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Agaricus devoniensis

Agaricus devoniensis

Il Fungo delle sabbie (Agaricus devoniensis P.D. Orton, 1960) è un fungo appartenente alla famiglia delle Agaricaceae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Sottodivisione Agaricomycotina,
Classe Agaricomycetes,
Sottoclasse Agaricomycetidae,
Ordine Agaricales,
Famiglia Agaricaceae,
Genere Agaricus,
Specie A. devoniensis.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Agaricus arenicola (Wakef. & A. Pearson) Pilát, 1951;
– Agaricus arenophilus Huijsman, 1960;
– Agaricus devoniensis var. bridghamii (Kerrigan) Blanco-Dios;
– Agaricus fragilivolvatus Contu 1998;
– Psalliota arenicola Wakef. & A. Pearson, 1946;
– Psalliota peronata Richon & Roze, 1886.

Etimologia –
Il nome scientifico Agaricus devoniensis è formato dal nome del genere Agaricus e dall’epiteto specifico devoniensis. Il termine Agaricus deriva dal greco ἀγαρικόν (agarikón), un antico nome utilizzato per indicare un fungo. Secondo la tradizione riportata da Dioscoride, il termine era riferito a un fungo proveniente dall’Agaria, regione che veniva collocata nell’Europa orientale. L’etimologia del genere è quindi molto antica e precede di molti secoli la moderna classificazione scientifica dei funghi.
L’epiteto devoniensis ha invece un’origine più semplice e precisa: significa “del Devon” e richiama la contea del Devon, nell’Inghilterra sud-occidentale, dove la specie fu osservata e successivamente descritta. Il micologo britannico Peter Darbishire Orton (1916-2005) pubblicò infatti la specie nel 1960 con il nome di Agaricus devoniensis, che è tuttora il nome scientifico accettato.
La specie è stata indicata in passato anche con altri nomi, tra cui Psalliota arenicola e Agaricus arenophilus, ma nella moderna nomenclatura micologica il nome Agaricus devoniensis P.D. Orton, 1960 è quello attualmente utilizzato.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Agaricus devoniensis è una specie caratteristica degli ambienti sabbiosi e presenta una marcata preferenza per le aree costiere. Il suo habitat più tipico è rappresentato dalle dune litoranee, soprattutto nelle zone aperte o scarsamente vegetate dove il terreno è costituito prevalentemente da sabbia.
Il rapporto con il substrato sabbioso è talmente stretto che il carpoforo può svilupparsi in parte o quasi completamente sotto la superficie. Non è quindi raro incontrare esemplari nei quali soltanto il cappello affiora dalla sabbia, mentre il gambo rimane profondamente immerso nel substrato. La sabbia aderisce inoltre facilmente alla superficie del cappello e alle altre parti del fungo, diventando una delle caratteristiche più evidenti degli esemplari raccolti in natura.
La specie è conosciuta in diverse regioni dell’Europa, in particolare lungo le coste caratterizzate dalla presenza di sistemi dunali. Sebbene la vicinanza al mare rappresenti il contesto ecologico più caratteristico, A. devoniensis non deve essere considerato esclusivamente un fungo delle dune: può comparire anche in altri ambienti caratterizzati da terreni sabbiosi, compresi prati, radure e zone retro-dunali.
In Italia è stato segnalato in diverse località costiere e in ambienti litoranei sabbiosi. Nell’area di studio considerata nel testo originario la specie è stata osservata lungo la spiaggia sabbiosa compresa tra Pesaro e Fano, oltre che nella zona collinare litoranea, dove sono presenti sedimenti sabbiosi. Sono possibili ritrovamenti anche in ambienti più interni purché il substrato conservi caratteristiche sabbiose idonee.
La fruttificazione è generalmente associata alla stagione più fresca e umida. I ritrovamenti possono iniziare durante l’estate e proseguire fino all’autunno, con variazioni legate alla regione geografica e soprattutto all’andamento delle precipitazioni. Negli ambienti mediterranei la comparsa dei carpofori può essere particolarmente legata alle piogge autunnali.
Dal punto di vista ecologico, Agaricus devoniensis riveste un certo interesse proprio perché è legato a un ambiente fragile come quello delle dune. La conservazione dei sistemi dunali, della loro vegetazione e della naturale dinamica della sabbia contribuisce indirettamente anche alla conservazione della biodiversità fungina associata a questi habitat.

Agaricus devoniensis

Riconoscimento –
L’Agaricus devoniensis è un fungo di dimensioni piuttosto contenute, generalmente bianco o biancastro, che può essere riconosciuto con una certa facilità quando viene osservato nel suo habitat caratteristico.
Il cappello misura generalmente da 2 a 7 cm di diametro. Nelle prime fasi dello sviluppo è globoso o emisferico, quindi diventa convesso e infine appianato; negli esemplari più maturi può presentare anche una lieve depressione nella zona centrale. Il margine rimane a lungo involuto e tende a distendersi soltanto con la completa maturazione del carpoforo. La superficie è liscia o leggermente fibrillosa e può avere un caratteristico aspetto sericeo. Il colore è bianco, biancastro o talvolta leggermente grigiastro. Una caratteristica quasi costante è la presenza di sabbia aderente alla superficie, tanto che il cappello degli esemplari raccolti nelle dune appare spesso sporco o ricoperto di granelli.
Le lamelle sono libere, fitte e relativamente strette. Nei giovani esemplari sono biancastre o molto pallide, quindi assumono progressivamente una tonalità rosata e infine diventano bruno-rossastre, bruno-cioccolato e molto scure a maturità. Questa trasformazione cromatica è tipica del genere Agaricus ed è dovuta alla maturazione delle spore. Il filo delle lamelle rimane più chiaro e sterile, mentre fra le lamelle principali sono presenti lamellule di diversa lunghezza.
Il gambo è relativamente corto, generalmente lungo 2-5 cm e largo circa 0,5-1,5 cm. Può essere cilindrico, leggermente claviforme o appena bulboso alla base. È bianco e può essere liscio oppure finemente fibrilloso. La superficie sopra l’anello tende a essere più liscia, mentre nella porzione inferiore può presentare fibrille e piccole fioccosità trasversali. Negli esemplari più maturi il gambo può diventare fistoloso.
Un carattere particolarmente interessante è rappresentato dall’anello. Esso è molto sottile, infero e può apparire semplice oppure formato da più sottili zone anulari. Il margine può essere festonato e l’anello è spesso collocato nella parte centrale o inferiore del gambo. In alcuni esemplari, quando si trova molto vicino alla base, può dare quasi l’impressione di una piccola volva, ma si tratta sempre di un anello derivante dal velo parziale. È inoltre piuttosto fragile e può scomparire con la maturazione, lasciando soltanto deboli tracce.
La carne è inizialmente bianca e può diventare con l’età leggermente ocracea. In alcune descrizioni viene indicato un lieve arrossamento soprattutto nel gambo, mentre altre osservazioni riportano una reazione poco evidente. L’odore è debole, fungino e talvolta descritto come gradevole; il sapore è mite o dolce.
Anche l’esame microscopico contribuisce alla determinazione. Le spore sono lisce, brune in massa, da largamente ellissoidali a subglobose od ovoidali, generalmente delle dimensioni di circa 5,5-7 × 4,5-5,5 µm. I basidi sono tetrasporici. Sul filo delle lamelle sono presenti elementi cistidiali, generalmente indicati come abbondanti e con forme terminali claviformi o piriformi. La combinazione fra caratteristiche macroscopiche, habitat e dati microscopici permette di giungere a una determinazione affidabile.
Tra le specie che possono essere confuse con A. devoniensis vi è soprattutto Agaricus menieri, anch’esso legato ai substrati sabbiosi. Un carattere utile per distinguerli è rappresentato dalla reazione della base del gambo: in A. menieri l’ingiallimento della carne alla base può essere più evidente. Anche Agaricus bitorquis può creare qualche difficoltà, soprattutto per la presenza di un anello doppio e sottile, ma questa specie è più frequentemente associata a terreni asciutti e compatti, spesso in prossimità di sentieri e aree disturbate. Un ulteriore confronto può essere fatto con Agaricus littoralis, anch’esso presente negli ambienti dunali, che tende però a presentare un cappello più bruno-ocraceo e spore mediamente più allungate.
Nel complesso, la combinazione di piccole dimensioni, cappello biancastro e sericeo, lamelle libere che passano dal rosa al bruno scuro, gambo relativamente corto, anello infero e soprattutto crescita nella sabbia rende Agaricus devoniensis una specie piuttosto caratteristica. Tuttavia, come per tutti gli Agaricus, l’habitat da solo non è sufficiente per una determinazione sicura.

Coltivazione –
Non sono note pratiche di coltivazione di Agaricus devoniensis paragonabili a quelle sviluppate per specie di interesse commerciale come Agaricus bisporus. Si tratta infatti di una specie strettamente legata a condizioni ecologiche particolari, soprattutto alla presenza di substrati sabbiosi e agli ambienti dunali costieri.
La sua coltivazione artificiale non rappresenta quindi una pratica micologica consolidata e il ritrovamento dei carpofori rimane sostanzialmente legato alla presenza degli habitat naturali idonei. Più che tentare di coltivare direttamente la specie, dal punto di vista naturalistico assume maggiore importanza la conservazione degli ambienti nei quali essa vive.
La dipendenza dagli ecosistemi dunali rende infatti A. devoniensis un interessante esempio di fungo la cui presenza è intimamente collegata alle caratteristiche fisiche del territorio. La protezione delle dune e dei substrati sabbiosi costituisce pertanto il presupposto fondamentale per la conservazione delle popolazioni naturali della specie.

Usi e Tradizioni –
L’Agaricus devoniensis è tradizionalmente considerato un fungo commestibile. Le sue modeste dimensioni e il particolare ambiente di crescita, tuttavia, ne hanno limitato l’importanza dal punto di vista gastronomico rispetto ad altri Agaricus maggiormente conosciuti e raccolti.
Il principale problema pratico degli esemplari destinati alla cucina è costituito dalla sabbia. Crescendo direttamente nei substrati dunali, e spesso rimanendovi parzialmente sepolto, il fungo può incorporare o trattenere una quantità considerevole di granelli. La pulizia può quindi risultare difficile e, se non viene effettuata con attenzione, la presenza di sabbia può compromettere decisamente la qualità del preparato.
Nonostante la commestibilità tradizionalmente attribuita alla specie, è importante ricordare che il riconoscimento deve essere sicuro. Il genere Agaricus comprende infatti specie commestibili e altre che possono provocare disturbi gastrointestinali. La semplice appartenenza al genere, la crescita nelle dune o il colore bianco del cappello non costituiscono elementi sufficienti per decidere autonomamente il consumo di un esemplare raccolto allo stato selvatico.
Dal punto di vista delle tradizioni popolari, A. devoniensis non sembra avere un patrimonio di usi gastronomici o culturali particolarmente ricco e documentato. Il suo principale interesse è piuttosto naturalistico e micologico, legato alla singolare capacità di vivere in ambienti sabbiosi costieri. È proprio questa specializzazione ecologica ad avergli valso denominazioni popolari riconducibili al concetto di “fungo delle sabbie” o “fungo delle dune”.

Modalità di Preparazione –
La preparazione gastronomica di Agaricus devoniensis, qualora la specie sia stata identificata con certezza e gli esemplari siano ritenuti idonei al consumo, non differisce sostanzialmente da quella di altri piccoli Agaricus. Prima di qualsiasi utilizzo è però indispensabile eliminare con grande cura la sabbia aderente al carpoforo, operazione che può essere tutt’altro che semplice proprio a causa dell’habitat della specie.
Gli esemplari giovani e sani possono essere puliti delicatamente con un pennello morbido o con un panno leggermente umido, cercando di rimuovere il substrato senza danneggiare il fungo. Quando la sabbia è penetrata profondamente fra le lamelle o nel velo, la pulizia può diventare più complessa; in questi casi è preferibile non utilizzare esemplari impossibili da ripulire adeguatamente.
Dal punto di vista culinario, il sapore delicato e l’odore poco marcato fanno pensare a un fungo dal carattere gastronomico discreto, più adatto a preparazioni semplici che a ricette nelle quali debba prevalere un aroma particolarmente intenso. Può essere impiegato, dopo un’accurata pulizia e una corretta cottura, nelle comuni preparazioni riservate ai piccoli Agaricus, evitando però di attribuirgli particolari virtù gastronomiche che non risultano documentate.
La commestibilità indicata nelle fonti micologiche non deve infine essere interpretata come una garanzia per qualsiasi esemplare raccolto in natura. La determinazione della specie deve essere certa e, in caso di dubbio, il fungo non deve essere consumato. Per una specie poco comune e facilmente confondibile con altri Agaricus, il valore della corretta identificazione micologica rimane quindi più importante dell’interesse alimentare.

Guido Bissanti

Altre Fonti:
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Fonte foto:
https://ceb.wikipedia.org/wiki/Agaricus_devoniensis#/media/Payl:Agaricus_devoniensis_Jymm_02.jpg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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