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Cydia molesta

Cydia molesta

La tignola orientale del pesco (Cydia molesta, Busck, 1916) è un insetto appartenente alla famiglia dei Tortricidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Superphylum Protostomia,
Phylum Arthropoda,
Subphylum Tracheata,
Superclasse Hexapoda,
Classe Insecta,
Sottoclasse Pterygota,
Coorte Endopterygota,
Superordine Oligoneoptera,
Sezione Panorpoidea,
Ordine Lepidoptera,
Sottordine Glossata,
Infraordine Heteroneura,
Divisione Ditrysia,
Superfamiglia Tortricoidea,
Famiglia Tortricidae,
Sottofamiglia Olethreutinae,
Tribù Grapholitini,
Genere Cydia,
Specie C. molesta.
È basionimo il termine:
– Laspeyresia molesta Busck, 1916.
Sono sinonimi i termini:
– Grapholita molesta (Busck, 1916);
– Enarmonia molesta (Busck, 1916).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La tignola orientale del pesco è un lepidottero originario della Cina, ma è stato introdotto in Giappone e Nord America e ora si trova anche in Europa occidentale, Asia e Sud America e alle Hawaii, Marocco, Mauritius, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda.
Questo insetto è comparso in Italia all’inizio degli anni venti (tra il 1920 ed il 1921) causando l’attacco e la successiva devastazione soprattutto delle drupacee. Il suo habitat corrisponde con la presenza di piante quali: pesco, altre drupacee, pomacee e rosacee ornamentali.

Morfologia –
La Cydia molesta, allo stato adulto, è una farfalla di medio-piccole dimensioni, con ali di colore grigio-brunastro con screziature biancastre e marezzature biancastre; i bordi delle sono finemente frangiati.
Le larve, che sono di colore rosato o ocraceo, raggiungono la lunghezza di circa 10-5mm.

Attitudine e Ciclo biologico –
La Cydia molesta sverna allo stadio di larva matura e possiamo trovarla nei campi, protetta da bozzoletti negli anfratti della scorza o alla base delle piante, nel terreno; può svernare anche nei magazzini, negli anfratti delle strutture di raccolta e conservazione.
Ad inizio primavera o a fine inverno, in dipendenza delle condizioni climatiche, si ha lo sfarfallamento degli adulti; lo sfarfallamento avviene, in genere, da marzo a maggio, con un picco di presenze nella seconda quindicina del mese di aprile.
In questo periodo le femmine ovidepongono sui giovani germogli o sulle foglioline originando così la 1a generazione larvale che è attiva, sui germogli, da fine aprile a fine maggio.
Queste larve, divenute adulte, compiono il secondo volo, all’incirca nel mese di giugno, dando origine, dopo la deposizione la seconda generazione larvale, attiva soprattutto sui frutti dalla seconda metà di giugno alla seconda decade di luglio.
Queste larve originano gli adulti del 3° volo che sfarfallano, generalmente, dalla seconda decade di luglio fino alla prima decade di agosto. Prende così avvio la terza generazione larvale, sempre attiva sui frutti, che compare dal mese di luglio agli inizi di agosto.
Durante il mese di agosto sfarfallano gli adulti del 4° volo; questi originano la quarta generazione larvale, che è attiva in agosto.
Questa ultima generazione di larve, in dipendenza dell’area e delle condizioni climatiche, può svernare o dare origine ad una quinta generazione, tra agosto e settembre, che si sovrappone alla quarta generazione.
In questo modo la Cydia molesta compie 4-5 generazioni all’anno, con sovrapposizioni a fine estate e con voli praticamente continui.
Le larve svolgono un’attività trofica e quindi i relativi danni sui germogli e sui frutti. In particolar modo sono le larve di prima generazione che, scavando gallerie longitudinali nelle zone midollari, provocano avvizzimenti e perdite dei germogli. I danni sui frutti, ancora più gravi, comportano la fuoriuscita di un grumo di gomma e spesso, i frutti colpiti, sono soggetti alla cascola, a causa, inoltre, dei disfacimenti molli dovuti anche dalla presenza di agenti fungini.

Ruolo Ecologico –
Le larve di Cydia molesta si nutrono di pesche, mele, mele cotogne, pere, prugne, ciliegie, albicocche e nettarine ma anche di altre drupacee, pomacee e rosacee ornamentali.
All’inizio della stagione, le larve si insinuano nei teneri ramoscelli causando la morte del ramoscello. In presenza di densità di popolazioni elevate gli alberi possono assumere un aspetto cespuglioso. Le generazioni successive possono nutrirsi della crescita terminale e delle pesche in via di sviluppo. Le larve che attaccano il frutto spesso entrano vicino o attraverso il gambo e penetrano direttamente all’interno del frutto. Le pesche più grandi potrebbero non mostrare danni esterni. Il danno alla frutta può causare un aumento della quantità di marciume bruno.
I danni causati si differenziano sia per epoca che per parte della pianta attaccat.
I germogli vengono generalmente attaccati dalle larve della prima generazione che scavano, al loro interno, delle gallerie longitudinali in zona midollare; l’attacco provoca un avvizzimento con conseguente perdita del germoglio.
Una sola larva può attaccare diversi germogli, accentuando il già grave danno.
L’attacco ai germogli si può ripetere anche in estate ed è particolarmente dannoso:
– per le giovani piante in allevamento, perché provocando il risveglio di gemme laterali per mancanza di dominanza apicale determina la perdita della forma di allevamento;
– per le piante innestate da poco, per la perdita degli “occhi innestati” e quindi del cimale che interessa.
Sui frutti si hanno invece danni molto gravi anche per l’aspetto commerciale degli stessi.
I danni, generalmente, vengono provocati dalle generazioni successive alla prima dove le larve scavano gallerie nella polpa:
– fino alla zona centrale a raggiungere il nocciolo, nelle Drupacee;
– generalmente superficiali nelle Pomacee; solo in alcuni casi, a differenza della Carpocapsa che si addentra sempre nella polpa, le gallerie si approfondiscono fino ai semi.
Comunque, sia nelle Pomacee che nelle Drupacee, l’entrata della larvetta avviene o in un punto di contatto del frutto con un altro organo della pianta (ramo, foglia, altro frutto), oppure nella zona di inserimento del peduncolo.
In conseguenza dell’attività trofica delle larve i frutti delle Drupacee colpiti emettono un grumo di gomma.
Spesso i frutti infestati sono soggetti a cascola, specialmente se l’ingresso della larva avviene nella zona peduncolare; comunque i frutti subiscono disfacimento molle sia per l’attività diretta delle larve sia per il successivo attacco di agenti fungini del marciume dei frutti che entrano dai fori delle larve.
Per poter contrastare le popolazioni, ed i relativi, danni di questo lepidottero bisogna conoscere la reale densità, distribuzione e periodo di presenza dell’insetto.
Per questo motivo bisogna operare un monitoraggio della popolazione.
Il monitoraggio si esegue con trappole sessuali; la tecnica di esecuzione prevede:
– l’installazione delle trappole nel frutteto all’inizio di aprile;
– densità delle trappole: 2-3 trappole per ettaro, per il primo ettaro, più una per ogni ettaro successivo al primo; nel caso di aziende non molto grandi e con appezzamenti uniformi sono sufficienti 2-3 trappole per tutta l’azienda.
Dopo il rilevamento dei dati si può stabilire la soglia di intervento: questa è variabile da zona a zona e mediamente è di 10 adulti catturati per trappola per settimana (a partire dal 2° volo).
Il campionamento si esegue sui germogli; sulle giovani piante in allevamento si interviene quando i germogli colpiti sono il 10% degli organi campionati, come avviene per l’Anarsia.
In altri casi la determinazione della soglia, sia sulla % di getti colpiti sia sulla % di frutti colpiti, viene valutata volta per volta.
Eventuali interventi vanno eseguiti come segue:
– dopo 7-8 giorni dal superamento della soglia per la 2a generazione;
– dopo 4-6 giorni dal superamento della soglia per le generazioni successive.
Tuttavia in presenza di continuate infestazioni di questo insetto vanno valutate (cosa che andrebbe fatta in reimpianto) le condizioni che hanno determinano tali infestazioni quali: densità di impianto, presenza di specie più suscettibili, metodologia di fertilizzazione dei frutteti, presenza di siepi ed altre coltivazioni che interrompono l’omogeneità dei frutteti ed altro, si tratta, in poche parole di creare condizioni agro ecologiche che scoraggino e diminuiscano il proliferare di queste infestazioni e dei loro relativi danni.
In determinate condizioni operative si può impiegare il Bacillus thuringiensis ssp. kurstaki.
Impiegabili infine, all’inizio dei voli, i regolatori di sviluppo chitino-inibitori.
In considerazione che i maggiori danni da Cidia sono prodotti dalle generazioni estive sui frutti e che la prima generazione, sui germogli, può essere controllata con interventi cumulativi insieme all’Anarsia, può essere utilizzata, per questa prima generazione, una soglia di intervento alta (anche oltre 20 catture per trappola per settimana), mentre si tende, per le generazioni estive, a mantenere la soglia bassa di 10 catture.
La lotta contro la Cydia molesta va pertanto eseguita dietro la presenza di Dottori Agronomi particolarmente specializzati in materia evitando l’immediato uso di insetticidi che, di norma, compromettono le delicate biocenosi di altri insetti quali i pronubi e deteriorano i delicati equilibri ecologici di altri organismi, quali soprattutto gli uccelli, che si nutrono di questo insetto.
In alcune condizioni operative, ove le caratteristiche del frutteto lo consentono, è possibile applicare il metodo della confusione sessuale, collocando i dispenser erogatori del feromone all’inizio dei voli (o appena prima) della prima generazione, abbinando eventualmente l’intervento di disorientamento anche contro l’Anarsia.
Fino ad oggi, purtroppo, si sono eseguiti criteri di lotta guidata ed integrata con interventi chimici a base di Azinfos-metile, Clorpirifos-etile, Carbaril, ecc., al superamento della soglia, che varia da 7-8 giorni, per la seconda generazione e 4-6 giorni, per le generazioni successive.
Tali interventi se, in un primo momento, sembrano sortire apparenti benefici, a lungo andare compromettono i delicati equilibri e le biocenosi aggravando già nel breve periodo gli attacchi di questo insetto.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Pollini A., 2002. Manuale di entomologia applicata. Edagricole, Bologna.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.
Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/87134769/original.jpg



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