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Picea purpurea

Picea purpurea

Il peccio purpureo (Picea purpurea, Mast., 1906) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Pinaceae.

Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Pinophyta,
Classe Pinopsida,
Ordine Pinales,
Famiglia Pinaceae,
Genere Picea,
Specie P. purpurea.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Picea likiangensis var. purpurea (Mast.) Dallim. & A.B.Jacks.;
– Picea purpurea subsp. purdomii Silba.

Etimologia –
Il nome generico Picea è di origine latina ed è tradizionalmente posto in relazione con pix, picis, «pece», probabilmente in riferimento all’abbondante produzione di resina tipica di molte conifere del genere. Tale caratteristica, tuttavia, non è esclusiva dei pecci, essendo comune anche a numerosi pini e abeti.
L’epiteto specifico purpurea deriva dal latino purpureus, «purpureo» o «porpora», e richiama soprattutto la colorazione dei coni femminili nelle prime fasi dello sviluppo. I coni giovani possono infatti presentare tonalità rosso-porpora, violetto o cremisi, per poi virare progressivamente verso il bruno-violaceo con la maturazione. Il nome scientifico non si riferisce quindi a una colorazione costantemente porpora della chioma, ma a una caratteristica delle strutture riproduttive. Anche il nome inglese purple-coned spruce, «peccio dai coni purpurei», riflette questa peculiarità.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Picea purpurea possiede un areale naturale relativamente ristretto, interamente concentrato nella Cina occidentale. Le principali aree di presenza comprendono il Gansu meridionale, il Qinghai orientale e il Sichuan settentrionale e nord-occidentale. Le moderne banche dati botaniche riconoscono la specie come entità distinta e ne indicano la presenza nativa nelle regioni del Qinghai, del Gansu e del Sichuan comprese nel suo areale.
È una specie tipicamente subalpina, legata alle fasce montuose caratterizzate da clima continentale, forti escursioni termiche e inverni rigidi. Cresce generalmente fra circa 2600 e 3800 m di altitudine, con le popolazioni più caratteristiche concentrate intorno alla fascia compresa fra 2600 e 3600 m. L’adattamento a queste quote spiega in larga misura la notevole rusticità della specie, capace di sopportare in natura inverni lunghi, temperature molto basse e precipitazioni frequentemente nevose.
L’habitat preferenziale comprende soprattutto i versanti esposti a nord, dove la neve permane più a lungo e l’evaporazione durante la stagione vegetativa è generalmente inferiore. I suoli sono prevalentemente montani bruni e litosuoli, spesso acidi e soggetti a processi podzolici. Si tratta quindi di ambienti molto diversi dalle pianure temperate: ecosistemi montani freddi nei quali la crescita vegetativa è fortemente condizionata dalla breve stagione favorevole.
Il clima dell’areale è riconducibile a un regime continentale montano, con precipitazioni da scarse a moderate, una quota significativa delle quali cade durante la stagione fredda sotto forma di neve. La specie è adattata alla combinazione di basse temperature, disponibilità idrica stagionale e periodo vegetativo relativamente breve. Studi sulla germinazione hanno inoltre evidenziato che temperatura e durata del periodo freddo possono influenzare sensibilmente la dormienza e la capacità germinativa dei semi, indicando uno stretto rapporto fra fisiologia della specie e condizioni climatiche dell’habitat d’origine.
Nell’ambiente naturale il peccio purpureo può formare popolamenti puri, ma è frequentemente associato ad altre conifere montane. Tra le specie che possono accompagnarlo figurano Picea asperata, Picea wilsonii, Larix potaninii e Abies fargesii, quest’ultima generalmente più importante alle quote superiori. A quote relativamente inferiori possono entrare nella composizione della foresta anche Tsuga chinensis e diverse specie di Quercus, mentre Populus e Betula sono fra le latifoglie più comuni nelle formazioni miste.
Dal punto di vista ecologico, Picea purpurea rappresenta quindi un importante componente della cintura forestale subalpina delle montagne del Sichuan settentrionale, del Qinghai orientale e del Gansu meridionale. In determinate zone non è una specie sporadica, ma una componente strutturale delle foreste di conifere, contribuendo alla formazione della copertura arborea montana.
La distribuzione geografica deve inoltre essere considerata alla luce della stretta relazione con il complesso di Picea likiangensis. Le popolazioni di questo gruppo occupano una vasta porzione della Cina occidentale e presentano zone di transizione morfologica. Picea purpurea rappresenta tuttavia l’entità settentrionale del complesso e possiede caratteri sufficientemente distintivi da essere generalmente mantenuta come specie autonoma nelle moderne trattazioni tassonomiche.

Descrizione –
La Picea purpurea è un grande albero sempreverde che, in condizioni naturali, può raggiungere circa 40–50 m di altezza, sviluppando un tronco diritto e monopodiale con diametro basale di circa 1–2 m. In coltivazione, soprattutto al di fuori dell’areale naturale, raggiunge generalmente dimensioni inferiori; in Europa sono comunque noti esemplari maturi di notevole sviluppo. Nel Regno Unito alcuni vecchi alberi hanno superato i 25 m e un esemplare a Stanage, nel Powys, ha raggiunto circa 26 m nel 2023.
La chioma dei giovani alberi è generalmente piramidale o strettamente conica, con un profilo regolare e slanciato. Alle quote più elevate, dove le condizioni ambientali sono più severe, gli individui possono assumere una forma più stretta, quasi a guglia. Con l’età la chioma tende a diventare più ampia e, in alcuni esemplari maturi, può risultare relativamente appiattita o formare una cupola larga. La forma finale è quindi influenzata dall’età, dalle condizioni ambientali e dalla provenienza del materiale coltivato.
I rami del primo ordine sono relativamente sottili e si dipartono orizzontalmente dal tronco; quelli della parte inferiore della chioma possono incurvarsi verso il basso. I rami del secondo ordine sono più corti, sottili, numerosi e densamente distribuiti, con andamento da orizzontale a moderatamente pendulo. Questa disposizione conferisce alla pianta una struttura complessivamente densa ed elegante.
I giovani rami, o virgulti, sono sottili, flessibili, numerosi e ravvicinati. Presentano colorazioni giallo-pallide, giallo-rosate o giallo-grigiastre e una superficie finemente scanalata. I germogli giovani sono caratteristicamente pubescenti, spesso in modo evidente. I pulvini, cioè le piccole strutture alla base degli aghi, sono relativamente piccoli e orientati in avanti. La pubescenza dei giovani rami costituisce uno dei caratteri utili per distinguere P. purpurea da alcune specie affini.
Le gemme vegetative sono coniche, resinose e lunghe circa 4 mm. Le perule sono triangolari, ottuse, appressate e di colore bruno-castano o nocciola scuro; possono persistere sui rami per diversi anni.
Come tutte le Picea, la specie presenta foglie aghiformi persistenti. Gli aghi sono lineari, relativamente corti e più o meno appiattiti in senso dorso-ventrale, generalmente lunghi 7–14 mm e larghi circa 1,5–1,8 mm. Sono diritti oppure lievemente ricurvi nella porzione basale.
La superficie superiore degli aghi è verde, spesso verde scuro e lucida, mentre quella inferiore appare più chiara per la presenza di due bande stomatiche biancastre o verde-biancastre. L’apice è ottuso fino a brevemente mucronato. Gli aghi inseriti sulla parte superiore dei giovani rami tendono a essere fortemente appressati al germoglio, arrivando in parte a nasconderne la superficie superiore; sui rami ombreggiati possono invece risultare meno densamente disposti e maggiormente divergenti.
Un carattere tassonomicamente importante riguarda la distribuzione degli stomi. In Picea purpurea gli stomi sono normalmente concentrati sulla pagina inferiore dell’ago, dove formano due bande dense; sulla pagina superiore sono generalmente assenti oppure compaiono soltanto come una o due linee sottili e discontinue. Questa condizione, definita ipostomatica, contribuisce a distinguere la specie da Picea likiangensis sensu stricto, nella quale gli stomi possono essere presenti su tutte le superfici dell’ago.
La colorazione degli aghi non è quindi, in senso botanico rigoroso, «metallicamente viola», come talvolta viene affermato in descrizioni commerciali o divulgative. La tonalità caratteristica della specie riguarda soprattutto i coni femminili giovani, mentre il fogliame è normalmente verde, da verde brillante a verde scuro lucido, con la pagina inferiore più chiara.
Come le altre conifere, Picea purpurea non produce veri fiori e frutti nel senso botanico proprio delle angiosperme. Le strutture riproduttive sono strobili, comunemente chiamati coni.
Gli strobili maschili sono ascellari, conici e lunghi circa 1,5–2,5 cm. Durante lo sviluppo sono inizialmente rosso-rosati o rosa-rossastri e successivamente tendono al giallastro con la maturazione del polline.
Molto più caratteristici sono i coni femminili, principale elemento distintivo da cui deriva l’epiteto purpurea. Sono terminali e sessili, inizialmente eretti e successivamente pendenti a maturità. Hanno forma ovoidale od ovoidale-oblunga, con base affusolata e apice ottuso. Le dimensioni sono relativamente ridotte per un peccio: generalmente 2,5–5 cm di lunghezza e 1,7–3 cm di larghezza, anche se alcune fonti riportano valori massimi prossimi a 7 cm in esemplari o condizioni particolarmente favorevoli.
I coni immaturi sono porpora, violetti o cremisi; durante la maturazione passano attraverso tonalità violacee e bruno-violacee, fino a raggiungere una colorazione bruno-violacea più pallida o, negli stadi avanzati, molto scura. Le squame seminifere sono rombiche, lunghe circa 1–1,5 cm, con superficie inferiore liscia o finemente striata, talvolta resinosa. Il margine superiore è sottile, generalmente ondulato e irregolarmente dentellato-eroso. Le brattee sono molto ridotte, ligulate e completamente incluse nel cono.
I semi sono piccoli, ovato-oblunghi, lunghi circa 2,5–3 mm e di colore bruno-violaceo scuro. Sono dotati di un’ala membranosa ovato-oblunga lunga circa 5–7 mm, generalmente giallastra, arancio-bruna o arancio-giallastra. L’ala favorisce la dispersione anemocora, cioè mediante il vento.
La corteccia degli esemplari giovani e adulti è grigio-bruna, rugosa e finemente squamosa. Nelle zone in cui viene recentemente esposta, per esempio in seguito a rotture o distacchi, può assumere una caratteristica tonalità arancio-brunastra. Con l’età tende a fessurarsi maggiormente e a diventare più grigia e irregolare.
Dal punto di vista tassonomico, Picea purpurea appartiene alla famiglia Pinaceae, ordine Pinales, genere Picea. È strettamente affine a Picea likiangensis e fa parte del cosiddetto complesso di Picea likiangensis. Questa parentela ha determinato nel tempo una certa instabilità nomenclaturale: P. purpurea è stata infatti trattata anche come Picea likiangensis var. purpurea. Le moderne trattazioni botaniche la riconoscono invece come specie accettata.
La distinzione da Picea likiangensis può risultare difficile soprattutto in assenza dei coni. In generale, P. purpurea presenta aghi più corti, più appiattiti e più densamente disposti, giovani rami più sottili e densamente pubescenti e, soprattutto, coni femminili nettamente più piccoli. Picea likiangensis sensu stricto tende invece ad avere aghi più glaucamente colorati, con stomi presenti su più superfici, germogli più robusti e coni decisamente più grandi, che possono raggiungere circa 8–15 cm. Nelle aree intermedie dell’areale esistono tuttavia popolazioni morfologicamente variabili, rendendo l’identificazione di alcuni esemplari complessa.

Coltivazione –
La Picea purpurea è una conifera rustica e longeva, ma la sua coltivazione richiede di considerare attentamente l’origine ecologica della specie. È una pianta di alta montagna adattata a inverni freddi ed estati relativamente fresche; si sviluppa quindi meglio in regioni prive di lunghi periodi di caldo intenso e siccità estiva.
In coltivazione ornamentale è opportuno collocarlo in pieno sole, preferibilmente in una posizione ben ventilata e, soprattutto nei climi più caldi, relativamente protetta dagli eccessi di calore. La Royal Horticultural Society lo considera adatto a terreni argillosi, limosi o sabbiosi, purché freschi ma ben drenati, con reazione da acida a neutra. La stessa fonte gli attribuisce una rusticità H7, cioè il livello più elevato della scala RHS, a conferma della capacità di sopportare condizioni invernali molto rigide.
Il terreno ideale deve essere strutturalmente stabile, permeabile e capace di mantenere una moderata umidità senza ristagni prolungati. Nei terreni pesanti è preferibile migliorare il drenaggio prima dell’impianto; nei suoli molto poveri e rapidamente drenanti può invece essere utile aumentare la componente organica per favorire una disponibilità idrica più costante. Una volta ben affrancata, la pianta diventa relativamente autonoma, ma gli esemplari giovani richiedono maggiore attenzione all’irrigazione durante i periodi asciutti.
La specie può essere coltivata in aree caratterizzate da inverni freddi e, secondo le classificazioni utilizzate nella coltivazione internazionale, è associata indicativamente alla fascia di rusticità USDA 5b–8. La semplice appartenenza a una zona climatica non garantisce tuttavia prestazioni uniformi: il comportamento può dipendere dalla provenienza genetica, dall’umidità estiva, dall’esposizione e dalla qualità del suolo. È significativo che esemplari coltivati abbiano mostrato una buona capacità di adattamento anche a climi oceanici, come quello britannico, pur provenendo da ambienti continentali di alta montagna.
La propagazione avviene principalmente per seme. In Cina esiste una specifica normativa tecnica dedicata alla produzione vivaistica di Picea purpurea, che disciplina la scelta dell’area vivaistica, la raccolta e il trattamento del seme, l’epoca e le modalità di semina, la gestione delle giovani piantine, il controllo delle avversità e le caratteristiche delle piante destinate alla messa a dimora. Lo standard cinese DB63/T 1272-2014 è specificamente rivolto alla produzione vivaistica della specie a quote comprese fra circa 2200 e 3500 m.
La qualità e la provenienza del seme sono particolarmente importanti. Studi sperimentali hanno mostrato che la germinazione di P. purpurea può variare in relazione all’altitudine della popolazione madre e alle condizioni di conservazione a freddo; inoltre, il trattamento a basse temperature può favorire il superamento della dormienza.
Per la coltivazione amatoriale è generalmente consigliabile utilizzare seme fresco oppure sottoporlo a un adeguato periodo di condizioni fredde e umide prima della semina, poiché la stratificazione può favorire la germinazione. Il seme fresco può essere seminato in autunno in ambiente protetto e freddo; quello conservato viene generalmente seminato all’inizio dell’anno. Le giovani piantine devono essere mantenute in condizioni luminose ma non eccessivamente esposte e successivamente acclimatate all’esterno.
La germinazione non è necessariamente uniforme, poiché la fisiologia dei semi risente della provenienza geografica e altitudinale. Nelle produzioni vivaistiche professionali è quindi preferibile utilizzare protocolli specifici e materiale di origine documentata, anziché applicare indiscriminatamente le procedure impiegate per altri pecci.
La propagazione vegetativa mediante talee è possibile, ma risulta meno semplice rispetto a quella per seme. Sono state indicate talee apicali semimature di alcuni centimetri, prelevate in estate e mantenute in ambiente protetto, così come talee di legno più maturo prelevate in autunno; la radicazione può essere lenta e richiedere diversi mesi.
Nella scelta degli esemplari da coltivare è inoltre importante verificare attentamente l’identità botanica. Picea purpurea viene ancora occasionalmente commercializzata o catalogata con nomi riferibili a Picea likiangensis, compresa la varietà rubescens. Tale situazione deriva dalla complessa storia tassonomica del gruppo e può rendere difficile stabilire l’esatta provenienza di alcune vecchie piante presenti negli arboreti.
Nella coltivazione occidentale l’interesse orticolo per la specie risale all’inizio del XX secolo. Ernest Henry Wilson introdusse materiale dalla Cina in seguito alle sue spedizioni botaniche; successivamente furono introdotti semi anche da Joseph Rock, oltre che da altri raccoglitori. Le raccolte di Wilson del 1910 sembrano aver prodotto nel Regno Unito alberi particolarmente alti e colonnari, mentre le introduzioni provenienti dal Gansu mostrarono caratteristiche differenti.
Nel corso del XX secolo il peccio purpureo si è diffuso soprattutto negli arboreti, nei giardini botanici e nelle collezioni dendrologiche di Europa e Nord America. Alcuni esemplari britannici derivati dalle prime introduzioni sono oggi alberi di grandi dimensioni e costituiscono importanti testimonianze della storia della raccolta botanica cinese. Fra le località che conservano esemplari notevoli figurano Dawyck, Westonbirt, Eastnor, Stanage e altri importanti giardini e arboreti britannici.
La specie è quindi particolarmente interessante per collezioni di conifere rare, arboreti e grandi giardini, più che per piccoli spazi domestici. Un esemplare adulto può infatti raggiungere dimensioni considerevoli e sviluppare una chioma ampia, anche se inizialmente la crescita può apparire relativamente lenta e la pianta giovane può presentare un portamento poco spettacolare prima di assumere, con l’età, la caratteristica eleganza.

Usi e Tradizioni –
La Picea purpurea è una conifera sempreverde della famiglia delle Pinaceae, appartenente al genere Picea. La specie fu descritta botanicamente da Maxwell T. Masters nel 1906, sulla base di materiale raccolto in Cina, ed è oggi generalmente riconosciuta come specie distinta. Il nome Picea likiangensis var. purpurea, con cui è stata a lungo trattata come varietà, è considerato un sinonimo di Picea purpurea.
La specie, come detto, è originaria delle regioni montuose della Cina occidentale, in particolare del Gansu meridionale, del Qinghai orientale e del Sichuan settentrionale e nord-occidentale, dove costituisce uno degli elementi caratteristici delle foreste subalpine di conifere. Il suo interesse non è esclusivamente forestale: il portamento elegante, la notevole rusticità e soprattutto la colorazione porpora dei giovani coni femminili ne hanno favorito l’introduzione in diverse collezioni botaniche europee e nordamericane. Oggi viene coltivata soprattutto come conifera ornamentale e da collezione.
L’utilizzo più importante di Picea purpurea nel suo areale naturale è di natura forestale ed economica. Il legno è considerato di buona qualità ed è stato impiegato per diversi scopi, fra cui opere edilizie, mobili, pali e manufatti lignei. Un impiego più limitato riguarda anche l’industria della carta. La specie appartiene quindi al gruppo dei pecci cinesi che hanno avuto un ruolo economico nelle regioni montane in cui formano popolamenti forestali.
L’importanza forestale non è tuttavia separabile dal valore ecologico. Picea purpurea costituisce una componente delle foreste subalpine e contribuisce alla struttura verticale degli ecosistemi montani, alla protezione del suolo e alla regolazione locale delle condizioni di umidità e temperatura. La sua presenza in formazioni pure e miste la rende inoltre rilevante per la conservazione degli habitat montani della Cina occidentale.
Non risultano invece documentate, nelle fonti botaniche e dendrologiche consultate, tradizioni alimentari o medicinali consolidate comparabili a quelle associate ad altre specie di Picea. Non è quindi opportuno attribuire al peccio purpureo specifici usi terapeutici, alimentari o rituali in assenza di fonti etnobotaniche affidabili. Anche l’eventuale presenza di resina, aghi o altre parti aromatiche non costituisce di per sé prova di un impiego tradizionale.
Il valore ornamentale è invece ben documentato. I caratteri che ne hanno favorito la diffusione nelle collezioni occidentali sono soprattutto il portamento conico o colonnare, il fogliame persistente, la capacità di svilupparsi in climi freddi e, soprattutto, la presenza dei coni femminili porpora o violacei. Per questo la specie è particolarmente apprezzata dagli appassionati di conifere e dai giardini botanici. La Royal Horticultural Society la presenta infatti come una conifera ornamentale caratterizzata proprio dai coni ovoidali purpurei, che successivamente assumono tonalità bruno-violacee.
Nel panorama internazionale delle conifere ornamentali, il suo interesse è inoltre legato alla relativa rarità. Nonostante sia stata introdotta in Europa già all’inizio del Novecento, le raccolte moderne sono relativamente poche e molti esemplari presenti nelle collezioni derivano da vecchie introduzioni. Le piante coltivate assumono quindi anche un particolare valore dendrologico e conservazionistico.
La storia dell’utilizzazione forestale della specie presenta tuttavia anche un aspetto problematico. Il prelievo del legname e la conseguente deforestazione hanno contribuito alla riduzione dell’areale e delle popolazioni. Sebbene le autorità cinesi abbiano introdotto misure restrittive sullo sfruttamento delle foreste, la specie rimane sottoposta a pressioni che giustificano una costante attenzione conservazionistica.
Picea purpurea è attualmente indicata come Near Threatened (NT), cioè «prossima alla minaccia», una categoria che segnala una situazione di rischio significativa, pur non corrispondendo alle categorie di minaccia più elevate. La classificazione è riportata anche nelle risorse dendrologiche contemporanee dedicate alla specie.
Il valore delle collezioni ex situ assume perciò un’importanza ulteriore. Gli esemplari conservati in arboreti e giardini botanici possono costituire riserve genetiche e, allo stesso tempo, documentare la variabilità morfologica della specie. La conservazione ex situ è particolarmente utile per una conifera le cui raccolte moderne sono relativamente poco numerose. Alcune raccolte di seme distribuite dalla Chinese Academy of Forestry negli anni Ottanta hanno infatti permesso la costituzione di ulteriori esemplari in collezioni europee.

Modalità di Preparazione o di Uso –
La Picea purpurea è principalmente una specie forestale e ornamentale, la voce «modalità di preparazione o di uso» deve essere intesa soprattutto in relazione al legname, alla propagazione vivaistica e all’impiego della pianta come esemplare ornamentale. Non esistono basi sufficienti per descrivere una preparazione alimentare o medicinale tradizionale specifica della specie.
Per quanto riguarda il legno, il tronco viene utilizzato come materia prima dopo l’abbattimento e le successive operazioni forestali di sezionatura, scortecciatura, segagione, essiccazione e lavorazione. Il legname può essere destinato all’edilizia e alla falegnameria, alla fabbricazione di mobili e manufatti, alla realizzazione di pali e, in misura più limitata, alla produzione di pasta per carta. La qualità e l’effettiva idoneità del materiale dipendono naturalmente dall’età dell’albero, dalle caratteristiche della stazione, dalle dimensioni del tronco e dalle proprietà del legno ottenuto.
Nell’ambito ornamentale, la pianta viene utilizzata prevalentemente come esemplare isolato in grandi giardini, parchi, arboreti e collezioni botaniche. Il suo impiego è particolarmente efficace laddove sia possibile apprezzarne la struttura verticale e la silhouette conica, mentre i coni femminili porpora costituiscono un elemento stagionale di notevole interesse. È preferibile lasciare alla pianta spazio sufficiente per sviluppare la chioma senza sottoporla a potature formative aggressive. Come regola generale per i pecci, la potatura non dovrebbe alterare inutilmente la dominanza apicale, poiché ciò può compromettere la naturale architettura dell’albero.
Per la propagazione, la modalità principale consiste nella raccolta dei coni maturi e nell’estrazione dei semi, seguita dall’eventuale trattamento a freddo, dalla semina in vivaio e dal progressivo allevamento delle piantine. Il seme deve essere conservato in condizioni appropriate, evitando un’essiccazione eccessiva; la stratificazione fredda può favorire il superamento della dormienza. Le giovani piantine necessitano inizialmente di protezione dalle condizioni climatiche più severe e vengono successivamente acclimatate all’esterno prima della definitiva messa a dimora.
La messa a dimora di un esemplare destinato al giardino deve tenere conto delle sue dimensioni finali. Sebbene in ambiente ornamentale la crescita possa essere più lenta che nell’areale naturale e alcuni esemplari rimangano relativamente contenuti, Picea purpurea è potenzialmente un albero di grandi dimensioni. È quindi più appropriato considerarlo una conifera arborea di lungo periodo che un semplice arbusto ornamentale. La Royal Horticultural Society indica una maturità nell’ordine di decenni e una dimensione potenziale superiore ai 12 m, mentre gli esemplari storici del Regno Unito dimostrano che, in condizioni favorevoli, la specie può superare ampiamente tale misura.
In sintesi, Picea purpurea è una conifera di alta montagna cinese di grande interesse dendrologico. Il suo valore deriva dall’incontro fra adattamento ecologico agli ambienti subalpini, notevole rusticità, legname di interesse forestale, forma ornamentale elegante e caratteristici coni femminili porpora. La sua storia tassonomica, intimamente legata a Picea likiangensis, spiega parte della confusione ancora presente nelle collezioni; la storia vivaistica, iniziata con le raccolte di esploratori botanici come Ernest Wilson e Joseph Rock, ha invece consentito alla specie di raggiungere importanti arboreti europei e nordamericani. Oggi la conservazione delle popolazioni naturali e la corretta identificazione del materiale coltivato assumono particolare importanza, anche alla luce dello stato di Near Threatened e della riduzione subita dalle popolazioni in seguito allo sfruttamento forestale.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Fonte foto:
– https://www.treesandshrubsonline.org/articles/picea/picea-purpurea/

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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