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Lupinus luteus

Lupinus luteus

Il lupino giallo (Lupinus luteus L.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Fabales,
Famiglia Fabaceae,
Genere Lupinus,
Specie L. luteus.
Sono sinonimi i termini:
– Lupinus luteolus Clewell;
– Lupinus luteus f. bernatzkayae Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus f. compactus Kazim. & Kaz.;
– Lupinus luteus f. golovczenkoi Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus f. lukasheviczii Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus f. ucrainicus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus f. volovnenkoae Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus subsp. orientalis Kazim. & Kaz.;
– Lupinus luteus var. albicans Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. arcellus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. aurantiacus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. aureus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. citrinus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. cremeus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. croceus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. kazimierskii Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. leucospermus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. maculosus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. melanospermus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. niger Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. ochroleucus Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. sempolovskii Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. sinskayae Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. stepanovae Kurl. & Stank.;
– Lupinus luteus var. sulphureus Kurl. & Stank.:
– Lupinus niger Wehmer;
– Lupinus odoratus F.Dietr.;
– Lupinus odoratus hort.;
– Lupinus odoratus hort. ex DC.

Etimologia –
Il termine Lupinus viene da lúpus lupo, assonante con il greco λῡπη lūpe dolore, sofferenza e con λέπω lépo scorticare: probabile significato di pianta per lupi in quanto tossica.
L’epiteto specifico luteus proviene da lúteus giallo: di colore giallo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il lupino giallo è una pianta presente soprattutto in America, ma seppure in numero modesto, anche nell’area mediterranea dove, allo stato spontaneo, è diffusa nell’area costiera nella parte occidentale della Penisola Iberica, in Marocco, Tunisia e Algeria, nelle isole di Corsica, Sardegna e Sicilia e nell’Italia meridionale. È molto probabile che in Israele e Libano sia diventato selvaggio.
È coltivata nell’Europa settentrionale e nella CSI (Bielorussia e Ucraina) nonché, su scala ridotta, nell’Australia occidentale e in Sud Africa. Essendo stato precedentemente coltivato nel sud della Francia e a Madeira, in queste aree si è naturalizzato.
In Australia viene considerata una specie invasiva.
Il suo habitat è quello dei climi caldi-temperati o addirittura tropicali laddove la coltivazione si trova in alta quota e non sopportano il freddo e in particolar modo le nevicate, dove cresce su terreni sabbiosi e vulcanici delle cinture minerarie.

Descrizione –
Il lupino giallo è una piante annuale eretta, che cresce fino a 1,5 m, poco ramificata e pubescente, presenta una radice robusta, fittonante e ricca di tubercoli radicali dovuti al simbionte Rhizobium.
Le foglie si dipartono a raggiera da un unico punto, sono lanceolate.
I fiori sono riuniti in infiorescenze a racemo apicali di colore giallo intenso.
I frutti sono dei legumi di 40-60 x 10-12 mm, irsuro-lanosi, con 4-5 semi, di 6-9 x 5-8 x 3-4 mm, quadrangolari-rotondeggianti, compressi, da bianco-crema, castani a quasi neri, testa liscia.

Coltivazione –
Il Lupinus luteus è una pianta che in molte aree cresce allo stato spontaneo ma anche coltivata con semina autunnale nelle regioni con clima temperato e in primavera in montagna.
Questa pianta viene talvolta raccolta in natura per l’uso locale come alimento. Sono state sviluppate varietà a basso contenuto di alcaloidi che a volte vengono coltivate per i loro semi commestibili, mentre la pianta viene anche coltivata come sovescio per migliorare il suolo ed è comunemente coltivata come ornamentale nei giardini.
È una pianta che predilige terreni acidi e leggeri dove può essere coltivato, nelle zone a clima temperato, anche ad altitudini più elevate (da 2.000 – 3.300 metri) mentre ai tropici cresce meglio in zone dove le temperature diurne annuali sono comprese tra 18 – 24 °C, ma può tollerare 6 – 30 °C.
La pianta può sopravvivere a temperature occasionali fino a circa -3 °C. Preferisce una piovosità media annua nell’intervallo 450 – 1.000 mm, ma tollera 350 – 2.100 mm ed in posizione soleggiata.
In generale è una pianta facile da coltivare, che vegeta in qualsiasi terreno moderatamente buono e ben drenato, anche se, allo stato spontaneo, predilige terreni acidi e sabbiosi; è altamente suscettibile alle carenze di ferro e manganese quando cresce su terreni neutri e calcarei.
Dal punto di vista pedologico, infatti, preferisce un pH nell’intervallo 5,5 – 7, tollerando 4,5 – 8 e tollera brevi periodi di inondazione del suolo.
Spesso viene coltivato come sovescio e ornamentale, la pianta viene talvolta coltivata anche per i suoi semi commestibili, principalmente in alcune parti d’Europa. Esistono un certo numero di cultivar che sono state sviluppate con semi a basso contenuto di alcaloidi, dal sapore dolce, più grandi e dalla pelle morbida.
La propagazione avviene per seme e le piante iniziano a fiorire circa 100 – 115 giorni dopo la semina, con semi che maturano in 100 – 135 giorni.
Prima di seminare, tuttavia, si consiglia di immergere il seme per 24 ore in acqua tiepida, seminando nel periodo primaverile in pieno campo.
La germinazione dovrebbe avvenire entro 2 settimane; inoltre il seme può anche essere seminato in pieno campo fino all’inizio dell’estate come coltura da sovescio.
Le rese in seme variano da un minimo di 290 chili per ettaro in alcune parti dell’Africa fino a 4,5 tonnellate in Australia.
Questa specie ha una relazione simbiotica con alcuni batteri del suolo, questi batteri formano noduli sulle radici e fissano l’azoto atmosferico. Quando si rimuovono i resti di piante alla fine della stagione di crescita, è meglio rimuovere solo le parti aeree della pianta, lasciando che le radici nel terreno marciscano e rilascino il loro azoto.

Usi e Tradizioni –
Il Lupinus luteus è una pianta conosciuta da tempo e che ricopre, a livello mondiale, un ruolo particolarmente importante nella floricoltura e nell’alimentazione del bestiame.
Si tratta di una pianta in progressivo abbandono nei suoi utilizzi tanto che i suoi semi erano un tempo un alimento comune del bacino del Mediterraneo e dell’America Latina. Oggi vengono consumati principalmente come spuntino in salamoia.
Questa specie, come altre congeneri, (soprattutto i semi) contengono una serie di alcaloidi dal sapore amaro come: anagirina, sparteina e idrossilupanina. Gli effetti farmacologici di questi alcaloidi tendono a bloccare bloccano la trasmissione gangliare, diminuiscono la contrattilità cardiaca e contraggono la muscolatura liscia uterina.
Se ingeriti in quantità da moderate a grandi possono causare sintomi come depressione respiratoria e rallentamento del battito cardiaco, sonnolenza e convulsioni.
I livelli di alcaloidi possono variare notevolmente da specie a specie e questa specie è considerata una delle più tossiche. Tuttavia, sono state sviluppate varietà a basso contenuto di alcaloidi e dal sapore più dolce che vengono coltivate come coltura alimentare. Esistono anche tecniche (in particolare ammollo e scarto dell’acqua di ammollo) che abbassano i livelli di alcaloidi. Le varietà a basso contenuto di alcaloidi furono sviluppate prima del 1930.
Tuttavia, nel loro consumo, va posta sempre particolare attenzione.
Tra gli usi commestibili si utilizzano i semi cotti che vengono consumati anche in salamoia o come i fagioli cotti.
Il seme può anche essere macinato in polvere e mescolato con farine di cereali per fare il pane, ecc.
Per eliminare l’amaro dei semi si consiglia di immergerli con 2 o 3 cambi d’acqua.
Il seme veniva un tempo tostato come succedaneo del caffè.
Si possono mangiare anche le cime giovani con le foglie, cucinate e consumate come una verdura.
Non sono noti invece usi medicinali.
Tra gli altri usi si ricordano quelli agroforestali in quanto è una pianta ottima per il sovescio in terreni poveri; ha una crescita abbastanza rapida e fissa bene l’azoto atmosferico.
La pianta viene coltivata maggiormente come ammendante nell’Europa meridionale ed è inoltre una buona pianta per le api ed altri insetti pronubi.
Tra gli altri usi si ricorda che un estratto del seme viene utilizzato come ingrediente nei preparati cosmetici commerciali come agente mascherante e balsamo per la pelle.
Inoltre l’acqua utilizzata per lisciviare gli alcaloidi dai semi delle forme amare di questa pianta è ricca di alcaloidi e può essere utilizzata come insetticida.
Dal punto di vista ecologico si segnala che la pianta è classificata come “Least Concern” nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate (2013).

Modalità di Preparazione –
Il lupino giallo è una pianta che, opportunamente utilizzata, può trovare un verto impiego in campo alimentare.
I semi cotti vengono consumati anche in salamoia e possono essere macinati in polvere e mescolati con farine di cereali per fare il pane, ecc.
Si consiglia di immergerli in acqua con eliminazione dell’acqua per 2 o 3 volte.
Il seme veniva un tempo tostato come succedaneo del caffè.
Si possono consumare, come una verdura cotta,anche le cime giovani con le foglie.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
https://observation.org/photos/47718873.jpg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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