, secondo la ricetta originale di Padre Romano Zago, sono questi tre:
350 g di foglie di Aloe Arborescens: la pianta deve avere almeno 4 anni di età;
500 g (mezzo chilo) di Miele biologico;
40-50 ml (circa una tazzina di caffé) di Grappa (va bene anche il Whisky, Tequila e il Cognac).
Non è fondamentale essere precisi con le quantità, qualche grammo in più o in meno non fanno la differenza. Se preferite è possibile mettere la stessa quantità di Aloe e di miele.
Se preferisci puoi scegliere di diminuire le quantità dei tre ingredienti, con l’indubbio vantaggio di ottenere ogni volta un preparato più fresco e più efficiente. Non dovrai fare altro che ridurre in proporzione tutti gli ingredienti.
La cosa più semplice è dimezzare la quantità di tutti gli ingredienti, così:
175 g di foglie di Aloe Arborescens;
250 g di miele biologico;
20-25 ml di grappa.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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